gennaio 2010


Bel week end di sci. Fra gli uomini si recuperava ieri il gigante di Adelboden, quello dove Simoncelli era primo nella prima manche.
Oggi c’era il bis, il gigante normalmente in programma a Kranjska.

Poco di nuovo per quanto riguarda la classifica si coppa. Raich e Janka più o meno si equivalgono nei due giorni. Lo stesso vale per Svindal, che chiude ieri in quarta posizione, con il miglior tempo nella prima frazione. Il norveges sembra tornato in forma, strappa parziali record in un gigante non proprio adattissimo a lui. Il problema è che salvo miracoli la coppa sembra andata.

Chi invece esce con le ossa rotte, nel vero senso della parola, è Didier Cuche, caduto a pochi metri dal traguardo della seconda mache di ieri e infortunatosi al pollice della mano.
Bellissima la reazione della Svizzera intera, preoccupata per chi, quest’anno, è stato eletto sportivo dell’anno rossocrociato davanti addirittura a sua maestà Roger Federer. Cose da pazzi se pensiamo alla nostra realtà.
Comunque nulla di grave, il vecchio Didier è stato operato oggi e presto rientrerà in gruppo, allarme olimpico cessato.

Le due gare svolte invece sono roba per tre, i solito tre. Ieri primo Ligety, alla terza vittoria consecutiva su questa pista, secondo Hirscher e terzo Jansrud. Oggi primo è l’Austriaco, secondo il norvegese e terzo l’americano.
Altra vittoria per il ventunenne Hirscher in gigante, ormai decisamente la sua specialità nonostante gli esordi in speciale.

Bene anche Simoncelli e Blardone, il primo due volte quinto e il secondo nono e quarto. Complessivamente grande prova di tutta la squadra azzurra, capace di far entrare, per due iorni consecutivi, 7 azzurri nei trenta.

Comunque c’è da dire che le grandi classiche non tradiscono mai. Due gare spettacolo su una bellissima pista, inutile cercare formule strane e piste esotiche, la storia non tradisce lo sci.

Grandi nuove invece in campo femminile. Ieri supercombinata che è andata ad Anja Paerson, tornata a scivolare sulla pancia come una volta per quella che è stata la sua 40esima vittoria in coppa del mondo. Terza Lindsey Vonn, che si accontenta del podio data l’uscita della Riesch nella manche di SUper G.

Oggi invece grande sorpresa. La tedesca vince la discesa libera e si riavvicina alla rivale a stelle e strisce, che chiude solo sesta e dice addio al suo ruollino di sei vittorie consecutive.
Coppa sempre più avvincente e aperta.

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Che erano due turni fondamentli lo si sapeva da tempo. Quello che sembrava possibile era un rientro in classifica del norbegese Aksel Lund Svindal. E invece a rientrare è stato Cuche, capace di vincere super G e discesa in due giorni.
Ma bene è andata anche a Benjamin Raich, che allunga su Janka grazie a sue buoe prestazioni e non buonissime altrui.

Con i due speciali fa 100 punti tondi, riuscendo nell’impresa di arrivare 4 volte quarto consecutivamente fra i pali snodati. Bene, molto bene, Giuliano Razzoli che a Kitzbuhel si prende il terzo posto nella pazza iornata di Felix Neureuther. Secondo Lizerouz.
Ma lo slalom era valido anche per la classica combinata che si svolge sulla Streif. Combinata dominata da Kostelic, che precede Zurbriggen e Raich, capace di racimolare altri 60 ottimi punti per la classifica.

La stagione è ancora aperta, quel che sembra improbabile però è la vittoria di Svindal, sempre più lontano dalla testa anche se sembra in recupero di condizione. Il norvegese non molla mai, è vero, ma stavolta sembra battuto.

Sorpresa poi anche a Schladming, dove vince Herbst, ma davanti a Zurbriggen, tornato forte nella disciplina che lo ha lanciato ai massimi livelli. Terzo un bel Pranger che toglie il podio a quel Raich che come detto va al quarto posto consecutivo. Alla fine sulla pista austriaca tanto spettacolo, sia dovuto alla pista preparata perfettamente, che ai 50.000 presenti. No, non ho esagerato con gli zeri, proprio cinquantamila erano le persone a bordo del pendio che, durante la discesa di Pranger, ultimo a scendere dopo il primo tempo nella prima manche, hanon addirittura portato la foschia in pista con i fumogeni.
Pazzesco davvero, almeno per noi, povero popolo attento solo alla palla da calciare.

