berlin-2009

Otto gli ori di giornata.

Germany Athletics Worlds

Si comincia la mattina con la maratona femminile. Bella gara, più tattica di quella maschile e di conseguenza corsa a ritmi più bassi.

Alla fine rimangono in tre a lottare per la vittoria finale, la cinese Xue Bai, la giapponese Yoshimi Ozaki e l’etiope Aselefech Mergia. Al quarantesimo km attacco della cinese che fa staccare l’africana dal gruppo di testa. Rimangono in due finché, al quarantunesimo km non si stacca anche la giapponese. L’atleta cinese si invola verso la vittoria non con un gran tempo, 2h25’15”, ma  è campionessa del mondo a solo 20 anni e già dieci maratone corse. Seconda la giapponese con 2h 25’25” e terza l’etiope con 2h 25’32” che alla fine arriva veramente stanchissima con grossa difficoltà a rimanere in piedi una volta tagliato il traguardo.

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Secondo oro nei 5. 000 uomini. Bellissima gara in cui il favorito Kenenisa Bekele alza il ritmo a sei giri dalla fine senza però riuscire a fare selezione. Alla fine arriva in volata con l’esperto Bernard Lagat ai 100 m finali sembra in grado di superarlo. Risposta d’orgoglio per l’etiope (13’17″09), che si aggiudica in volata anche i 5.000 dopo i 10.000 dell’altro giorno. Doppietta per lui che si candida a uomo dei mondiali assieme a Bolt. Argento quindi all’americano Lagat (13’17″33) e bronzo all’atleta del Qatar James Kwalia C’Kurui con 13’17″78.

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Poi i 1.500 m donne, gara che ha regalato l’immagine più bella di questi mondiali, almeno secondo me. Sul traguardo vince la spagnola Natalia Rodríguez, autrice però di una scorrettezza. A metà ultimo giro tenta di passare la favorita Gelete Burka ad interno curva, lo spazio non c’è e l’etiope cade. La spagnola continua la sua azione passando in volata l’altra favorita, la campionessa in carica del Bahrein Maryam Yusuf Jamal (4’03″74) e l’inglese Lisa Dobriskey (4’03″75) Shannon Rowbury (4’04″18).

Al traguardo già si capisce che la spagnola verrà squalificata e fanno tenerezza le lacrime dell’etiope delusa dalla gara e fatat cadere quando era prima e stava sferrando l’attacco decisivo che, probabilmente, l’avrebbe portata alla vittoria.

La Caporale intervista la seconda classificata che potrebbe quindi divenire la vincitrice e la trova insolitamente insoddisfatta, delusa per una gara che così ha perso fascino e che, di fatto, lei ha corso male, la spagnola le è stata superiore.

Quando poi sul maxischermo si rivedono le immagini dell’incidente di gara la spagnola capisce, lo stadio la fischia e lei scoppia in lacrime di fronte all’inviata rai, poi va verso l’avversaria danneggiata, che è ancora a terra in lacrime, e con una umanità incredibile, provando non solo dispiacere ma dolore personale, la spagnola la accarezza, anche lei in lacrime. La consola e si scusa a suo modo per quello che è successo. E allora capisci che non c’è stata cattiveria, applaudi all’umanità di chi di li a poco verrà squalificata e pensi che in altri sport, in un altro sport, non sarebbe mai successo, ci si sarebbe limitati a dire che queste sono le partite, questo è lo sport. Invece oggi lo sport era a Berlino, quello è spirito sportivo, veramente una scena bellissima.

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mulaudzi

Mancano ancora cinque medaglie d’oro da assegnare prima della fine dei mondiali, e allora passiamo alla gara degli 800 m maschili. Se la aggiudica in volata il sudafricano Mbulaeni Mulaudzi (1’45″29) precedendo di soli sei centesimi di secondo il keniano Alfred Kirwa Yego (1’45″35) e l’atleta del Bahrein Yusuf Saad Kamel (1’45″35). Fuori dal podio, in quarta posizione, il grande russo Yuriy Borzakovskiy (1’45″57).

Bella gara ma offuscata dalla precedente per emozioni regalate.

Germany Athletics Worlds

Nuovo oro statunitense nel salto in lungo femminile. Alla fine a spuntarla è l’americana Brittney Reese che, con un salto non buonissimo per quanto riguarda la tecnica, riesce a saltare ben 7,10 m, facendo vedere un potenziale di almeno 20 cm in più.
Seconda la sempreverde Tatyana Lebedeva per la russia che si ferma a 6,97 m, terza la turca Karin Mey Melis a 6,80 m.

Germany Athletics Worlds

Arriva poi l’ora delle staffette 4x400m, sia maschili che femminili. A scendere in pista per prime sono le donne, a spuntarla sul traguardo il quartetto statunitense formato da Debbie Dunn, Allyson Felix, Lashinda Demus e Sanya Richards (3’17″83) che corrono la miglior prestazione stagionale e demoliscono le quattro jamaicane. Il quartetto secondo cassificato è formato da Rosemarie Whyte, Novlene Williams-Mills, Shereefa Lloyd e Shericka Williams (3’21″15), che a loro volta precedono le russe, Anastasiya Kapachinskaya, Tatyana Firova, Lyudmila Litvinova e Antonina Krivoshapka (3’21″64).

Germany Athletics Worlds

Anche per quanto riguarda la staffetta maschile la vittoria va agli USA formti da Angelo Taylor, Jeremy Wariner, Kerron Clement e LaShawn Merritt (2’57″86) anche loro imprendibili per i secondi, gli inglesi formati da Conrad Williams, Michael Bingham, Robert Tobin e Martyn Rooney (3’00″53). Terzi e autori di una grande gara gli australiani, John Steffensen, Ben Offereins, Tristan Thomas e Sean Wroe (3’00″90).

Con questi due ori gli Stati Uniti staccano definitivamente la Jamaica per quanto riguarda la vittoria del medagliere.

Germany Athletics Worlds

Ultima gara di questo mondiale è il lancio del giavellotto maschile. Competizione bellissima e molto amata, soprattutto dai popoli del nord Europa. A spuntarla è infatti il norvegese Andreas Thorkildsen, grande tecnico della specialità, dotato di un gesto atletico bellissimo e in grado di far volare il proprio attrezzo alla misura di 89,59 m, veramente impressionante.
Secondo il cubano Guillermo Martínez che migliora il proprio miglior lancio al sesto tentativo, scagliando il giavellotto a 86,41 m e consolidando il secondo posto.
Terzo il giapponese Yukifumi Murakami, autore di un ottimo 82,97 m.
Solo quinto il mito finlandese Tero Pitkämäki, alle prese con problemi fisici e fermatosi a 81,90 m.
Bellissima l’atmosfera in pedana, con tutti gli atleti che si sorridono e si fanno i complimenti, si stringono la mano e si danno pacche sulle spalle, in pieno stile e spirito sportivo nordico, che forse a volte sarà anche un po’ esagerato ma che fa pensare a quanto noi siamo indietro di mentalità in certi ambienti.

Il mondiale si chiude così, con pacche e strette di mano.
L’Italia se ne va con molte finali ma nessuna medaglia, un movimento ancora più riidimensionato dopo i pochi risultati di Pechino. C’è da lavorare, e molto…

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Arrivederci a Daegu, Korea del Sud, 2011.

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