ottobre 2010


Era da tanto che volevo tornare a parlare di ciclismo. Lo faccio in un momento in cui però, come al solito del resto, non è un bel momento. Lo faccio per un bisogno personale di dire certe cose, un bisogno personale di esprimere determinate cose, di dire la mia su alcuni argomenti.


Per prima cosa volevo parlare del Mondiale maschile. Lo so, è molto che è stato corso ma prima non ho potuto, o voluto scivere, il perché non lo so nemmeno io.
In molti hanno criticato la squadra Italiana, hanno detto gli errori e sottolineato i ritardi di condizione. Secondo me la cosa è molto diversa. Per ma Bettini ha fatto correre come doveva, soprattutto come sapeva.
La squadra ha attaccato, gli uomini erano giusti e la corsa è stata controllata. Si può discutere sulla mancanza di qualcuno, ma la realtà è una sola. Era un mondiale da Bettini e Pozzato, per quanto sia un gran corridore, non è come “il Grillo”. Le caratteristiche erano altre, e una corsa così lunga snatura molte cose. Così ti ritrovi con un gruppo compatto nel quale c’è anche Freire. Pensi che la corsa sia decisa, come altre tre volte è già accaduto. Poi spunta Hushovd.
E a me non dispiace. Il Norvegese è uno che in bici sa andare, e molto anche. Sa soffrire e vincere in più modi. Lo ha dimostrato anche in Australia. E se ci pensiamo bene ha vinto uno che va forte alla Roubaix, che viene fuori quando la fatica si fa sentire, mentre Pozzato aveva i crampi sul finale. Anche se ci può stare dopo tutti quei km. Per la verità lui, Pippo, ci ha provato, sfiorando il podio che sarebbe comunque voluto dire molto, ma è andata così.

Buono l’esordio di Bettini come CT, era un attaccante nato e ha fatto correre all’attacco. Peccato per il ricordo del Ballero.

Mi è piaciuti vedere Cadel Evans difendere la maglia fino alla fine, in un mondiale quasi impossibile per uno come lui, l’anno scorso sorprese tutti, quest’anno no.

 

Chiuso il discorso mondiale vorrei parlare del solito male del ciclismo. Sono settimane che si parla di Contador, della quantità irrisoria di clembuterolo trovata nel suo sangue dopo la giornata di riposo del Tour de France, del fatto che stia pensando al ritiro e di tutto il resto.
Torri ha detto, secondo me in maniera gravissima, che se non facesse male alla salute legalizzerebbe il doping, prima di aggiungere che tanto i corridori sono tutti dopati.

Va ricordato che Ettore Torri è presidente della procura antidoping italiana. Trovo gravissimo generalizzare su tutta la categoria, e ancor più grave pensare ad una legalizzazione delle sostanze proibite.
Il problema non sta nella salute, o meglio, non solo lì. Il punto, secondo me, è che il messaggio stesso di sport dice di vincere e partecipare con le proprie forze, di dare tutto se stessi, per prima cosa contro se stessi. Il punto è che se sapessi di vincere non con le mie forze, mi farebbe schifo. Si, so che così si fanno record e soldi, si raggiunge la fama ecc., ma il fatto è che il problema è culturale. Lo sport dovrebbe essere passione. Non si dovrebbe fare il calciatore per i soldi e per le veline, non fare il pilota per avere contratti da Schumacher o roba simile. Si dovrebbero seguire le proprie passioni. Sputare sangue in allenamento, che si tratti di salita in bici, di corsa in pista di atletica o di nuoto in vasca. Si dovrebbe lottare perché l’adrenalina che senti quando le gambe che hai tanto allenato girano, quando corri senza fatica e magari vinci sull’ultima porzione di pista disponibile, superando il tuo rivale più agguerrito, dovrebbe essere molto più bella di quella che ti da leggere il conto in banca.

Così niente doping o scorciatoie varie, così sarebbe cuore e basta. Poi il fattore economico ci sta ed è giusto che ci sia, ma sempre dietro ad una certa etica.
So che sono sogni da sportivo della domenica, da uno che nel suo piccolo cerca di allenarsi tutti i giorni sapendo che non potrà arrivare dove altri potranno, ma è così che la penso, e so che lo farei anche se fossi uno di quelli che vedi in televisione.

