agosto 2009


berlin-2009

Otto gli ori di giornata.

Germany Athletics Worlds

Si comincia la mattina con la maratona femminile. Bella gara, più tattica di quella maschile e di conseguenza corsa a ritmi più bassi.

Alla fine rimangono in tre a lottare per la vittoria finale, la cinese Xue Bai, la giapponese Yoshimi Ozaki e l’etiope Aselefech Mergia. Al quarantesimo km attacco della cinese che fa staccare l’africana dal gruppo di testa. Rimangono in due finché, al quarantunesimo km non si stacca anche la giapponese. L’atleta cinese si invola verso la vittoria non con un gran tempo, 2h25’15”, ma  è campionessa del mondo a solo 20 anni e già dieci maratone corse. Seconda la giapponese con 2h 25’25” e terza l’etiope con 2h 25’32” che alla fine arriva veramente stanchissima con grossa difficoltà a rimanere in piedi una volta tagliato il traguardo.

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Secondo oro nei 5. 000 uomini. Bellissima gara in cui il favorito Kenenisa Bekele alza il ritmo a sei giri dalla fine senza però riuscire a fare selezione. Alla fine arriva in volata con l’esperto Bernard Lagat ai 100 m finali sembra in grado di superarlo. Risposta d’orgoglio per l’etiope (13’17″09), che si aggiudica in volata anche i 5.000 dopo i 10.000 dell’altro giorno. Doppietta per lui che si candida a uomo dei mondiali assieme a Bolt. Argento quindi all’americano Lagat (13’17″33) e bronzo all’atleta del Qatar James Kwalia C’Kurui con 13’17″78.

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Poi i 1.500 m donne, gara che ha regalato l’immagine più bella di questi mondiali, almeno secondo me. Sul traguardo vince la spagnola Natalia Rodríguez, autrice però di una scorrettezza. A metà ultimo giro tenta di passare la favorita Gelete Burka ad interno curva, lo spazio non c’è e l’etiope cade. La spagnola continua la sua azione passando in volata l’altra favorita, la campionessa in carica del Bahrein Maryam Yusuf Jamal (4’03″74) e l’inglese Lisa Dobriskey (4’03″75) Shannon Rowbury (4’04″18).

Al traguardo già si capisce che la spagnola verrà squalificata e fanno tenerezza le lacrime dell’etiope delusa dalla gara e fatat cadere quando era prima e stava sferrando l’attacco decisivo che, probabilmente, l’avrebbe portata alla vittoria.

La Caporale intervista la seconda classificata che potrebbe quindi divenire la vincitrice e la trova insolitamente insoddisfatta, delusa per una gara che così ha perso fascino e che, di fatto, lei ha corso male, la spagnola le è stata superiore.

Quando poi sul maxischermo si rivedono le immagini dell’incidente di gara la spagnola capisce, lo stadio la fischia e lei scoppia in lacrime di fronte all’inviata rai, poi va verso l’avversaria danneggiata, che è ancora a terra in lacrime, e con una umanità incredibile, provando non solo dispiacere ma dolore personale, la spagnola la accarezza, anche lei in lacrime. La consola e si scusa a suo modo per quello che è successo. E allora capisci che non c’è stata cattiveria, applaudi all’umanità di chi di li a poco verrà squalificata e pensi che in altri sport, in un altro sport, non sarebbe mai successo, ci si sarebbe limitati a dire che queste sono le partite, questo è lo sport. Invece oggi lo sport era a Berlino, quello è spirito sportivo, veramente una scena bellissima.

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mulaudzi

Mancano ancora cinque medaglie d’oro da assegnare prima della fine dei mondiali, e allora passiamo alla gara degli 800 m maschili. Se la aggiudica in volata il sudafricano Mbulaeni Mulaudzi (1’45″29) precedendo di soli sei centesimi di secondo il keniano Alfred Kirwa Yego (1’45″35) e l’atleta del Bahrein Yusuf Saad Kamel (1’45″35). Fuori dal podio, in quarta posizione, il grande russo Yuriy Borzakovskiy (1’45″57).

Bella gara ma offuscata dalla precedente per emozioni regalate.

