febbraio 2010


Ci sono persone che ti lasciano qualcosa di diverso. Ci sono persone che ti lasciano qualcosa di più. Ci sono persone che non riesci a non rimpiangere.
E allora capisci che, anche se eri lì davanti ad uno schermo per vedere la seconda manche del gigante femminile olimpico, sei contento che sia stato rinviato. Al suo posto, come riempitivo, hai visto “Sfide”, un vecchio speciale dedicato a Fabrizio Meoni.
E tutto ti torna in mente. Ricordi di quanto facevi per lui. Ricordi quanto lo guardavi come un mito. Ricordi di quanto fosse umano. Rivedi le immagini di un uomo che, sul podio per la vittoria della sua prima Dakar non era felice. Intorno a lui troppi bambini sporchi e poveri. Di lì in avanti si era innamorato dell’Africa e aveva fatto il possibile per migliorare la vita di quei bambini.
Ti ricordi allora di quanto no ti eri sbagliato sul suo conto, ti ricordi che alla fine, grandi miti, superuomini, nessuno al suo confronto.
Ti ricordi delle mille volte che hai pensato allo sportivo perfetto, al vero campione. A quello che non ha mai mollato, neanche a 47 anni. A quello che veramente lo faceva per passione. Quella vera di passione.
E allora ti scende ancora qualche lacrima guardando il suo amico Cyril Despres piangere per la seconda volta in pochi mesi dopo la morte di Richard Sainct. Vedi il francese arrivare a fine tappa e ricevere la notizia della morte del suo grande amico. Lo vedi accasciarsi al suolo e piangere come un bambino, assieme a tutti gli altri che correvano quella Dakar del 2005. E la lacrima scende anche a te, senza per niente sentirti stupido, senza vergognarti di soffrire ancora, dopo 5 anni, della morte di Fabrizio.
Poi pensi e ti ricordi come le stesse sensazioni  le hai provate per un certo Franco Ballerini, ma questa è un’altra storia…

Oggi penultimo giorno di Olimpiade Canadese. Speriamo in uno slalom maschile che presenta due candidati a medaglia, Moellg e Razzoli.
Personalmente credo più nel secondo che nel primo, vuoi per lo stato di forma dimostrato fino ad adesso da Manfred, vuoi per la pista simil Zagabria (anche se non nella neve), dove Razzoli ha sempre fatto bene.

Ieri intanto siamo rimasti là, in quel limbo di incompiuti che contraddistingue la nostra olimpiade. Troppe volte a poco dal podio ma senza piazzare la zampata, lo scatto che ti ci porta, fra le medaglie.
Nicole Gius era a 3 decimi dopo una bella prima manche, ma la seconda è stata altra storia, mai in gara e mai pericolosa, anche se ha tentato di attaccare.
Gran manche invece per Marlies Schild, che si prende una medaglia meritata dopo il grosso infortunio dello scorso anno. Alla fine poteva essere un oro per la prova che ha fatto, sembrava di veder scendere uno dei suoi colleghi maschi, anziché una donna. Ma la neve Canadese non l’ha favorita, portando sul gradino più alto del podio Maria Riesch, più brava a sfruttare il fondo trattato con additivi chimici e a far correre i propri sci anche sembrando più lenta nell’azione.
Terza di giornata quella Sarka Zahrobska che si esalta nei grandi appuntamenti. Dopo tre medaglie mondiali consecutive in slalom – bronzo 2005, oro 2007 e argento 2009 – centra anche la medaglia olimpica, dimostrandosi una che, quando la posta in gioco è alta, ragiona più di altre.

