berlin-2009

Cinque gli ori di giornata:

kirdyapkin

Il primo è, purtroppo per noi italiani, ad appannaggio della russia. Sergey Kirdyapkin (3h 38′ 35″) vince la 50 km di marcia davanti al norvegese di lungo corso Trond Nymark (3h 41′ 16″) e allo spagnolo, ancora più esperto (40 anni), Jesús Angel García (3h 41′ 37″).
Gara strana, stranissima, con Alex Schwazer che si ritira verso metà gara, e gli altri favoriti che cedono lungo il percorso. Poco dopo l’italiano si ritira anche un certo Denis Nizhegorodov, anche lui con problemi di stomaco. Poi cedono, nell’ultimo quarto di gara, gli auetraliani Jared Tallent e Luke Adams, per molto tempo in prima e seconda posizione.
Succede così che a fare la grande gara sono due “vecchietti”. Il norvegese Nymark, 33 anni, comincia a recuperare da metà in poi fino a sembrare vicino al raggiungimento del primo posto. Jesús Angel García,40 anni, anche lui autore di una grande rimonta, si piazza terzo molto vicino al norvegese.
Belle, bellissime, le scuse di Alex Schwazer, anche se non c’era assolutamente bisogno.
Bene l’altro italiano Marco De Luca, che chiude ottavo marciando il record personale (3h 46′ 31″). Grande scuola quella russa che conquista tutti e tre gli ori mondiali della marcia.

felix

La Jamaica perde, per la prima volta qui a Berlino, una gara di velocità. I 200 m femminili vanno all’americana Allyson Felix (22″02) di fronte alla jamaicana Veronica Campbell-Brown (22″35) e alla bahamense Debbie Ferguson-McKenzie (22″41). Bellissima la corsa della Felix, partita favorita e dominatrice delle finale, con grande eleganza nel gesto atletico.
Fuori dal podia l’altra statunitense Muna Lee che sembrava, nelle semifinali, più in forma.
La f elix vince così il suo terzo oro mondiale sulla distanza dopo l’argento olimpico di Pechino dell’anno scorso e quello di Atene 2004.

merritt

Il terzo oro di giornata era, sulla carta, la sfida dei mondiali dopo quella Bolt-Gay. Sfida che c’è stata ma che in realtà è stata dominata da LaShawn Merritt (44″06), di fronte al suo amico rivale Jeremy Wariner (44″60). Wariner abdica dopo l’oro di due anni fa, ancora battuto dopo Pechino e non più in grado, quantomeno adesso, di correre come sapeva, capace di percorrere il giro di pista in 43″45.

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Quarto oro quello del salto in alto, specialità un po’ rovinata dalle scelte suicide della IAAF. La progressione scelta dalla federazione mondiale fa sorridere (2,18m – 2,23m – 2,28m – 2,32m – 2,35m), forse qualche misura intermedia in più sarebbe stata opportuna, sia nella gara maschile che femminile. Si è scelto invece di velocizzare la finale a scapito dello spettacolo che tanto sarebbe piaciuto al pubblico, soprattutto tedesco, visti i due atleti in gara nelle due finali.
A spuntarla è il russo Yaroslav Rybakov che salta al primo tenativo i 2,32 m. Secondo il cipriota Kyriakos Ioannou, 2,32m al primo tentativo ma più errori a 2,28m, e terzi a pari merito due promettentissimi giovani: il tedesco Raul Spank, 2,32m alla seconda prova e il polacco Sylwester Bednarek, anche lui alla seconda prova i 2,32m, ben quattro cm sopra al suo personale.
E proprio i due giovani, terzi sul podio, hanno fatto vedere le potenzialità migliori per saltare la misura che gli avrebbe dato l’oro mondiale.

samuels

Ultimo oro di giornata quello della ventunenne australiana Dani Samuels (65,44m), di fronte alla cubana Yarelis Barrios (65,21m) e alla romena Nicoleta Grasu (65,20m). Bella la gara che si risolve agli ultimi lanci dato che dopo i primi tre a trovarsi in prima posizione era l’atleta romena. La giovene australiana lancia però al quinto lancio il record personale e vince l’oro mondiale. Anche l’argento è conquistato proprio all’ultimo lancio, con la Barrios che rischia addiritura di strappare l’oro alla Samuels.

Buone notizie per gli altri italiani. La staffetta 4x100m maschile si qualifica per la finale con un buonissimo tempo e, vista la squalifica degli americani, il podio non diventa impossibile. Con u na gara corsa al massimo il bronzo è raggiungibile.

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