Germany Athletics Worlds

Nuovo oro statunitense nel salto in lungo femminile. Alla fine a spuntarla è l’americana Brittney Reese che, con un salto non buonissimo per quanto riguarda la tecnica, riesce a saltare ben 7,10 m, facendo vedere un potenziale di almeno 20 cm in più.
Seconda la sempreverde Tatyana Lebedeva per la russia che si ferma a 6,97 m, terza la turca Karin Mey Melis a 6,80 m.

Germany Athletics Worlds

Arriva poi l’ora delle staffette 4x400m, sia maschili che femminili. A scendere in pista per prime sono le donne, a spuntarla sul traguardo il quartetto statunitense formato da Debbie Dunn, Allyson Felix, Lashinda Demus e Sanya Richards (3’17″83) che corrono la miglior prestazione stagionale e demoliscono le quattro jamaicane. Il quartetto secondo cassificato è formato da Rosemarie Whyte, Novlene Williams-Mills, Shereefa Lloyd e Shericka Williams (3’21″15), che a loro volta precedono le russe, Anastasiya Kapachinskaya, Tatyana Firova, Lyudmila Litvinova e Antonina Krivoshapka (3’21″64).

Germany Athletics Worlds

Anche per quanto riguarda la staffetta maschile la vittoria va agli USA formti da Angelo Taylor, Jeremy Wariner, Kerron Clement e LaShawn Merritt (2’57″86) anche loro imprendibili per i secondi, gli inglesi formati da Conrad Williams, Michael Bingham, Robert Tobin e Martyn Rooney (3’00″53). Terzi e autori di una grande gara gli australiani, John Steffensen, Ben Offereins, Tristan Thomas e Sean Wroe (3’00″90).

Con questi due ori gli Stati Uniti staccano definitivamente la Jamaica per quanto riguarda la vittoria del medagliere.

Germany Athletics Worlds

Ultima gara di questo mondiale è il lancio del giavellotto maschile. Competizione bellissima e molto amata, soprattutto dai popoli del nord Europa. A spuntarla è infatti il norvegese Andreas Thorkildsen, grande tecnico della specialità, dotato di un gesto atletico bellissimo e in grado di far volare il proprio attrezzo alla misura di 89,59 m, veramente impressionante.
Secondo il cubano Guillermo Martínez che migliora il proprio miglior lancio al sesto tentativo, scagliando il giavellotto a 86,41 m e consolidando il secondo posto.
Terzo il giapponese Yukifumi Murakami, autore di un ottimo 82,97 m.
Solo quinto il mito finlandese Tero Pitkämäki, alle prese con problemi fisici e fermatosi a 81,90 m.
Bellissima l’atmosfera in pedana, con tutti gli atleti che si sorridono e si fanno i complimenti, si stringono la mano e si danno pacche sulle spalle, in pieno stile e spirito sportivo nordico, che forse a volte sarà anche un po’ esagerato ma che fa pensare a quanto noi siamo indietro di mentalità in certi ambienti.

Il mondiale si chiude così, con pacche e strette di mano.
L’Italia se ne va con molte finali ma nessuna medaglia, un movimento ancora più riidimensionato dopo i pochi risultati di Pechino. C’è da lavorare, e molto…

fine 3

Arrivederci a Daegu, Korea del Sud, 2011.

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Questo il programma dell’ultima giornata dei mondiali berlinesi:
Morning session
23/08 11:15 W Marathon Final
Afternoon session
23/08 16:15 W Long Jump Final
23/08 16:20 M Javelin Throw Final
23/08 16:25 M 5000 Metres Final
23/08 17:00 W 1500 Metres Final
23/08 17:25 M 800 Metres Final
23/08 17:50 W 4×400 Metres Relay Final
23/08 18:15 M 4×400 Metres Relay Final

berlin-2009

Pioggia di medaglie quest’oggi.

kirui

Si parte alle undici di mattina con la maratona maschile.
Partenza razzo per sete-otto atleti, che stampano tempi al km da subito al di sotto dei 3 minuti.

Verso metà gara si ritira il ruandese Dieudonné Disi e si staccano dal gruppo di testa Deriba Merga, Robert Kipkoech Cheruiyot  e Tsegay Kebede. Rimangono in tre davanti, due keniani, Abel Kirui e Emmanuel Kipchirchir Mutai, e un etiope, Yemane Tsegay.