Sul fronte femminile poche le sorprese, con una Lindsey Vonn capace di vincere due discese e un super g a Cortina. Veramente incredibile la statunitense, ormai praticamente imbattibile nella velocità.
Non imbattibile però fra le porte più strette, è in gigante infatti dove soffre di più. E proprio a Cortina salta di nuovo, non va a punti e lascia acora qualche speranza alla Riesch, che chiude ottava nel giorno del ritorno alla vittoria di Tanja Poutiainen.

Chiudo parlando di quello che a me sembra uno scandalo. La Fis ha deciso che l’anno prossimo non si disputerà il Super G di Kitzbuhel per inserire al suo posto una supercombinata.
Brutto, molto brutto, soprattutto dopo lo spettacolo di quest’anno.
Credo che la federazione stia facendo scelte suicide, sempre più spazio a supercombinata, con grande assenza di pubblico e spettacolo in pista. Purtroppo l’ostinazione di qualche dirigente sta togliendo lo spettacolo e qualche gara a discipline some Super G e gigante che sono, per certi versi, le più belle e tecniche del circo bianco.
assurdo questo comportamento, spero vivamente che qualcuno si ribelli, magari proprio gli organizzatori di Kitz, che potrebbero non voler sottostare a stupidi ordini dall’alto…

Va detto a chiare lettere. Kitzbuhel è uno spettacolo incredibile.
Fino ad adesso la due giorni austriaca non solo non ha tradito le attese, ma ha offertyo decisamente di più di quello che pensavo. E decisamente di più di quello che pensava anche Cuche.

Si perché il 35 svizzero realizza una doppietta impensabile e torna prepotentemente in lotta per la coppa. Che sarebbe stato un week-end decisivo per le sorti della coppa lo sapevano tutti, adesso tutti ne sono certi. In palio c’erano 400 punti, 200 già presi dal buon Didier con super g e discesa, e 200 da assegnare domani, fra speciale e fine della combinata iniziata oggi.

Ma forse la vera sorpresa di oggi è stato quel missile verde di Andrej Sporn, capace di realizzare il miglior risultato della carriera proprio sulla più bella pista di discesa al mondo, un secondo posto che fino alla discesa dello svizzero era un primo più che meritato. Ogni tano ti scappa la gara della vita, vedi Staudacher o Ceccarelli, sfortuna per Andrej che Cuche non era d’accordo.
Peccato perché per molti vincere fra le diagonali contrarie alla legge di gravità e accelerazioni in partenza inredibili, vale più della vittoria di un mondiale o di un’ olimpiade.
Terzo un grande Werner Heel, sempre più attore protagonista nella velocità.

Ma l’importante non sono stati i risultati della gara, ma “la gara” che rappresenta questa Streif. Probabilmente ha ragione De Chiesa dai microfoni della Rai. Se Wimbledon è “The Championship” forse varrebbe la pena di nominare Kitzbuhel “La Gara”.
Per tutto quello che sa offrire. 50mila tifosi sul tracciato. Tutta l’Austria collegata assieme ad ogni appassionato di sci. Una partenza che ti fionda verso i 60 km/h in meno di tre secondi, una diagonale che ti spinge sui teloni di protezione (vedi Bode Miller due anni fa), il baratro sul salto della Mausfallen, la diagonale finale e lo stradino che fa la differenza.
A Kitzbuhel trovi tutto quello che un velocista deve saper fare. Prese di spigolo e sensibilità per trovare la velocità massima, coraggio nell’azzardare le linee giuste e cervello per non tagliare troppo.
Ma soprattutto trovi tutto il fascino e il carisma di un luogo che corrisponde all’autodromo di Spa per la Formula 1, ad Assen o l’isola di Mann per le moto o al Sahara per la Dakar.
Ogni sport ha il suo luogo mito, quello su cui si narrano leggende e in cui sono nati i più grandi racconti del passato. Kitzbuhel è tutto questo per lo sci. E si vede, cazzo se si vede…

