Questa volta il riferimento è personale.

Finalmente, dopo quasi tre anni di corse, sono riuscito a vincerne una, di gare.

Il post non è assolutamente autocelebrazione o racconto della gara o quanto e come sono bravo.
E’ solo perché comunque, quando per una volta ti riesce di fare quello che vuoi da tempo, sei felice, molto felice.

La sera pensavo a cosa si prova quando si vince qualcosa di importante, olimpiadi o mondiali per intenderci. Ero soddisfatto io, pur consapevole che si trattasse di una gara amatoriale. Credo che se fossi in grado di vincere un titolo del genere, non dormirei per un mese di fila, sarei così onorato di aver raggiunto il traguardo della vita da non riuscire a pensare ad altro.

Per la verità la vittoria è arrivata in modo strano, quasi decisa a tavolino. Dopo qualche anno che corri intrecci rapporti con gli altri che faticano con te, e qualcuno è anche di amicizia. E allora accade che quello più esperto del gruppo, almeno uno dei più esperti, faccia per te in un giorno in cui poteva comunque essere lui a vincere, quantomeno a lottare per vincere. Mi piace pensare che mi abbia voluto far capire che posso e devo dare di più, che con questa non vuol dire niente, che posso vincere anche da solo e a ritmi decisamente maggiori.

Forse ce l’avrei fatta anche da solo, forse no. Certo è che sul traguardo eravamo solo io e lui e per primo sono passato io. Un po’ come tappa a te e maglia a me. Lui ne ha vinte altre più belle di quella, io spero sia la prima di alcune buone prestazioni, la prima di una svolta, sempre a livello amatoriale, s’intende.

Intanto mi godo quella che comunque è una vittoria, come dice lui, “a vincere sono stato io, “l’importante è quello, lascia che gli altri vedano il tuo nome primo”. E allora diciamo che ho vinto io. Alla fine nella classifica il primo nome è il mio…

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