Verso il trentesimo km forcing dei due keniani che lasciano l’etiope indietro e si involano verso la doppietta. Alla fine il momentaneo terzo in classifica si fa riprendere dal suo connazionale che lo lascia staccato.

Al trentacinquesimo km è già tutto scritto, Abel Kirui è da solo al comando, 30 secondi più indietro il suo connazionale e l’etiope Kebede in terza posizione. Finirà così con un gran tempo, 2h 06m 54s, più di un minuto al di sotto del vecchio record dei campionati.

Secondo tempo per Mutai in 2h 07’48” e terzo per Kebede in 2h 08’35”. Nessun italiano in gara, ed è molto triste.

Dalle olimpiadi dello scorso anno è cambiato il modo di correre la maratona nei grandi appuntamenti, non più gara tattica ma ad eliminazione, di parte forte e alla fine nè rimarrà soltanto uno, sembra di vedere Highlander.

Germany Athletics Worlds

Secondo oro di giornata nella 5.000 m femminili. Gara simile ai 10.000. All’ultimo giro parte lunga l’etiope Meseret Defar (14’58″41) che finisce la benzina sul rettilineo finale finendo per farsi superare dalla keniana Vivian Cheruiyot (14’57″97) ai 50 m finali e, sulla riga del traguardo, dall’altra keniana Sylvia Jebiwott Kibet (14’58″33). Una sorta di riedizione dei 10.000 m. Grandissima prestazione della nostra Silvia Weissteiner, capace di arrivare settima (15’09″74), prima delle europee, prima delle non africane. Un risultato meraviglioso in un mondiale che ci ha dato poche gioie.

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Terzo oro nella 4x100m femminile. Il quartetto jamaicano composto da     Simone Facey,  Shelly-Ann Fraser,  Aleen Bailey e Kerron Stewart batte il quartetto bahamense (Sheniqua Ferguson,  Chandra Sturrup, Christine Amertil, Debbie Ferguson-McKenzie) e la sorpresa Germania (Marion Wagner, Anne Möllinger, Cathleen Tschirch, Verena Sailer). Questi i tempi: 42,06 s per le prime classificate, 42,29 s le seconde e 42,87 s le tedesche.

Germany Athletics Worlds

Arriviamo così al salto in lungo maschile dove la sorpresa è vedere uscire dai primi otto, il campione del mondo e olimpico in carica, Irving Saladino, con tre nulli nei primi tre salti.

La gara continua con l’altro favorito, l’americano Dwight Phillips che va al secondo salto a 8,54 m. Secondo, con il suo secondo salto (8,47 m) il sudafricano Godfrey Khotso Mokoena, terzo l’australiano Mitchell Watt con 8,37 m alla quinta prova. Gara che rometteva scintille e che tutto sommato rimane su misure modeste. Peccato per la’assenza di Andrew Howe, che avrebbe veramente potuto dire la sua se in forma.

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Passiamo poi all’altra staffetta di giornata, la 4x100m maschile. Dominata come da pronostico, data l’assenza degli statunitensi, dalla jamaica.  Il quartetto composto da Steve Mullings, Michael Frater, Usain Bolt e Asafa Powell si impone con un tempo di 37,31 s, record dei campionati si, del mondo no.

Secondi i trinidadensi Darrel Brown, Marc Burns, Emmanuel Callander e Richard Thompson con 37,62 e terzi gli inglesi composti da Simeon Williamson, Tyrone Edga, Marlon Devonish, Harry Aikines-Aryeetey con 38,02 s.

Bene in nostri, che confermano il 38,52 s della semifinale correndo in 38,54 s ma arrivando solo sesti. Vedendo i risultati però la medaglia era pressoché impossibile, va bene così.