Male invece nel pattinaggio velocità. Nella prova a squadre l’Italia, campionessa Olimpica di quattro anni fa, abdica al primo turno contro i Canadesi. E lo fa non entrando mai in gara, con atleti che sembrano la brutta copia di quelli che avevano raggiunto ben altre posizioni durante la coppa del mondo. Forse è la fine di un’era per il attinaggio Italiano, anche se, alla fine, l’era è stata breve, troppo…

Grna Canada invece per quanto riguarda il medagliere. Con i due ori di ieri si è portata in testa, ben due medaglie di vantaggio su USAia e Norveg e una sulla Germania. I giochi sono quasi finiti e la squadra di casa può chiudere il discorso con il Curling maschile, anche se, in caso gli Stati Uniti vincessero nel bob a quattro, il discorso sarebbe probabilmente rimandato allo scontro dell’ultimo giorno. FInale di Hockey maschile Canada – USA. Sembra un film, ma per i Canadesi sarebbe un sogno…

E anche il gigante femminile se n’è andato.
Niente medaglia per la gara vinta dalla tedesca Rebensburg, 20 anni e nessuna vittoria in coppa del mondo, un po’ come la nostra Brignone.

Il problema è che altri sfruttano occasioni che potevano essere nostre. La Rebensburg è scesa solo due numeri dopo la nostra Moellg, quindi con stesse condizioni meteo. Solo che lei ha vinto e Manuela è arrivata 11esima.
L’occasione c’era, in una seconda manche troppo simile alla prima. Anche ieri nebbia alta che non faceva vedere niente, l’Italiana scende in uno dei momenti migliori, ma non sfrutta l’occasione della vita.
Dopo di loro fanno tutte fatica, tanto che la Maze chiude seconda e la Goergl, prima dopo la manche di mercoledì, chiude in terza posizione.

Gara comunque imbarazzante, ricca di errori di gestione e di organizzazione che la penalizzano a livello quasi dilettantistico piuttosto che olimpico. Il caso maggiore è quello famoso di Vonn e Mancuso, che senza motivo stanno cercando di caricare di astio fra le due. Anche se, ad onor del vero, pare che la Mancuso abbia offeso la compagna di squadra sulla pista. Lindsey in realtà si è rotta un dito, che doveva fare, non cadere? Grazie al…

Altra gara altro legno? Certo! nella staffetta femminile 4x5km di fondo la squadra italiana fa anche più del dovuto, portando Sabina Valbusa a giocarsela per le medaglie. Al momento dell’ultimo cambio eravamo secondi in fuga assiema alla Norvegia, solo che loro come ultima frazionista avevano Marit Bjoergen, noi Sabina, incapace di reggere il ritmo della Norvegese che con questo è al terzo oro olimpico.

Alla fine ci riprendono anche Germania e Finlandia, che ci staccano e completano il podio.
Altra delusione ma a dire la verità prima della gara il quarto posto era insperato. Però lì eravamo e non siamo riusciti a prendere niente.

Ore dopo toccava a Carolina Kostner e, anche se la medaglia era lontana e praticamente irraggiungibile, la figura poteva essere molto meglio.
La nostra pattinatrice sbaglia praticamente tutto, cade ancora e chiude al 16esimo posto, con un punteggio ridicolo per chi diceva di poter arrivare a medaglia.
Ora, lo ammetto, CArolina non mi sta molto simpatica. Spero comunque che possa riprendersi e migliorare il proprio valore, come lei stessa ha dichiarato nel dopogara. Terribilmente afflitta ma sempre in grado di dire che ha la stoffa per farcela e che non si arrende. Il carattere per parlare l’ha sempre mostrato, la voglia e l’impegno anche. Negli appuntamenti importanti ha poi sempre fallito, ma anche io sono convinto che il talento ci sia.
Alla fine però sono contento per il terzo posto della Canadese Rochette che, dopo la perdita della madre pochi giorni fa, si strameritava una medaglia, a qualunque costo. Ha dimostrato di essere una campionessa e di avere un gran carattere, portando a termine probabilmente la più bella impresa delle olimpiadi, sul lato umano sicuramente.

Bene Pittin e Runggaldier nella combinata nordica con trampolino lungo, gara che ha visto trionfare gli americani Demong  e Spillane davanti all’austriaco Gruber. Sopratutto Pittin, che ha chiuso la gara settimo, ha dimostrato, dopo il bronzo di una settimana fa, di avere il futuro dalla sua.


