I test match di Giugno sono di solito ad appannaggio dell’emisfero sud, sia perché sono loro a giocare in casa, sia perché sono più in forma in questo periodo dell’anno. Molti risultati però sorprendono.
La Francia perde con un distacco incredibile contro il Sud Africa, l’Inghilterra viene prima domata da un’Australia con una prima linea imbarazzante, per poi prendersi la rivincita e batterla di un punto solo. Il Galles viene sotterrato dagli All Blacks e la Scozia fa l’impresa in Argentina.

La bella sorpresa è però quella dell’Italia intera. Una nazionale che Mallett schiera per non subire troppo i campioni del mondo, quelli delle touche di Matfield e delle mete di Habana, quelli dello sport che veramente ha rivoluzionato una nazione con Mandela, e nel 1995, non nel 2010 e con un pallone rotondo come molti vanno dicendo.

La nazionale di Mallett – che dichiara di raparsi a zero in caso di sconfitta sotto ai 20 punti di distacco – parte bene e per venti minuti tiene gli Springbocks nel loro campo, anche a rischio di subire una meta. Andiamo anche in vantaggio sulla punizione che ne deriva, con Mirco Bergamasco sempre più a su agio nei piazzati.

Poi arriva Habana. Quando hai in campo uno come lui ti puoi sbizzarrire in attacco, e sfruttarne la velocità assurda.
Il Sud Africa è una squadra che ti può colpire anche partendo dai propri ventidue, e così accade nell’unica touche, solo una si, che ci rubano nel primo tempo.
Qualcosa inesorabilmente gli devi concedere, de proprio lì ti puniscono poco puoi fare.

Altre due mete ci sorprendono nella prima frazione, che chiudiamo sotto 22-3, con un Mornè Steyn mostruoso per gli Africani.
Una arriva con un colpo di genio dei nostri avversari, con un’interpretazione del regolamento sulle maul incredibile, una cosa da far vedere a tutti quelli che amano la palla ovale.

La seconda frazione offre molto altro. Un placcaggio al collo su Gower ci da la superiorità numerica che ci consente di marcare una meta con il nostro capitano, quel Sergio Parisse rientrato dall’infortunio al ginocchio subito con ritmi da fenomeno. La sua classe è indiscutibile, ci mancava molto e si è visto perché. Due tre sottomano nel match e una meta, senza contare placcaggi e giocatori sbattuti a terra con le spalle.

Poco importa se prima avevamo subito un altra meta avversaria. Alla fine andiamo anche ad un soffio da un altra segnatura, e l’errore a un metro dalla linea di meta è nostro, non una grande difesa loro.

La Francia dominatrice del Sei Nazioni, una settimana fa, aveva perso 42-17. Noi concludiamo sotto di 16 punti, 29-13, esattamente 11 anni dopo la sconfitta per 101-0 subita proprio dagli Springboks di Mallett, che spero si tagli tutti i capelli, se lo merita

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