Poteva essera la svolta.
Potevas essere l’occasione per attaccare e cambiare qualcosa, perlomeno per provare a farlo.

Le parole di Floyd Landis erano pesanti, molto pesanti.
Erano chiare e decise, dettagliate.
Prima la reazione dell’attaccato, quel’Armstrong che rifiuta tutto dicendo di non aver niente da nascondere, poi quella dell’UCI, che dichiara Landis non attendibile, e non se ne fa niente.

Ora, la riflessione personale è chiara. L’Americano ex Phonak è un corridore che ormai è squalificato, che non rientrerà più in gruppo, e che questo ambiente lo conosce benissimo. Sa del potere di Lance, guadagnato negli anni e in grado di fare quasi tutto, e sa cosa rischia in grado di calunnia.
Perché dovrebbe dire falsità di tale portata, perché dovrebbe inventarsi tutto?

Le accuse sono precise, riportano luoghi, anni e nomi di chi secondo lui si dopava e lo ha aiutato a bluffare nei controlli.
I nomi più importanti sono quelli di Armstrong, descritto come un vero e proprio capo che istruiva i suoi, i vari Leipheimer, Zabrinskie e lo stesso Landis.
Altro nome importante quello di Bruyneel, general manager storico del sette volte campione del Tour in quasi tutti i suoi anni di classifica.
E non è stata risparmiata neanche la Federazione Ciclistica Internazionale, che secondo Landis è colpevole, con il suo ex presidente Hein Verbruggen, colpevole di aver coperto Lance durante un passato Giro di Svizzera.

Ora, io non voglio accusare nessuno, men che mai emettere giudizi, ma francamente mi sembrano un po’ troppo grosse come accuse per essere praticamente ignorate.
Landis ha accusato un sistema, ha sperto un coperchio che può rivelare il vaso di Pandora del sistema doping, e nessuno ci guarda dentro.

E lo dico dal punto di vista di uno che ha sempre ammirato Armstrong, se non altro per le sue indiscusse capacità di gestione di corsa, uomini e potere. Se non altro per il suo immenso carisma, che lo ha fatto divenie, per quanto riguarda il ciclismo, quello che Tyson era per la boxe.
O lo odi e pensi male, o lo ami e lo adori. Ha l’immagine di chi il sogno Americano lo ha sempre cavalcato, rialzandoci e provandoci sempre, un po’ come l’araba fenice. Ha costruito un impero finanziario e sportivo, anche umanitario con la sua associazione, garantendosi un potere che pochi sportivi hanno avuto nella vita.

Se lo chiedi a molti addirittura sembra che sia il miglior ciclista della storia, dimenticandosi di gente come Merckx, Bartali, Coppi, Van Looy, Anquetil e via dicendo.
Armstrong è per gli Usa quello che per noi è Pantani e, anche se fra i due ci sono differenze enormi, ognuno di loro è stato in grado di infiammare il pubblico, chi con il carisma, chi con la classe, chi con le vittorie, chi con gli scatti sui terreni più difficili.

Solo che, mentre per Pantani stravedevo, per Armstrong ho sempre lasciato lì il beneficio del dubbio, dettato da sospetti che ci sono sempre stati.
Fino ad adesso ho sempre detto che le prove non c’erano. Adesso, francamente, l’idea è tutt’altra, non ci credo più, nemmeno un po’.

Che l’UCI non voglia bene al ciclismo ormai è chiaro da tempo, ma che addirittura pensi di lasciar perdere tutto, dopo che il pagine e pagine di dati forniti da Landis, e dopo che il Daily Mirror online ha intercettato alcune mail rendendole pubbliche, mi sembra assurdo e stupido, molto stupido.

Ma forse sono uno dei pochi a cui tutto questo continua a fare molto male, uno dei pochi che ancora vedono nel ciclismo certi valori appartenuti al passato, come certe fotografie in bianco e nero di cinquanta o sessant’anni fa.
Forse sono uno dei pochi che ancora credono nella lotta al doping e nella buona fede della maggior parte del gruppo, come Cassani dice da tempo, anche a costo di prendere badilate enormi, delusioni assurde, come è stato per Riccò e per Basso.

Il problema è che so che come me ci sono molti, li vedi a bordo strada tutti i giorni, che acclamano i ciclisti al loro passaggio.
Peccato che chi potrebbe cambiare le cose se ne freghi…

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