Dico questo perché così finisce lo sport, così finisce il ciclismo che tanto amo. Se pensiamo agli ultimi anni pochi sono rimasti quelli che, dopo aver vinto o esserci andati vicino, poi non sono stati beccati in fallo.
A partire da Di Luca, Riccò, Landis, Rassmussen, Valverde, Sella, Riis, Vinokourov, Basso, Rebellin e via discorrendo. Certo hanno pagato, chi più chi meno e sempre troppo poco per uno che vorrebbe la radiazione in questi casi.
Ma il problema è un altro.
Il problema è che segui una corsa di 21 giorni, ti appassioni, gioisci e ti emozioni. Poi finisce e devi aspettare tre mesi sperando che non ci siano dopati. E’ assurdo ma è così.

E allora ti trovi a pensare se valga sempre la pena vedere e seguire uno sport che è bellissimo, mostruosamente appassionante, ma che in fondo in fondo, forse, troppo marcio. E’ vero che controlli antidoping li fanno soprattutto ai ciclisti, ma è anche vero che ne trovano molti, troppi, colpevoli.

Spero, anche se non credo, che Contador risulti non colpevole, che questa storia doni un po’ di credibilità, anche se molto poca, ai corridori e al ciclismo in generale.
Perché così è devastante.

Se poi fai anche gli sconti di pena quando qualcuno collabora, neanche fosse un pentito mafioso, allora qualcosa che non va, francamente, credo proprio che ci sia, vero Danilo?

La finale è diversa da quella che si pensava.

6-2 subito Brasile. Vissotto fa malissimo anche a loro e la tensione c’è anche per Cuba.
Avanti con equilibrio fino al 20-15, Cuba ci prova con il muro ma la superiorità avversaria si vede.
Il Brasile prende due muri, Bernardinho ha paura e chiama due time-out, ma il set finisce 25-22.

Il secondo comincia come il primo.
8-3 per il Brasile che fa tutti i punti possibili anche con azioni lunghe. La squadra verdeoro ha ancora fame e lo dimostra. Non casca un pallone e anche gli scambi più lunghi, che potevano cambiare il volto del set, se li aggiudicano i campioni del mondo. I Cubani sbagliano anche due schiacciate e una battuta.
Si arriva al 13-9 Brasile con cuba che deve fare gli straordinari per metterla a terra.
Altro break e 19-11.
Il secondo set è un dominio sudamericano. Finisce 25-14, con 45 battute verdeoro effettuate, 3 soli errori e 2 ace. Numeri mostruosi.
Cuba con il 36% in attacco, Brasile solo col 42, ma che sembra decisamente di più dalle immagini.

Si va al terzo set con poche speranze di una partita lunga.

Inizia 8-7 per il Brasile ma almeno Cuba lotta su ogni palla. Leon, il talento 17enne, da spettacolo e dimostra di avere una tecnica e una potenza incredibili.
Avanti punto a punto, poi 14-12 su ricezione sbagliata di Cuba. Leal non c’è, sbaglia tutto il possibili. E’ la fotografia di Cuba che non trova la giornata storica, che ha paura di un avversario più forte. O forse che subisce una squadra che non fa giocare l’avversario.
20-16 poi si sveglia Simon alla battuta e si va aul 20-18.
Ma il Brasile vuole chiuderla qui. 24-19 con due muri splendidi, poi 24-20. Cuba si arrende difficile e con un muro e un grande Hernandez alla battuta si porta a 22. Poi il Brasile chiude il match e vince il terzo mondiale consecutivo.

Alla fine, quando conta, escono fuori i migliori, dimostrando di essere i più forti senza appello. Dimostrando che potevano fare a meno dei calcoli e della sconfitta volontaria contro la Bulgaria. Dimostrando che il ciclo non è concluso.
E’ il mondiale di Murilo, Mvp del torneo, ma è anche quello di Giba, che mette da parte i panni di fenomeno ma non quelli di simbolo della squadra. E non deve essere facile, per uno che ha dominato per dieci anni, farsi da parte e dare consigli alla squadra. Ma i campioni sono anche questo, e lui è il collante di questo Brasile che è squadra prima di tutto.
E Bernardinho, che sembra sempre antipatico e altezzoso, nel dopopartita si mostra anche simpatico. Si mostra come il grande allenatore che è. Capace e sicuro di se. Ma anche conoscitore della storia e delle nostre vittorie a cui si è ispirato.
Purtroppo superano i record dell’Italia, squadra dello scorso secolo. Non solo vincono tre mondiali di fila come avevamo fatto noi con la “generazione di fenomeni”, ma nel mezzo ci mettono anche l’oro Olimpico che noi abbiamo solo sfiorato con due argenti. Senza contare le 8 World League in dieci anni. Noi ne vincemmo 8 in 11.

