novembre 2009


 

A parte la cacofonia di Cecinelli, decisamente in difficoltà con le pronunce straniere, da Du Preez a Gower o Geldhenhuys e Pietersen (du preezzz, Gauer o gheldenuiss e pieteresen, così come li pronuncia lui) l’Italia piace ancora una volta.

Partiamo onestamente in maniera orribile, con un errore di Favaro che sembra riportarci agli anni passati, un placcaggio irregolare dove proprio non ci stava lo costringe a dieci minuti fuori dal campo dopo appena 3 minuti di gioco, e i Sudafricani ne approfittano. Bello il gesto di Mauro Bergamasco, per questa partita in panchina proprio al posto del giovane Favaro, gli si avvicina e gli dice di restare in partita, che questo è il suo match. In 14 subiamo subito due mete, una da Habana e una da Fourie servito ancora dalla velocissima ala, subendo il troppo spazio che l’uomo in meno regala ai campioni del mondo.
Poi la reazione è bellissima.

Loro non chiudono il match con i calci e rimangono in vantaggio solo 12 a 0, noi piano piano guadagnamo campo, con un Sergio Parisse semre più miglior 8 al mondo che, con un dolore alla cresta iliaca per una botta con gli All Backs e un appannamento della vista dovuto ad un colpo alla testa non solo non esce dal campo, ma domina, placca qualunque cosa sia più alta di un ciuffo d’erba come fanno i rossi di Galles e serve una palla incredibile che ci porta vicino alla meta Alessandro Zanni.
Nel frattempo crescono anche la prima linea azzurra, Sgarbi e Gower, che sale in cattedra, placcaggi da rugby a 13 e passaggi che si vedono fare a squadre di altro caibro a favore degli incroci dei centrali che portano alla meta del 12-7. La palla è schiacciata dal rosso Gonzalo Garcia, sempre più a suo agio con la maglia azzurra e trasformata dalla nostra apertura.

L’Italia monta, la difesa sale bene e anche i campioni sudafricani sbagliano, e molto. Quello che troppo spesso succede a noi nel 6 nazioni, dove attaccati dalla difesa avversaria commettiamo errori sotto pressione, stavota tocca ai verdi d’Africa.
Un primo tempo sorprendente si chiude 12-7, con un altro errore su calcio piazzato, stavolta da parte di Mclean che poteva portarci sul 12-10. Decisamente non il tempo dei calci, 3 errori per parte e solo mete nel tabellino. Il secondo tempo comincia con Ruyet al posto di Castrogiovanni, che però rimane a bordo campo a riscaldarsi, sempre pronto a rientrare.
L’Italia però si disunisce e subisce un altro calcio, poi una meta ancora una volta propiziata dal fenomeno Habana e segnata da Du Preez, 22-10 e la partita si chiude.
Le squadre sembrano stanche, ma noi lo siamo più degli SPringboks, che alla fine riescono a superare la linea di meta e schiacciare la palla a terra altre due volte.Fra le due mete il calcio di Gower e altri due errori di Mclean al piede.

Finisce 32-10, ma le note positive sono molte.
Per lungo tempo abbiamo lottato con i campioni del mondo e non mi sembra male. Il nostro gioco è in crescita, le nostre ambizioni anche.
Finalmente poi abbiamo trovato un’apertura degna. Gower è considerato da Mallett la migliore d’Italia, e ha ragione. Placca, passa e non ha paura di attaccare a capo basso. Ancora è troppo impreciso nei calci, troppo spesso calciati lunghi a mo’ di rugby a 13, ma c’è ancora tempo per migliorare. E poi abbiamo Sergio, secondo me il miglior numero 8 al mondo. Incredibile la sua grinta. Ad una domanda dell’inviata di La7 sulle sue condizioni lo staff medico ha risposto: <<Ha subito un duro colpo alla cresta iliaca e uno alla testa che lo ha un po’ offuscato, ma cosa c’è di strano? Tutto a posto.>>
Bene anche Picone, anche se piace molto di più Tebaldi nella ripresa, bel piede e veloità ad inserirsi fra gli avversari. Con una mediana così possiamo anche dire la nostra, se poi la prima linea è devastante come oggi e settimana scorsa anche qualcosa di più…

Alla fine Mirko scambia la maglia con Pietersen, e con questa Italia il blu non sta poi così male all’ala Sudafricana.

