marzo 2010


Il bello è che lo sapevi, ma non ti immaginavi lo stesso potesse arrivare a tanto.

E parlo di passione, quella della marea rossa gallese, quella dei 70.548 di Cardiff. Quella di una nazione che sta tutta dentro uno stadio. Il Millenium Stadium di Cardiff.
Andare a vedere una partita di rugby là è come assistere ad una cerimonia sacra, perché là il rugby non è solo tradizione, è religione.
Lo sapevo, ma non credevo arrivasse a tanto.
Non credevo di vedere foto di rugby in ogni posto. Non credevo di vedere palloni da rugby ovunque, non credevo di vedere l’esodo di una città verso un unico posto.

Ero preparato ad uno spettacolo e mi sono ritrovato in mezzo ad un rito. E poco importa se l’Italia ha perso per 33-10, battuta fisicamente e tatticamente da una squadra che aveva sulle spalle tutta la grinta e la forza di 3 milioni di abitanti che volevano riscattarsi di un’annata deludente, troppo per i loro standard.

Allo stadio arrivi gasato, poi cominci a notare i particolari: le radioline in vendita con cui puoi sentire le decisioni dell’arbitro, tutti o quasi con le magliette della loro nazionale, molti anche con quella italiana, a far vedere una sportività solo rugbystica.
Vedi birre e canti ovunque, ma vedi anche Italiani e Gallesi insieme, parte della stessa festa, dello stesso rito.
Entri allo stadio e ti mascheri per l’occasione, come avevi deciso da giorni.
Ti vesti da Super Mario Bros., l’idraulico italiano dei videogiochi, ti pitturi in volto con la bandiera tricolore. E lo fai per divertimento, per fare qualcosa di strano anche te.
Quando poi ti siedi sulle poltroncine rosse cominci a respirare rugby, quello vero.

Inizi a sentire lo stadio gemere, senti il calore e vedi i fuochi che spuntano a bordo campo, fiamme alte tre metri che fanno da sfondo ad una musica epica e ad un mormorio dello stadio intero.
L’Italia era già sul campo, ma l’ingresso avversario è da brividi. Lo stadio trema, i fuochi ti trasmettono il calore, e te hai paura anche se non sei in campo.

Poi quando inizia la partita ti sorprendi. Più di 70 mila e tutti in silenzio. Tutti a guardare con attenzione, ad attendere e soffrire, tutti competenti per uno sport che da noi quasi non è uno sport, che molti ancora scambiano per Football americano, di cui ancora molti pensano che la palla si possa passare in avanti.
E là un silenzio incredibile, non si muove una foglia, se non per le azioni importanti, allora si che sono grida e canti, quelli della tradizione anglosassone, quelli che senti in tv e che mettono i brividi.

Alla fine il Galles ci supera nettamente, noi facciamo una meta, e per quest’anno finisce qui, ultimi in classifica ma con una vittoria e molti passi avanti nel gioco.

Poi esci dallo stadio, ti saluti con gli avversari, molti avversari. Vedi il fiume di gente che se ne va e ti esalti per quanti sono. Vedi che tutti i guardano, ti ricordi di essere vestito da Mario e di avere accanto un altro che fa Luigi. Ti chiedono per un’ora di fare foto, e per un’ora intera, anche di più, sorridi e stai al gioco. Con i rossi di Galles che ti salutano.
Amici anche se fino a poco fa erano avversarsari, mai nemici.

Eri nella casa del Rugby, Nuova Zelanda a parte probabilmente, torni a casa felice e pensi alla prossima trasferta, sperando che prima o poi, anche dalle nostre parti arriveremo a capire…


L’Italia di rugby perde in Francia e perde bene. 46-20 in una partita che non ci ha mai visto lottare per qualcosa d’importante.
Partiamo male e subiamo il gioco troppo veloce dei bleus, che ci dominano in ogni parte del campo.
Nel secondo tempo qualche cambio azzeccato, tipo Canavosio per Tebaldi (sostituzione effettuata nella prima frazione), ci portano a 20 puti, con due mete all’attivo, quando non segnavamo alla Francia da 6 anni.

Alla fine però non importa, i passi avanti rispetto al passato ci sono, buona difesa e gioco che ha una logica, con un sostegno che se fatto bene porta a risultati concreti.
E’ quello che ci voleva per una squadra che deve fare il definitivo salto di qualità, magari sabato in quel di Cardiff, di fronte agli 80.000 del Millenium stadium, dove, con molto orgoglio, ci sarò anche io. A sperare in un quarto posto che sarebbe grandissimo se pensiamo alla mancanza di un certo Sergio Parisse.
Per il resto va bene così. Galles in difficoltà che perde contro l’Irlanda e una brutta Inghilterra che pareggia 15 pari contro la Scozia.
La Francia ha il torneo in mano, solo con un suicidio può perderlo.

