La domenica mattina ti svegli, fai una gara, anche piuttosto bene, poi ti cambi e torni a casa.
In macchina accendi la radio e rimani schockato, la voce parla di lutto nel mondo dello sport italiano, e subito pensi ad un grande vecchio. Poi dice quel nome e ti si gela il sangue, le parole ti muoiono in in bocca quanto contava per te, anche se il tuo sport è un altro e il mondo in cui vivi è distante dal suo. Poco importa, appassionato sei e in qualche modo ti sembrava di conoscerlo.
La voce ha fatto quel nome, quello di Franco Ballerini. Rimani di sasso. La prima reazione è il rifiuto, quel no che ti esce spontaneo dalle corde vocali, poi ti metti in silenzio, nel più profondo silenzio, e ascolti, cominciando a rassegnarti.
Franco era ad un rally a Casa al Vento nel comune di Serravalle Pistoiese. La sua auto è finita fuori strada e lui non ce l’ha fatta, ma ancora niente dettagli.
La parola passa a Davide Cassani, contattato telefonicamente per dire la sua, per dare un ricordo.
E sentire la sua voce strozzata, quasi in lacrime, che dice quello che te stai pensando, che non ci si crede, che non si accetta, che ieri ci aveva parlato ed era lì, che fino al 2001 era in gruppo con gli altri, che è morto uno che in quanto a umanità non era secondo a nessuno, prima che uomo di sport.
Sentire che la perdita è enorme per lo sport, ma che in fondo quello che conta e altro, ti fa un male cane. Alla fine Cassani chiude con un “cacchio” che vale più di tutte le parole precedenti. Un “cacchio” che esce male, strozzato e sofferente, poi si capisce che la registrazione è stata tagliata, ma il senso è tutto lì. Rimane con te e non se ne va.

Allora arrivi a casa, accendi il computere e cerchi di capire meglio quello che è successo.
Ballerini era il navigatore di Alessandro Ciardi , pilota Toscano. La loro auto ha urtato un muro dalla parte destra, quella del commissario tecnico italiano, poi è finita contro un parapetto. L’ambulanza era a 50m di distanza, ma 45 minuti di soccorsi non sono serviti a niente. Ciardi  è in coma, in gravi condizioni, speriamo bene.

Era da tanto che non mi sentivo così, era da tanto che non sentivo come tragica la notizia di qualcuno che se ne va così lontano da me. Perché Ballerini era uno che ho sempre ammirato, poche vittorie a buone, sempre in gruppo a pedalare onestamente, un grande anche se non nei risultati come molti altri. Ma quello che più contava era l’umanità che trasmetteva, la semplicità con la quale si rapportava verso il mondo esterno, quello al quale arrivava attraverso i media. Era uno sempre disponibile, uno che rideva sempre. Umile fino all’eccesso senza scordarsi mai da dove veniva. Parlava poco e quando lo faceva aveva ragione.
Innamorato di quella che io considero “La Gara” di un giorno, quella Parigi-Roubaix che era riuscito a vincere due volte.

Era uno degli ultimi “veri” rimasti in quel mondo, figlio di un ciclismo più ampio di quello di adesso per contenuti e valori.
Se n’è andato probabilmente il più grande commissario tecnico della storia del ciclismo azzurro, se n’è andato un grande, soprattutto come uomo.

E allora quel cacchio di Cassani, che è stato anche troppo pacato a dire, lo finisco io…Cazzo!

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