Vincere sulla Streif non è roba da tutti. Farlo in uno dei più bei Super g che abbia mai visto è roba da pochissimi.
Su una diagonale finale che era veramente una cosa fantastica, tracciata in modo che loro, quelli che lavorano a oltre cento all’ora su due pezzi di legno, sembrassero come noi, quelli che a sciare vanno una volta all’anno.
Una diagonale difficile e che spingeva fuori dal tracciato per la curva successiva.
Lì si faceva la differenza, quella cha ha fatto il “vecchio” Didier. Ha vinto ed è rientrato in classifica.
Secondo Walchoffer, terzo Streitberger.
Male Heel e Innerhofer.
Male anche il capoclassifica Janka, staccato oltre la quindicesima posizione.
Occasione sprecata invece per Svindal, fino ad oggi vicino a Cuche e adesso staccato dalla vetta di più di 200 punti, in recupero dei 40 odierni, è vero, ma troppo pochi per sperare veramente.
Domani probabilmente l’ultima occasione, la discesa più famosa del mondo su quella Streif in cui si preannuncia ogni record di presenza.

Bello anche, sul fronte femminile, il Super g di cortina. Ovviamente a vincere è stata Lindsey Vonn, che sarà anche in carne secondo alcuni tecnici austriaci, ma nessuna le riesce a stare davanti, almeno quando non si elimina da sola.
Seconda la svizzera Suter, terza la slovena Maze sempre più a suo agio con la velocità.

Lo speciale di Wengen sarà di quelli che le polemiche le lasceranno, soprattutto se Raich vincerà la coppa di 50 punti. Il fattaccio è della prima manche, quando l’austriaco e il croato Kistelic passano, almeno così sembra dalle immagini, fuori dai due paletti che delimitano l’ultimo passaggio dello slalom.

E’ vero, la tracciatura era strana e l’istinto ti poteva portare a cercare un passaggio semplice come il loro. Fatto sta che gli altri, Herbst ad esempio, sono passati nel giusto posto.

Le immagini, a mio avviso, non danno alibi ai due atleti, soprattutto il croato che istintivamente allarga il braccio destro in cerca del paletto che doveva lasciarsi sfilare alla sua sinitra. Per quanto riguarda Raich, la traiettoria vista dalle immagini sembra essere addirittura più esterna di quella del croato, almeno secondo le immagini che però ingannano per prospettiva.

Risultato? Kostelic primo e Raich quarto. Gunther Hujara lascia correre, dice che tutto è valido e la gara viene confermata. Giorni di polemiche ma alla fine difficilmente il tutto verrà annullato, pena la perdita di credibilità della federazione, la faccia di Gunter e la rabbia della federazione austriaca. Diciamo che non se lo possono permettere.

Poca, veramente poca, la responsabilità dei due, che difficilemnte hanno potuto vedere le immagini fra la prima e la seconda frazione di gara e, ancora più difficimente, si possono essere resi conto dell’errore durante la prima prova.

Mi viene alla mente la squalifica di un certo Hermann Maier, che anni fa fu escluso dal gigante che aveva vinto solo perché si era tolto gli sci poco prima della linea in cui per regolamento si dovrebbero togliere, quella linea che si trova dopo il traguardo. Il fatto di Wengen sarebbe più grave, ma questa è la decisione.

Per la cronaca, gran secondo posto di Andre Myhrer e terzo per Reinfred Herbst, leader di specialità.

Nel femminie invece niente fattacci, solo una Vonn che salta di nuovo nelo speciale, lasciando punti importanti alla Riesch, che arriva a podio e sei avvantaggia di nuovo in classifica. Seconda di giornata la slovena Tina Maze. Altra vittoria per la Zettel, che si avvicina alla testa della classifica, ormai lontana meno di 100 punti.

