settembre 2010


L’Italia di pallavolo passa il turno con tre vittorie, e vorrei anche vedere.
La seconda e la terza giornata però sono molto diverse fra loro. Se nella partita contro l’Egitto, la seconda del girone per gli azzurri, la vittoria è stata netta (25-20, 25-17, 25-23), con un grande muro e una lettura perfetta della gara, lo stesso non si può dire per la partita contro l’Iran.
Italia che parte bene, dominando i primi due set per 25-21 e addirittura 25-10. Poi il black-out. Il grande Cernic delle prime due frazioni si spenge, l’Iran azzecca tutte le mosse e tutti i punti, trascinato da un pubblico meraviglioso, e ci mette in difficoltà. Il terzo set lo perdiamo 25-21, il quarto lo lottiamo in rimonta, ma perdiamo anche quello per 28-26. Si va al tie-breack che vinciamo con molte difficoltà, e forse uno o due regali arbitrali. 15-13 il risultato dell’ultimo, tesissimo parziale.

Vista così sembra una prova incolore. E di fatto lo è per una nazionale che secondo me può giocarsela fino in fondo per la vittoria finale. Sembravamo quelli di qualche anno fa, non la squadra che è riuscita a tornare nuovamente nelle final six di World League. L’aspetto positivo è quello caratteriale. In una giornata in cui Mastrangelo e Vermiglio non girano, troviamo un gran Cernic, un buonissimo Savani e uno stupendo Sala, per non parlare di un Lasko freddissimo nei momenti decisivi del match. Anche le riserve, che poi lo sono fino ad un certo punto, sono pronte, e allora possiamo sperare che sia un passaggio a vuoto quando si poteva fare.

A ben vedere però molte altre favorite hanno faticato, a partire dal Brasile, che ha passato il turno per seconda in classifica dietro a Cuba che lo ha battuto nell’ultimo match. Terza del girone di ferro una Spagna che comunque si è fatta vedere in buona forma.
Il problema è che i Carioca si sono subito rifatti, andando a vincere la prima partita della seconda fase per 3-0 contro la Polonia.
Per continuare con la Russia che ha perso un set dall’Australia e due da Porto Rico, per arrivare alla Bulgaria, che si è dovuta piegare per due volte, sconfitta prima dalla Francia al Tie-break, poi dalla Rep. Ceca per 3-1, passando così il girone come terza in classifica.

Le spiegazioni in realtà sono semplici. La mattina prima dell’incontro con l’Iran ci siamo allenati, e duramente. Lavoro di pesi per arrivare in forma alla fase finale del mondiale. Secondo Anastasi la stessa cosa ha fatto la Russia.

Da adesso si fa sul serio, domani Germania, che nel frattempo ha battuto Porto Rico nella prima sfida della seconda fase nel nostro girone.

I Mondiali di pallavolo sono cominciati. Milano apre la rassegna per quanto riguarda la partita degli azzurri, che dominano un Giappone mai all’altezza della nostra squadra.
Molto di nuovo si è visto fra le file di Anastasi, capace di allestire un gruppo che a me personalmente piace molto, moltissimo. Un gruppo che credo in grado di fare belle cose, con grandi “vecchi” – Vermiglio, Mastrangelo, Cernic e Fei – realtà ormai consolidate – Lasko, Birarelli, Sala e Savani – e volti nuovi, o quasi, ma molto promettenti – Marra, Buti, Parodi e Zaytsev.

La squadra mi piace un sacco, e nella prima apparizione ha fatto vedere grandi cose. Battuto un Giappone non certo alla nostra altezza – 25-20, 25-16, 25-14 – ma con il piglio della grande squadra. Con la voglia che ha fatto vedere Mastrangelo nei recuperi da zona 6, con la verve ritrovata di Vermiglio capace finalmente di alzare palle veloci grazie a dei compagni che le sanno prendere.