I rimpianti sono tutti italiani. Per un’Olimpiade che non va.
Un’Olimpiade che ci lascia a quattro medaglie e tanti pugni di mosche.
Altre delusioni, tremende delusioni.

La prima arriva ancora dallo sci alpino. Da quel gigante maschile che ci vede, a mio modesto avviso, con la più forte squadra al mondo. I nostri che sarebbero da medaglia sono almeno 3, Blardone, Simoncelli e Moellg, poi per Ploner non si sa mai.

E invece niente. Moellg e Ploner mai in gara, così come Simoncelli, che almeno ha la scusa delle infiltrazioni per l’infortunio subito al ginocchio due giorni prima della gara. Ma si sa, è uno degli uomini più sfigati – e non me ne voglia – del circo bianco. Fra lamine rotte per dei sassi, gare annullate quando era primo e mal di schiena, le ha viste tutte. Mancava solo l’infortunio olimpico quando era in gran forma, ed eccolo qua a Vancouver.
Probabilmente non sarebbe stato da podio in una pista molto lontana dal genere che lui ama.
Un gigante brutto, a tratti quasi da Coppa Europa per la velocità degli atleti. Un pendio regolare ma mai ripido, porte lontane e non angolate nelle prima manche e una neve imbarazzante, praticamente acqua un po’ più fredda dello 0°.
Niente ghiaccio e niente pendio rendono i nostri sciatori come altri.
E alla fine niente podio.
La prima manche ci lascia l’appiglio Blardone, quarto a due decimi dal Janka in testa, e a 4 centesimi da Svindal terzo, terzo di manche con una grande prestazione, di nuovo.

La seconda poi è da mani nei capelli. Nonostante la traccuatura del tecnico italiano, che cerca di far curvare di più il tracciato per favorire i nostri e migliorare lo spettacolo, Blardone sbaglia subito e si allontana fin dalle prime porte dal podio. Chiuderà 11esimo, staccato di 9 decimi dal podio e di 1,52 secondi dal primo.

Si conferma medaglia d’oro, dopo il mondiale dello scorso anno, un Carlo Janka strepitoso, che dimostra come sia possibile vincere sia sul ghiaccio e porte ravvicinate della Val d’Isère, sia sulla pappa e porte larghe di Vancouver.
Secondo un grande Kjetil Jansrud, autore del miglior tempo di manche e in grande rimonta dopo il nono posto nella prima frazione. Terzo, ancora Aksel Lund Svindal, che esce dalle olimpiadi con uno stato di forma mostruoso e tre medaglie, una per ogni colore.

Alla fine brutta gara, soprattutto per i contenuti tecnici della pista, galvanizzata solo dal fatto che, dopo la prima manche, erano in 15 compresi in 1,71 secondi.
Lo spettacolo è venuto solo da lì, per il resto poco o niente.

Altra delusione per quella che quattro anni fa fu trionfo. La staffetta 4×10 km di sci di fondo maschile non conferma l’oro di Torino, ma neanche va a medaglia.
E d’altra parte i nostri non hanno più poco più di trent’anni, ma vanno più per i quaranta. Di Centa 38, Zorzi 37 e Piller Cottrer 38, tutti ancora da compiere. Solo Valerio Checchi si salva con un 29 che fa tanto giovincello in mezzo agli altri.
Non voglio assolutamente sputare sopra ad atleti che adoro, però l’evidenza è questa. Quattro anni fa erano nel pieno della maturità agonistica, oggi sono in fase calante, anche se uno spunto ci può sempre stare, la classe c’è e rimane.

Ma lo spunto no c’è stato ieri, in quella che è stata una gara meravigliosa. Quattro nazioni i fuga, Svezia, Repubblica Ceca, Francia e Germania. La seconda e la terza a sorprendere nettamente.
L’Italia si stacca subito, anche se di poco con Checchi, un po’ di più con Di Centa, prova la rimonta con Piller Cottrer che poi mantiene lo svantaggio ereditato in seconda frazione calando nel finale della sua prova, e alla fine si arrende con Zorzi che non fa neanche la volata per il settimo posto.

