ottobre 2009


La stagione dello sci è cominciata, sia al maschile che al femminile. Il circo bianco si è messo in moto, e lo ha fatto dando spettacolo.

poutiainen soelden

Nella gara di ieri, il gigante femminile, gran prima manche per le nostre due atlete, Denise Karbon e Manuela Moellg, che chudono al primo e secondo posto. Si perdono purtroppo nella seconda frazione quando, la bionda sorella di Manuel scivola dopo poche porte, e Denise sale sul podio superata da Poutiainen e Zettel. Delusione quindi per noi, ma ci sta. Peccato soprattutto per la Moellg, sempre in cerca della grande affermazione, di quella prima vittoria che comincia a sfuggirle troppo spesso.

La stagione delle ragazze si preannuncia veramente interessante, con Lindsey Vonn favorita d’obbligo, ma con tante pretendenti al titolo e a ben figurare, come l’amica rivale Maria Riesch, la finlandese Poutiainen, la svedese Anja Paerson.

Cuche Soelden

Altro discorso per quanto riguarda gli uomini. La stagione è cominciata come spesso accade, con un Didier Cuche sempre in palla e capace di vincere anche contro l’età. Il vecchio leone svizzero si impone su un grande Ted Ligety, che butta via la vittoria sul piano finale della prima manche, e sul talentuosissimo Carlo Janka, sempre più a suo agio fra le porte del gigante.
E non perde il vizio neanche Max Blardone, autore di una seconda manche fantastica, sempre all’attacco. Chiude in quarta posizione staccato di un centesimo dal podio.
Male invece il detentore della coppa, il vichingo Aksel Lund Svindal, sesto nella prima manche e uscito nella seconda. Il norvegese si trova così già indietro in classifica, staccato da Cuche e Raich, che chiude quinto senza forzare troppo.

La stagione è lunga e si preannuncia interessante, anche se per la coppa non vedo molti avversari per Svindal. Un Raich che ogni anno deve dimostrare di esserci sempre e si saper vincere ancora la coppa, come solo una volta ha fatto in carriera, e un Cuche che difficilmente terrà per tutta la stagione senza qualche calo.
Gli altri avversari papabili che rimangono sono Kostelic, schiena permettendo, e il giovane Janka, dotato veramente di una tecnica sopraffina, un vero piacere vederlo sciare.

Io intanto attendo il rientro di Daniel Albrecht che dovrebbe avvenire nella prossima gara di Levi, dopo il volo dell’anno scorso chi ci avrebbe scomesso?

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Tre campioni del mondo oggi, tre lauree motoristiche al più grande del globo.

rossi 9
Si comincia di mattina con Valentino Rossi, che si laurea il più forte dell’anno con una gara difficile, in rimonta e, soprattutto, bagnata.

Parte male, rimonta e supera anche il diretto avversario salendo sul terzo gradino del podio. Per quanto riguarda la vittoria di giornata ormai era impossibile recuperare, Stoner era lontanissimo e già lanciato verso la seconda consecutiva, verso a definitiva guarigione.

L’anno prossimo sarà un’altra cosa, tutte le volte sembra così e alla fine vince il solito…

loeb 6

Il secondo alloro di giornata è per l’immenso Sebastian Loeb, al sesto titolo consecutivo. Il più duro di tutti, perché piegare Mirko Hirvonen non è stato affatto facile. Il rallysta più forte della storia ha iniziato l’anno in maniera splendida, per poi inabissarsi in prestazioni incredibilmente negative a metà stagione. Una rimonta di più di venti punti e il sesto titolo è servito, proprio all’ultima gara, in galles ne rally di Gran Bretagna. E questo titolo è veramente roba da fenomeni, della serie quando calano gli stimoli, quando la sfortuna ci vede benissimo e l’anno deve andare storto, ma il cannibale è sempre affamato, e lo dimostra con tutta la classe che ha, veramente un mostro.