Si è vista una nazionale che era da tempo che mancava, e questo è buono. Le favorite restano Brasile e Russia, ma Anastasi ha vinto un Europeo con la Spagna…

Ma ciò che mi è piaciuto di più, al di là della vittoria facile, è stata la disponibilità di tutti a parlare nel dopo partita. La voglia di scherzare con De Giorgi in cabina di commento, il sorriso di persone che vivono per il loro sport e che non hanno niente da nascondere finita la partita. Mi è piaciuta la capacità di parlare del gruppo di Vermiglio e Mastrangelo, quella capacità che ti fa carpire i loro segreti dello stare con e al centro di una squadra che proprio nel fare gruppo può trovare l’arma in più.
Mi sono piaciute le battute dello studio, di Lucchetta e De Giorgi, le risposte dal campo davanti a un microfono che non ti mette in soggezione. Un microfono del quale non avere paura ma del quale fidarsi e parlare alla pari, perché chi è al di là sa cosa vuol dire pallavolo, perché chi è al di là no ti attacca sempre o cerca lo scoop, ma solo di analizzare onestamente quello che hai fatto.

Il merito è dello sport che vive di sé stesso e poco più, di una federazione indebolita dallo strapotere di un altro sport ma che vive di passione, come molte altre realtà in Italia.
Ma devo dare anche merito alla Rai di saper fare questo tipo di giornalismo, almeno in questi sport…

Per quanto riguarda le altre vincono per 3-0 sia il Brasile contro la Tunisia che la Russia contro il Camerun. Soffre la Francia che si sbarazza al tie-break della Repubblica Ceca. 3-0 anche per Argentina e Polonia impegnate con Venezuela e Canada.
Domani sera alle 21:00 Italia Egitto, uno spareggio per il primo posto dato che la squadra Africana ha vìbattuto l’Iran nella partita d’esordio.

Il mondiale è cominciato, è in Italia e la nostra squadra c’è, gustiamocelo…

Che fosse forte era chiaro da tempo. Doveva crescere Vincenzo e dimostrare di essere un campione vero, di quelli che vincono e entusiasmano.
E per la verità lo era già diventato al Giro di pochi mesi fa, quando ripescato dal mare della sua Sicilia aveva dato prova di carattere, grinta, intelligenza tattica e lealtà verso i suoi compagni. Ma soprattutto classe, quella vera.

La stesa che lo ha portato a vincere la Vuelta di Spagna. Che lo ha portato a chiudere con la maglia rossa la corsa a tappe di Spagna. Era dal Tour diPantani che un Italiano non vinceva una grande corsa a tappe estera. Erano vent’anni che non vincevamo la corsa Spagnola.
Era da molto tempo che aspettavamo un fenomeno vero. Per dirla tutta ci sarebbe Riccò, e Basso, ma si sa cosa hanno combinato in carriera. Il regolamento è questo e loro, dopo aver pagato, sono “giustamente” tornati a correre. Spero solo che Vincenzo non faccia i soliti errori.

Il campione c’è, è indubbio ed è lampante il suo valore. Deve solo far vedere di poter vincere un Giro più importante, che sia la corsa Rosa o quella Gialla per l’anno prossimo non importa. Fra due anni deve essere Tour, quantomeno per quanto riguarda la preparazione. Il risultato poi si vedrà…

Purtroppo il successo arriva una settimana dopo l’incidente di Thomas Casarotto, i talento 19enne Vicentino che ha perso la vita per una caduta durante il Giro del Friuli. Purtroppo, dopo Casartelli e Andrei Kivilev si torna a morire in bicicletta, con la fatalità che di solito c’è in questi casi. Ma soprattutto con gli errori evidenti di chi ha fatto transitare un Suv in senso opposto alla corsa, di chi ha permesso che l’auto continuasse la sua corsa e di chi la guidava quella macchina. Sinceramente spero che paghino, e molto, perché questa è assurda. Anche se poi, a ben vedere, servirà a poco, il peggio è già successo.

Grande Vincenzo,
Ciao Thomas.

In poche domeniche, in pochi gran premi, tutto lo scenario è cambiato. Soprattutto per quel che riguarda chi fino ad ieri sembrava imprendibile o, più ancora, imbattibile.
Fino a ieri Lorenzo e Rossi erano i due più forti, da adesso sono Pedrosa e Stoner. E secondo me non sono battute a vuoto per vari fattori.
Primo su tutti la Yamaha non è più la moto migliore. La Honda va, in rettilineo, in curva, dovunque, soprattutto quella del piccolo Spagnolo.
La Ducati va, sia quella di Stoner che quella di Hayden, che comunque proprio scarso non è, e dimostra in una sola curva come mai anche lui ha vinto un mondiale, tempo fa.
E l’Australiano c’è, e probabilmente ci sarà anche nella prossima stagione. Deve però cercare le giuste motivazioni. Ieri gliele ha fornite Pedrosa, secondo dietro di lui e suo prossimo compagno di squadra, quindi da battere per mettere le cose subito in chiaro.