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La Mercedes torna in F1 con una scuderia tutta sua. Acquistata la maggioranza della Brawn Gp dalla casa tedesca che quindi abbandona la Mclaren, alla quale però continuerà a fornire i propulsori fino al 2015.

Rivedremo quindi il faccione felice di Haug alla guida di una scuderia storica (si chiamerà Mercedes Grand Prix), che dichiara di aver fatto un affare a basso costo e molto importante.
Per quanto riguarda i piloti ancora non si sa niente, “ma potrebbe esserci una sorpresa”, queste le parole del facccione già menzionato.

E che la sorpresa sia il buon Kimi Raikkonen? Il finlandese di fatto si dovrebbe dedicare ai rally, almeno secondo le dichiarazioni del suo manager, che aveva indicato come unica scelta la Mclaren. La scuderia inglese però gli preferisce il neo campione del mondo Button, secondo me perché comunque – e non me ne voglia – un paracarro era e un paracarro rimane, magari utile a sponsor e forse un po’ più veloce di Kovalainen, ma non di Hamilton…

Comunque sia in Inghilterra schiereranno due campioni del mondo, non accadeva da Senna-Prost del 1989, ma quelli erano altri tempi, bei tempi…

La coppa del mondo di sci sta entrando nel vivo…

Domenica a Levi secondo atto con uno slalom sia per le donne che per i maschi.


A farla da padrona è la Riesch, con una seconda manche davvere mostruosa. Si perché prima di lei era scesa l’avevrsaria per la coppa del mondo Lindsey Vonn, sempre più a suo agio anche fra i pali snodati, e aveva fatto l’incredibile.
L’americana, partita dal cancelletto con 0,8 censesimi di vantaggio su Tanja Poutiainen, arriva al traguardo con 1″08 centesimi, con una piccola sbavatura solo sull’ultima tripla, quando si è scomposta e le si sono aperti gli sci facendole perdere il decimo che poi alla fine risulterà decisivo.

Sembra che la gara sia finita ma la Riesch scende dando addirittura la sensazione di essere tranquilla, quasi controllata e quando sembra ormai che la Vonn sia avanti ecco la sorprese, la tedesca vince con 8 centesimi di vantaggio.

Bella gara e alla prossima. Fortuna che è finita così, se la Vonn diventa imbattibile anche in speciale la coppa finisce subito…

 

Anche i maschi in gara. La notizia è l’assenza di Svindal, sempre dolorante alla gamba che non gli ha permesso di sciare al meglio all’esordio stagionale (non sia mai che si sia tirato indietro però…), l’assenza di Palander, con ulteriori problemi alle ginocchia che potrebbero addirittura spingerlo verso il ritiro, ma soprattutto il ritorno di Bode Miller.

Il fenomeno americano rientra quando tutti pensavano ad un suo addio al circo bianco dopo i proclami della passata stagione. Rientra e stranamente non salta subito, sembra poco reattivo e lento nei cambi di direzione. E probabilmente è così, ma contrariamente alla sua natura tenta anche di qualificarsi per la seconda manche, per ritrovare un po’ dello spirito gara, almeno cos’ sembra. E infatti nella seconda frazione attacca e esce, ma va bene così, intanto è tornato.

La gara invece se la aggiudica Herbst, austriaco sempre più fenomeno dello speciale che stavokta, contrariamente alla scorsa stagione, comincia col botto. Secondo il sempre bellissimo a vedersi Kostelic, staccato di solo 28 centesimi e terzo il francesino Grange a 53 centesimi. Gran prima manche di Andre Myhrer, che chiude primo la prima frazione e si perde nella seconda, chiudendo undicesimo. Bene e in ripresa Giorgio ROcca, all’ultima stagione della carriera, che chiude a poco più di un secondo, ottavo. Male, malissimo Moelg, mai in gara e uscito nella seconda. Bene a tratti Razzoli, brutta prima manche e splendida seconda, almeno finchè non si è affacciato sul muro, si è arretrato ed è uscito, il potenziale c’è, basta solo farlo fruttare…

 

Comunque Bode è tornato, anche un paletto se ne è accorto…

 

Itaia-Nuova Zelanda
Sabato Italia-New Zealand. Partivamo per non prendere 40 punti, anche se le dichiarazioni della viglia erano diverse, anche se alla vigilia Parisse e compagni volevano battere il miglior passivo della storia contro i kiwis, che ci ha visto sconfitti di 6 punti.