Davanti intanto fuga della Svezia che vince in solitario, diventando la nazione di questi giochi per quanto riguarda il fondo con 3 ori, 2 argenti e 1 bronzo. E dietro gli svedesi grande rimonta di Petter Northug, che porta la sua Norvegia al secondo posto, scavalcando la molto soprendente Repubblica Ceca che alla fine batte la Francia in volata.
Northug era venuto per dominare i giochi, non è stato così ma si porta a casa comunque 1 oro nella sprint a squadre, questo argento e 1 bronzo nella sprint individuale.

Alla fine si scopriranno le concause. Di Centa che dichiara di aver abagliato gli sci, scegliendo sciolina a non “il pelo”, che ha aiutato gli altri a non far attaccare la neve sotto i proprio scie  scivolare meglio au un mato caldo e difficile da percorrere. Ma alla fine le scelte migliori arrivano quado sei in forma, non so perché ma quando deve andare male va male, spesso e volentieri. Scendiamo dal podio della staffetta dopo 18 anni, a partire da quel ’92 di Albertville, pasando per l’oro di Lillehammer e Torino.

Adesso ci manca a staffetta femminile, ma ci deve andare bene per sperare in medaglia, la 30 km femminile e la 50 km maschile. Nell’ultima siamo campioni olimpici in carica con Di Centa. Difficile ripetersi, speriamo in medaglia, più che altro con Piller che la forma ce l’ha.

E la vergogna?
Prima di tutto per la Rai, che si collega su rai due solo durante i replay della gara, replay sull’arrivo, non sull’inizio.
Si colega a gara terminata dunque, costringendo Bragagna a scusarsi con gli spettatori, che si sono persi una gara meravigliosa.
Non dico di non fare vedere Inter – Chelsea, ma sulla seconda o terza rete si poteva fare di più. Così mi sembra veramente una vergogna, uno scandalo per una televisione che dovrebbe fare del servizio pubblico il suo credo.
Ma forse è quello che ci meritiamo se guardiamo solo uno sport. Il problema è che c’è chi ne vorrebbe vedere altri…

Altra vergogna, anche in questo caso grande, nel gigante femminile.
In una gara in cui a malapena si vedeva una porta per la nebbia, quando il regolamento dice che gli atleti ne dovrebbero poter vedere tre, si decide di spingere comunque le sciatrici fuori dal cancelletto di partenza.
Il risultato?
Da casa non si vedeva una discesa bene, e la gara è stata veramente insulsa, senza una parvenza, neanche minima, di regolarità agonistica.
Tralasciando il fatto che a perderci siamo stati ancora noi Italiani, con una squadra fortissima e costretta a sperare nel podio della sola Manuela Moellg, date le defezioni di Brignone, Karbon e Gius, lo spettacolo è stato veramente assurdo.
Il massimo lo si è raggiunto quando, dopo che Lindsey Vonn era caduta e ancora in terra e con i soccorsi che valutavano e sue condizioni a pochi metri dalle porte, hanno dato comunque il via a Julia Mancuso, costringendola ovviamente a fermarsi dopo una trentina di secondi.
Gran rabbia dell’Americana che si è vista costretta a salire su una motoslitta e ripartire dal cancelletto come 31esima anzichè 18esima, con tutti gli svantaggi del caso.

Assurdo continuare in una gara falsata e per giunta neanche televisiva, dato che per riuscire ad arrivare alla fine della manche prima del peggioramento meteo, le ragazze sono state spinte fuori con tempi, fra l’una e l’altra atleta, ancora più ridotti del normale.
Un comportamento assurdo da parte di federazione internazionale e comitato olimpico.
Peggio ancora poche ore dopo, quando si è tentato di far partire una seconda manche dove non si vedeva nemmeno la prima delle porte che le atlete dovevano affrontare. E ci si è provato in tutti i modi, addirittura abbassando la partenza di circa dieci porte, mossa che praticamente avrebbe distrutto il significato di un gigante olimpico portandolo a livello di uno dilettantistico. Tralasciando i discorsi su una neve simile a quella del gigante maschile, non capisco come si possa ritenere valida una prova del genere.

