Era l’unica parola italiana che conosceva Shoya Tomizawa. Era la parola che mi ha fatto apprezzare un pilota fino ad allora sconosciuto, che aveva iniziato la stagione col botto, vincendo la gara d’esordio della moto 2.
Era la parola che aveva fatto ridere tutti quelli che erano intorno a lui, compreso l’inviato Mediaset che gli aveva posto la domanda e i due commentatori in studio.

E’ difficile dire la mia su quello che è successo oggi. Mi piacciono molto le moto e tutto il suo mondo. Mi piace molto guardare il mondiale. Era da sette anni, dal 2003 con Kato che non provavo qualcosa del genere. Anche se era accaduto già nel 2008 con Craig Jones in Supersport, ma non l’avevo vista e vissuta…
Vedi la caduta in diretta e capisci subito che è grave. Poi aspetti un’ora e guardi come sta. Mentre cerchi notizie leggi che le condizioni sono gravi e che lotta tra la vita e la morte. Poi senti chi commenta che da la notizia.
Tomizawa non c’è più sono le parole di Meda.

Ti dispiace, molto, anche a te che lo conoscevi solo mediaticamente, anche a te che capisci che è morto per una corsa di moto, per fare quello che amava. Ti dispiace perché non lo capisci.
Pensi poi ad altri. A quel De Angelis che subito dopo la caduta aveva parlato della più brutta cosa della sua vita. Della speranza che aveva avuto, sia pure in una frazione di secondo, di centrare la moto del Giapponese e non il pilota che scivolava.
Pensi a come si devono sentire lui e Redding che si sono trovati dietro e incolpevoli.

Non mi piacciono però molte cose. Per prima la discussione sulla bandiera rossa. E’ uno spettacolo e tutti sanno cosa rischiano e perché lo fanno. Se le operazioni di soccorso sono possibili e non c’è nessun problema nell’assistenza al pilota, non vedo perché fermare la gara, non c’è motivo e metti in pericolo probabilmente anche gli altri che dopo devono ripartire con il morale chissà come.

Non mi sono piaciuti i fischi a Lorenzo. Prima di tutto perché non c’entrano un cazzo, non siamo allo stadio e, in uno sport sano, non si fischia l’avversario quando non fa niente di male se non andare più forte di chi tifi tu, come se fosse qualcosa di sbagliato. Ma soprattutto perché non aveva senso. Perché sei proprio un cretino se fai così quando un pilota è morto venti minuti prima.
Sicuramente non tutti lo sapevano, ma fatto sta che nessuno gli ha detto di stare zitti, soprattutto chi sul podio ci stava e aveva il potere di farlo…

Non mi piaceranno le polemiche successive e non mi stanno piacendo le interviste sulla gara. Si sta lì a dire di mettere la bandiera rossa e fermare la gara e poi si parla di come è andata la MotoGp. Niente interviste se non su Tomizawa, chi se ne frega della gara e di come è andata, fa parte del lavoro dei piloti e analizzeranno tutto da sé.

Non mi piaceranno le conferenze stampa dell’ospedale, che è costretto a farla me di cui non capisco il motivo. E’ una morte come un’altra all’interno dell’ospedale, ovviamente no all’interno del mondo motociclistico e del mondo sportivo.

Ora però, domani, invece di parlare di calcio e mettere un trafiletto in 25esima pagina. Invece di aprire i Tg sportivi con i gol della serie b o con il mercato del pallone, magari, facciamogli un tributo. Per altri non è stato fatto e mi sono incazzato a suo tempo, presumo che domani sarà lo stesso, purtroppo.

Alla fine diciamo le cose come stanno, purtroppo è una fatalità, che non ci dovrebbe stare ma che, nelle corse, ogni tanto accade. E’ stato lo stesso per altri prima di lui, purtroppo. Mi dispiace molto, altrimenti non avrei scritto niente, però è così.

Mi dispiace per tutti, soprattutto per un ragazzo di 20 anni. Il fatto che da oggi non potrò più tifare per lui ovviamente non conta nulla.

Ciao Shoya, Coca Cola!

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