La coppa del mondo di sci è finita.
Il week-end di Kvitfijell ci ha fatto vedere un grande Didier Cuche in discesa e un bel Guay, tornato ai livelli che più gli competono, quelli di uno che di classe stile ne ha da vendere. Bello anche rivedere lo Svindal olimpico, anche se troppo tardi per i giochi inmportanti.
Nel femminile la Norvegia ha illuso Maria Riesch di potercela fare per la generale.

Pochi giorni e si volava in Germania, per il bran fiale di Garmisch.
E devo dire che su una pista nuova, lo spettacolo non è mancato. Bellissima discesa, Super G e un gran Gigante, un po’ più bruttino lo speciale, ma per i mondiali del prossimo anno ci sarà da divertirsi.
Qui le cose sono andate diversamente. In campo femminile è stata Maria Riesch ad aprire le danze in discesa, davanti alla rivale di tutta la stagione, che due giorni dopo in Super G si è presa la rivincita andando a conquistare la coppa del mondo generale, assieme a quelle di discesa, Super G e combinata. Per la statunitense terza generale di fila, per la tedesca la coppa di speciale. Quella di gigante a Kathrin Hoelzl.

In campo maschile si è visto uno Janka stratosferico, capace di vincere discesa e gigante. E se per la prima ci poteva stare dovendosi buttare al massimo, per il secondo il discorso è molto diverso. Dopo la prima manche era primo, con un Raich non vicinissimo alle prime posizioni. Nella seconda l’Austriaco scia bene, ma non recupera molto. Tutti si aspettano che lo Svizzero porti a casa punti preziosi senza rischiare troppo, costringendo comunque Raich alla vittoria nello speciale del giorno dopo. E invece niente, anche non sciando al massimo vince Carlo Janka, un fenomeno assurdo.

Poche volte si è visto un campione imporsi in così poco tempo e con questa facilità e tecnica nella sciata. Se alla coppa aggiungiamo un oro olimpico e uno mondiale nel gigante la situazione è chiara. fa paura.
Veramente uno sciatore fenomenale, difficilmente battibile anche nei prossimi anni. Certo Svindal lotterà ancora per 4-5 anni almeno, Raich per altri due, ma poi sembra difficile trovare qualcuno che possa batterlo.

Coppa di discesa a Cuche, di Super G a Guay con due vittorie nelle ultime due prove della stagione. Coppa di gigante a Ligety, con un Blardone che esce nella prima manche e un Simoncelli di nuovo sul podio. Coppa di speciale a Herbst.

Alla fine una grande stagione, sciata a ritmi e livelli veramente alti, peccato per i troppi infortuni e per le poche volte in cui la nostra tv si è decisa a trasmettere in chiaro le gare…Occasioni sprecate…


Forse forse allora vincere non fa male. E non solo per quanto riguarda il morale o l’abitudine a fare bene, anche come reputazione. Dopo una vittoria co la Francia abbiamo potuto accedere al Sei Nazioni, ormai più di 10 anni fa.

Adesso, dopo la vittoria con la Scozia, abbiamo avuto accesso a quella Celtic League che potrebbe dare una marcia in più a tutto il nostro movimento.

Cosa sia cambiato da due mesi fa non lo so, fatto sta che Treviso e Aironi del Po sono adessoa tutti gli effetti isxritti al campionato celtico dell’anno prossimo.

E tutto arriva dopo la bella prestazione di 9 giorni fa, quando abbiamo battuto la Scozia.
Partita bruttina nel primo tempo ma che si infiamma nel secondo, dove sale in cattedra un Craig Gower che migliora di volta in volta, sia al piede che, soprattutto in campo. Che era un buon placcatore si sapeva, ma che entrasse in tutte le fasi difensive, risultando praticamente fondamentale nella maggior parte di esse no.
Senza contare il passaggio che ha dato il via all’azione di Canale, ben supportata – si supporto, quello che no abbiamo mai avuo – da Canavosio per la meta che ci ha dato la vittoria finale. Cucchiaio scongiurato e speranze di svolta che si infiammano di nuovo.
Si perché per la prima volta abbiamo vinto da squadra che sa quello che fa, almeno secondo me.
Oltre alla solita prima linea, sembravano a posto Touche, con un gran Bortolami ancora una volta, e soprattutto difesa e attacco per quanto riguarda la tattica e la posizione in campo. La squadra sale in difesa e sostiene in attacco, tutte cose che non abbiamo mai fatto come in questo anno.
E allora chissà che non possa veramente cambiare qualcosa. Il responso ci sarà elle ultime due partite, in Francia e in Galles, ma quello definitivo verrà er il mondiale del prossimo anno, dove no possiamo fallire il passaggio del turno. Ancora c’è da attendere, ma i segnali sono buoni.

