Dopo la fuga de L’Aquila erano orgoglioni, ieri no.

Gli orgogli dei campioni sono usciti e hanno fatto la differenza. Più di tutti quello di Stefano Garzelli, che il Giro l’ha vinto dieci anni fa e che quest’anno è fuori classifica.
Sulle rampe di Plan de Corones ha fatto ancora vedere lampi di classe, battendo tutti alla grande, gestendosi nella prima parte per poi scatenarsi sulle parti più difficili, sulle pendenze al 23-24%.

Orgoglio anche quello di Cadel Evans, che dopo il mezzo passo falso di Domenica si rifà, guadagna 28″ a Basso e riporta sotto al minuto il distacco dal capitano della Liquigas.
Il problema per loro è che davanti c’è sempre Arroyo, e ci sarà fino in fondo. Non è il primo arrivato, è uno che è arrivato nei primi 15 di Giro e Tour. Non uno che mollerà facilmente. Anche ieri è andato benissimo, limitando i danni al massimo e facendo vedere che la maglia non la abbandonerà facilmente.
delusione invece per Sastre, che poteva portarsi a casa questo Giro col numero de L’Aquila, ma la forma di due anni fa non c’è più, e neance quella dell’anno scorso.

Ovviamente le tappe decisive saranno quelle di Mortirolo – Aprica e Gavia . Con  la salita del Mortirolo a 30km dall’arrivo, i distacchi ci possono essere. Se scollino con due minuti rischi di perderne molti di più. Stesso discorso per il Gavia, che non è tecnicissima nel versante scalato quest’anno, ma la discesa successiva sarà dura per tutti, e il tempo previsto è pessimo.
Meteo che potrebbe quindi favorire lo spagnolo in rosa, accorciando le salite decisive e facendogli perdere meno secondi possibili.
E decisive saranno anche le fughe, che in caso di arrivo al traguardo, potrebbero togliere di mezzo gli abbuoni, utili soprattutto per Evans, Basso non è molto veloce.

Oggi tappa con una modesta salita nel finale, ma gli ultimi 3 km sono all’8%, qualche secondo si può recuperare, dipende dalla gamba.

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