Numeri che parlano di un dominio decennale come quello dell’Italia che fu.
Chapeau alla squadra più forte.

Ripensi alle immagini dei giorni precedenti, alle battute perse e alle riprese di Marra. All’occasione sprecata dalla tua nazionale che poteva vincerlo questo mondiale. Poi t concentri sulla partita del giorno, quella che vale il terzo posto, quella che comunque può darti la soddisfazione del grande mondiale disputato.

Partiamo benissimo, 7-2 subito, poi caliamo punto per punto fino ad un solo un punto di vantaggio. Poi arriva miljkovic che fa il turno da tre punti. Andiamo dietro di tre e non li recuperiamo fino alla fine. 25-21 per i Serbi.
Ancora male Fei, bene Mastro e Savani.

Anche il secondo set va male, giochiamo senza mordente, senza lottare su ogni palla. Alla fine perdiamo un punto ogni tanto e finiamo per perdere 25-20.

Terzo set che comincia diversamente. Sembra la semifinale contro il Brasile. Piano piano riusciamo a perdere qualche punto fino al 20-17 per loro. Poi entrano Zaytsev e Sala, Anastasi si gioca il tutto per tutto e qualcosa cambia. Recuperiamo con uno Zaytsev che dimostra tutto il suo potenziale, sia di stacco che di incoscienza. Arriva il 24-24 e una flebile speranza ci sostiene fino al set vinto sul 28-26.

Ora non dobbiamo fare come con il Brasile, ora dobbiamo tirare fuori le palle. E invece niente.
Il quarto set parte male,9-5 per la Serbia con troppi errori nostri. Fei inguardabile spreca due palloni, Parodi ne butta fuori un altro.
L’attacco non gira e noi perdiamo 11-5. quattro volte consecutive Vermiglio mette i nostri contro il muro a uno sul muro e nessuno la mette a terra. Assurdo. Il nostro palleggiatore gira a ritmi altissimi ma gli attaccanti no, nonostante la ricezione perfetta.
Andiamo sul 16-7 e le speranze calano, quasi finiscono.

Due errori loro e 11-17. Un grande Zaytsev ci porta a sperare sul 18-13 con u punto in attacco e un bel muro.
21-17, poi 23-17 e capiamo che non possiamo farcela.

Finisce 25-19. Come in semifinale black-out e addio sogni medaglie. Addio con errori pazzeschi che non ci stanno. Purtroppo non va un mondiale in cui meritavamo di più. Chiudiamo in un modo orribile.

L’analisi è semplice. Abbiamo giocato malissimo le partite in cui servivano le palle.
Peccato, veramente.
Di squadre più forti di noi forse c’erano solo i Brasiliani. Potevamo lottare con tutti, ma dopo 7 vittorie consecutive non usciamo nel momento in cui contava farlo.
Il Brasile ha dimostrato di essere più forte di noi, la Serbia anche. In un mondiale che doveva andare in crescendo, non siamo cresciuti quando dovevamo. Ci siamo sciolti quando più dovevamo essere squadra e lottare.
Qualcosa non ha funzionato. Ci è mancato Fei nel momento decisivo. Parodi non ha ripetuto il suo campionato di Serie A e Savani non ha dato quel qualcosa in più, anche se non ha demeritato. Alla fine brillano i soliti. Brillano i Mastrangelo, i Vermiglio, i Cernic. Brillano quei “vecchi” che ci mettono cuore, mente e classe. Speriamo che in futuro trovino tutto questo anche quelli che rimarrano.
Fatto sta che finisce così, quarti e delusi. Ennesima botta per una squadra che da qui doveva ripartire e che invece si ferma al quarto posto.

Non resta che ripartire dalle cose buone che si sono viste. Un impianto di squadra comunque accettabile, con Fei che qualche altro anno ce l’ha – se ritorna ai suoi livelli – con Sala, Travica, Birarelli, Lasko, Savani e Parodi che saranno i nuovi leader. Con Zaytsev che può essere il nuovo fenomeno che ci manca.