Germany Athletics Worlds

Quinta medaglia di giornata quella del salto con l’asta maschile. E gara splendida è stata, con la presenza in pedana anche del nostro Giuseppe Gibilisco. L’ex campione del mondo non ha sfigurato, ha chiuso la gara settimo saltando al secondo tentativo sia il 5,50 m che i 5,65 m, ma lo ha fatto da atleta ritrovato. Buona rincorsa e buona tecnica per uno che da anni non era in una finale importante. Alla fine ha provato anche il colpo a sorpresa, passando i 5,75 m e tentando i 5,80 m, e non ci è andato poi così lontano, il campione è ritrovato. Soprattutto di testa, belle le dichiarazioni del dopo gara in cui afferma che tornerà quello di prima.

Ma veniamo alla gara vera e propria. Non brilla il favoritissimo francese Renaud Lavillenie, capace quest’anno di 6,01m e incapace ieri di superare i 5,85 m. Già in difficoltà 10 cm sotto, saltati solo alla terza prova, prova i 5,80 e li supera al primo tentattivo. Sembrava essersi rimesso i corsa ma non è stato così. Alla fine chiude terzo.
Secondo arriva il suo connazionale Romain Mesnil che supera al primo tentativo i 5,85 m, conquistando a sorpresa l’argento e saltando il personale stagionale.

Ma la vera impresa della gara è quella del fenomeo australiano Steven Hooker. L’atleta dell’oceania, arrivato a questa finale infortunatissimo e con un’autonomia di pochissimi salti, decide di entrare in gara a 5,85m e li sbaglia di pochissimo, andando alto e sbagliando il richiamo del corpo. Passa la misura, visto il risultato di Mesnil, e salta all prima prova i 5,90 m. Subito commozione per lui che capisce di aver raggiunto ancora una volta il gran risultato dopo i giochi olimpici dello scorso anno.

Grande gara per lui, che alla fine si merita di vincere se in quelle condizioni riesce a saltare tale misura. Due salti sono sufficienti per l’oro.

Germany Athletics Worlds

Ultima gara di giornata il lancio del martello femminile. E anche qui grande gara con la polacca Anita Wlodarczyk che al secondo lancio fa il record del mondo (77,96 m). Nell’esultanza, correndo e saltando verso il proprio allenatore, prende una storta al piede sinistro e si infortuna. Vede così il resto della gara sdraiata a bordo pista con il ghiaccio sulla caviglia, mentre la tedesca Betty Heidler, campionessa del mondo in carica, arrivava a 77,12 m all’ultimo lancio. E allora la polacca si alza, si mette le scarpette e lancia per onorare il mondiale vinto, ne uscirà un lancio cortissimo, sui quaranta metri, che lei annullerà, ma è stata comunque bella la sua volontà di onorare il mondiale. Terza la slovacca Martina Hrasnová (74,79 m).
Brava la nostra Clarissa Claretti, alla fine arrivata ottava in una finale mondiale lanciando sulle sue misure, 71,56 m il suo miglior lancio.

Alla fine è stata una giornata di gare bellissima, probabilmente la migliore del mondiale per contenuti. Adesso manca l’ultimo giorno, senza nessun italiano, chiudiamo così senza medaglie un mondiale che ha fatto vedere a tutti come la nostra scuola sia veramente in crisi nera.

berlin-2009

Morning session
22/08 11:45 M Marathon Final
Afternoon session
22/08 18:05 M Long Jump Final
22/08 18:10 W 4×100 Metres Relay Heats
22/08 18:15 M Pole Vault Final
22/08 18:55 M 4×400 Metres Relay Heats
22/08 19:30 W Hammer Throw Final
22/08 19:35 W 5000 Metres Final
22/08 20:00 W 4×100 Metres Relay Final
22/08 20:15 W 4×400 Metres Relay Heats
22/08 20:50 M 4×100 Metres Relay Final

berlin-2009

Cinque gli ori di giornata:

