Il Tour è andato avanti fra cadute sotto la pioggia e olio di moto finite a terra, bellissime immagini di Cancellara – allora in maglia gialla – che ferma il gruppo per attendere gli attardati, fra il giorno in cui lo svizzero attacca tutti sul pavé assieme a Andy Schleck, di cose se ne sono viste molte.

Le più belle sono di ieri. Finalmente primo arrivo in salita e finalmente le carte si scoprono. I più forti sono due, Contador e Schleck, unico in grado di staccare il pistolero spagnolo da tre anni a questa parte. Lo stacca sulla salita finale con uno scatto che sembrava del bagaglio tecnico più dello spagnolo che del Lussemburghese. Le parti invertite però sono belle da vedere e per una volta quello che considero il più forte corridore al mondo, si vede staccato dal più giovane dei due fratelli terribili che tiene fede alle dichiarazioni di inizio Tour – “Contador è battibile” ripetuto più volte – e prova a battere il due volte vincitore del Tour.

In maglia gialla è andato Cadel Evans, il campione del mondo Australiano che cerca per una volta di vincere una grande corsa come si merita, anche se battere la stanchezza del Giro sarà quasi impossibile.

Ma la notizia di giornata è quella della fine di un’era, dell’Era con la E maiuscola, la fine dell’era Armstrong.
A 39 anni il Texano non è più quello degli anni vincenti.
Con l’età sulle spalle e le preoccupazioni dovute alle indagini sulle dichiarazioni di Landis e al processo mediatico che ne è scaturito, l’ex re di Francia abdica, e anche in malo modo.
Prima cade ad una rotonda quasi da solo, poi rimane agganciato alla bici di un corridore finito a terra quando stava cercando di recuperare e l’ finisce tutto. Lì capisce che non è giornata, che è la fine di un sogno e della sua Era, la fine della carriera. Subito si ipotizza il suo ritiro. Non è stato così e magari l’Americano cercherà di onorare il Tour e la corsa che gli ha dato tanto, poi passerà a difendersi dalle accuse, che sono troppe per non lasciare troppi dubbi a tutti.

L’orgoglio di Lance ha giocato un bruto scherzo al campione americano. Gli ha fatto credere di poter tornare e vincere ancora, e a dir la verità l’anno scorso aveva stupito, con un buon Giro e un Tour da terzo posto dopo tre anni di stop.

Ma ieri c’è stata la caduta del Re, e il botto si è sentito.

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