E in realtà ci siamo andati vicino, molto più di quanto il 20-6 finale faccia intendere.

GLi azzurri hanno giocato bene, attenti, decisi e ben organizzati. In 80 minuti sono sparite tutte le critiche a Mallett, tutti i dubbi sulla nostra nazionale e tutte le carenze del nostro movimento. Si perché vedere gli azzurri che se la giocano alla pari con i tuttineri, anche se mancavano fra gli altri Mulianina, RokocoKo e Mcaw. Vedere 80018 spettatori paganti ad una partita di rugby. Vedere loro soffrire, e molto, la nostra mischia organizzata, non ha prezzo.

Per tutto il resto ci sono gli ultimi dieci minuti di partita. L’unica nota negativa è stato l’arbitro. Mai punitivo verso i nostri avversari, mentre a noi non ha perdonato nulla, a parte un ostruzione non vista e da punire forse anche con un giallo che ci ha evitato una meta.

Ma secondo me le irregolarità neozelandesi sono peggiori, perché premeditate, si perchè su ogni up and under degli azzurri c’era un armadio nero fra la palla e il nostro giocatore, perché i piloni neri in mischia organizzata abbassavano la testa e non accettavano lo scontro con la nostra prima linea, e questo non è da rugby. Soprattutto è punibile quanfdo lo fai per 10 minuti e a 5 metri dalla propria linea di meta. Quando per sette volte fai crollare la mischia avversaria non ti meriti un giallo, ma una meta tecnica in tuo sfavore.

E allora sono d’accordo con Mallett quando dice che in quella piccola situazione di gioco siamo stati superiori, e come tali ci spettava il riconoscimento, e che se al nostro posto ci fossero stati loro forse la decisione sarebbe stata diversa.
Che forse un 20-13 sarebbe stato migliore, soprattutto guardando i nostri uscire dal campo dopo ogni sostituzione, sfiniti e senza fiato, hanno dato tutto e si vedeva.

Comunque molte sono le note positive, una delle prime linee più forti del mondo con le regole riportate a due anni fa (cioè senza poter far cadere la maul deliberatamente), un n.8 che tutti ci invidiano, e soprattutto una difesa che sale, che non aspetta gli avversari in staticamente, avanza e gli va incontro, se possibile guadagna metri.

Molti passi in avanti e una mediana finalmente nella testa di Nick Mallett, che ora ha le idee più chiare. Certo servono anche i risultati, per quelli aspettiamo sabato prossimo contro i campioni del mondo del Sudafrica e soprattutto fra due settimane contro Samoa, poi il sei nazioni.

E con uno stadio così sembra quasi di essere oltremanica.

Negli altri test match sorpresa della Francia che vince in rimonta contro il Sidafrica per 20-13, fatica del galles che vince solo 20-13 contro le Fiji e bene la scozia che batte Samoa. Splendida partita Irlanda Australia. I verdi di O’Driscoll come al solito non mollano mai e pareggiano all’ultimo minuto 20-20 contro i Wallabies.

 

In questi giorni nel tennis sta succedendo di tutto, ma andiamo con ordine…

fed cup

Prima di tutto le buone notizie, le ragazze italiane hanno vinto per la secoda volta la Fed Cup, nella finale di Reggio Calabria contro gli Usa.

I risultati degli incontri di finale parlano chiaro: Flavia Pennetta ha battuto Alexa Glatch per 6-3, 6-1 nel primo incontro, la Schiavone che ha battuto l’americana Melanie Oudin 7-6, 6-2 nel secondo e Ancora la Pennetta ha chiuso i conti nel terzo match contro Melanie Oudin, conclusosi per 7-5 6-2 in favore dell’italiana. Ciliegina sulla torta poi con il risultato del doppio, Sara Errani e Roberta Vinci hanno battuto Liezel Huber e Vania King per 4-6, 6-3, 11-9.