Per la cronaca, poi la seconda manche è stata annullata, ma non la prima, che viene considerata valida a tutti gli effetti. Oggi seconda manche di un gigante che ormai non sa più di nulla, oltre ad essere, palesemente, senza significato e regolarità sportiva. Ieri prima la Goergl, seconda la Barioz, terza la Zettel.

Questo ci tocca, rimpiangendo Torino 2006…

L’Italia rischia di non prendere altre medaglie in queste olimpiadi, dato l’andazzo che sa tanto di maledizione.

Già non abbiamo grandi squadre competitive, più che altro molte squadre.
I settori in cui possiamo lottare sono pochi. Sci alpino in praticamente tutte le specialità, sci di fondo anche, poi poco più, inseriamo giusto lo short track femminile.

Le altre speranze sono legate ad atleti singoli più che a tradizioni o squadre competitive. Si pensi a Zoeggeler, Kostner, Pittin (che di fatto è stata grande sorpresa), Fabris e non molto altro.

Le occasioni da medaglie ci sono state, ma le abbiamo fallite molte, alcune anche con grandi fallimenti.
Il problema è che non puoi neanche recriminare. Le olimpiadi sono queste ed è giusto che siano così. Se non arrivi in forma, o non sei uno da grande appuntamento, difficilmente te la cavi.

Succede allora di vedere una squadra sprint femminile di sci di fondo arrivare quarta quando tutti la davano per favorita. Follis e Genuin non erano i forma, perlomeno non come le altre. La preparazione è andata bene, ma soprattutto Arianna non era quella di Liberec dell’anno scorso, quella che ieri ci avrebbe portato a medaglia, e probabilmente a quella d’oro.
Ma così va lo sport, soprattutto lo sci di fondo, soprattutto la sprint. La gara non gira, la condizione non è quella che speravi, e i sogni svaniscono.

Nella srpint a squadre maschile avevamo solo le speranze, non i favoritismi dei pronostici, ma anche qui ci stacchiamo, anche troppo presto, e niente da fare.
Zorzi non è più quello di anni fa, Pasini neanche, e anche la speranza se ne va.
Il problema è che non azzecchiamo mai una sorpresa, mai ci dice bene, soprattutto a Vancouver.

Tre podi sfumati per centesimi nello sci alpino, quarti nella sprint di fondo e così via.
Sinceramente pensavo che si potesse eguagliare il medagliere di Torino, magari non negli ori, ma nelle medaglie generali.
Se non altro perché là le medaglie vennero molto dal fondo (3), dal pattinaggio velocità (3). Dopo la bella partenza con Fontana, Piller Cottrer, Pittin e Zoeggeler speravo in qualche sorpresa e in se non molte, qualche conferma. A Torino le medaglie furono 11, qui siamo fermi a quattro e domenica finiscono le olimpiadi.

Adesso mancano giganti e speciali maschile e femminile, Kostner, Fondo con staffette e 30 km femminile e 50 km maschili, la staffetta ad inseguimeto a squadre nel pattinaggio velocità,e la staffetta femminile di short track.
Alla fine spazio per le medaglie ce n’è, speriamo e guardiamo…


L’Olimpiade di Vanouver va avanti. E per noi arrivano nuove delusioni.

La prima è delusione relativa. Nel super G Femminile poco potevamo dire, e poco abbiamo detto, ma si sa, in una sorpresa ci si spera sempre.
Gara comunque bellissima. La gara delle illusioni coe l’hanno definita in Rai. Delusione per Julia Mancuso, che sperava nella terza medaglia ma che vanifica tutto con un errore troppo grande.
Delusione per Elisabeth Goergl, che la supera e pensa di poter andare a medaglia.
Ma delusione ancora più grande per Lindsey Vonn che parte alla grande, perde un po’ nel finale controllando, e supera il traguardo esultando per quella che le sembra una prova da seconda medaglia d’oro.

