Le ferite sono per lui, le ferite sono per chi lavora con lui, le ferite sono per chi lo ascolta.
Fa male sentire uno con questa classe dichiarare che la voglia di soffrire e faticare sta passando. Fa male sentire uno così sentire che il problema è di testa, che vorrebbe più palcoscenici, che non sa cosa succede e che non sa cosa dire.
Tutte cose vere, ma strane.

Quello così, quello che parla, è Alex Schwazer. Uno che ha vinto un’olimpiade da mostro della specialità.
Quello che parla così è uno che, come dichiarato dal suo allenatore, un certo Sandro Damilano, è un campione assoluto. Traduzione? Non uno dei tanti, che poi i tanti lì sono comunque fenomeni, ma uno dei pochi, dei 2-3 al mondo.

E sono convinto che sia così, convintissimo. Alex, secondo me, è un autentico fenomeno, capace di vincere sempre e comunque. E forse sta proprio qui il problema, come lui stesso ha detto.
Quando vai alle gare e tutto è già scritto, cioè se non vinci fallisci, è dura avere stimoli.
Quello che fa paura è che lo dice un personaggio quasi assurdo nello sport di oggi. Uno che ama marciare e quello che fa. Uno che letteralmente si fa un culo così, che lavora alla grande e che non si tira mai indietro, di solito. E do solito lo fa con il sorriso sulle labbra, sinonimo di grande passione e voglia di allenarsi. Di solito o fa con autoironia, sinonimo di intelligenza e fiducia estrema nelle proprie capacità.
Una fiducia che forse lo ha portato a perdere tutto questo.
Secondo me, Schwazer sa quello che vale, e pretende da se stesso anche di più. Come vincere 20km 50km a distanza di pochi giorni, come dominare sempre tutte e gare, come voler dimostrare, ad ogni occasione, che è il migliore. Dimostrarlo a se stesso prima che agli altri credo.

E quando non ce la fa, come ogni tanto può accadere, soprattutto nel grande appuntamento, sono delusioni scottanti.
Lo ha fatto vedere chiaramente a Berlino l’anno scorso, quando chiese scusa a tutti per il fallimento ma mostrò volontà di reagire. Lo ha fatto vedere a Barcellona ieri, quando però è sembrato stanco, senza la grinta che uno come lui deve avere, per cercare di vincere sempre.
Non per farcela sempre però.
Come gli ha detto Bragagna non deve dimostrare niente a nessuno, lui è il campione olimpico, ed è vero.

E allora speriamo che Damilano, che ancora vuole vincere molto da allenatore, gli faccia ritrovare la grinta che ha sempre avuto, gli faccia mantenere la consapevolezza di essere uno dei pochissimi, senza scordare che ogni tanto si può perdere, che non si può sempre vincere e che proprio le sconfitte ti insegnano a vincere. Il sale dello sport, soprattutto di quelli di fatica e di fondo, è questo.
Spero e so che lo capirà, è uno dei pochi anche per questo…


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