Fieri comunque di averci provato. Avanti con Anastasi per quanto mi riguarda.
Ma abbiamo bisogno di tutto un movimento che, per quel che penso io, va finanziato anche con una cultura sportiva diversa. La Rai ha fatto un bel programma, veramente bello. Quel che ha sbagliato, ed è grave secondo me, è stata la scelta di non trasmettere le partite in chiaro ma solo su Rai Sport. Una TV di stato dovrebbe fare un servizio alla popolazione, anche culturale. Lo sport è cultura e, i mondiali in casa, avevano il diritto di poterli vedere tutti.

Non commento nemmeno la scelta di non trasmetterli nemmeno in diretta radiofonica dando al precedenza alla Serie B. Se continuiamo così non ci lamentiamo se poi siamo un popolo che sportivamente fa ridere.

Ultimo saluto per Nikola Grbic, che dice addio alla nazionale da fenomeno quale è. A 37 anni è ancora competitivo, porta la propria nazionale al terzo posto e vince il premio come miglior palleggiatore. Chapeau a uno dei più grandi degli ultimi venti anni.
Ciao ciao Nikola.

Nel primo set sbagliamo tutto lo sbagliabile. Dalle battute alle ricezioni. Finisce 25-15 per loro senza storia.

Nel secondo andiamo sotto subito fino a 8-5. Poi Cernic fa 8-8 con un grande ace.
Sul 10 pari colpo assurdo di Birarelli dopo un punto lunghissimo. Il Brasile fa fatica a metterla a terra e noi sembriamo reagire bene.
Il carattere di Cernic e di Mastrangelo ci portano sul 16-15, intanto si fa male Bruno e entra Marlon come palleggiatore.
Avanti punto a punto finché non arriva un errore sulla nostra ricezione. Andiamo 22-20 per loro sul turno di Lucas, che domina al servizio e porta i suoi sul 23-20.

Finisce 25-22 anche il secondo set, che perdiamo punto a punto nel momento più importante.

Alla fine commettiamo anche un clamoroso errore. Potevamo riaprire ma, sulla battuta di Cernic, Marlon fa finta di palleggiare su una ricezione errata dei suoi, non ci arriva e Mastrangelo non interviene. Cade dalla nostra parte. 2-0 Brasile.

Terzo set che inizia diversamente. Ci va bene su una palla dentro ma giudicata fuori del muro brasiliano. Andiamo sul 5-4 poi Fei sbaglia quello che non deve senza muro di fronte, iniziando a far vedere qualche crepa nel suo gioco. Lucas sbaglia il servizio e Fei si rifà portandoci sul 7-5 con un muro bellissimo dopo uno scambio lungo. Poi 8-5 con Mastro a muro da solo.

Ci siamo e lottiamo punto a punto fino a due errori di Murilo che spara fuori regalandoci il break decisivo, 17-13.

Poi 20-18 dopo un’azione spettacolare. Grande occasione fallita dagli azzurri. Potevamo chiudere e non l’abbiamo fatto.
23-20 con un Marra assurdo che prende le battute splendide di Dante e Lucas.
Ci complichiamo ancora la vita, 23-22 con Fei che sbaglia l’attacco da mettere a terra per forza.

Poi ci pensa Cernic che gioca con il muro da fenomeno e Fei chiude dopo due difese nostre.
Spettacolo e cuore ci portano al quarto set con un 25-23.

La quarta frazione parte malissimo, 6-2 Brasile con 2 errori di Fei. Poi Break nostro 6-4 con un buon Savani alla battuta. Ma qualcosa non va, ilBrasile è più forte, vince anche gli scambi lunghissimi e noi non ci siamo in attacco. Fei sbaglia altri due palloni e prendiamo un break che ci porta sul 16-10.
Entra Lasko ma non incide. Vissotto è un fenomeno e fa 21 punti con 75% all’attacco. Una percentuale da opposto per un centrale è cosa rara.

Finisce qui il sogno di vincere il mondiale in casa. 25-17 al quarto set.