Grande Italia quindi che domina le statunitensi suicide, si perché il rifiuto alla finale di Serena e Venus sa tanto di sconfitta anticipata, ma tant’è, ringraziamo e portiamo a casa il massimo trofeo tennistico per naionali femminili.

Safin addio 2

Ma non è finita qui, nel masters di Parigi ha dato addio al tennis giocao il 29enne Marat Safin. Dispiace perché veramente il russo è stato uno dei più talentuosi tennisti degli ultimi 20 anni. Talento però troppo spesso inespresso. Si perché il fratello della Safina ha dimostrato sempre di essere dotato di tecnica, forza e bel gioco, ma anche di poca testa da fenomeno, e quella serve per diventarlo davvero.
Ma a fre notizia non è solo il suo addio, sono soprattutto le parole dedicate all’ex n.1 del mondo Andrè Agassi, all’ex mito del tennis.
<<Andrè è dispiaciuto e pentito di quello che ha fatto? Allora restituisca i trofei e i soldi che ha vinto! L’Atp gli ha dato da mangiare e da vivere con gloria e fama per anni, retituisca quello che ha vinto con disonore>>

Questo in sintesi è quello che il Russo ha detto, e non ha tutti i torti, si perché quello che ha confessato Agassi ha dell’incredibile, fa male e delude tutti quelli che in lui avevano visto un mito, un idolo da imitare…cosa che in realtà non è stato. E’ inutile starci a girare intorno, questa è la verità, punto e basta.

Peccato che di tennis si parli poco, i telegiornali si chiamano giornali sportivi, ma soprattutto in Italia, sembra che sport sia uguale ad altro. Peccato perché le dichiarazioni di Agassi hanno scatenato i, pandemonio nel mondo delle palline gialle e non solo per la loro natura scandalistica, quanto per la gravità di ciò che è stato fatto e confessato solo 15 anni dopo.

Vabbè chiudiamo con il palmarès di safin, di solito si fa così no?

Titoli (17)

Singolare (15)

Legend
Grande Slam (2)
Tennis Masters Cup (0)
ATP Masters Series (5)
ATP Tour (8)
Titoli per superficie
Cemento (10)
Terra rossa (2)
Erba (0)
Sintetico (3)
Progressione Data Torneo Superficie Avversario in finale Punteggio
1. 23 agosto, 1999 Boston, USA Cemento Greg Rusedski 6-4 7-611
2. 24 aprile, 2000 Barcellona, Spagna Terra rossa Juan Carlos Ferrero 6-3 6-3 6-4
3. 1º maggio, 2000 Maiorca, Spagna Terra rossa Mikael Tillström 6-4 6-3
4. 31 luglio, 2000 Toronto, Canada Cemento Harel Levy 6-2 6-3
5. 28 agosto, 2000 U.S. Open, New York Cemento Pete Sampras 6-4 6-3 6-3
6. 11 settembre, 2000 Tashkent, Uzbekistan Cemento Davide Sanguinetti 6-3 6-4
7. 6 novembre, 2000 San Pietroburgo, Russia Cemento Dominik Hrbatý 2-6 6-4 6-4
8. 13 novembre, 2000 Parigi, Francia Sintetico Mark Philippoussis 3-6 7-67 6-4 3-6 7-68
9. 10 settembre, 2001 Tashkent, Uzbekistan Cemento Yevgeny Kafelnikov 6-2 6-2
10. 22 ottobre, 2001 San Pietroburgo, Russia Cemento Rainer Schüttler 3-6 6-3 6-3
11. 28 ottobre, 2002 Parigi, Francia Sintetico Lleyton Hewitt 7-64 6-0 6-4
12. 13 settembre, 2004 Pechino, Cina Cemento Mikhail Youzhny 7-64 7-5
13. 18 ottobre, 2004 Madrid, Spagna Cemento David Nalbandian 6-2 6-4 6-3
14. 1º novembre, 2004 Parigi, Francia Sintetico Radek Stepanek 6-3 7-65 6-3
15. 17 gennaio, 2005 Australian Open, Melbourne Cemento Lleyton Hewitt 1-6 6-3 6-4 6-4

moto2Anche quest’anno di motomondiale si è concluso. Tre campioni del mondo, uno spagnolo nelle 125, Julian Simon, uno Giapponese nella 250 Hiroshi Aoeyama e il solito Valentino Rossi.

