Contador e Schleck si studiano, aspettando il momento buono.
E’ successo ieri, quando il Lussemburghese, con la maglia gialla, aspetta lo Spagnolo, lo guarda e lo marca, gli sta sempre alle spalle senza mai attaccarlo. Risponde a 2-3 attacchi del vincitore dello scorso anno, ma non lo attacca, consapevole che non avrebbe fatto la differenza.

Il problema è la crono di sabato. Schleck ci deve arrivare con almeno 1’30” di vantaggio, altrimenti sarà dura battere uno che le crono le può vincere, che le ha già vinte, o che comunque piano non andrà sicuramente. Schleck specialista non è e probabilmente non lo sarà mai, quindi o lo stacchi prima non ce la fai.
E il problema di ieri quindi era innervosirlo, era stimolare l’avversario a sbagliare, farlo uscire allo scoperto, fargli perdere il controllo.


Dura, molto dura, farlo fare a uno come Contador. Uno che ha vinto il Giro gestendosi perché pochi giorni prima era al mare. Uno che sa quali sono le sue possibilità e che le sa gestire al meglio. Così va a finire che dopo due scatti, i due si fermano, si guardano praticamente fermi in mezzo alla strada. GLi altri se ne vanno, fra cui Menchov e Samuel Sanchez, ma ai due non importa. Rimangono un po’ a guardarsi e quasi a dirsi, vai tu che sei in giallo o no?

Schleck alla fine riparte, ma piano, i due recuperano un po’ e arrivano al traguardo staccati di una decina di secondi da Menchov e Sanchez. Ma la sfida è cominciata, i due sono ufficialmente in lotta per questo Tour, i due sanno che se la giocheranno nei prossimi giorni.

Schleck dovrà, o decidere di staccare giorno per giorno il suo avversario, o cercare di demolirlo in una sola giornata. Sarà dura ma Contador non è lo stesso dello scorso anno secondo me, anche se è un fenomeno e una spanna sopra a tutti lo stesso. Il Lussemburghese, dal canto suo, sembra avere qualcosa di più in salita. Dovrà sfruttarla o se ne parlerà il prossimo anno.

Intanto la tappa la conquista Riblon, come sognava da bambino guardando le stelle cadenti, quando chiedeva come desiderio di diventare professionista e di correre il Tour. Perché alla fine il ciclismo è questo.

Oggi un’altra tappa che può essere decisiva. Il gruppo passerà di fronte alla stele in memoria di Fabio Casartelli, morto in corsa nel ’95.
La ferita per la sua perdita è ancora aperta. Belle, bellissime, le parole di Armstrong, suo compagno di squadra 15 anni fa. Come lui stesso spiega, quella fu la giornata più brutta della sua vita. La mattina mangiarono assieme, poi uscirono a fare la tappa. La sera una sedia era vuota.
Lui stesso dichiara che non riesce a spiegare cosa significasse per lui, cosa provasse in quel momento. E forse non vuole neanche spiegarlo. Ci sono cose che non si spiegano ma si vivono e basta, purtroppo in questo caso.

Il gruppo ricorderà Fabio di nuovo, come tutti gli anni.
Come ha detto Cassani, una delle cose più belle del ciclismo è che questo sport si ricorda, di tutti.

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