Lorenzo, dal canto suo, adesso calcola, ma con una moto che gli permette di calcolare poco. I punti di vantaggio sono molti, secondo me vincerà lui, ma attenzione a una battuta a vuoto. Il morale non è alto, e qualcosa in lui è cambiato, sembra abbia paura di perdere. E il braccino non fa bene a chi deve solo vincere.

Rossi ha altri problemi, soprattutto fisici e legati alla spalla che ormai ha deciso di operare. Ma se prima non serviva da scusa per i risultati che aveva, adesso lo è diventata.
Ora, credo sinceramente che il problema sia come lui lo descrive, ma se prima aveva la voglia di provarci lo stesso e la consapevolezza di potercela fare comunque, adesso sa che così non può. E allora è cambiato qualcosa in lui mentalmente.
Probabilmente pensa già alla prossima stagione, alla Ducati che lavora bene e che gli darà una moto competitiva come ha avuto in questi anni. Pensa alla sua spalla che deve operare, magari prima di fine stagione.
Spero che non lo faccia, anche se per lui sarebbe la scelta migliore.
La Yamaha e la loro storia d’amore, come Rossi stesso l’ha descritta, meritano un’altra fine, decisamente un’altra. E se magari vincere un’ultima gara sarà difficile, almeno dare tutto fino alla fine sarebbe doveroso.

La giornata di ieri però ha detto altro. Nel giorno dell’omaggio a Tomizawa si sono rivisti in pista Redding e De Angelis. Fortunatamente e come è giusto che sia. Anche per rispetto al Giapponese che non c’è più. Anche perché per loro di colpa non si può certo parlare.
E allora è bello vedere l’Inglese che chiude ottavo, e il Sanmarinese che almeno ci prova. E’ bello sentire che Redding in moto si sente come prima. Sopra la sua sella tutto è ok, anche se la sera, quando è solo, il morale è decisamente altro.

Bello allora il saluto di Iannone dopo la vittoria in gara, bello il saluto di tutto il paddock sulla linea di partenza.
Belli perché credo sinceri, in quel mondo Shoya mancherà davvero, se non a tutti almeno a molti, senza falsi pianti o false facce da funerale.
Come cornice a tutto anche le parole del Dottor Costa, che spiega come Shoya sia morto all’ospedale, dopo più di mezz’ora di tentativi di rianimarlo.
E se lo dice lui, con le lacrime agli occhi, io ci credo.

Era l’unica parola italiana che conosceva Shoya Tomizawa. Era la parola che mi ha fatto apprezzare un pilota fino ad allora sconosciuto, che aveva iniziato la stagione col botto, vincendo la gara d’esordio della moto 2.
Era la parola che aveva fatto ridere tutti quelli che erano intorno a lui, compreso l’inviato Mediaset che gli aveva posto la domanda e i due commentatori in studio.

E’ difficile dire la mia su quello che è successo oggi. Mi piacciono molto le moto e tutto il suo mondo. Mi piace molto guardare il mondiale. Era da sette anni, dal 2003 con Kato che non provavo qualcosa del genere. Anche se era accaduto già nel 2008 con Craig Jones in Supersport, ma non l’avevo vista e vissuta…
Vedi la caduta in diretta e capisci subito che è grave. Poi aspetti un’ora e guardi come sta. Mentre cerchi notizie leggi che le condizioni sono gravi e che lotta tra la vita e la morte. Poi senti chi commenta che da la notizia.
Tomizawa non c’è più sono le parole di Meda.

Ti dispiace, molto, anche a te che lo conoscevi solo mediaticamente, anche a te che capisci che è morto per una corsa di moto, per fare quello che amava. Ti dispiace perché non lo capisci.
Pensi poi ad altri. A quel De Angelis che subito dopo la caduta aveva parlato della più brutta cosa della sua vita. Della speranza che aveva avuto, sia pure in una frazione di secondo, di centrare la moto del Giapponese e non il pilota che scivolava.
Pensi a come si devono sentire lui e Redding che si sono trovati dietro e incolpevoli.