Io penso che solo la Paerson può batterla, poi scende Andrea Fischbacher, perfetta in ogni curva, che la supera di 74 centesimi e salva l’onore degli austriaci, sull’orlo di un suicidio di massa senza medaglie in velocità.
Pochi numeri dopo scnde la Paerson che non centra il podio, ma è Tina Maze che sorprende di nuovo piazzandosi al secondo posto e relegando la Vonn al bronzo finale.

Illusione e rimpianti per noi, Johanna Schnarf chiude quarta, con una gran gara e soli 11 centesimi di ritardo dall’americana.
Alla fine le nostre squadre di velocità hanno perso tre medaglie per circa tre decimi totali in tre gare.

Altra delusione reativa in supercombinata. Dminik Paris stacca il secondo posto in discesa dietro a Svindal, ma si sapeva che in speciale non poteva in nessun caso mantenere il podio.
Gran gara la fa Bode Miller, che centra l’oro olimpico che alla fie, nonostante le sue bravate e i suoi allenamenti discutibili, si merita anche. Se non altro per carisma, spettacolo offerto, e classe, tanta classe. Ripeto, il circo bianco ha bisogno di uno come lui, speriamo continui ancora.
Secondo arriva Kostelic che sfrutta la racciatura a trabocchetti del padre nello slalom speciale. Alla fine il croato rischia poco, sperado magari in errori altrui, ma l’americano non sbaglia e lui si acontenta dell’argento. Terzo Zurbriggen, gara regolare e medaglia al collo.
I battuti di giornata sono Raich, mai in gara sul suo terreno, lo slalom speciale, e Svindal, primo in discesa e con più di settanta centesimi da amministrare su Bode Miller.
Il Norvegese scende bene per i primi due terzi di pista fra i pali stretti, al penultimo intermedio è dietro di poco più di due decimi, e in fondo Bode non è andato fortissimo, anche Janka gli aveva mangiato un decimo. Aksel però sbaglia malamente sul trabocchetto dell’allenatore croato, inforca nettamente e dice addio alle medaglie.

Ma di delusioni azzurre, quelle vere, si può parlare per Fabris, Di Centa e Piller Cottrer.
Il pattinatore era impegnato nei 1500m velocità, gara che lo vide trionfare quattro anni fa a Torino. La medaglia d’oro era fuori portata, data la gara strepitosa dell’olandese Mark Tuiter. Ma nella giornata no di Kramer e in quella così e così di Shani Davis, qualcosa di più si poteva fare. L’Italiano parte male, al secondo giro ha già più di due secondi di svantaggio sul Coreano Mo Tae- Bum che poi chiuderà quinto, poi reagisce a recupera più di un secondo negli ultimi 400 metri, chidendo con a 55 centesimi dal coreano. Si poteva fare di più, secondo me anche un secondo meglio, tempo che avrebbe voluto dire quarta posizione e forse secondo o terzo posto. L’imprssione è che Enrico non ci sia più di testa che di fisico, perlomeno non come c’era quattro anni fa, nemmeno come c’era due mesi fa. Peccato, adesso rimangono diecimile, difficile la medaglia, e la staffetta, dove possiamo dire la nostra.

La delusione più grande però arriva, come ho già detto, dal fondo. Da quella 15 + 15 km che poteva regalarci qualcosa di più. Nella gara più calda che abbia mai visto, +13° la temperatura dell’aria, gli italiani lottano, ma un po’ gli sci, un po’ il caldo, e un po’ gli avversari più forti, non ci lasciano speranze. Piller Cottrer si stacca troppo presto per sperare. Di Centa all’ultimo giro, chiudendo alla fine in affanno e solo 12esimo. Davanti a lui il grande battuto di giornata, quel Petter Northug arrivato per vincere tuto e per ora con solo un bronzo conquistato nella sprint. Alla fine la tattica svedese paga, Johan Ollson scappa presto, costringe a gara dura e sfianca gli inseguitori, fra cui sta tranquillo Marcus Hellner, suo connazionale.
Il Russo Legkov è costretto a tirare il gruppo per rientrare sul primo, ce la fa ma spende troppo dando a Hellner la medaglia d’oro, al tedesco Angerer l’argento e al fuggiasco Ollson il bronzo.