L’ultimo mondiale da decidere a Valencia era quello delle 250. Primi giri molto belli, con Simoncelli che parte male, recupera e va in prima posizione, mentre dietro Aoyama fa di tutto per perdere, va lungo, rientra 11esimo (posizione minima per laurearsi campione matematicamente),  e poi rimonta fino alla settima posizione. Intanto Simoncelli cade e non vince neanche l’ultima gara di sempre delle quarto di litro.

Dall’anno prossimo si cambia, si passa alla Moto 2, una di quelle cose che non capisci e che forse non capirai mai. Intendiamoci, maari le gare saranno anche migliori, con più equilibrio e forse spettacolo, ma il regolamento di qualcosa di sportivo dovrebbe essere all’insegna dello sport…

In poche parole le moto saranno 600 derivate di serie, con motori uguali, monogomma, telai simili e soprattutto cambi non estraibili, solo qualche mappatura da scegliere. In pratica nessuno modificherà la moto, e addio alla scuola per il successivo salto di qualità, per la massima serie.
I piloti saranno niente più che piloti, con il rammarico di andare sempre più verso strade già viste con due ruote in più, verso regolamenti sempre più assurdi e con piloti che somigliano sempre più a giocatori di videogame.

Meno male che limitano i costi, ma anche lì coi sarebbe molto da ridire, molti credono che si andrà a spendere di più, esattamente come in MotoGp, dove le limitazione dei motori non solo non si addice a prototipi che in quanto tali necessitano del miglior sviluppo possibile e continuo, ma la spesa e la ricerca sarà da oggi indirizzata all’affidabilità.

Non sarebbe meglio togliere un po’ di elettronic – tranne quella per la sicurezza si intende – limitare le mappature e fare in modo che gli ultimi giri sembrino gli ultimi e non i primi?, con gomme finite e non nuove? Con piloti che sanno sviluppare la moto, gestire il polso destro e non solo piegare e dare gas.

Guardatevi la gara di Phillip Island del 2001, “vecchie” 2 tempi 500cc, altra era, altro spettacolo. Capirete meglio…

bugs bunnyLa domanda del coniglio della Warner andrebbe posta al vecchio Bernie.

La sua lungimiranza nel gestire il circus della Formula 1 sembra sparita da tempo.
Lo dimostrano le sparate degli ultimi anni e i problemi della Fia connessi all’ormai dimesso Max Mosley.

SI parte dallo scandalo dell’orgia nazista per passare dalla proposta delle medaglie, fino ad arrivare all’esaltazione di Hitler e persino a definire la morte di Senna una manna dal cielo.

Ormai la formula 1 è veramente un circo, ma nel senso negativo, molto negativo.
E a farne le spese purtroppo sono, oltre agli spettatori, i lavoratori del settore.

Anche la Toyota infatti se ne va, dopo Honda e Bmw anche la più grande (in termini economici) casa automobilistica del mondo lascia le competizioni, causa la crisi mondiale.
Ma soprattutto è il non saper trovare il bandolo della matassa da parte di chi gestisce questo sport che ormai lascia perplessi.

L’anno se n’è andato con gare non certo belle (ma questo non stupisce più), un campione del mondo che definire campione è almeno discutibile, regolamenti praticamente inesistenti e decisioni federali spesso ridicole, per non parlare della continua rincorsa verso nuovi mercati, dell’apertura all’oriente, sponda araba ma non solo, che non guarda certo in faccia la storia di questo sport.

Serve un cambio di rotta, un drastico e repentino cambiamento di principi, ma non credo che Jean Todt sarà il nuovo messia, spero di sbagliarmi di grosso…

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