Sono quelli degli organizzatori, che pensano di fare una tappa con i quattro colli simbolo del Tour – Peyresourde, Aspin, Tourmalet e Aubisque – e si aspettano che l’ultima salita, a 60 km dal traguardo, faccia selezione.
Non è così ed è normale che non lo sia. Anche se il giorno prima Contador ha infastidito Schleck, nessuno, o quasi nessuno, attacca. Per la verità la tappa parte bene, con Van Den Broeck che prova a far saltare la corsa, peccato che nella fuga partita poco prima, il suo compagno di squadra non si acroga di niente e continui a tirare, impedendo al Belga di rientrare con i primi.

Alla fine comunque una fuga va, dentro ci sono Cunego, Moreau, Fedrigo, Casar, Barredo e anche Armstrong, più altri.
Ma questi andranno fino alla fine.
Barredo scatterà a 30 km dal traguardo, verrà ripreso dopo il triangolo dell’ultimo km, quando iniziava a pensare di farcela.


A spuntarla sarà Fedrigo, ma le emozioni le regala il texano. Lance il combattivo, che dopo anni si rivede in una fuga al Tour, che ci prova con classe ma senza gambe.
Fa quasi tristezza vederlo provarci con tutte le forze ma senza riuscire a beffare nessuno. Anni fa non sarebbe andata così, ma l’errore di valutazione è anche il suo. Come ha detto Beppe Conti, questo Tour è di troppo per lui.
Cunego intanto rimane all’asciutto, tante fughe, tanta volontà ma ancora niente vittoria.

La tappa alla fine è stata la più noiosa del Tour, nel giorno che doveva essere il più bello.
Nel giorno in cui tutti si aspettavano la contromossa di Schleck, arrabbiato e ferito dall’attacco di Contador. E alla fine però mi sento di dire che poi lo Spagnolo tutti i torti non li aveva. Andy era già stato graziato una volta, nella tappa delle mille cadute in cui Cancellara aveva fermato il gruppo.
Aveva anche attaccato lo Spagnolo quando suo fratello, Franck Schleck, era caduto sul pavé frantumando il gruppi. Alla fine un salto di catena fa parte del gioco. E a sbagliare è stato il 25enne Lussemburghese, che ha messo la catena in obliquo, non usando bene il cambio per un errore da dilettante che gli sta costando il Tour.
E poi se si sta ad aspettare tutti si perde l’essenza del ciclismo, qualcuno si potrebbe inventare salti di catena o forature in momenti di crisi.

Alla fine sarebbe stato più signorile battere l’avversario in altro modo, ma ci sta anche questo.
Quello che non ci sta è dichiarare a fine tappa di non essersi accorto dell’incidente meccanico dell’altro, cosa non vera e chiarita dalle immagini nettamente. Perché dichiarare una cosa per un’altra quando è lampante che così non è? Perché quasi sfottere per niente?

Ultima nota per Petacchi, indagato di nuovo per doping, anzi, più precisamente sotto avviso di garanzia, ancora nessuna accusa è stata formulata. Le perquisizioni a casa sua sono di un mese fa, prima del giro di Svizzera. Sembra assurdo che sia partito consapevole che qualcosa è stata trovata. La stessa cosa di Ballan prima del Giro, poi risoltasi in un nulla di fatto. Aspettiamo a dare giudizi certi. Intanto Hushovd regeg con il primo gruppo e gli strappa la maglia verde provvisoria.
Io comunque spero che le accuse siano false. Anni fa fu sospeso per un farmaco che adesso non è più proibito.
Spero che no lo costringano ad abbandonare. Qualcuno, tipo Valverde, ha corso Tour, classiche e Mondiali, e la sua colpevolezza era certa, non era sotto indagine.

Certo è che mille sospetti non fanno bene a questo sport, ma ormai ci siamo abituati…

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