Partiamo dai sogni. Quelli di Andy Schleck, che ormai sembra l’unico indiziato in grado di poter battere uno come Contador, come lui diceva da tempo peraltro.
Sono almeno sue anni che il lussemburghese dichiara di poter battere lo spagnolo, l’extraterrestre che sembra praticamente imbattibile.
E invece, finalmente, qualcuno dimostra che ci si può fare. Anche se con una classe infinita, con una voglia di vincere enorme e con una sfrontatezza molto grande. Senza nessuna paura per quello che è un grande avversario, ai limiti dell’irriverenza, cercando di batterlo dove lui è il più forte, in salita.
Il problema per il più giovane dei due fratelli Schleck sarà la crono del penultimo giorno. 52 km contro il tempo in cui prenderà almeno 2 minuti dallo spagnolo, che quindi resta ancora favorito.


I sogni però sono sogni, e intanto la maglia gialla è sulle spalle di Andy. Dopo una bella lotta con lo spagnolo, in cui si sono attaccati senza starsi a guardare, in cui non si sono risparmiati, salvo poi non farsi troppo male e andare di comune accordo. Le prossime sfide saranno belle, molto belle.

Il bello di ieri però è stato altro. E qui parliamo di eroi, se vogliamo esagerare nei termini, ma neanche poi tanto.
Sembrava la botta classica di chi non riesce a recuperare dopo le fatiche del Giro e della prima settimana del Tour. Sembrava la classica giornata no di un campione che, prima o poi, ha sempre avuto una giornata nera dei grandi giri.
Sembrava l’ennesima botta del perdente di classe, quello che piace tanto al pubblico ma che, alla fine della carriera, verrò ricordato come l’eterno secondo.
E forse sarà anche così, ma Cadel Evans del secondo ha niente o anche meno.

Primo perché lotta sempre, non molla mai e alla fine, se cede, è solo perché non può fare altrimenti.
Lo ha fatto sempre in carriera, dimostrando di saper essere un signore, prima che un corridore fenomenale. Qualcosa sembrava essersi sbloccata con la vittoria mondiale dello scoro anno. Invece ancora una volta la sfortuna è contro di lui. Prima la bronchite al Giro che lo ha estromesso dalla lotta per la rosa. Bronchite che comunque lui non ha comunicato a nessuno, continuando a lottare in gruppo mollando solo all’ultimo. Raggiungendo il quinto posto finale e mollando per ultimo il ritmo infernale di Basso sullo Zoncolan, quando aveva la febbre a 38.

E ieri ha fatto di più. E’ partito con una frattura al gomito, di quelle che fanno male. Era dovuta alla caduta di domenica, quando era finito a terra ed era stato comunicato che non c’erano fratture.
Cadel è stato zitto, non ha detto niente nemmeno ai compagni di squadra ed è partito come tutte le mattine, addirittura posando con la maglia gialla di fronte ai fotografi prima di partire per la tappa, come quasi nessun corridore fa.
Non curandosi dei problemi che sicuramente avrebbe avuto, non pensando al dolore e cercando di resistere comunque. Perché l’occasione era quella della vita, “perché quando sei in maglia gialla ci devi essere, non importa in che condizioni”, come lui stesso ha detto dopo.

Sul Col de la Colombière è andato in crisi a 9 km dalla vetta, perdendo un minuto al chilometro e ricordando la crisi del Giro del 2002. Poi ha scollinato ed ha tirato comunque, fino alla fine, fino al traguardo, recuperando e perdendo poco più di sette minuti.
Bellissimo vedere il campione del mondo, ormai uscito di classifica, tirare e soffrire fino in fondo, per poi venire a sapere, dopo alcune ore, che aveva il gomito fratturato.

E bellissime sono state le sue lacrime sul traguardo come a dire che il sogno è finito di nuovo, come a soffrire non solo fisicamente ma mentalmente, un dolore enorme per la sconfitta subita, dopo una fatica psicologica che pochi avrebbero fatto. Se ci pensiamo bene uno come Armstrong si era praticamente fermato nella tappa storta dei giorni scorsi.
Cadel ha lottato fino alla fine ed è caduto. E’ uscito di classifica ma lottando fino all’ultimo metro.
E allora vedendo le lacrime che escono dai suoi occhi fa male anche a te che le guardi. Vedere un professionista che dieci minuti dopo la fine della tappa ha gli occhi gonfi per le lacrime ti ferisce un po’ anche a te che guardi da casa.

E il giorno dopo, quando leggi le parole del suo compagno di squadra Santambrogio – “Per uno così daresti anche la vita!” – sei ancora più fiero di tifare per lui. E ti dispiace ancora di più che uno così non riesca a vincere e realizzare il sogno per cui è una vita che lavora.

Avrà ancora altri 2-3 anni a questi livelli. Sastre ce l’ha fatta, speriamo che anche Cadel ci riesca. Più di lui non se lo merita nessuno…

Annunci