L’Olimpiade di Vanouver va avanti. E per noi arrivano nuove delusioni.

La prima è delusione relativa. Nel super G Femminile poco potevamo dire, e poco abbiamo detto, ma si sa, in una sorpresa ci si spera sempre.
Gara comunque bellissima. La gara delle illusioni coe l’hanno definita in Rai. Delusione per Julia Mancuso, che sperava nella terza medaglia ma che vanifica tutto con un errore troppo grande.
Delusione per Elisabeth Goergl, che la supera e pensa di poter andare a medaglia.
Ma delusione ancora più grande per Lindsey Vonn che parte alla grande, perde un po’ nel finale controllando, e supera il traguardo esultando per quella che le sembra una prova da seconda medaglia d’oro.

Io penso che solo la Paerson può batterla, poi scende Andrea Fischbacher, perfetta in ogni curva, che la supera di 74 centesimi e salva l’onore degli austriaci, sull’orlo di un suicidio di massa senza medaglie in velocità.
Pochi numeri dopo scnde la Paerson che non centra il podio, ma è Tina Maze che sorprende di nuovo piazzandosi al secondo posto e relegando la Vonn al bronzo finale.

Illusione e rimpianti per noi, Johanna Schnarf chiude quarta, con una gran gara e soli 11 centesimi di ritardo dall’americana.
Alla fine le nostre squadre di velocità hanno perso tre medaglie per circa tre decimi totali in tre gare.

Altra delusione reativa in supercombinata. Dminik Paris stacca il secondo posto in discesa dietro a Svindal, ma si sapeva che in speciale non poteva in nessun caso mantenere il podio.
Gran gara la fa Bode Miller, che centra l’oro olimpico che alla fie, nonostante le sue bravate e i suoi allenamenti discutibili, si merita anche. Se non altro per carisma, spettacolo offerto, e classe, tanta classe. Ripeto, il circo bianco ha bisogno di uno come lui, speriamo continui ancora.
Secondo arriva Kostelic che sfrutta la racciatura a trabocchetti del padre nello slalom speciale. Alla fine il croato rischia poco, sperado magari in errori altrui, ma l’americano non sbaglia e lui si acontenta dell’argento. Terzo Zurbriggen, gara regolare e medaglia al collo.
I battuti di giornata sono Raich, mai in gara sul suo terreno, lo slalom speciale, e Svindal, primo in discesa e con più di settanta centesimi da amministrare su Bode Miller.
Il Norvegese scende bene per i primi due terzi di pista fra i pali stretti, al penultimo intermedio è dietro di poco più di due decimi, e in fondo Bode non è andato fortissimo, anche Janka gli aveva mangiato un decimo. Aksel però sbaglia malamente sul trabocchetto dell’allenatore croato, inforca nettamente e dice addio alle medaglie.

Ma di delusioni azzurre, quelle vere, si può parlare per Fabris, Di Centa e Piller Cottrer.
Il pattinatore era impegnato nei 1500m velocità, gara che lo vide trionfare quattro anni fa a Torino. La medaglia d’oro era fuori portata, data la gara strepitosa dell’olandese Mark Tuiter. Ma nella giornata no di Kramer e in quella così e così di Shani Davis, qualcosa di più si poteva fare. L’Italiano parte male, al secondo giro ha già più di due secondi di svantaggio sul Coreano Mo Tae- Bum che poi chiuderà quinto, poi reagisce a recupera più di un secondo negli ultimi 400 metri, chidendo con a 55 centesimi dal coreano. Si poteva fare di più, secondo me anche un secondo meglio, tempo che avrebbe voluto dire quarta posizione e forse secondo o terzo posto. L’imprssione è che Enrico non ci sia più di testa che di fisico, perlomeno non come c’era quattro anni fa, nemmeno come c’era due mesi fa. Peccato, adesso rimangono diecimile, difficile la medaglia, e la staffetta, dove possiamo dire la nostra.

La delusione più grande però arriva, come ho già detto, dal fondo. Da quella 15 + 15 km che poteva regalarci qualcosa di più. Nella gara più calda che abbia mai visto, +13° la temperatura dell’aria, gli italiani lottano, ma un po’ gli sci, un po’ il caldo, e un po’ gli avversari più forti, non ci lasciano speranze. Piller Cottrer si stacca troppo presto per sperare. Di Centa all’ultimo giro, chiudendo alla fine in affanno e solo 12esimo. Davanti a lui il grande battuto di giornata, quel Petter Northug arrivato per vincere tuto e per ora con solo un bronzo conquistato nella sprint. Alla fine la tattica svedese paga, Johan Ollson scappa presto, costringe a gara dura e sfianca gli inseguitori, fra cui sta tranquillo Marcus Hellner, suo connazionale.
Il Russo Legkov è costretto a tirare il gruppo per rientrare sul primo, ce la fa ma spende troppo dando a Hellner la medaglia d’oro, al tedesco Angerer l’argento e al fuggiasco Ollson il bronzo.

Bella, bellissima, l’immagine del Re di Svezia, a tifare per i suoi con cappellino e tuta della squadra. Forse da altre parti sono di un’ altra pasta, da noi i principi cantano, e c’è chi li ascolta anche…

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