Bella, bellissima, l’immagine del Re di Svezia, a tifare per i suoi con cappellino e tuta della squadra. Forse da altre parti sono di un’ altra pasta, da noi i principi cantano, e c’è chi li ascolta anche…

Svindal è decisamente incredibile.
In una stagione che non è andata come voleva, mai o quasi mai ai massimi livelli, per colpa di molte influenze e qualche acciacco, si riprende tutto ciò che ha lasciato durante la coppa.

Che sarebbe arrivato in forma all’appuntamento lo pensavano tutti viste le ultime uscite in Europa, ma vincere poi è sempre difficile. Lo dimostra la discesa, dove è partito non benissimo, ha poi fatto un intermedio mostruoso e ha chiuso davanti a Miller per soli due centesimi. Peccato per lui che Didier Defago si sia svegliato bene. L’atleta svizzero, che quando sta bene è difficilmente battibile, lo ha superato di 7 centesimi.
Bello, bellissimo anche il ritorno alla medaglia di Miller, che molti davano per finito e che invece dimostra come il funambolo americano sappia ancora fare la differenza, e soprattutto quanto serva un personaggio come lui al circo bianco.

Ieri Super G maschile. Svindal parte bene, ma è nella seconda frazione della gara che fa il capolavoro, e questa volta non ce n’è per nessuno. Terzo oro olimpico consecutivo per la Norvegia in super G, due del grande Aamodt e questo di Svindal.
Se fosse un ciclista sarebbe uno alla Freire, uno che, nel giorno in cui conta solo il risultato, tira fuori qualcosa di più, qualcosa che gli altri non hanno, quella grinta e cattiveria agonistica che ha tirato fuori sia ai mondiali di tre anni fa, sia nelle finali di coppa del mondo in cui ha vinto la classifica generale, sia sulla Birds of Prey, al ritorno sul salto che gli è costato un infortunio mostruoso.

Peccato, veramente peccato, per Heel e Innerhofer, entrambi a pochi centesimi dal podio olimpico. Grande prova della squadra di velocità azzurra ma purtroppo i centesimi ci tolgono dal podio.
Peccato in fondo anche per Miller, che forse un oro se lo meriterebbe…

Peccato soprattutto per Patrick Jaerbyn, il grande discesista Svedese che ormai scia più per passione che per protagonismo e speranze di vincere. Uno che a 41 anni continua a sciare a questi livelli non si meritava certo di cadere così, nella discesa olimpica, quella che sarebbe stata comunque la sua ultima e quinta olimpiade. Adesso probabilmente sarà la sua ultima gara. L’importante è che alla fine l’emergenza sembra rientrata. La botta c’è stata, la commozione cerebrale anche, ma forse la schiena ha retto meglio di quel che si pensava.

E cambiando sport peccato anche per Marianna Longa e Arianna Follis, purtroppo non al meglio della condizione nell’appuntamento che conta. Ieri sera, nella 7,5 + 7,5 km femminile di sci di fondo, la prima frazione a tecnica classica poi libera, hanno chiuso settima e nona, lontane dal podio che era possibile.
Grande oro per Marit Bjoergen, al secondo di queste olimpiadi senza contare il bronzo nella gara d’esordio.

Chiudo correggendomi sul giudizio di ieri riguardo Petra Majdic. Secondo me non è stata incredibile, ma immensa. Pensavo si fosse rotta due costole, invece se ne è rotta 4 con in aggiunta il distaccamento della pleura. Tutte cose che, in uno sport in cui si spinge moltissimo di braccia, e in una gara in cui si fanno quattro prove eliminatorie più la finale a tutta velocità, non servono molto.
Veramente un mostro. Adesso è ricoverata all’ospedale di Vancouver, le sue olimpiadi sono finite qui. Le rimane un bronzo che vale più di un oro, un bronzo che brucia perché sarebbe stato facilmente oro, ma che, per certi versi, vale molto di più della prima posizione.

Pagina successiva »