Nelle altre partite si vede di tutto. La Francia batte il Galles per 26-20, chiudendo 20-0 il primo tempo. Nel secondo poi i dragoni danno spettacolo, riaprendo una partita che sembrava dominaa dai bleus. Peccato per i troppi errori che impediscono a Shane Williams e soci di ribaltare un risultato possibile. Il galles dice addio alla vittoria finale con due mete subite per intercetto e contro una comunque grande Francia che adesso, in virtù della difefrenza punti, ha il torneo in tasca.

Nell’altra sfida l’Irlanda riesce a battare l’Inghilterra in una partita molto fisica. Alla fine a sfida serve a poco, se no ad allontanare i bianchi di sua maestà dalla vetta della classefica. o scontro diretto fra Inghilterra e francia deciderà il torneo rpbabilmente, ma i transalpini sono decisamente avvantaggiati. Per i verdi irlandesi sembra difficile il recupero dopo la disfatta di Parigi.

Ancora due partite prima della fine di un grande Sei Nazioni.


I bilanci delle Olimpiadi sono difficili da fare.
Pensi ai nostri pochi allori o all’atmosfera che si respirava dalla tv? Agli errori di prorammazione o al maltempo?
A chi purtroppo non c’è più o agli infortuni?
E allora cadiamo nel banale, facciamo un calderone con un po’ di tutto.

Le Olimpiadi sono partite male, subito la morte del Georgiano Nodar Kumaritashvili nello slittino. I giorni seguenti si vedrà una gara accorciata di pochi metri, nel tentativo di limitare la velocità da 150 km/h. Non ci riusciranno, i pichi di velocità saranno sui 144 km/h. OPoca la differenza se non fosse per una paratia che copre i piloni fatali a Nodar. Ci voleva tanto a metterli prima.

Ma lo spettaolo deve andare avanti, e così fa. A costo di tutto. Questa non è assolutamente una critica, cred veramente che dovesse andare avanti. Non doveva cominciare così ma doveva proseguire.
E prosegue con pioggia, caldo e altri errori. A partire da altre coperture mancate, come nella curva sulla quale si schianta Petra Majdic fratturandosi 4 costole e provocandosi il distacco della pleura. Poi prenderà il bronzo ma a questo arriverò dopo.
Errori che si vedono anche nelle gare di sci, voli su cunette a pochi metri dal traguardo e pecche nelle gare di gigante, sia maschili che femminili. Sia per traciato che per tempi di partenza, per non parlare di Vonn e Mancuso.

Ma forse le più grandi incertezze olimpiche – tralasciando la prima che è imperdonabile – si vedono nelle riprese internazionali. Imbarazzanti e che riportano ad anni fa. Almeno 12 perché Salt Lake City e Torino sono state praticamente perfette da quel punto di vista. Qui si sono viste immagini lontane dalle gare quando non nella competizione c’erano azioni imporanti e scelte di inquadrature discutibili. Chiedere a Franco Bragagna sull’argomento.

Altro da dire per quel che riguarda la squadra, e le squadre italiane.
Sembra tutto un falimento, e lo è sotto moltissimi punti di vista, soprattutto organizzativi secondo me.
Va detto che non abbiamo molte squadre competitive. Le nostre speranze a livello di squadra e, quindi, movimento sportivo, erano da attribuire soprattutto a sci di fond e sci alpino, dove la tradizione ancora ci supporta.
Per quanto riguarda gli altri sport viviamo di personaggi, fenomeni estemporanei che tutte le volte speriamo possano tirare un movimento che in realtà non nasce mai. Basta guardare al pattinaggio velocità, a quello di figura o allo slittino.
Finiti i vari Zoeggeler, Fabris, e Kostner, se mai è cominciata, chi rimane alle loro spalle?

E quindi vale la pena ripensare a dove si sono spesi tutti i soldi del Coni, se ea giusto puntare solo 30 mila euro annui sulla combinata nordica o non so quanti su altre discipline.

A parte questo punte ne avevamo, abbastanza da ripetere i risultati di Torino, quantomeno nel numero di medaglie. E invece abbiamo fallito tutto il fallibile. Fabris è entrato in forma a dicembre sbagliando le due settimane olimpiche, Piller Cotrer e Di Centa hanno la loro età, e hanno fatto veramente il possibile, non certo favoriti da un tempo atmosferico che non li favoriva.
E alla fine ci sta anche di non prendere una medaglia in staffetta dopo 18 anni, prima o poi doveva succedere ed è successo.

