La fuga che non ti aspetti e che cambia totalmente le sorti del Giro.
La fuga che da spettacolo e che da qualche speranza in più che questo Giro sia pulito.
La fuga della stanchezza e dei campioni, perché dentro c’era uno che ha vinto il Tour, uno che è arrivato quarto in Francia, uno che sembra già una stella, e altri che proprio piano non vanno, vedi Arroyo.
La fuga che più di una fuga è una bidonata, bella e buona.

Ma gli errori ci sono stati, e molti.
Coma hanno detto in molti, quando c’è una fuga con 56 corridori, prima si va a riprendere i fuggitivi, poi si guarda chi è dentro la fuga.
Ed è una verità assoluta.
Non solo non si era mai vista una fuga così numerosa, ma è anche assolutamente ovvio che fra 56 corridori c’è per forza qualcuno che conta.
Questi si chiamano Porte, Arroyo, Tondo Volpini o Sastre, senza contare Agnoli e Kiserlovski.

Ma alla fine hanno sbagliato tutti. Far arrivare una fuga a 18 minuti di vantaggio e poi svegliarsi mi sembra assurdo.
Inutile dire che la giuria non ha detto quanto era il vantaggio o chi era in fuga.
Come ho già detto è ovvio che qualche bel nome c’è fra un gruppo di 56.
E inutile dire che si è saputo tardi che c’era Sastre.
Nell’era delle radioline e degli allenamenti studiati con precisione assoluta, per non parlare degli alimenti, è assurdo pensare che non si sappia controllare chi è davanti.

Certo, l’Astana doveva fare di più. Erano loro che dovevano controllare la gara. La Liquigas, unica grande squadra, non poteva certo lavorare per Evans e Vonokourov, però svegliarsi solo a 18 minuti di ritardo è semplicemente assurdo.Poteva mettere in fuga un grande e, o non sarebbe successo niente perché sarebbero stati ripresi, o avrebbe sbancato con una tattica meravigliosa. Erano l’unica squadra con due capitani, e uno poteva essere sfrutatto meglio.
Certo è che comunque non hanno lavorato poi così male. Adesso ne hanno due ben messi in classifica, difficili da attaccare se da gregari faranni Basso e Nibali, o se proprio i due capitani saranno i primi ad attaccare per poi vedere chi farà qualcosa.
Evans aveva la scusante, che più di altro è un fatto, di avere solo 4 compagni di squadra, e neanche forti.
Gli altri, Scarponi e la Diquigiovanni, Cunego e la Lampre, Garzelli e l’Acqua e Sapone e le altre squadre no, non avevano scuse.
La più colpevole è l’Astana, ma tutti ci hanno messo del suo.
Alla fine erano di più davanti che nel gruppo dietro, assurdo, ma bello, molto bello.

E allora via con i processi e con le polemiche.
Fatto sta che le squadre forti non ci sono, nessuno riesce a controllare i fuggitivi, e il gruppo adesso sarà di chi saprà attaccare meglio e mantenersi più costante.
Il miracolo alla fine o ha fatto Sastre, con un colpo di genio da campione enorme, con una voglia di vincere e di non arrendersi che di solito ha un ragazzino di 15 anni, non di 35 come lui. Alla fine la tappa l’avevano preparata loro della Cervélo, e si è visto il risultato.
Dopo il fallimento al Tour dell’anno scorso, lo spagnolo ritrova classifica e morale in una sola tappa, adesso sarà dura staccarlo in salita.
Ma più duro di lui sarà Arroyo, che proprio un brocco non è, che in salita va bene se non benissimo, che nei primi dieci al Giro c’è già arrivato due volte, e una nei quidici al Tour.
Ora ha 5’27” su Sastre, 8’16” su Vinokourov, 9’28” su Evans, 9’46 su Nibali e 10’07” su Basso.
Per vincere devono fare loro i bidoni, ma non è la stessa cosa. Per vincere devono attaccare sempre e in ogni tappa, ma sarà dura.

E i corridori sono stanchi. Bello, bellissimo vedere Vinokourov arrivare al traguardo con le labbra tremanti, stremato, come tutto il gruppo, dal tempo e dalla prima settimana corsa a ritmi eccessivi.
Ora è dura battere chi è davanti. Il gioco lo faranno tutti e nessuno, squadre piccole e grandi, fuggitivi e non.
Adesso il Giro è per tutti, perché un padrone non c’è.

Ha vinto Petrov, secondo è arrivato Cataldo e terzo Sastre, ma il punto è un altro, il Giro riparte da zero, forse anche sottozero.
E le facce lo dicono chiaramente.

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