Dispiace tanto. Per un movimento, per una nazionale che ci credeva e che voleva ripetere le imprese passate. Per dei grandi “vecchi” come Mastrangelo, Vermiglio e Cernic. Per una squadra che sembrava rinata dopo in fasti del passato.
Tecnicamente era alla nostra portata. doveva essere la partita della svolta e non lo è stato. Un mondiale quasi perfetto per come era andata, in crescendo per difficoltà. Era la giornata che dovevamo dimostrare di poter essere all’altezza dell’oro mondiale. Invece la svolta è stata per loro. Hanno dimostrato di essere più forti di noi, tecnicamente e mentalmente. In un Palalottomatica con 14.000 spettatori che rendeva tutto difficile a loro, hanno retto e ci hanno dominato.

Chapeau.Con un Brasile così si può perdere, peccato perché se avessimo vinto secondo me la finale l’avremmo portata a casa.

E Chapeau anche per Anastasi che ha onestamente ammesso la loro maggiore forza. Senza dimenticare l’umanità di tutti quelli che sono andati a parlare nel dopopartita, a Mastrangelo e Cernic che hanno saputo ridere dopo la fine di una grande speranza, che sapevano di essere all’ultima occasione, che hanno dimostrato di essere professionisti di altro livello, rispetto a cosa mi sembra chiaro…

Domani lottiamo per il Bronzo, che è comunque un gran risultato. Dobbiamo arrivare a quella medaglia che ci può dare un buon punto di ripartenza per un futuro e per un movimento che ne ha terribilmente bisogno. Sempre fieri di aver ospitato un mondiale bellissimo e molto, troppo, ignorato dai media.

Giochiamo per il terzo posto che se lo otteniamo è una grande cosa comunque. Vicini sempre ad una nazionale tesa ma che il cuore ce l’ha messo e ha perso con una squadra più forte di lei. Niente da dire.

Cuba c’è e si vede. La squadra che aveva vinto al tie-break con Brasile e Bulgaria, trionfa al quinto set anche contro la Serbia giustiziera della Russia.

Una partita spettacolare, con la Serbia avanti già nel primo set, che trionfa 25-22 con la tecnica e lo spirito di squadra.
Poi, come contro la Bulgaria a Firenze, i singoli Cubani escono allo scoperto. A partire da Simon, che è come al solito il migliore a muro della propria squadra, passando per Leon, il diciassettenne talento cristallino che è capace di giocare anche le palle pesanti.

Cuba domina il secondo set per 25-17 e si rimette subito in corsa.

Terzo set spettacolo, giocato punto a punto fino alla fine. Si va ai vantaggi che sembrano non terminare mai. Il muro Cubano, che aveva dominato nella seconda frazione, non gioca come il set precedente, ma a vincere è comunque Cuba per 31-29.

La Serbia reagisce e si porta a casa il quarto set con un Miljkovic straordinario, capace di mettere a terra ogni pallone che Grbic gli serve.
Finisce 25-22 per i Serbi, tie-break di nuovo.

Miljkovic sembra poter dare la finale alla propria squadra, con 30 punti complessivi nel match. Un set vinto praticamente da solo. Poi, sul 13 pari, arriva il fattaccio. In una palla contesa, in qualche modo buttata di la dal campo dalla squadra Cubana, il centrale Serbo spreca l’occasione della vita. La palla finisce fuori dal campo. Più difficile sbagliare che mettere a terra il punto ma tant’è. La Serbia pareggia ma poi cede al muro Cubano sul 16-14.

La differenza l’hanno fatta i singoli. Cuba non è certamente una squadra ordinata, ma ha una straordinaria potenza fisica e un’elevazione fantastica. Il muro non è ben registrato, più che altro non si spostano tutti insieme come in una squadra. Ma a turno singolarmente sono in grado di bloccare gli attacchi avversari e di fare grandi cose. E poi non mollano mai.

Fatto sta che dopo venti anni tornano in finale mondiale.

Stasera Italia-Brasile per decidere la seconda finalista.


 

Dopo 12 anni l’Italvolley ritorna alle semifinali di un mondiale. Lo fa da protagonista nel mondiale di casa, battendo tutte le squadre fin qui affrontate.

 

 

L’ultima della serie è la Francia, battuta per 3 set a 1 con i primi due che scorrono via veloci e con una grande performance de nostri (25-18, 25-20). Poi la terza frazione. Caliamo il ritmo, ci sediamo un po’ sul risultato quasi acquisito e prendiamo anche 5 punti di distacco. Recuperiamo fino ai vantaggi, ma la Francia ci batte 27-25. Serve il quarto set per portare a casa il risultato, servono i senatori del gruppo per dare equilibrio e compattezza. Nella partita contro gli USA era stati Vermiglio, qui esce fuori Mastrangelo che, con 1 punti e un carisma da leader si prende la squadra sulle spalle e la porta alle semifinali, la porta verso il Brasile vincente 3-0 contro la Germania nello scontro diretto per il passaggio del turno.

