Svindal è decisamente incredibile.
In una stagione che non è andata come voleva, mai o quasi mai ai massimi livelli, per colpa di molte influenze e qualche acciacco, si riprende tutto ciò che ha lasciato durante la coppa.

Che sarebbe arrivato in forma all’appuntamento lo pensavano tutti viste le ultime uscite in Europa, ma vincere poi è sempre difficile. Lo dimostra la discesa, dove è partito non benissimo, ha poi fatto un intermedio mostruoso e ha chiuso davanti a Miller per soli due centesimi. Peccato per lui che Didier Defago si sia svegliato bene. L’atleta svizzero, che quando sta bene è difficilmente battibile, lo ha superato di 7 centesimi.
Bello, bellissimo anche il ritorno alla medaglia di Miller, che molti davano per finito e che invece dimostra come il funambolo americano sappia ancora fare la differenza, e soprattutto quanto serva un personaggio come lui al circo bianco.

Ieri Super G maschile. Svindal parte bene, ma è nella seconda frazione della gara che fa il capolavoro, e questa volta non ce n’è per nessuno. Terzo oro olimpico consecutivo per la Norvegia in super G, due del grande Aamodt e questo di Svindal.
Se fosse un ciclista sarebbe uno alla Freire, uno che, nel giorno in cui conta solo il risultato, tira fuori qualcosa di più, qualcosa che gli altri non hanno, quella grinta e cattiveria agonistica che ha tirato fuori sia ai mondiali di tre anni fa, sia nelle finali di coppa del mondo in cui ha vinto la classifica generale, sia sulla Birds of Prey, al ritorno sul salto che gli è costato un infortunio mostruoso.

Peccato, veramente peccato, per Heel e Innerhofer, entrambi a pochi centesimi dal podio olimpico. Grande prova della squadra di velocità azzurra ma purtroppo i centesimi ci tolgono dal podio.
Peccato in fondo anche per Miller, che forse un oro se lo meriterebbe…

Peccato soprattutto per Patrick Jaerbyn, il grande discesista Svedese che ormai scia più per passione che per protagonismo e speranze di vincere. Uno che a 41 anni continua a sciare a questi livelli non si meritava certo di cadere così, nella discesa olimpica, quella che sarebbe stata comunque la sua ultima e quinta olimpiade. Adesso probabilmente sarà la sua ultima gara. L’importante è che alla fine l’emergenza sembra rientrata. La botta c’è stata, la commozione cerebrale anche, ma forse la schiena ha retto meglio di quel che si pensava.

E cambiando sport peccato anche per Marianna Longa e Arianna Follis, purtroppo non al meglio della condizione nell’appuntamento che conta. Ieri sera, nella 7,5 + 7,5 km femminile di sci di fondo, la prima frazione a tecnica classica poi libera, hanno chiuso settima e nona, lontane dal podio che era possibile.
Grande oro per Marit Bjoergen, al secondo di queste olimpiadi senza contare il bronzo nella gara d’esordio.

Chiudo correggendomi sul giudizio di ieri riguardo Petra Majdic. Secondo me non è stata incredibile, ma immensa. Pensavo si fosse rotta due costole, invece se ne è rotta 4 con in aggiunta il distaccamento della pleura. Tutte cose che, in uno sport in cui si spinge moltissimo di braccia, e in una gara in cui si fanno quattro prove eliminatorie più la finale a tutta velocità, non servono molto.
Veramente un mostro. Adesso è ricoverata all’ospedale di Vancouver, le sue olimpiadi sono finite qui. Le rimane un bronzo che vale più di un oro, un bronzo che brucia perché sarebbe stato facilmente oro, ma che, per certi versi, vale molto di più della prima posizione.

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