Partiamo dal principio. Sabato Italia – Samoa, la partita da vincere a tutti i costi.

E il compito è stato svolto, anche se male, molto male. La partita è stata ignobile, come non se ne vedevano da tempo.
L’Italia va subito in meta con Mclean, poi controlla fra un calcio e l’altro, molto spesso tirati fuori direttamente, sia dall’estremo azzurro, sia da Gower che Mirco Bergamasco.

Alla fine battiamo 24-6 le Isole Samoa, le superiamo nel ranking e tutti a casa felici, ma così andiamo da poche parti. Ora, è pur sempre vero che non avevamo mai battuto la squadra oceanica, che perdevamo da 13 partite di fila e che comunque il loro gioco indisciplinato e basato sulla forza fisica ti spinge a tenere il ritmo basso e la concentrazione pure, ma errori del genere di solito costano mete avversarie, vedi passate edizioni del Sei Nazioni.
Per cui dobbiamo migliorare, molto e in fretta.

E dobbiamo farlo senza il nostro capitano, il nostro uomo migliore, che ancora una volta ha fatto vedere quanto conta e cosa significhi la parola “capitano”. Non quello che ci vuole, che qualcuno deve pur fare, ma quello che sente sua la squadra, chiama i ragazzi “i suoi ragazi” e che ci mette sempre la faccia, qualsiasi cosa accade.
E Sergio lo ha fatto ancora una volta. Due giorni prima della sfida con le Samoa si era rotto i legamenti crociati del ginocchio, ma ha voluto esserci lo stesso, anche se a bordo campo, molto spesso anche in campo.
Appena poteva si alzava, prendeva le stampelle e dava consigli alla squadra.
Che capitano!

Comunque guardiamo le cose in maniera positiva. La vittoria ci ridà carica e convinzione. I tre test match anche, abbiamo giocato e fatto vedere buone novità contro squadre toste, due molto più di noi.
Parisse mancherà dai 4 ai 6 mesi, Sei Nazioni compreso, ma c’è tempo per trovare qualcuno che provi almeno a rimpiazzarlo, anche se uno come lui al mondo non c’è.

Belli gli altri test match. L’Australia torna a vincere dopo la sconfitta contro la Scozia e strapazza il Galles. Ma la sorpresa arriva da Parigi.
La Nuova Zelanda si prende la rivincita e domina in tutti gli aspetti l’odiata avversaria della Francia. Un dominio netto in una partita bellissima, soprattutto nel primo tempo. Mcaw mostruoso, Sivivatu imprendibile, Muliaina fantastico e Carter assurdo. I quattro hanno fatto la differenza, i tutte le zone del campo.
Quando i tuttineri giocano così si capisce perché soo considerati la leggenda di questo sport, anche se poi le vittorie importanti stentano.

Intanto Mcaw è stato nominato dall’Irb miglior giocatore del 2009, premio letteralmente scippato dalle mani di Brian O’Driscoll che, con la conquista di 6 nazioni con annesso Grand Slam e miglior marcatore di mete, miglior marcatore dell’Heineken Cup, e grandi prestazioni nei Lions, s lo meritava molto più del capitano All Blacks, che tra le altre cose ha saltato per infortunio gran parte del suo campionato.

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