berlin-2009

alex-schwazerVedere, e soprattutto sentire, Alex Schwazer che prova la più grossa vergogna della carriera fa male, molto male.

Vederlo che prova dolore, mentale soprattutto, per l’andamento della sua gara, fa provare dolore anche a chi lo ascolta. Non sarà un grande comunicatore, ma come ha detto Bragagna intervistandolo, a volte fa più un po’ di silenzio di qualche frase detta bene.

E lui di silenzio ne fa molto mentre rilascia l’intervista. Là, accanto al commentatore principe dell’atletica Rai, a capo basso e in silenzio. Fa male perché è un campione, perché non si deve vergognare uno che è campione olimpico, uno che ha comunque 25 anni e avrà molte possibilità di rifarsi. Ma lui sa quanto si è allenato, sa i sacrifici che ha fatto quest’anno e lo scotto del ritiro lo butta veramente sotto un treno.

E allora il bello del momento te lo regala Franco Bragagna, uno che del mestiere c’è da insegnare poco, quando alla richiesta dei cameramen di far girare a favore di camera l’azzurro, appena ritiratosi e distrutto nel fisico e nella mente, si rifiuta perché “ha molto rispetto per lui e per quello che fa“. Testuali parole di chi sa capire con chi sta parlando, capisce il contesto e rispetta il suo interlocutore.

Il resto del bello allora lo fa Schwazer, sciogliendosi un po’ e iniziando a parlare un po’ di più, anche se non troppo data la sua natura timida e schiva. Si scioglie e spiega come 50 km siano molti, come sia difficile nello sport, e a questi livelli, se qualcosa va storto. Come è successo a lui, arrivato a Berlino in condizioni fantastiche e scopertosi, nella capitale tedesca, debole di stomaco, incapace di digerire nei giorni precedenti la gara. Anche in gara problemi che lo hanno debilitato e impossibilitato ad alimentarsi e bere. E allora si, diventa molto dura marciare 50 km in maniera ottimale. Però dimostra di essere Atleta, di quelli veri. Di quelli che si incazzano nelle sconfitte, soprattutto quando no ci stanno. I parametri di allenamento erano forse meglio di quelli di Pechino che lo hanno portato alla vittoria olimpica. Nell’anno successivo, dove pochi, pochissimi, si confermano, lui si è allenato più forte che mai. Un imprevisto lo ha tolto di gara, ma non fa niente, mi ha insegnato come si fa sport, con quale spirito e voglia, anche perdendo.

Stasera mi cambierò, andrò a correre con uno spirito diverso. Stasera darò tutto me stesso, perché è così che si fa, perché è così che fa Alex Schwazer.

Grazie lo stesso, vincerai di nuovo, io lo so…

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