Che dopo Rossi toccasse a Lorenzo molti lo avevano pronosticato. molti lo credevano e qualcuno parlava di altri, magari sperava in altri.
Ciò che appare dalle prime due gare senza il Dottore invece non lascia dubbi, almeno secondo il mio parere. Il futuro è di Jorge Lorenzo, per me senza dubbi. Sulle doti di guida c’è qualcuno che può dargli filo da torcere, Pedrosa, Stoner, Dovizioso, Spies e magari anche quel Simoncelli che finora ha fatto vedere poco o niente.
Il problema per tutti è i carisma dello spagnolo primo in classifica. E’ l’unico che sembra sapere sempre quello che fare, che non ha mai paura di nessun avversario e che non ha mai, o quasi, subito la pressione di Valentino.

Pedrosa dal canto suo sembrava essersi liberato da uno spettro troppo pesante per lui, l’infortunio del numero uno poteva liberarlo da un duello che ha sempre perso, da un duello al di sopra della sua portata. Al Mugello sembrava essere la svolta e invece, nella gara inglese, i limiti palesi di Camomilo sono tornati, prepotentemente e inesorabilmente.

Discorso a parte per Dovizioso, che adesso è secondo nel mondiale facendo, secondo me, il minimo sindacale, forse poco di più. Ha una bella testa l’Italiano, ma qualcosa ancora manca, tutto sta nel trovare ciò che gli serve, sempre che ci riesca.

Altra sembra la situazione del canguro australiano, due anni fa forza della natura e imbattibile, oggi misero cascatore della domenica. La classe c’è ancora, lo dimostrano i tempi sul giro che comunque riesce a fare, unico del plotone in grado di stare dietro a Lorenzo. Il problema vero è la gestione psicologica di sè stesso, troppo convinto di quello che è e allo stesso tempo troppo impaurito di quello che non è.

La discesa negli inferi della classifica sembra essere finita, ma ancora i limiti di Stoner sono troppi, o li supera, magari tornando sotto l’ala protettiva di Livio Suppo alla Honda, o tutto sembra molto difficile.

Ultima analisi per Spies, che secondo me ha le carte in regola per stupire. Non capisco però la casa dei tre siapason che affida la moto del Dottore a un vecchio collaudatore, tale Yoshikawa.
Magari il texano avrà meno pressione e stessa moto nel team dove è adesso, ma un’ufficiale è un’ufficiale.
Sta di fatto che l’Americano ha fatto vedere di saper lottare anche con il dolore, di saper salire sul podio e di saper gestire la mente e la gara, anche quando non conosce le piste. I margini di miglioramento sono ampi, quanto non si sa.

Poi c’è Rossi, che si infortuna nel momento peggiore per farlo. In quel momento della carriera che ti riempie di dubbi sul proseguimento a questi livelli, dubbi sulle motivazioni e sulle moto, sulle auto, in cui correre.
Quello so è che l’infortunio è il primo vero della sua carriera, e non credo che sia stata solo fortuna, come altri che conosco hanno scritto. Un po’ perché non credo in scherzi beffardi del fato o nel destino che dir si voglia, un po’ perché credo che la fortuna, o il caso più semplicemente, vada attirata e costruita. Se non è mai caduto, se non si è mai infortunato, un motivo c’è, ed è molto semplice.
Sicuramente quest’anno doveva dare qualcosa in più, e magari è successo il patatrac, o magari è solo un errore come ci può stare in una carriera intera, in fin dei conti si sono infortunati quasi tutti, ci sta e ci può stare in mezzo a nove campionati vinti.

Credo anche che tornerà, sbattendosene dei richiami a quattro ruote, che secondo me non fanno per lui, e che tornerà in grado di vincere di nuovo. Bisogna vedere dove tornerà, se in Yamaha o in Ducati magari, bisogna vedere se punteranno su Lorenzo o se aspetteranno ancora un po’, magari ancora impauriti dalla storia che Rossi si porta dietro, impauriti di farlo andare a lavorare per il nemico.

A quel punto bisognerà vedere se potrà diventare, di sacrosanto diritto in quel caso, il miglior pilota della storia.

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