Il Capitano è Ivan Basso.
Capitano di una squadra stellare, che non ha mostrato segni di cedimento nemmeno di fronte alla tappa de L’Aquila.
Capitano di compagni di squadra incredibili, Szmyd,Sabatini, Agnoli, Vanotti.
Capitano di uno come Nibali, che per disputa il Giro della svolta, quello che lo proietta fra i grandi e che gli da la consapevolezza di essere grande.

Ma è stato il Giro dei battuti.

Vinokourov veniva in Italia per vincere. Ha dato spettacolo, ha preso, perso e ripreso la maglia rosa, per poi tirare la bidonata nella tappa Abruzzese, quella della fuga in 60.

Sastre veniva in Italia appena rientrato alle corse, dopo una vacanza di 5 mesi successiva al Tour dello scorso anno.
Anche lui veniva per vincerlo, e dopo L’Aquila poteva anche farlo, ma la gamba non c’era e forse nwanche la testa.
Tanta volontà per lo Spagnolo, ma poca condizione.

Cunego correva senza pressione. E’ partito bene, ha fatto vedere buone cose nella prima settimana, è andato vicino alla vittoria di tappa a Montalcino, poi si è sciolto come gli altri anni. E’ sempre in mezzo fra le corse a tappe e le classiche, ma sarebbe meglio scegliere le seconde, almeno per me.

E’ stato il Giro di Richie Porte, al primo anno di professionismo eppure già molto forte.

Il Signore è Cadel Evans. Il primo a complimentarsi con Basso dopo la tappa del Mortirolo dove aveva preso più di 3 minuti. Il primo ad ammettere che la Liquigas e Ivan erano più forti di lui. Anche se potrebbe recriminare per la squadra non all’altezza, che gli ha fato perdere 2 minuti già nella prima settimana, fra cadute senza compagni in Olanda e cronometro a squadre.
E invece è stato lì, zitto a combattere, provandoci sempre e riamanendo aggrappato alla meglia verde del suo avversarioo finché poteva.
Solo a fine Giro, a giochi ormai fatti, ha svelato, vergognandosene un po’, che dopo Montalcino ha avuto la gastrointerite. Ha detto di chiedere al medico della squadra, altrimenti la gente non ci crede, poi ha ribadito che comunque Ivan aveva più gamba.
Non cerca scuse Cadel, non molla mai e ammette la superiorità avversaria.

E Signore è stato anche David Arroyo Duran. Non era nessuno, poi la fuga pazza di emtà Giro gli ha dato maglia rosa, visibilità e speranze di vittoria.
Non ha perso la testa, si è gestito con esperienza e ha sfiorato il colpaccio nella discesa del Mortirolo. Alla fine se lo meritava anche, ma ha accettao il verdetto della strada.
Ha perso l’occasione della vita, che non gli capiterà più, ma ha accettao senza una parola, comunque consapevole di aver vissuto un sogno più grande di lui, comunque consapevole di poter andare a testa alta.

Ma è stato anche il Giro dello spettacolo, delle sorprese offerte praticamente in ogni tappa. Grazie ad un organizzazione stellare, ad un disegno bellissimo e molto, molto faticoso.
Per adesso, e spero che rimanga tale, è stato anche il Giro della pulizia, il più controllato della storia, eppure nessun positivo al doping.
Si sono visti volti sfiniti e grossi cedimenti, capacità di recupero limitate e velocità medie in salita più basse degli anni passati, ed è giusto così, alla fine.

Chi ha vinto in passato ha sbagliato, ha pagato – anche se io sarei per a radazione – ha lavorato ed è tornato forte.
Con questo regolamento è giusto avere una seconda chanche, e Basso l’ha sfrutatta.
E alla fine, nonostante il mio pensiero, chapeau a lui e alla corsa che ha fatto.
Ha lavorato bene, si è riabilitato non cerca di scuse o dichiarandosi innocente come fa qualcun altro, si è allenato anche quando pensava di non rientrare, e alla fine ha vinto lui.
Perlomeno merita rispetto, quello che la squadra, Cadel, tutto il gruppo e i tifosi gli hanno dato. E se lo è conquistato.

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