spies portimao

Il terzo titolo di giornata è l’affermazione, per la prima volta in carriera, dell’americano Ben Spies, laureatosi campione mondiale della Superbike nella manche di Portimao. E anche qui c’è stata la sorpresa, perché Noriyuki Haga prima delle due manche era avanti di 10 punti e sembrava ad un passo dalla sua definitiva consacrazione. E invece in gara uno l’errore che non ti aspetti, il giapponese cade, Spies vince e ipoteca il mondiale, vito poi in gara due controllando. Un’errore imperdonabile per un pilota sempre amato dal pubblico, sempre spettacolare e dotato di grande tecnica, ma mai vincente. E spiace davvero, perché per una volta si merita la ribalta, in carriera di gas ne ha veramente dato tanto…

jean todt
Alla fine ciò che si sapeva sarebbe accaduto è accaduto. Jean Todt è il nuovo presidente della Fia con una votazione che sa tanto di plebiscito, 135 voti contro i soli 49 di Vatanen.

E in barba a tutti quelli che volevano un cambiamento netto, a chi parlava del finlandese come l’Obama dell’automobilismo o a chi non vedeva di buon occhio l’ex della Ferrari perché caldamente spalleggiato da Max Mosley.
Alla fine quello che rimane è la vecchia solita Fia, quella delle regole assurde, del Kers e della riduzione dei costi, quella delle gomme intagliate, del diffusore Brawn omologato e delle possibili medaglie e due classi per le scuderie.
O almeno questo è quello che sembra, staremo a vedere ma la sensazione è che poco sia cambiato, con ancora le piccole e poco esistenti federazioni a farla da padrona, con il voto della federazione del Burundi che vale quanto quello di quella italiana, francese, inglese o tedesca, assurdo…

Button campione

Il paracarro di nome fa Jenson, e da ieri è campione del mondo di F1.

La definizione fu data da Flavio Briatore tempo fa, quando ormai sembrava già certa la vittoria finale dell’inglese.

Definizione che per la verità non condivido, ma neanche condanno, si perché Jenson è sicuramente un buon pilota, annoi fa sembrava una stella quando esordì alla Williams, ma niente di più di un buon pilota.

E lo dimostrano i risultati di quest’anno. Perché a parte la grande partenza nel mondiale, con sei vittorie nelle prime sette gare, Button ha totalizzato, nella seconda metà del mondiale, meno punti dei vari Raikkonen, Vettel, Webber, Hamilton e soprattutto del compagno di squadra Barrichello.

L’anno passato c’era chi diceva che la vittoria di Massa sarebbe stata un affronto per la storia della Formula 1, ma quest’anno è decisamente peggio. E poi l’incoronazione dell’eterno secondo Barrichello, sempre bistrattato dalle squadre in cui ha militato sarebbe, stata bellissima, soprattutto dopo 17 anni di onorata carriera nella massima serie motoristica a quattro ruote, ma a volte secondi si nasce. Ma con che stile, appena finita la gara ha affiancato il compagno di squadra per complimentarsi e ricevere in tutta risposta i pugni al cielo dell’inglese, come se lui non ci fosse. E nonostante tutto al traguardo ha abbracciato tutti, felice del suo insuccesso e del successo della squadra, pur pienamente consapevole di non farne parte l’anno prossimo. Un signore, perdente ma signore.

L’impresa dell’anno però è decisamente di Ross Brawn che, dopo i sette mondiali piloti e costruttori al fianco di Shumacher, si aggiudica l’ottavo con una scuderia pagata la stratosferica cifra di 1 sterlina, alla faccia di quei capoccia della Honda, che fiutano affari da chilometri di distanza. A loro l’oscar per il peggior affare dell’anno. Dopo aver passato tutto il 2008 a progettare una vettura vincente abbandonano la Formula 1, lasciando tutto nelle mani di Brawn che vince e ringrazia.
Anche grazie alla politica del circus, che senza motivazioni sufficienti gli approva il diffusore, alias fondo vettura bucato ma non bucato, come dire, “non sappiamo cosa decidere, siamo imreparati, fate come volete”. Assurdo.

Nota positiva invece per la chiusura anticipata della corsa al mondiale, almeno per quanto mi riguarda.
Ben per Bernie Ecclestone, che sperava in altri soldoni ad Abu Dhabi e invece si dovrà accontentare di quelli che già ha, come se fossero pochi. E direi che la punizione dovrebbe essere molto magiore, dopo la gravità delle affermazioni che si è permesso di fare in merito alla morte del grande Ayrton, che secondo lui sarebbe stata una manna dal cielo, portatrice di attenzione verso tutto il circus.

