maggio 2010


Il Capitano è Ivan Basso.
Capitano di una squadra stellare, che non ha mostrato segni di cedimento nemmeno di fronte alla tappa de L’Aquila.
Capitano di compagni di squadra incredibili, Szmyd,Sabatini, Agnoli, Vanotti.
Capitano di uno come Nibali, che per disputa il Giro della svolta, quello che lo proietta fra i grandi e che gli da la consapevolezza di essere grande.

Ma è stato il Giro dei battuti.

Vinokourov veniva in Italia per vincere. Ha dato spettacolo, ha preso, perso e ripreso la maglia rosa, per poi tirare la bidonata nella tappa Abruzzese, quella della fuga in 60.

Sastre veniva in Italia appena rientrato alle corse, dopo una vacanza di 5 mesi successiva al Tour dello scorso anno.
Anche lui veniva per vincerlo, e dopo L’Aquila poteva anche farlo, ma la gamba non c’era e forse nwanche la testa.
Tanta volontà per lo Spagnolo, ma poca condizione.

Cunego correva senza pressione. E’ partito bene, ha fatto vedere buone cose nella prima settimana, è andato vicino alla vittoria di tappa a Montalcino, poi si è sciolto come gli altri anni. E’ sempre in mezzo fra le corse a tappe e le classiche, ma sarebbe meglio scegliere le seconde, almeno per me.

E’ stato il Giro di Richie Porte, al primo anno di professionismo eppure già molto forte.

Il Signore è Cadel Evans. Il primo a complimentarsi con Basso dopo la tappa del Mortirolo dove aveva preso più di 3 minuti. Il primo ad ammettere che la Liquigas e Ivan erano più forti di lui. Anche se potrebbe recriminare per la squadra non all’altezza, che gli ha fato perdere 2 minuti già nella prima settimana, fra cadute senza compagni in Olanda e cronometro a squadre.
E invece è stato lì, zitto a combattere, provandoci sempre e riamanendo aggrappato alla meglia verde del suo avversarioo finché poteva.
Solo a fine Giro, a giochi ormai fatti, ha svelato, vergognandosene un po’, che dopo Montalcino ha avuto la gastrointerite. Ha detto di chiedere al medico della squadra, altrimenti la gente non ci crede, poi ha ribadito che comunque Ivan aveva più gamba.
Non cerca scuse Cadel, non molla mai e ammette la superiorità avversaria.

E Signore è stato anche David Arroyo Duran. Non era nessuno, poi la fuga pazza di emtà Giro gli ha dato maglia rosa, visibilità e speranze di vittoria.
Non ha perso la testa, si è gestito con esperienza e ha sfiorato il colpaccio nella discesa del Mortirolo. Alla fine se lo meritava anche, ma ha accettao il verdetto della strada.
Ha perso l’occasione della vita, che non gli capiterà più, ma ha accettao senza una parola, comunque consapevole di aver vissuto un sogno più grande di lui, comunque consapevole di poter andare a testa alta.

Ma è stato anche il Giro dello spettacolo, delle sorprese offerte praticamente in ogni tappa. Grazie ad un organizzazione stellare, ad un disegno bellissimo e molto, molto faticoso.
Per adesso, e spero che rimanga tale, è stato anche il Giro della pulizia, il più controllato della storia, eppure nessun positivo al doping.
Si sono visti volti sfiniti e grossi cedimenti, capacità di recupero limitate e velocità medie in salita più basse degli anni passati, ed è giusto così, alla fine.

Chi ha vinto in passato ha sbagliato, ha pagato – anche se io sarei per a radazione – ha lavorato ed è tornato forte.
Con questo regolamento è giusto avere una seconda chanche, e Basso l’ha sfrutatta.
E alla fine, nonostante il mio pensiero, chapeau a lui e alla corsa che ha fatto.
Ha lavorato bene, si è riabilitato non cerca di scuse o dichiarandosi innocente come fa qualcun altro, si è allenato anche quando pensava di non rientrare, e alla fine ha vinto lui.
Perlomeno merita rispetto, quello che la squadra, Cadel, tutto il gruppo e i tifosi gli hanno dato. E se lo è conquistato.