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Il primo è, purtroppo per noi italiani, ad appannaggio della russia. Sergey Kirdyapkin (3h 38′ 35″) vince la 50 km di marcia davanti al norvegese di lungo corso Trond Nymark (3h 41′ 16″) e allo spagnolo, ancora più esperto (40 anni), Jesús Angel García (3h 41′ 37″).
Gara strana, stranissima, con Alex Schwazer che si ritira verso metà gara, e gli altri favoriti che cedono lungo il percorso. Poco dopo l’italiano si ritira anche un certo Denis Nizhegorodov, anche lui con problemi di stomaco. Poi cedono, nell’ultimo quarto di gara, gli auetraliani Jared Tallent e Luke Adams, per molto tempo in prima e seconda posizione.
Succede così che a fare la grande gara sono due “vecchietti”. Il norvegese Nymark, 33 anni, comincia a recuperare da metà in poi fino a sembrare vicino al raggiungimento del primo posto. Jesús Angel García,40 anni, anche lui autore di una grande rimonta, si piazza terzo molto vicino al norvegese.
Belle, bellissime, le scuse di Alex Schwazer, anche se non c’era assolutamente bisogno.
Bene l’altro italiano Marco De Luca, che chiude ottavo marciando il record personale (3h 46′ 31″). Grande scuola quella russa che conquista tutti e tre gli ori mondiali della marcia.

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La Jamaica perde, per la prima volta qui a Berlino, una gara di velocità. I 200 m femminili vanno all’americana Allyson Felix (22″02) di fronte alla jamaicana Veronica Campbell-Brown (22″35) e alla bahamense Debbie Ferguson-McKenzie (22″41). Bellissima la corsa della Felix, partita favorita e dominatrice delle finale, con grande eleganza nel gesto atletico.
Fuori dal podia l’altra statunitense Muna Lee che sembrava, nelle semifinali, più in forma.
La f elix vince così il suo terzo oro mondiale sulla distanza dopo l’argento olimpico di Pechino dell’anno scorso e quello di Atene 2004.

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Il terzo oro di giornata era, sulla carta, la sfida dei mondiali dopo quella Bolt-Gay. Sfida che c’è stata ma che in realtà è stata dominata da LaShawn Merritt (44″06), di fronte al suo amico rivale Jeremy Wariner (44″60). Wariner abdica dopo l’oro di due anni fa, ancora battuto dopo Pechino e non più in grado, quantomeno adesso, di correre come sapeva, capace di percorrere il giro di pista in 43″45.

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Quarto oro quello del salto in alto, specialità un po’ rovinata dalle scelte suicide della IAAF. La progressione scelta dalla federazione mondiale fa sorridere (2,18m – 2,23m – 2,28m – 2,32m – 2,35m), forse qualche misura intermedia in più sarebbe stata opportuna, sia nella gara maschile che femminile. Si è scelto invece di velocizzare la finale a scapito dello spettacolo che tanto sarebbe piaciuto al pubblico, soprattutto tedesco, visti i due atleti in gara nelle due finali.
A spuntarla è il russo Yaroslav Rybakov che salta al primo tenativo i 2,32 m. Secondo il cipriota Kyriakos Ioannou, 2,32m al primo tentativo ma più errori a 2,28m, e terzi a pari merito due promettentissimi giovani: il tedesco Raul Spank, 2,32m alla seconda prova e il polacco Sylwester Bednarek, anche lui alla seconda prova i 2,32m, ben quattro cm sopra al suo personale.
E proprio i due giovani, terzi sul podio, hanno fatto vedere le potenzialità migliori per saltare la misura che gli avrebbe dato l’oro mondiale.

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Ultimo oro di giornata quello della ventunenne australiana Dani Samuels (65,44m), di fronte alla cubana Yarelis Barrios (65,21m) e alla romena Nicoleta Grasu (65,20m). Bella la gara che si risolve agli ultimi lanci dato che dopo i primi tre a trovarsi in prima posizione era l’atleta romena. La giovene australiana lancia però al quinto lancio il record personale e vince l’oro mondiale. Anche l’argento è conquistato proprio all’ultimo lancio, con la Barrios che rischia addiritura di strappare l’oro alla Samuels.

Buone notizie per gli altri italiani. La staffetta 4x100m maschile si qualifica per la finale con un buonissimo tempo e, vista la squalifica degli americani, il podio non diventa impossibile. Con u na gara corsa al massimo il bronzo è raggiungibile.

berlin-2009

alex-schwazerVedere, e soprattutto sentire, Alex Schwazer che prova la più grossa vergogna della carriera fa male, molto male.

Vederlo che prova dolore, mentale soprattutto, per l’andamento della sua gara, fa provare dolore anche a chi lo ascolta. Non sarà un grande comunicatore, ma come ha detto Bragagna intervistandolo, a volte fa più un po’ di silenzio di qualche frase detta bene.

