berlin-2009

Pioggia di medaglie quest’oggi.

kirui

Si parte alle undici di mattina con la maratona maschile.
Partenza razzo per sete-otto atleti, che stampano tempi al km da subito al di sotto dei 3 minuti.

Verso metà gara si ritira il ruandese Dieudonné Disi e si staccano dal gruppo di testa Deriba Merga, Robert Kipkoech Cheruiyot  e Tsegay Kebede. Rimangono in tre davanti, due keniani, Abel Kirui e Emmanuel Kipchirchir Mutai, e un etiope, Yemane Tsegay.

Verso il trentesimo km forcing dei due keniani che lasciano l’etiope indietro e si involano verso la doppietta. Alla fine il momentaneo terzo in classifica si fa riprendere dal suo connazionale che lo lascia staccato.

Al trentacinquesimo km è già tutto scritto, Abel Kirui è da solo al comando, 30 secondi più indietro il suo connazionale e l’etiope Kebede in terza posizione. Finirà così con un gran tempo, 2h 06m 54s, più di un minuto al di sotto del vecchio record dei campionati.

Secondo tempo per Mutai in 2h 07’48” e terzo per Kebede in 2h 08’35”. Nessun italiano in gara, ed è molto triste.

Dalle olimpiadi dello scorso anno è cambiato il modo di correre la maratona nei grandi appuntamenti, non più gara tattica ma ad eliminazione, di parte forte e alla fine nè rimarrà soltanto uno, sembra di vedere Highlander.

Germany Athletics Worlds

Secondo oro di giornata nella 5.000 m femminili. Gara simile ai 10.000. All’ultimo giro parte lunga l’etiope Meseret Defar (14’58″41) che finisce la benzina sul rettilineo finale finendo per farsi superare dalla keniana Vivian Cheruiyot (14’57″97) ai 50 m finali e, sulla riga del traguardo, dall’altra keniana Sylvia Jebiwott Kibet (14’58″33). Una sorta di riedizione dei 10.000 m. Grandissima prestazione della nostra Silvia Weissteiner, capace di arrivare settima (15’09″74), prima delle europee, prima delle non africane. Un risultato meraviglioso in un mondiale che ci ha dato poche gioie.

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Terzo oro nella 4x100m femminile. Il quartetto jamaicano composto da     Simone Facey,  Shelly-Ann Fraser,  Aleen Bailey e Kerron Stewart batte il quartetto bahamense (Sheniqua Ferguson,  Chandra Sturrup, Christine Amertil, Debbie Ferguson-McKenzie) e la sorpresa Germania (Marion Wagner, Anne Möllinger, Cathleen Tschirch, Verena Sailer). Questi i tempi: 42,06 s per le prime classificate, 42,29 s le seconde e 42,87 s le tedesche.

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Arriviamo così al salto in lungo maschile dove la sorpresa è vedere uscire dai primi otto, il campione del mondo e olimpico in carica, Irving Saladino, con tre nulli nei primi tre salti.

La gara continua con l’altro favorito, l’americano Dwight Phillips che va al secondo salto a 8,54 m. Secondo, con il suo secondo salto (8,47 m) il sudafricano Godfrey Khotso Mokoena, terzo l’australiano Mitchell Watt con 8,37 m alla quinta prova. Gara che rometteva scintille e che tutto sommato rimane su misure modeste. Peccato per la’assenza di Andrew Howe, che avrebbe veramente potuto dire la sua se in forma.

jamaica men

Passiamo poi all’altra staffetta di giornata, la 4x100m maschile. Dominata come da pronostico, data l’assenza degli statunitensi, dalla jamaica.  Il quartetto composto da Steve Mullings, Michael Frater, Usain Bolt e Asafa Powell si impone con un tempo di 37,31 s, record dei campionati si, del mondo no.

Secondi i trinidadensi Darrel Brown, Marc Burns, Emmanuel Callander e Richard Thompson con 37,62 e terzi gli inglesi composti da Simeon Williamson, Tyrone Edga, Marlon Devonish, Harry Aikines-Aryeetey con 38,02 s.

Bene in nostri, che confermano il 38,52 s della semifinale correndo in 38,54 s ma arrivando solo sesti. Vedendo i risultati però la medaglia era pressoché impossibile, va bene così.

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Quinta medaglia di giornata quella del salto con l’asta maschile. E gara splendida è stata, con la presenza in pedana anche del nostro Giuseppe Gibilisco. L’ex campione del mondo non ha sfigurato, ha chiuso la gara settimo saltando al secondo tentativo sia il 5,50 m che i 5,65 m, ma lo ha fatto da atleta ritrovato. Buona rincorsa e buona tecnica per uno che da anni non era in una finale importante. Alla fine ha provato anche il colpo a sorpresa, passando i 5,75 m e tentando i 5,80 m, e non ci è andato poi così lontano, il campione è ritrovato. Soprattutto di testa, belle le dichiarazioni del dopo gara in cui afferma che tornerà quello di prima.

Ma veniamo alla gara vera e propria. Non brilla il favoritissimo francese Renaud Lavillenie, capace quest’anno di 6,01m e incapace ieri di superare i 5,85 m. Già in difficoltà 10 cm sotto, saltati solo alla terza prova, prova i 5,80 e li supera al primo tentattivo. Sembrava essersi rimesso i corsa ma non è stato così. Alla fine chiude terzo.
Secondo arriva il suo connazionale Romain Mesnil che supera al primo tentativo i 5,85 m, conquistando a sorpresa l’argento e saltando il personale stagionale.

Ma la vera impresa della gara è quella del fenomeo australiano Steven Hooker. L’atleta dell’oceania, arrivato a questa finale infortunatissimo e con un’autonomia di pochissimi salti, decide di entrare in gara a 5,85m e li sbaglia di pochissimo, andando alto e sbagliando il richiamo del corpo. Passa la misura, visto il risultato di Mesnil, e salta all prima prova i 5,90 m. Subito commozione per lui che capisce di aver raggiunto ancora una volta il gran risultato dopo i giochi olimpici dello scorso anno.

Grande gara per lui, che alla fine si merita di vincere se in quelle condizioni riesce a saltare tale misura. Due salti sono sufficienti per l’oro.

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Ultima gara di giornata il lancio del martello femminile. E anche qui grande gara con la polacca Anita Wlodarczyk che al secondo lancio fa il record del mondo (77,96 m). Nell’esultanza, correndo e saltando verso il proprio allenatore, prende una storta al piede sinistro e si infortuna. Vede così il resto della gara sdraiata a bordo pista con il ghiaccio sulla caviglia, mentre la tedesca Betty Heidler, campionessa del mondo in carica, arrivava a 77,12 m all’ultimo lancio. E allora la polacca si alza, si mette le scarpette e lancia per onorare il mondiale vinto, ne uscirà un lancio cortissimo, sui quaranta metri, che lei annullerà, ma è stata comunque bella la sua volontà di onorare il mondiale. Terza la slovacca Martina Hrasnová (74,79 m).
Brava la nostra Clarissa Claretti, alla fine arrivata ottava in una finale mondiale lanciando sulle sue misure, 71,56 m il suo miglior lancio.

Alla fine è stata una giornata di gare bellissima, probabilmente la migliore del mondiale per contenuti. Adesso manca l’ultimo giorno, senza nessun italiano, chiudiamo così senza medaglie un mondiale che ha fatto vedere a tutti come la nostra scuola sia veramente in crisi nera.

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