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E’ stata la giornata dei delusi quella di ieri.
Sastre, Vinokourov, Evans, tutti pretendenti alla rosa e con ben poche cose da dire, qualche parola l’hanno trovata lo stesso.

Sono scappati dalla mattina i primi due, con una fuga che non poteva andare da nessuna parte, ma che proprio per questo significava più di tante parole e tanti proclami.
Significava che campioni oro lo sono per davvero. Era come dire si, ci hanno battuto, ma hanno battuto qualcuno come noi, difficile da battere.
E questo ha dato ancora più valore a quell’Ivan Basso che questo Giro se lo sta portando a casa.

Ma è stata anche la giornata di Gilberto Simoni, anche lui in fuga dalla mattina, anche lui protagonista di una bellissima fuga. All’ultima gara in linea della sua strepitosa carriera, a 38 anni suonati, l’obiettivo era quello di passare per l’ultima volta primo del gruppo sulla cima Coppi dell’ultimo suo Giro.
Per uno che è passato primo sull’Angliru e due volte sullo Zoncolan, per uno che ha vinto due Giri, era un bel modo di andarsene, di lasciare quel gruppo che gli ha dato tanto.
E invece il suo compagno di fuga, lo Svizzero Tschopp, gli ha rubato in volata questa soddisfazione. Ma anche questo è sport, e la cima Coppi è pur sempre un bel traguardo, per tutti, e come tale fa gola anche agli altri.

Il vecchio Gibo non ha battuto ciglio e ha accettato il responso della strada, come sempre del resto. E’ arrivato fino in fondo. Questo Giro lo finirà da gregario, ma per la strada si è goduto tutti gli applausi che il pubblico gli ha riservato, in tutte le tappe, un tributo a quelo che è stato.

E anche io do il mio tributo ad un campione per il, quale ho stravisto, per il quale ho tifato contro Cunego e Armstrong, che speravo vincesse di più ma che, alla fine, mi fa accontentare di quanto ha saputo portare a casa. Perché quando ha perso ci ha comunque provato sempre, fino all’ultimo metro.
Mi ricorderò sempre il secondo Giro di Savoldelli e il suo attacco all’ultima tappa disponibile, quella con il Col delle Finestre.(http://it.wikipedia.org/wiki/Giro_d%27Italia_2005)
E’ l’emblema di quello che Gibo è stato, e gli sono grato per quello che mi ha fatto vedere.

Bello anche lo scato sul traguardo di Ivan Basso, che toglie 8 secondi di abbuono a Scarponi, come in un gesto di riconoscenza verso il Giro stratosferico di Nibali, coe a fargli capire che senza di lui, tutto sarebbe stato più difficile. Come fra due amici, non solo compagni di squadra.

Ma è stata anche la tappa dell’orgoglio di Cadel Evans, che scatta negli ultimi tre km di salita, per far vedere che anche lui poteva staccare Basso, per far vedere che non è campione del Mondo a caso.
Era stanchissimo, la smorfia sul traguardo, dove è giunto secondo alle spalle di Tschopp, diceva tutto.
Tutto sulla sua grinta e la sua voglia di vincere, che anche questa volta non è bastata.
Troppo forte la Liquigas rispetto alla BMC, e troppo forte Basso per lui, che prima della partenza, senza un filo di rabbia o di risentimento, lo ha ammesso candidamente ai microfoni Rai con quel suo italiano accentuato dalla terra dei canguri.

“La Liquigas, ma soprattutto Ivan, avevano più più gambe di me, inutile dire di no!”

