Che la tappa di ieri sarebbe stata da fuga era chiaro, molto chiaro.
Il problema è che può essere una grossa occasione buttata al vento, soprattutto da parte di Evans.

Il problema è che l’Australiano non ha la squadra per tenere la corsa, e gli altri sono stanchi. Si, gli abbuoni sarebbero stati utili, la tappa era per Cunego o Garzelli, ma sono tutti stanchi, molto stanchi.

E allora ecco che la corsa è lasciata alla Casse D’Epargne, che la maglia rosa se la vuole tenere fino alla fine, e che ce la può fare.
Ieri hanno fatto il minimo indispensabile, lasciando andare la fuga che ci stava e tenendola a dieci minuti di massimo vantaggio. Adesso saranno più freschi, soprattutto per le du tappe decisive di venerdì e sabato.
La tappa alla fine se la aggiudica il francese Damien Monier su Danilo Hondo e Steven Kruijswijk. Il transalpino batte gli altri 18 compagni di fuga con una bella azione iniziata in pianura e finalizzata a 3 km dal traguardo, sul terreno di massima pendenza della tappa.
Per lui una bellissima prima vittoria in carriera, dopo sei anni da professionista, quasi una favola per chi, per una volta, non è più un gregario…

Quello che non ho capito bene è la tattica Liquigas, tutti davanti dall’inizio degli ultimi 8 km finali, tutti in salita e, veramente pendenti, proprio a 3 km dal trguardo, da dove è partito Monier quindi.
Tutti davanti a scremare il gruppo, che si riduce fino ad una ventina di corridori, poi nessun attacco. Come a dire, niente sorprese, teniamo la media alta, così nessuno può scattare. Il Giro ce lo giochiamo dopo. SInceramente mi sorprende un po’, però alla fine va bene così, le tappe decisive saranno veramente venerdì e sabato.

Oggi altra tappa da riposo, da fuga partita da lontano o da volata quasi classica, visto che i velocisti rimasti sono veramente pochi. Attenti a sorprese o azioni da finisseur…

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