Non mi piacciono però molte cose. Per prima la discussione sulla bandiera rossa. E’ uno spettacolo e tutti sanno cosa rischiano e perché lo fanno. Se le operazioni di soccorso sono possibili e non c’è nessun problema nell’assistenza al pilota, non vedo perché fermare la gara, non c’è motivo e metti in pericolo probabilmente anche gli altri che dopo devono ripartire con il morale chissà come.

Non mi sono piaciuti i fischi a Lorenzo. Prima di tutto perché non c’entrano un cazzo, non siamo allo stadio e, in uno sport sano, non si fischia l’avversario quando non fa niente di male se non andare più forte di chi tifi tu, come se fosse qualcosa di sbagliato. Ma soprattutto perché non aveva senso. Perché sei proprio un cretino se fai così quando un pilota è morto venti minuti prima.
Sicuramente non tutti lo sapevano, ma fatto sta che nessuno gli ha detto di stare zitti, soprattutto chi sul podio ci stava e aveva il potere di farlo…

Non mi piaceranno le polemiche successive e non mi stanno piacendo le interviste sulla gara. Si sta lì a dire di mettere la bandiera rossa e fermare la gara e poi si parla di come è andata la MotoGp. Niente interviste se non su Tomizawa, chi se ne frega della gara e di come è andata, fa parte del lavoro dei piloti e analizzeranno tutto da sé.

Non mi piaceranno le conferenze stampa dell’ospedale, che è costretto a farla me di cui non capisco il motivo. E’ una morte come un’altra all’interno dell’ospedale, ovviamente no all’interno del mondo motociclistico e del mondo sportivo.

Ora però, domani, invece di parlare di calcio e mettere un trafiletto in 25esima pagina. Invece di aprire i Tg sportivi con i gol della serie b o con il mercato del pallone, magari, facciamogli un tributo. Per altri non è stato fatto e mi sono incazzato a suo tempo, presumo che domani sarà lo stesso, purtroppo.

Alla fine diciamo le cose come stanno, purtroppo è una fatalità, che non ci dovrebbe stare ma che, nelle corse, ogni tanto accade. E’ stato lo stesso per altri prima di lui, purtroppo. Mi dispiace molto, altrimenti non avrei scritto niente, però è così.

Mi dispiace per tutti, soprattutto per un ragazzo di 20 anni. Il fatto che da oggi non potrò più tifare per lui ovviamente non conta nulla.

Ciao Shoya, Coca Cola!

Questa volta il riferimento è personale.

Finalmente, dopo quasi tre anni di corse, sono riuscito a vincerne una, di gare.

Il post non è assolutamente autocelebrazione o racconto della gara o quanto e come sono bravo.
E’ solo perché comunque, quando per una volta ti riesce di fare quello che vuoi da tempo, sei felice, molto felice.

La sera pensavo a cosa si prova quando si vince qualcosa di importante, olimpiadi o mondiali per intenderci. Ero soddisfatto io, pur consapevole che si trattasse di una gara amatoriale. Credo che se fossi in grado di vincere un titolo del genere, non dormirei per un mese di fila, sarei così onorato di aver raggiunto il traguardo della vita da non riuscire a pensare ad altro.

Per la verità la vittoria è arrivata in modo strano, quasi decisa a tavolino. Dopo qualche anno che corri intrecci rapporti con gli altri che faticano con te, e qualcuno è anche di amicizia. E allora accade che quello più esperto del gruppo, almeno uno dei più esperti, faccia per te in un giorno in cui poteva comunque essere lui a vincere, quantomeno a lottare per vincere. Mi piace pensare che mi abbia voluto far capire che posso e devo dare di più, che con questa non vuol dire niente, che posso vincere anche da solo e a ritmi decisamente maggiori.

Forse ce l’avrei fatta anche da solo, forse no. Certo è che sul traguardo eravamo solo io e lui e per primo sono passato io. Un po’ come tappa a te e maglia a me. Lui ne ha vinte altre più belle di quella, io spero sia la prima di alcune buone prestazioni, la prima di una svolta, sempre a livello amatoriale, s’intende.

Intanto mi godo quella che comunque è una vittoria, come dice lui, “a vincere sono stato io, “l’importante è quello, lascia che gli altri vedano il tuo nome primo”. E allora diciamo che ho vinto io. Alla fine nella classifica il primo nome è il mio…