Ci sono persone che ti lasciano qualcosa di diverso. Ci sono persone che ti lasciano qualcosa di più. Ci sono persone che non riesci a non rimpiangere.
E allora capisci che, anche se eri lì davanti ad uno schermo per vedere la seconda manche del gigante femminile olimpico, sei contento che sia stato rinviato. Al suo posto, come riempitivo, hai visto “Sfide”, un vecchio speciale dedicato a Fabrizio Meoni.
E tutto ti torna in mente. Ricordi di quanto facevi per lui. Ricordi quanto lo guardavi come un mito. Ricordi di quanto fosse umano. Rivedi le immagini di un uomo che, sul podio per la vittoria della sua prima Dakar non era felice. Intorno a lui troppi bambini sporchi e poveri. Di lì in avanti si era innamorato dell’Africa e aveva fatto il possibile per migliorare la vita di quei bambini.
Ti ricordi allora di quanto no ti eri sbagliato sul suo conto, ti ricordi che alla fine, grandi miti, superuomini, nessuno al suo confronto.
Ti ricordi delle mille volte che hai pensato allo sportivo perfetto, al vero campione. A quello che non ha mai mollato, neanche a 47 anni. A quello che veramente lo faceva per passione. Quella vera di passione.
E allora ti scende ancora qualche lacrima guardando il suo amico Cyril Despres piangere per la seconda volta in pochi mesi dopo la morte di Richard Sainct. Vedi il francese arrivare a fine tappa e ricevere la notizia della morte del suo grande amico. Lo vedi accasciarsi al suolo e piangere come un bambino, assieme a tutti gli altri che correvano quella Dakar del 2005. E la lacrima scende anche a te, senza per niente sentirti stupido, senza vergognarti di soffrire ancora, dopo 5 anni, della morte di Fabrizio.
Poi pensi e ti ricordi come le stesse sensazioni  le hai provate per un certo Franco Ballerini, ma questa è un’altra storia…

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