E lui di silenzio ne fa molto mentre rilascia l’intervista. Là, accanto al commentatore principe dell’atletica Rai, a capo basso e in silenzio. Fa male perché è un campione, perché non si deve vergognare uno che è campione olimpico, uno che ha comunque 25 anni e avrà molte possibilità di rifarsi. Ma lui sa quanto si è allenato, sa i sacrifici che ha fatto quest’anno e lo scotto del ritiro lo butta veramente sotto un treno.

E allora il bello del momento te lo regala Franco Bragagna, uno che del mestiere c’è da insegnare poco, quando alla richiesta dei cameramen di far girare a favore di camera l’azzurro, appena ritiratosi e distrutto nel fisico e nella mente, si rifiuta perché “ha molto rispetto per lui e per quello che fa“. Testuali parole di chi sa capire con chi sta parlando, capisce il contesto e rispetta il suo interlocutore.

Il resto del bello allora lo fa Schwazer, sciogliendosi un po’ e iniziando a parlare un po’ di più, anche se non troppo data la sua natura timida e schiva. Si scioglie e spiega come 50 km siano molti, come sia difficile nello sport, e a questi livelli, se qualcosa va storto. Come è successo a lui, arrivato a Berlino in condizioni fantastiche e scopertosi, nella capitale tedesca, debole di stomaco, incapace di digerire nei giorni precedenti la gara. Anche in gara problemi che lo hanno debilitato e impossibilitato ad alimentarsi e bere. E allora si, diventa molto dura marciare 50 km in maniera ottimale. Però dimostra di essere Atleta, di quelli veri. Di quelli che si incazzano nelle sconfitte, soprattutto quando no ci stanno. I parametri di allenamento erano forse meglio di quelli di Pechino che lo hanno portato alla vittoria olimpica. Nell’anno successivo, dove pochi, pochissimi, si confermano, lui si è allenato più forte che mai. Un imprevisto lo ha tolto di gara, ma non fa niente, mi ha insegnato come si fa sport, con quale spirito e voglia, anche perdendo.

Stasera mi cambierò, andrò a correre con uno spirito diverso. Stasera darò tutto me stesso, perché è così che si fa, perché è così che fa Alex Schwazer.

Grazie lo stesso, vincerai di nuovo, io lo so…

berlin-2009

Lo rivedi e continui a non capire, ancora una volta velocissimo.

E allora ti interroghi sulle cause, perché questa volta era forse ancora più difficile. Tyson Gay non era in gara, e poteva rappresentare quella motivazione ad avere una maggiore cattiveria agonistica, quella motivazione che ti spinge a dare di più, ad essere competitivo nel midollo e a spingere fino all’ultimo metro in modo da demolire il record del mondo.

E invece non fa niente, è il più forte e lo sa, lo vedi arrivare sui blocchi di partenza deciso, concentrato, e capisci subito quello che deve fare.

E lo fa con una semplicità e una facilità mostruosa. Questa volta non corre bene, stilisticamente non perfetto, soprattutto di braccia e di busto, ma una facilità di corsa incredibile, mostruosa. Parte come un fulmine e corre quei 200m in 19,19 s. Record, il suo record, battuto di 11 centesimi di secondo. E questo forse era ancora più assurdo, perché il secondo arriva con 19,81 s. Pochi anni fa si vinceva con un tempo soto ai 20 secondi, e il record del grandissimo Micchael Johnson sembrava imbattibile, assurdo. Adesso sembra tutto così semplice per lui correre in tempi assurdi, in tempi che difficilmente saranno battuti da altri, probabilmente non succederà mai.

E allora rimani senza parole ancora una volta, ti sfugge un gemito dalla bocca quando il cronometro si ferma su quei due 19, parte un risolino di sbigottimento e ti senti appagato, ti senti strano per aver visto una cosa così, ti senti bene pensando che anche te corri, anche se lo fai amatorialmente e su altre distanze. Vedendo quel tempo ti viene tutto più facile da pensare, e pensi che forse, un giorno, una garetta anche se di provincia, la vincerai anche te. Intanto in serata vai a sudare e faticare, poi si vedrà.

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