aprile 2010


La stagione di Formula 1 è iniziata bene tutto sommato, con belle gare e tanti protagonisti.

Due dubbi…e se le belle gare ossero solo dovute al maltempo? In fin dei conti la prima della stagione è stata lenta e noiosa, niete di nuovo sotto il sole insomma…
E il secondo è, e e non fosse proprio un paracarro?
E parlo ovviamente di Jenson Button, che forse non è proprio il campione del mondo ciofeca che tutti si aspettavano.
Mi viene da pensare soprattutto agli illustri predecessori, su tutti Villeneuve e Hayden. Se per il primo si può parlare di buonissimo pilota che non si è ripetuto per limiti soprattutto delle vetture guidate, per il secondo possiamo parlare di onesto lavoratore che ha sfruttato bene l’unica occasione avuta. Se ci pensiamo bene nessuno dei due aveva vinto due gare nella stagione successiva al titolo, azi, neanche nelle successive….
Button probabilmente mette assieme i due aspetti, lavora e conosce bene le vetture che guida, sa gestire come pochi le condizioni climatiche, e probabilmente negli ultimi anni sa anche scegliere le scuderie dove correre.

Forse si è ricordato dei bei tempi, quando era il più promettente e sembrava il nuovo astro inglese.

Non sarà Hamilton o Alonso, di una categoria superiore a tutti, neanche Vettel o Kubica, due fenomeni che ancora possono migliorare, nemmeno Rosberg, veloce e molto intelligente. Ma alla fine sa gestire la gara se parte come deve e non è impossibile che possa ripetersi.
Intendiamoci, non voglio fare un elogio sfrenat di uno che secondo me non vincerà il mondiale e che non è un fenomeno nè mai lo sarà, ma in fondo proprio paracarro forse non era…

Il titolo del post era il monito di Cancellara prima della Roubaix.

Solo che noè stato seguito, vuoi perché era quasi impossibile tenerlo, vuoi perché chi doveva fare corsa su di lui, Boonen tanto per non fare nomi, si è lasciato sorpendere come un dilettante.
Ha fatto tutta la gara guardandolo, ha provato più volte ad attaccarlo, addirittura ad innervosirlo con una pacca sulla spalla come a dire, “andiamo in due poi ce la giochiamo”.
Poi è andato in fondo al gruppetto e Fabian ha sparato un all’ungo di 50 km.

A parziale difesa del belga va detto che comunque non sarebbe riuscito a reggere il ritmo di quello che, in questo momento, fai fatica a seguire in moto.
Cancellara ora come ora è semplicemente mostruoso, bellissimo da vedere in bici e con una capacità di gestione della gara da autentico fenomeno.

Per due settimane ha fatto l’Eddy Merckx, e gli è riuscito più che bene.

E alla fine, anche se mi dispiace per Boonen, che spero trovi una vittoria che lo traghetti definitivamente fuori dalla sua dipendenza, è bello vedere e sentire vincere uno che, sul podio di Roubaix, si ricorda di chi non c’è più. Si ricorda di quelo che, senza vincere 4 edizioni come de Wlaeminck, era comunque monsieur Roubaix. Si ricorda di Franco Ballerini.

E allora grazie Fabian. Per tutto. Spettacolo compreso.

Che Rossi ci sarebbe stato alla prima lo sapevano tutti, che anche Lorenzo non sarebbe stato da meno nonostante i problemi invernali pure, ma vedere una rossa davanti che non è guidata da Stoner ma da un campione del mondo che tropo spesso viene dimenticato stupisce.
E lo fa perché il Qatar è una gara praticamente tagliata su misura per il canguro Australiano che, come di consueto, aveva dominato tutto il week-end.