E anche questa è classe…

Il ciclismo è così e si sa.
Se aiuti nella fuga, se fai il tuo come Scarponi, la tappa te la fanno vincere.
Soprattutto se Bass si riprende quella maglia rosa lasciata 4 anni fa.
Il Mortirolo si conferma salita terribile, più delle altre percorse fino ad adesso.
Ma a renderla decisiva è stata tutta la squadra della Liquigas, con Szmyd e Agnoli strepitosi gregari di Basso e Nibali.

Potevo titolare con “Spettacolo”, quello offerto comunque da uno strepittoso David Arroyo Duran, ormai ex maglia rosa che vede svanire il suo sogno. Il corridore Spagnolo però merita ogni aplauso possibile, ogni complimento e ogni inchino. Chapeau a lui e alla sua intelligenza. Si è staccato subito sule rampe più dure, è andato su del suo passo, recuperando addirittura qualche secondo negli ultimi km di salita. Poi in discesa spettacolo puro.
Si è buttato giù sull’acqua e verso le curve pericolose e difficili da impostare per tutti, tranne che per lui.
Ha recuperato un minuto, anche di più, dai 105″ di distacco in vetta al Mortirolo ai 38″ in fondo alla discesa, superando gli avversari come in un gran premio di moto.
Poi non ha trovato avversari, né Sastre, né Vinokourov spocchioso e supponente nel non aiutare lo Spagnolo. Né Evans che era cotto.

Ma potevo titolare anche in nome della fatica. Quella di Cadel Evans che ha retto finché ha potuto, che forse ha sbagliato tattica, poteva fare come Arroyo, staccarsi senza strappare e rientrare in discesa. Alla fine in salita è andato meno di Sastre e Vinokourov, che avevano perso contatto ben prima di lui dai migliori.
E ora si potrà dire tante cose sul campione Australiano e del Mondo. Ci si potrà chiedere dove sarebbe stato con una squadra al suo fianco, che lo avrebbe aiutato nella crono-squadre, che lo avrebbe aiutato oggi e sullo Zoncolan, magari solo a prendere le borracce, ma sarebbe stato già qualcosa.

Fatto sta che Basso si è rivelato veramente il più forte di tutti in salita, capace di imporre ritmi impossibili da seguire, capace di riprendersi una carriera che poteva essere strepitosa senza gli errori di 4 anni fa.
Errori che si chiamano Epo.
Io sono e sarò sempre a favore della radiazione in caso di positività al doping, Basso compreso. Ma devo dire che mi ha sorpreso veramente tanto.
Lo scorso anno, al rientro alle competizioni, aveva dimostrato che qualcosa gli mancava. Quest’anno no, non gli manca nulla ed è nuovamente il più forte. Ha lavorato, ha probabilmente sofferto – anche se per colpe sue – e si è rialzato. Per questo chapeau, per gli errori di anni fa no.

Ma potevo anche titolare “umiltà e signorilità”, quella di Cadel Evans, che dopo la fine della tappa, dopo aver preso 3 minuti dal suo rivale, è andato a cercarlo e lo ha trovato. Si sono guardati e Evans gli ha dato grosse pacche sulle spalle.
Come a dire non solo che lui è il più forte, ma facendogli sinceri complimenti per quello che ha fatto. Immagini di gente che comunque fatica tutta assieme, che prende l’acqua e rischia l’osso del collo in discesa.
E stesso titolo poteva valere per l’immagine di Arroyo, che tornava indietro dopo aver tagliato il traguardo, ancora con la maglia rosa addosso. Salutava il pubblico che comunque lo applaudiva, come era giusto che fosse, dopo la tappa e il Giro che ha fatto. Onore a lui, veramente.

Domani però attenzione, la discesa del Gavia è difficile, e farà freddo, molto freddo. Basso in discesa ha il suo vero punto debole, e Cadel, secondo me anche Sastre o Vinokourov, ci proveranno, poi tutto sarà finito…

Pura e semplice potenza quella mostrata da Andre Greipel sul traguardo di Brescia.
E mi tocca ricredermi.
Lo avevo additato come un brocco troppo presto. In realtà era colpa del virus intestinale avuto prima del Giro, che lo ha debilitato e fatto arrivare fuori forma sulle strade di Amsterdam.