Direi che siamo alla frutta, ormai l’aria di businnes è troppo pesante, forse fa bene Kimi a pensare ai rally, questo non è sport, io lo chiamerei in altro modo…

stoner australia

Secondo bentornato per Casey Stoner.

L’australiano torna fenomeno per una domenica e lo fa nel circuito di casa di Phillip Island, una delle piste più belle del mondiale.

Gara però che per la seconda domenica consecutiva si dimostra noiosa e priva di molto interesse. SI perché in realtà la lotta per il mondiale finisce dopo pochi secondi, quando alla prima curva il buon Jorge Lorenzo pensa bene di tamponare Nicky Hayden, stendensosi e dicendo praticamente addio al mondiale.

Da lì in avanti è gara a due, con Rossi e Stoner che fanno gara a parte a suon di giri veloci, addirittura più rapidi che nelle qualifiche. Ma alla fine l’italiano si accontenta del secondo posto. Si perché con questo risultato si porta a 38 punti di vantaggio sul diretto inseguitore spagnolo. Si accontenta per modo di dire, in realtà ci prova, ma non sembra mai dare il 100%, e alla fine è giusto così, il nono mondiale si avvicina.

E poi battere Casey era veramente dura ieri, forse troppo dura.

Hermann maier lacrimePer me Hermann Maier è sempre stato “Il Mostro”, non Herminator.

Il mostro perché a nessuno ho visto fare le cose che lui ha fatto con gli sci ai piedi. Capace di vincere dovunque e contro chiunque, demolendo gli avversari con distacchi impensabili, con una forza muscolare incredibile, riuscendo a fare curve su uno sci solo, su una gamba sola, a più di cento kilometri orari sul ghiaccio vivo. Per non parlare di una tecnica impressionante, che pochi hanno dimostrato di avere in questo psort, con le braccia sempre davanti al volto alla ricerca frenetica e costante della velocità pura.

Il mostro perché nessuno in questo sport mi ha emozionato come lui. Il mostro perché la voglia e la grinta che aveva al cancelletto di partenza erano mostruose.

Una fame e una rabbia agonistica da far invidia a chiunque, anche ad un certo Eddie Mercx, che pure era soprannominato “il Cannibale”.

una fame e una rabbia che lo hanno portato a vincere tre coppe del mondo, a cadere nella discesa olinpica di Nagano in quello che sembrava un volo quasi mortale, a rialzarsi e vincere due ori, nel gigante e nel super gigante dei giorni successivi. A cadere di nuovo, questa volta per colpa di un’auto che lo investì il 24 agosto del 2001, mentre era al guida della sua moto. Sette ore di intervento e gamba quasi amputata.  Ritorna alle gare il 17 gennaio 2003, ad Adelboden, e il 27 dello stesso mese vince il Super gigante di Kitz, con ancora i ferri nella gamba. Partecipa ai mondiali di St. Mortitz e arriva all’argento in Super G. entusiamando tutti ancora una volta.

L’anno successivo vince la sua quarta coppa del mondo, con un po’ di fortuna per l’annullamento dell’ultima gara che favoriva Benni Raich, ma in fin dei conti era in debito.

L’ultima vittoria risale all’anno passato nel Super G. di Lake Louise, dopo stagioni difficili per via dei nuovi materiali e continui infortuni.

Alla fine si porta a casa un numero impressionante di record e vittorie:

  • 13 stagioni in CdM: ’96-’01 / ’03-‘094 Coppe di Cristallo: 1998, 2000, 2001, 2004
  • 10 coppette di specialità: Gigante (1998,2000,2001), SuperG (1998,1999,2000,2001), Discesa (2000,2001)
  • 4 medaglie Olimpiche: 2 Ori a Nagano ’98 (GS,SG), Argento (SG) e Bronzo (GS) a Torino 2006
  • 6 medaglie Mondiali: Vail ’99 Oro in DH, Oro in SG; St.Anton ’01 Bronzo in SG, Argento in DH; St.Moritz 03 Argento in SG, Bormio 2005 Oro in GS
  • 54 vittorie in Coppa: 14 in GS, 24 in SG, 15 in DH, 1 in K, secondo solo a Stenmark che ne ha vinte 86.
  • Dicembre ’98-gennaio 2000: 7 vittorie consecutive in SG
  • 268 gare in Coppa: 96 podi complessivi
  • 23 gare in Coppa Europa: vincitore edizione 1996
  • almeno 1 punto in 7 discipline di Coppa: slalom speciale, slalom parallelo, slalom gigante, super gigante, discesa, combinata, supercombinata
  • 2000 punti: punteggio record della stagione 2000. 800 punti in DH, 520 in GS, 540 in SG, 140 in K

Ma più di tutto ha stupito il suo saper vincere a dispetto di tutto e il suo muovere folle di appassionati immense. Anche adesso che vinceva meno, che si sapeva vicino al ritiro, la telecamera lo apsettava sempre, perfino se partiva fuori dai trenta, quando di solito viene staccato il collegamento con la gara. E tutti si aspettavano la magia, il colpo del grande campione. E ogni tanto arrivava.

La decisione di lasciare è stata sofferta, il muratore di Flachau lascia tutti con le lacrime agli occhi, e fa strano vederlo piangere dopo tutta la durezza e la compattezza dimostrata negli anni di carriera, ma lo sci era la sua vita, e adesso è un umano come tutti, un uomo comune.

Il circo bianco perde il più grande supergigantista della storia, probabilmente anche il più grande campione della storia, Stenmark permettendo, sicuramente il più grande dello sci moderno, peccato per gli anni persi, ma così è ancora più bello, più poetico, più sofferto, più Maier.

Io perdo un altro dei miei idoli, e nello sport di oggi è difficile trovarne di nuovi.

Mi mancherai Hermann. Adesso spegnerò la tv prima, non ho più un  mito da attendere dopo i primi trenta atleti…

maier saltoMaierBadia

2009 real-Berlin Marathonwanjiru chicago

Quando qualcuno è fenomenale bisogna per forza ammetterlo, ma quando sono in due diventa imbarazzante.
Eh si perché in questo caso i fenomeni sono due, Haile Gebreselassie e Samuel Wanjiru.

Il primo vince per la quarta volta consecutiva la maratona più veloce al mondo, quella di Berlino, e lo fa con un gran tempo, 2h 6’e 8″, più di due minuti sopra a quel 2h 03′ 59″ che è il suo primato mondiale. Primato che ha tremato fino al trentesimo km, poi il caldo lo ha debilitato e non c’è stato niente da fare. Ma questo accadeva il 20 settembre.

La risposta dell’altro fenomeno c’è stata, alla maratona di Chicago del 11 ottobre corre in 2h 05’41”, nuovo record della corsa. Secondo a 23″ il marocchino Abderrahim Goumi, terzo il keniano Vincent Kipruto in 2 ore 06’08”. Il keniano vince così la sua terza maratona consecutiva alla quale ha preso parte, dopo Pechino (olimpica) e Londra.

La maratona è cambiata, non c’è niente da fare. Quella di Chicago è stata corsa a ritmi folli, come solo due anni fa non si faceva, se no per tentare il record. Adesso la tattica se n’è andata, anche per colpa dei due fenomeni che, se in gara, sono incontenibili e in grado di fare qualsiasi tempo, come dimostra la maratona olimpica vinta da Wanjiiru lo scorso anno.

Il problema è uno solo, fino ad adesso lo scontro fra i due è sempre stato evitato, alle olimpiadi era assente Gebre per le avverse condizioni meteo, a Berlino non c’era Wanjiru, questa volta per problemi di mercato, credo. Si perché invitare due così costa, soprattutto se l’organizzazione punta al record mondiale, tanto vale puntare su uno solo e sperare che vada bene. Magari in due si guarderebbero e allora gara tattica sarebbe, perché loro non ci stanno a perdere, e addio al record.

Peccato perché l’Etiope ha ormai 36 anni, contro i 22 del Keniano, ormai no ci sono più molte occasioni, sarebbe l’ora di incontrarsi e dare un po’ di spettacolo.

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