In poche domeniche, in pochi gran premi, tutto lo scenario è cambiato. Soprattutto per quel che riguarda chi fino ad ieri sembrava imprendibile o, più ancora, imbattibile.
Fino a ieri Lorenzo e Rossi erano i due più forti, da adesso sono Pedrosa e Stoner. E secondo me non sono battute a vuoto per vari fattori.
Primo su tutti la Yamaha non è più la moto migliore. La Honda va, in rettilineo, in curva, dovunque, soprattutto quella del piccolo Spagnolo.
La Ducati va, sia quella di Stoner che quella di Hayden, che comunque proprio scarso non è, e dimostra in una sola curva come mai anche lui ha vinto un mondiale, tempo fa.
E l’Australiano c’è, e probabilmente ci sarà anche nella prossima stagione. Deve però cercare le giuste motivazioni. Ieri gliele ha fornite Pedrosa, secondo dietro di lui e suo prossimo compagno di squadra, quindi da battere per mettere le cose subito in chiaro.

Lorenzo, dal canto suo, adesso calcola, ma con una moto che gli permette di calcolare poco. I punti di vantaggio sono molti, secondo me vincerà lui, ma attenzione a una battuta a vuoto. Il morale non è alto, e qualcosa in lui è cambiato, sembra abbia paura di perdere. E il braccino non fa bene a chi deve solo vincere.

Rossi ha altri problemi, soprattutto fisici e legati alla spalla che ormai ha deciso di operare. Ma se prima non serviva da scusa per i risultati che aveva, adesso lo è diventata.
Ora, credo sinceramente che il problema sia come lui lo descrive, ma se prima aveva la voglia di provarci lo stesso e la consapevolezza di potercela fare comunque, adesso sa che così non può. E allora è cambiato qualcosa in lui mentalmente.
Probabilmente pensa già alla prossima stagione, alla Ducati che lavora bene e che gli darà una moto competitiva come ha avuto in questi anni. Pensa alla sua spalla che deve operare, magari prima di fine stagione.
Spero che non lo faccia, anche se per lui sarebbe la scelta migliore.
La Yamaha e la loro storia d’amore, come Rossi stesso l’ha descritta, meritano un’altra fine, decisamente un’altra. E se magari vincere un’ultima gara sarà difficile, almeno dare tutto fino alla fine sarebbe doveroso.

La giornata di ieri però ha detto altro. Nel giorno dell’omaggio a Tomizawa si sono rivisti in pista Redding e De Angelis. Fortunatamente e come è giusto che sia. Anche per rispetto al Giapponese che non c’è più. Anche perché per loro di colpa non si può certo parlare.
E allora è bello vedere l’Inglese che chiude ottavo, e il Sanmarinese che almeno ci prova. E’ bello sentire che Redding in moto si sente come prima. Sopra la sua sella tutto è ok, anche se la sera, quando è solo, il morale è decisamente altro.

Bello allora il saluto di Iannone dopo la vittoria in gara, bello il saluto di tutto il paddock sulla linea di partenza.
Belli perché credo sinceri, in quel mondo Shoya mancherà davvero, se non a tutti almeno a molti, senza falsi pianti o false facce da funerale.
Come cornice a tutto anche le parole del Dottor Costa, che spiega come Shoya sia morto all’ospedale, dopo più di mezz’ora di tentativi di rianimarlo.
E se lo dice lui, con le lacrime agli occhi, io ci credo.

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