L’Olimpiade di Vancouver è cominciata fra problemi enormi.
Prima il tempo praticamente primaverile che non si vedeva da quarant’anni – Come confermare le leggi di murphy se non riproponendo sole e 8° in un periodo in cui si dovrebbe essere sempre sotto lo 0° in quel di Vancouver? – poi l’incicente mortale.

E’ proseguita con problemi logistici nella cerimonia d’apertura, uno dei quattro bracci della fiaccola olimpica che non si alza dopo che lo aveva sempre fatto nelle mille proveeffettuate – ennesimo rimando alla legge sopracitata – che mi fa venire in mente quei messaggi di un noto sistema operativo quando chiede se sia o no il caso di avviare l’applicazione, magari qualcuno non ha cliccato su “ok”.

Alla fine le gare sono cominciate. Ma gli errori non sono finiti. A partire da una regia internazionale a dir poco imbarazzante, che tanto fa incazzare Bragagna e che ci ricorda ancora una volta quanto sono state belle le nostre di olimpiadi. Per arrivare poi a gravi problemi organizzativi.

Non bastava il pilone lasciato assurdamente scoperto nella pista di slittino. Ci volevano cunette non spianate da un semplice passaggio di un gatto delle nevi vicino alla linea del traguardo della discesa libera femminile, che fanno volare in aria la povera Dominique Gisin. Ci voleva una cura ghiacciata che porta fuori strada petra Majdic, facendola cadere in un fossato di due metri e molto vicino ad un tubo di cemento per lo scolo delle acque. Un fossato incredibilmente senza reti di protezione.

Insomma, troppe lacune che fanno pensare…

Nonostante tutto è sempre un ‘Olimpiade, e le cose belle inevitabilmente ci sono.

A partire dallo spirito canadese, tutti molto felici e festanti per quella che è una festa in casa, a parte qualcuno che non capisco perché protesta contro quello che per me è sacro.
Per continuare con le medaglie azzurre, prima Pittin con una grande gara in una specialità che vanta a malapena 60 tesserati in Italia – i soliti calciofili… – poi Piller Cottrer che spero apara la strada ad una serie di allori nello sci di fondo, dove obiettivamente abbiamo grande squadra sia in campo femminile che maschile. Poi Zoeggeler, alla quinta medaglia olimpica che inevitabilmente, come avevo già detto tempo fa, scontenterà i più, che lo conoscono solo dall’oro di Torino e che credono che il suo sia uno sport in cui la competizione è a livelli talmente bassi da sopportare solo la vittoria. Chiedere ai tedeschi se è così…

Per finire con la medaflia di quella Arianna Fontana, che già a sedici anni gareggiava in nazionale, nello short track.

Le cose belle ci sono eccome, e come al solito sono dovute a chi per le olimpiadi lavora quattro anni consecutivi, a chi le prepara come obiettivo principe di una carriera, di una vita.
Basta pensare a Anja Paerson, che dopo il mostruoso volo in discesa libera si prende il bronzo in combinata. Un volo in cui non è stata brava, ma assurdamente perfetta. Si perché prima si è arretrata in curva, poi ha capito di poter volare come Daniel Albrecht a Kitzbuhel, e allora si è tirata su quando ormai era già in aria, è atterrata incredibilmente dritta dopo sessanta metri di salto e non è ovviamente riuscita a rimanere in piedi, sbattendo contro il palo della porta.
Sembrava un infortunio serio al ginocchio e invece il giorno dopo ha preso il bronzo in combinata.
Peccato che la stessa sorte non sia toccata ad altre due atlete, una cilena e una romena infortunatesi nel proseguio della discesa libera.

Ma il gesto più bello dell’olimpiade per ora va a Petra Majdic, che mi ha veramente stupito e molto, ma molto, impressionato.
Dopo il volo che le ha procurato l’incrinazione di due costole all’ultimo giro del riscaldamento – ancora murphy? – è partita per ultima, si è qualificata per la finale accasciandosi al suolo alla fine di ognuna delle prove eliminatorie, distrutta dal dolore e senza fiato.
Poi è partita l’ultima prova, ha lottato per rimanere là con le prime e ha vinto il bronzo in una finale che la vedeva fra le favorite senza l’infortunio.
Una prova di carattere mostruosa. Dopo il traguardo, una volta passata l’adrenalina e a concentrazione, è praticamente svenuta, costringendo i medici a portarla via a braccia.

Per adesso l’immagine più bella di quello spirito olimpico che adoro…

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