Poi lo si è visto soffriresulle rampe dello Zoncolan e di Plan de Corones, e qualcosa doveva voler dire.
Se uno come lui, un velocista puro, passa queste salite, significa che a qualcosa punta. Era la tappa di ieri, adattissima ai velocisti, l’unica con volata vera di questo Giro.

Greipel ha fatto vedere perché crede di poter battere uno come Cavendish, hanno provato ad anticiparlo, ma in due pedalate ha staccato tutti con una potenza incredibile, che poche volte ho visto.
E allora forse ce la può fare a battere uno che di soprannome è chiamato Cannonball, non biglia.
Secondo me non è alla sua portata ma ieri mi ha fatto impressione, veramente impressione.

Oggi tappa monumentale, Mortirolo e due volte Aprica. Una di quelle che può far saltare il Giro, una di quelle che ti fanno ricordare Pantani, e direi che non è poco…

Che la tappa di ieri sarebbe stata da fuga era chiaro, molto chiaro.
Il problema è che può essere una grossa occasione buttata al vento, soprattutto da parte di Evans.

Il problema è che l’Australiano non ha la squadra per tenere la corsa, e gli altri sono stanchi. Si, gli abbuoni sarebbero stati utili, la tappa era per Cunego o Garzelli, ma sono tutti stanchi, molto stanchi.

E allora ecco che la corsa è lasciata alla Casse D’Epargne, che la maglia rosa se la vuole tenere fino alla fine, e che ce la può fare.
Ieri hanno fatto il minimo indispensabile, lasciando andare la fuga che ci stava e tenendola a dieci minuti di massimo vantaggio. Adesso saranno più freschi, soprattutto per le du tappe decisive di venerdì e sabato.
La tappa alla fine se la aggiudica il francese Damien Monier su Danilo Hondo e Steven Kruijswijk. Il transalpino batte gli altri 18 compagni di fuga con una bella azione iniziata in pianura e finalizzata a 3 km dal traguardo, sul terreno di massima pendenza della tappa.
Per lui una bellissima prima vittoria in carriera, dopo sei anni da professionista, quasi una favola per chi, per una volta, non è più un gregario…

Quello che non ho capito bene è la tattica Liquigas, tutti davanti dall’inizio degli ultimi 8 km finali, tutti in salita e, veramente pendenti, proprio a 3 km dal trguardo, da dove è partito Monier quindi.
Tutti davanti a scremare il gruppo, che si riduce fino ad una ventina di corridori, poi nessun attacco. Come a dire, niente sorprese, teniamo la media alta, così nessuno può scattare. Il Giro ce lo giochiamo dopo. SInceramente mi sorprende un po’, però alla fine va bene così, le tappe decisive saranno veramente venerdì e sabato.

Oggi altra tappa da riposo, da fuga partita da lontano o da volata quasi classica, visto che i velocisti rimasti sono veramente pochi. Attenti a sorprese o azioni da finisseur…

Dopo la fuga de L’Aquila erano orgoglioni, ieri no.

Gli orgogli dei campioni sono usciti e hanno fatto la differenza. Più di tutti quello di Stefano Garzelli, che il Giro l’ha vinto dieci anni fa e che quest’anno è fuori classifica.
Sulle rampe di Plan de Corones ha fatto ancora vedere lampi di classe, battendo tutti alla grande, gestendosi nella prima parte per poi scatenarsi sulle parti più difficili, sulle pendenze al 23-24%.