Belle le sorprese di Pittin e di Arianna Fontana, decisamente in lotta con la federazione che forse dovrebbe tutelara un po’ di più.
Alla fine si salva lo sci alpino, non solo per l’unico nostro oro venuto da quel personaggio che è Giuliano Razzoli, Emiliano doc e veramente un bel personaggio, ma anche per prestazioni di squadra buone, perlomeno nella velocità maschile, dove abbiamo perzo medaglie per alcuni centesimi.
Male nei giganti, dove avevamo le migliori squadre al mondo in entrambi i sessi. Ma anche qui il tempo non ci ha favorito, e non sono scuse. Uno sciatore difficilemnte sa sciare in tutti i terreni, basta pensare a Janka e alle sue difficoltà di Kitzbuhel una settimana dopo la vittoria di Wengen. Però va anche detto che il fenomeno vince comunque, basta pensare sempre a Janka, l’anno scorso campione del mondo in Val d’Isère con pista molto ripida, porte ravvicinate e ghiaccio vivo e quest’anno campione olimpico su terreno opposto.

Comunque i processi sono stati fatti, e lo sport italiano è messo male, veramente male. E qui siamo messi bene. Se pensiamo alle difficoltà che abbiamo in atletica possiamo ridere d’inverno.
Ma forse è solo ciò che ci meritiamo, vogliamo solo il calcio e solo quello abbiamo. Il problema è che poi ci lamentiamo se in altre occasioni non vinciamo niente, ma ce ne ricordiamo solo ogni 4 anni. Dispiace per tutte le persone che adorano i cosiddetti “altri sport” e che come me, seguono solo quelli, come se fossero pochi…

Chiudo con tre momenti che rimarranno indelebili. Le tre medaglie della manifestazione, facciamo quattro. Le metto in ordine, dalla “peggiore” alla migliore, secondo me ovviamente.

– Oro per Justina Kowalczyc, la grande fondista Polacca che alla fine porta a casa l’oro olimpico. Dopo 30 km di gara batte in volata Marit Bjoergen, che a Vancouver ha conquistato 3 ori, un argento e un bronzo. Bella la cattiveria delle due atlete, che lottano fino all’arrivo per un oro olimpico. E bellissimi i complimenti della Bjoergen fatti alla rivale che era a terra stanchissima dopo la vittoria. Beli perchè la stessa norvegese era stata accusata di doping, appena 24 ore prima, da chi l’aveva appena preceduta sul traguardo. Viene ancora da pensare ad altri sport, ma sembrerei ripetitivo e sorvolo…

– Oro nella finale più attesa dai Canadesi. Nella finale di Hockey i padroni di casa battono gli USA per 3-2 con un gol all’overtime. Dopo essere stati in vantaggio per 2-0 subiscono la rimonta americana che si realizza a 25 secondi dalla fine del match. Poi il trionfo nel supplementare con il gol di quello che è considerato l’erede di Gretzky. Un sogno per tutto il Canada.

– Bronzo per la fondista Petra Majdic nella sprint a tecnica classica. Dopo l’infortunio di cui ho già detto sopra, la Slovena riesce a conquistare un bronzo che vale più di un oro, per cattiveria aonistica e sofferenza in gara.

– Bronzo per Joannie Rochette. L’atleta di casa vince una medaglia olimpica a due giorni dalla morte della madre nella gara che vede fallire totalmente la nostra Carolina Kostner.
Anche qui vale il discorso di poche righe fa, cattiveria agonistica e capacità di soffrire.

Alla fine comunque bei giochi olimpici, e bella la passione Canadese, che c’è stata veramente, che si è vista veramente, che ha reso tuto più bello, molto più bello.

Appunto finale per la Rai. Ma dare un po’ più di gare? Non dico di fare 5 canali olimpici come Sky, ma dedicare un po’ più di tempo a quello che dovrebbe essere l’evento sportivo dell’anno? Mondiale di calcio a parte s’intende – sono ironico per chi non lo capisse.
Mi vengono in mente due momenti. La 50 km maschile, con Giorgio di Centa perfettamente in lotta per una medaglia e campione olimpico in carica. a 5 km dalla fine, più o meno 12 minuti, collegamento staccato per passare al tg2. Se fosse stata, non dico una partita del mondiale di calcio, ma un preliminare olimpico, sarebbe successo?
Risultato? collegamento che riprende solo dopo la fine della gara, con replay dell’ultimo km. Assurdo ch Bragagna si debba scusare per questo.
Ma non finisce qui, pochi minuti dopo fine delle trasmissioni, per riprenderle alle una di notte italiane per la cerimonia di chiusura. E la finale si Hockey? Niente, tocca guardarla da altri su Sky, che io non ho.
Assurdo, era la gara delle Olimpiadi, l’evento Canadese per eccellenza, e noi niente. Non pubblicizziamo troppo altri sport che secondo me sono stupendi…

I giudizi sono finiti, tutti fuori dai coglioni…

Fra quattro anni Sochi, Russia…