med keflezighi new york

La maratona di New York è la più famosa del mondo, e la più ricca, emirati arabi permettendo, ma i big ultimamente mancano.

Si perché Wanjiru ha vinto Chicago, e Gebresilassie la solita Berlino, ovvero le due maratone più veloci del mondo. Il podismo e l’atletica in generale sono cambiati, adesso si cercano sempre i record, in ogni occasione. Perché quelli fanno notizia, perché quelli portano i soldi.

E allora a vincere non sono i keniani, ma 27 anni dopo Salazar torna a vincere in casa uno statunitense, Meb Keflezighi in 2h 09′ 15″ (di origine africana comunque), davanti al keniano Robert Kipkoech Cheruiyot e al marocchino 37enne Jaouad Gharib in 2h 09′ 56″ e 2h 10′ 25″.

Quarto un altro atleta stelle e strisce, Ryan Hall. Continua quindi la crescita della squadra USA, capace di piazzare atleti nelle finali mondiali berlinesi nel mezzofondo e in grande e econtinua crescita in tutte le specialità podistiche. Alla fine 8 atleti statunitensi nei primi quattordici posti dicono tutto.

Fa un po’ rabbia, perché in paesi europei con grande tradizione si continua a faticare per far rinascere dei movimenti che di fatto non ci sono più, basta guardare a Italia e alla spagna, anche se sta decisamente meglio di noi.

Certo, i tempi dei fenomeni Wanjiru e Gebresilassie non sono fattibili, ma quelli non fanno testo, sono fenomeni e basta, per tutto il resto è un’altra storia.

Al femminile invece trionfo dell’etiope Derartu Tulu (2h 28′ 52″), davanti alla russa Ludmila Petrova (2h 29′ 00″) e alla francese Christelle Daunay (2h 29′ 16″).

 

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