Ma le prime avvisaglie di quello che sarebbe stato c’erano eccome. Primale lamentele sui freni che si ossidavano, quando era lui che prima non li portava in temperatura, poi, in gara, quella voglia matta di strafare che lo porta verso una partenza orribile e poi ad un recupero bello e repentino.
A questo punto però i jolly erano stati giocati.
Perché, dopo quasi due secondi guadagnati in 2 giri, cercare di andare ancora di più? Il risultato sono stati 25 punti persi pronti via, per un mondiale che probabilmente si giocherà in pochi punti, visto anche l’ingresso tra i grandi di Dovizioso e quello possibile di uno Spies che mi ha veramente impressionato, soprattutto per cattiveria agonistica, decisione e gestione della gara. Il ragazzo ci sa fare, anche col cervello.
Che poi è esattamente quello che ha fatto di nuovo Rossi, più in grande ovviamente. Ha tirato quando doveva e ha portato a casa una gara fondamentale, soprattutto per i palesi limiti in rettilineo della sua Yamaha.

E alla fine mi è dispiaciuto molto per Hayden, uno che il mondiale l’ha vinto, e anche con merito secondo me. Uno che poi, l’anno succesivo al trionfo, è stato scrafiato all’inverosimile, trattato come una mezzatacca ma che, di fatto, è stato l’unico che la Honda dovrebbe ringraziare per quanto ha lavorato senza mai lamentarsi.
E allora peccato per il podio sfumato, si meritava una rivincita.

Quello che mi ha colpito in positivo è stata la Moto 2, alla fine la gara è stata piacevole, e sicuramente c’è ancora molto da dare.
Rimango però della mia. Praticamente è un monomarca, e non mi sa tanto di mondiale, dove la battaglia dovrebbe essere portata agli estremi proprio dalla competizione fra le case costruttrici.
E poi c’è da vedere quanto saprà essere scuola per i futuri piloti. 41 in pista però sono belli da vedere, molto belli.

Per il resto grande Capirossi, 300 sono tanti…

Non pensavo di poter vedere uno talmente potente da riuscire a scattare in salita senza neanche alzarsi sui pedali. E invece qualcuno c’è.

Il Fabian Cancellara di domenica scorsa ha demolito un redivivo Tom Boonen sulla salita del Grammont, “Muur van Geraardsbergen” in fiammingo, più semplicemente “Il Muro”.
Lo scatto che lo ha portato a staccare il belga ha dell’incredibile. Dalla televisione sembrava che a scattare fosse Boonen, ma solo perché era in piedi sui pedali. E invece ad andare in testa era lo svizzero.

La sensazione di potenza che Cancellara ha trasmesso, anche dalle immagini tv, è mostruosa, spaventosa per me.
Vedere uno che supera così una salita sul pavé, con un picco di pendenza del 20% fa davvero paura.
L’arrivo solitario al traguardo a quel punto era praticamente ovvio, in 200, 300 metri di salita ha rifilato più di 15 secondi al belga ex campione del mondo. E i km percorsi erano più di 230.

Bello, veramente bello.

Quello che piace di più dello svizzero però è il suo modo di affrobtare le sfide e le gare. Molto sportivo si ma anche deciso e molto, molto competitivo, nel vero senso della parola.
Al Giro delle Fiandre ha lanciato la sfida a Boonen, favoritissimo della vigilia e l’ha vinta, come solo lui poteva fare, staccando il gruppo a metà gara e staccando il belga prima della volata finale, dove, sulla carta, non poteva vincere.
Quello che piace di lui è non solo la sua schiettezza, ma anche il modo di affrontare queste sfide. Quando le lancia non sono bluff, ma consapevolezza di potercela fare, molte volte consapevolezza di farcela, il giorno dopo però.

Bello sarebbe adesso, come è stato detto in telecronaca della Rai non mi ricordo da chi, che tentasse il record dell’ora, alla sua portata, molto alla sua portata.

E domani c’è la gara, la Parigi-Roubaix, e la sfida fra i due si ripropone, Cancellara l’ha vinta nel 2006, Boonen nel 2005 e nelle ultime due edizioni.

Peccato per la nuova bufera dopin che ha colpito Ballan e Cunego, soprattutto il primo, già sospeso dalla squadra in attesa di accertamenti. Spero si risolva in un nulla di fatto, ma non so più a chi credere, e da tifoso fa sempre più male…