A parte la cacofonia di Cecinelli, decisamente in difficoltà con le pronunce straniere, da Du Preez a Gower o Geldhenhuys e Pietersen (du preezzz, Gauer o gheldenuiss e pieteresen, così come li pronuncia lui) l’Italia piace ancora una volta.

Partiamo onestamente in maniera orribile, con un errore di Favaro che sembra riportarci agli anni passati, un placcaggio irregolare dove proprio non ci stava lo costringe a dieci minuti fuori dal campo dopo appena 3 minuti di gioco, e i Sudafricani ne approfittano. Bello il gesto di Mauro Bergamasco, per questa partita in panchina proprio al posto del giovane Favaro, gli si avvicina e gli dice di restare in partita, che questo è il suo match. In 14 subiamo subito due mete, una da Habana e una da Fourie servito ancora dalla velocissima ala, subendo il troppo spazio che l’uomo in meno regala ai campioni del mondo.
Poi la reazione è bellissima.

Loro non chiudono il match con i calci e rimangono in vantaggio solo 12 a 0, noi piano piano guadagnamo campo, con un Sergio Parisse semre più miglior 8 al mondo che, con un dolore alla cresta iliaca per una botta con gli All Backs e un appannamento della vista dovuto ad un colpo alla testa non solo non esce dal campo, ma domina, placca qualunque cosa sia più alta di un ciuffo d’erba come fanno i rossi di Galles e serve una palla incredibile che ci porta vicino alla meta Alessandro Zanni.
Nel frattempo crescono anche la prima linea azzurra, Sgarbi e Gower, che sale in cattedra, placcaggi da rugby a 13 e passaggi che si vedono fare a squadre di altro caibro a favore degli incroci dei centrali che portano alla meta del 12-7. La palla è schiacciata dal rosso Gonzalo Garcia, sempre più a suo agio con la maglia azzurra e trasformata dalla nostra apertura.

L’Italia monta, la difesa sale bene e anche i campioni sudafricani sbagliano, e molto. Quello che troppo spesso succede a noi nel 6 nazioni, dove attaccati dalla difesa avversaria commettiamo errori sotto pressione, stavota tocca ai verdi d’Africa.
Un primo tempo sorprendente si chiude 12-7, con un altro errore su calcio piazzato, stavolta da parte di Mclean che poteva portarci sul 12-10. Decisamente non il tempo dei calci, 3 errori per parte e solo mete nel tabellino. Il secondo tempo comincia con Ruyet al posto di Castrogiovanni, che però rimane a bordo campo a riscaldarsi, sempre pronto a rientrare.
L’Italia però si disunisce e subisce un altro calcio, poi una meta ancora una volta propiziata dal fenomeno Habana e segnata da Du Preez, 22-10 e la partita si chiude.
Le squadre sembrano stanche, ma noi lo siamo più degli SPringboks, che alla fine riescono a superare la linea di meta e schiacciare la palla a terra altre due volte.Fra le due mete il calcio di Gower e altri due errori di Mclean al piede.

Finisce 32-10, ma le note positive sono molte.
Per lungo tempo abbiamo lottato con i campioni del mondo e non mi sembra male. Il nostro gioco è in crescita, le nostre ambizioni anche.
Finalmente poi abbiamo trovato un’apertura degna. Gower è considerato da Mallett la migliore d’Italia, e ha ragione. Placca, passa e non ha paura di attaccare a capo basso. Ancora è troppo impreciso nei calci, troppo spesso calciati lunghi a mo’ di rugby a 13, ma c’è ancora tempo per migliorare. E poi abbiamo Sergio, secondo me il miglior numero 8 al mondo. Incredibile la sua grinta. Ad una domanda dell’inviata di La7 sulle sue condizioni lo staff medico ha risposto: <<Ha subito un duro colpo alla cresta iliaca e uno alla testa che lo ha un po’ offuscato, ma cosa c’è di strano? Tutto a posto.>>
Bene anche Picone, anche se piace molto di più Tebaldi nella ripresa, bel piede e veloità ad inserirsi fra gli avversari. Con una mediana così possiamo anche dire la nostra, se poi la prima linea è devastante come oggi e settimana scorsa anche qualcosa di più…

Alla fine Mirko scambia la maglia con Pietersen, e con questa Italia il blu non sta poi così male all’ala Sudafricana.

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