Il bello è che lo sapevi, ma non ti immaginavi lo stesso potesse arrivare a tanto.

E parlo di passione, quella della marea rossa gallese, quella dei 70.548 di Cardiff. Quella di una nazione che sta tutta dentro uno stadio. Il Millenium Stadium di Cardiff.
Andare a vedere una partita di rugby là è come assistere ad una cerimonia sacra, perché là il rugby non è solo tradizione, è religione.
Lo sapevo, ma non credevo arrivasse a tanto.
Non credevo di vedere foto di rugby in ogni posto. Non credevo di vedere palloni da rugby ovunque, non credevo di vedere l’esodo di una città verso un unico posto.

Ero preparato ad uno spettacolo e mi sono ritrovato in mezzo ad un rito. E poco importa se l’Italia ha perso per 33-10, battuta fisicamente e tatticamente da una squadra che aveva sulle spalle tutta la grinta e la forza di 3 milioni di abitanti che volevano riscattarsi di un’annata deludente, troppo per i loro standard.

Allo stadio arrivi gasato, poi cominci a notare i particolari: le radioline in vendita con cui puoi sentire le decisioni dell’arbitro, tutti o quasi con le magliette della loro nazionale, molti anche con quella italiana, a far vedere una sportività solo rugbystica.
Vedi birre e canti ovunque, ma vedi anche Italiani e Gallesi insieme, parte della stessa festa, dello stesso rito.
Entri allo stadio e ti mascheri per l’occasione, come avevi deciso da giorni.
Ti vesti da Super Mario Bros., l’idraulico italiano dei videogiochi, ti pitturi in volto con la bandiera tricolore. E lo fai per divertimento, per fare qualcosa di strano anche te.
Quando poi ti siedi sulle poltroncine rosse cominci a respirare rugby, quello vero.

Inizi a sentire lo stadio gemere, senti il calore e vedi i fuochi che spuntano a bordo campo, fiamme alte tre metri che fanno da sfondo ad una musica epica e ad un mormorio dello stadio intero.
L’Italia era già sul campo, ma l’ingresso avversario è da brividi. Lo stadio trema, i fuochi ti trasmettono il calore, e te hai paura anche se non sei in campo.

Poi quando inizia la partita ti sorprendi. Più di 70 mila e tutti in silenzio. Tutti a guardare con attenzione, ad attendere e soffrire, tutti competenti per uno sport che da noi quasi non è uno sport, che molti ancora scambiano per Football americano, di cui ancora molti pensano che la palla si possa passare in avanti.
E là un silenzio incredibile, non si muove una foglia, se non per le azioni importanti, allora si che sono grida e canti, quelli della tradizione anglosassone, quelli che senti in tv e che mettono i brividi.

Alla fine il Galles ci supera nettamente, noi facciamo una meta, e per quest’anno finisce qui, ultimi in classifica ma con una vittoria e molti passi avanti nel gioco.

Poi esci dallo stadio, ti saluti con gli avversari, molti avversari. Vedi il fiume di gente che se ne va e ti esalti per quanti sono. Vedi che tutti i guardano, ti ricordi di essere vestito da Mario e di avere accanto un altro che fa Luigi. Ti chiedono per un’ora di fare foto, e per un’ora intera, anche di più, sorridi e stai al gioco. Con i rossi di Galles che ti salutano.
Amici anche se fino a poco fa erano avversarsari, mai nemici.

Eri nella casa del Rugby, Nuova Zelanda a parte probabilmente, torni a casa felice e pensi alla prossima trasferta, sperando che prima o poi, anche dalle nostre parti arriveremo a capire…

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