Dopo anni che ci provi penso sia bello farcela.
Anche se il più forte ha avuto problemi, anche se il posto non era quello di sempre. Il marchio era lo stesso, il rischio anche, e la vittoria è bella lo stesso.
Ed è la prima per Carlos Sainz, che riesce a vincere una Dakar, anche se nel Senegal non si arriva più, dopo anni di tentativi, incidenti e buone prove ma nessuna vittoria, se non quelle di tappa.
Strepitoso, almeno secondo me, Al-Attiyah, pilota e principe del Qatar che chiude secondo a poco più di due minuti dallo spagnolo, mettendolo in difficoltà e recuperando fino all’ultima tappa.

Bello deve essere però anche trionfare di nuovo dopo tre anni. Questo invece è Cyril Despres, ex compagno di Fabrizio Meoni. Nelle moto non c’è stata storia, fin dai primi problemi di Marc Coma si è capito che la Dakar era finita. Alla fine il vantaggio del francese è superiore all’ora, e io sono felice. Nessuno potrà sostituire Fabrizio, ma lui è quello che mi piace di più.

Citazione doverosa per Schultis, ritiratosi dopo l’incidente della prima tappa, costato la vita ad una spettatrice. Personalmente, almeno dagli articoli letti, mi sento di assolverlo. A quel che ho capito la donna era all’esterno della curva, proprio dove, in caso di perdita di controllo, vanno a finire i mezzi a quattro ruote.

Altra citazione più che doverosa per Luca Manca, autore di una grande Dakar finché è durata, e protagonista di una lenta ma per adesso buona guarigione dopo l’incidente che gli ha fatto rischiare di perdere la vita. Adesso tutto sembra andare meglio, speriamo continui tutto così. Ovviamente il mio augurio è quello di vederlo in sella al più presto, magari nella prossima Dakar. Auguri Luca.

P.S. quel “vecchietto” nella foto con Despres è il secondo nella generale, il Norvegese Ullevalseter, 42 anni suonati.


50 mila persone attorno ad una pista da sci.

50 mila persone a guardare uomini passare a 140 km/h.

Questa è Wengen, passione del pubblico e spettacolo in pista.
Lo spettacolo che offre quel Carlo Janka ormai definitivamente fenomeno assoluto.
C’è chi tenta una vita di vincere Wengen e c’è chi come lui ci riesce quasi subito.
E Osborne, in stagione di grazia, non era andato poco, tutt’altro. Era stato capace di superare il “vecchio” Marco Buechel, per un giorno tornato alla forma di qualche anno fa, comunque sempre bello da vedere quando è in giornate come quella di oggi.
Sembrava un’atra giornata sorpresa, un po’ come Val gardena o BOrmio, poi parte Janka.
Disegna curve e linee perfette, spaventa per la perfezione delle linee e la facilità di condurre lo sci, la leggerezza con cui imposta le traiettorie e il controllo che dimostra.
Alla fine vincerà di 6 decimi ma il dominio è assoluto.

Bello vedere tutta quella gente sulla pista, peccato che tocca vederla in streaming su Raisport +, vederlo oin chiaro su Rai Tre sembra chiedere troppo, alla stessa ora facevano vedere come si poteva usare la polenta di castagne, mica come saltare sul Lauberhorn.
Bello ritrovare di nuovo Bode Miller che lotta per vincere, poi fa un numero dei suoi e si stende all’ultima ,curva, ma la coppa non gli interessa e la forma per le olimpiadi sta arrivando.
Bello vedere Heel che arriva quarto con una gran gara.
Bello vedere Fill, che rientra dopo l’infortunio autunnale e arriva ottavo, con una gara da campione dopo lo strappo che aveva subito.
Bello vedere Osborne che prova a tirare su scherzosamente gli angoli della bocca di Janka, un po’ come a dire, e sorridi cazzo, hai vinto Wengen.
Bello vedere Cuche che è una vita che prova a vincere qui che si inchina di fronte al vincitore di giornata come aveva già fatto Svindal in America, sportivamente e allegramente, mentre dentro stava probabilmente soffrendo per una vittoria che forse non arriverà mai.

Bello tutto l’ambiente che si respira al traguardo. Si viaggia a 140 km/h, ma dopo è una festa.

Mi sa che guardavo lo sci su internet, non il calcio in chiaro…

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