Orgoglio anche quello di Cadel Evans, che dopo il mezzo passo falso di Domenica si rifà, guadagna 28″ a Basso e riporta sotto al minuto il distacco dal capitano della Liquigas.
Il problema per loro è che davanti c’è sempre Arroyo, e ci sarà fino in fondo. Non è il primo arrivato, è uno che è arrivato nei primi 15 di Giro e Tour. Non uno che mollerà facilmente. Anche ieri è andato benissimo, limitando i danni al massimo e facendo vedere che la maglia non la abbandonerà facilmente.
delusione invece per Sastre, che poteva portarsi a casa questo Giro col numero de L’Aquila, ma la forma di due anni fa non c’è più, e neance quella dell’anno scorso.

Ovviamente le tappe decisive saranno quelle di Mortirolo – Aprica e Gavia . Con  la salita del Mortirolo a 30km dall’arrivo, i distacchi ci possono essere. Se scollino con due minuti rischi di perderne molti di più. Stesso discorso per il Gavia, che non è tecnicissima nel versante scalato quest’anno, ma la discesa successiva sarà dura per tutti, e il tempo previsto è pessimo.
Meteo che potrebbe quindi favorire lo spagnolo in rosa, accorciando le salite decisive e facendogli perdere meno secondi possibili.
E decisive saranno anche le fughe, che in caso di arrivo al traguardo, potrebbero togliere di mezzo gli abbuoni, utili soprattutto per Evans, Basso non è molto veloce.

Oggi tappa con una modesta salita nel finale, ma gli ultimi 3 km sono all’8%, qualche secondo si può recuperare, dipende dalla gamba.

La salita più dura del Giro fa selezione, e molta.
E lo spettacolo offerto è d’altri tempi.
Vedere professionisti andare su a 10-12 km/h è uno spettacolo assurdo.
Vedere poi le smorfie di fatica che fanno al massimo dello sforzo è ancora meglio.
E anche per la classifica molto è cambiato. Basso ha fatto una tappa da urlo, è veramente andato su come un motorino. Mai sui pedali, mai in piedi. Spesso lo sguardo passava su Evans, unico in grado di reggere il corridore della Liquigas, almeno fino a metà salita.

Ma lo spettacolo è stato anche quello offerto dall’Australiano. Una grinta d’altri tempi lo ha tenuto a galla. Forse ha sbagliato, se fosse andato su con il suo passo magari avrebbe perso un minuto, forse meno, invece di 1’24”. E invece ci ha provato, fino a che non ha rischiato di fare il botto, fino a che le energie non sono arrivate alla fine.
Ho quasi avuto paura che facesse come sette anni fa, quando non riusciva più ad andare avanti, alla sua prima partecipazione al Giro.
E invece è arrivato in fondo al barile delle sue energie, ha sfruttato tutto, si è staccato e poi ha trovato qualcosa per rilanciare, non si sa dove però.
Lo ha fatto con una faccia che parlava da sola, piegato su se stesso, con le spalle che ondeggiavano, simbolo di stanchezza infinita.

Sinceramente mi ha esaltato più lui, con il cuore e il carattere che ha mostrato, che Basso.

Basso mi ha letteralmente fatto paura.

E adesso il Giro è riaperto.
Anche se Arroyo non si è difeso poi così male.
La verità la diranno Gavia, Mortirolo, Aprica e Plan de Corones di oggi. Soprattutto, secondo me, per Sastre. Oggi si dovrà vedere se lo spagnolo vincitore del Tour di due anni fa è in forma per l’ultima settimana, se ha ancora speranze, se il giorno di riposo gli ha ridato quella condizione capace di staccare tutti, e a lui un giorno basta, vedere l’Alpe d’Huez del 2008.
Comunque, in definitiva, preferisco una tappa così, bella e che fa la differenza, anche se lo Zoncolan è stato percorso in 41′ circa, due di più dei 39′ netti di Simoni nel 2007.

Se tutto questo è indice di pulizia – e il se è d’obbligo purtroppo in questi giorni – è molto meglio così.
In fondo noi comuni mortali, anche se magari sportivi amatoriali, anche se forse allenati a dovere, una salita così non la finiamo nemmeno in un’ora e mezza, forse non la finiamo nemmeno…

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