La squadra verdeoro dal canto suo si riprende e batte 3-0 la Germania.

Adesso la sfida della vita per un gruppo che in questo mondiale ci crede, che sa quanto vale e che è unito come lo era la squadra del secolo, quella nazionale azzurra capace di vincerne tre di mondiali, di fila.

Il Brasile può ripetere quell’impresa proprio in casa nostra, sta a noi cercare di batterli. Secondo me le speranze ci sono. I Sudamericani non mi sono sembrati quelli delle altre edizioni, per lo meno mi sono sembrati battibili, attaccabili. Lo hanno dimostrato gli Stati Uniti alle olimpiadi battendoli in finale. Speriamo di dimostralo anche noi.

Quanto a me, due partite del mondiale me le sono viste. E lo spettacolo c’è stato, eccome. La prima era una sfida Russia-Argentina senza troppe pretese. Le due squadre erano già uscite dalle semifinali e si lottavano la possibilità di giocare per il quinto posto. Ha vinto la Russia per 3 a 0 con parziali quasi umilianti. Bello però vedere un giocatore di 2,17 metri, Muserskiy, che gioca con una coordinazione incredibile a dispetto della sua altezza.

Bello vedere come tutti sono atleti straordinari, capaci di elevazioni per me assurde e di grandi gesti tecnici.

La seconda partita che ho avuto il piacere di vedere è stata la sfida spettacolo fra Bulgaria e Cuba. La vincente sarebbe entrata in semifinale e le due squadre hanno giocato la partita della vita.

Parte bene la Bulgaria, che sembra padrona del campo con un Matey Kaziyski mostruoso e un Vladimir Nikolov che spara palle imprendibili dalla battuta. Il primo set finisce 25-22 per la Bulgaria che sembra dominare l’avversario con una maggiore tecnica.

Poi la partita cambia volto, il secondo set è l’opposto del primo, con Cuba che attacca bene e che si porta a casa la frazione per 25-23.

Il terzo parte ancora bene per la Bulgaria, ma Cuba recupera e riesce ad arrivare ai vantaggi, che perde però per 28-26.

Quarta frazione che sembra decretare la vittoria Bulgara. Ancora Nikolov e Kaziyski sugli scudi portano la loro squadra sul 22-17. Poi la svolta, una palla facile facile, in zona di conflitto a rete, solo da appoggiare nel campo Cubano. Il centrale Bulgaro sbaglia la schiacciata, si mette le mani nei capelli e Cuba capisce che può farcela. Si arriva al 25 pari dopo molte emozioni. Alla fine, dopo una serie di set-point da entrambe le parti, la spunta Cuba (30-28) , che si porta al tie break con il morale alle stelle, lotta su ogni pallone, non concede niente alla Bulgaria e la batte nettamente per 15-11. Adesso se la vedranno con la Serbia in semifinale.

Una partita stellare, dai contenuti tecnici mostruosi e giocata con un furore agonistico spettacolare. Mi sono divertito un sacco, veramente troppo. E pensare che il mondiale è in Italia, pensare che noi lo stiamo giocando da protagonisti. Pensare che, nonostante pochi media ne parlino e la Rai trasmetta le partite solo in streaming, 794.000 persone hanno visto Italia-Francia. Forse sarebbe il caso di parlare anche di altri sport. Se fosse stato il mondiale di calcio in qualsiasi altro posto, anche in Nebraska, la partita fra Varese e Novara di serie B sarebbe stata considerata più importante della nazionale di volley approdata in semifinale?

A me personalmente la cosa non solo sembra molto triste, ma fa anche schifo, tremendamente schifo…

Quello che ti non ti aspetti, se credi nella tua nazionale solo perché sei di quella nazione, quello che ti aspetti se invece credi veramente nella possibilità mondiale. Quello che ci voleva per tutti.
L’Italia di pallavolo ha vinto contro gli Stati Uniti. Una partita bellissima, giocata ad un’intensità agonistica spaventosa e a dei ritmi mostruosi. Praticamente una finale che abbiamo lottato punto a punto, vincendo e ipotecando il passaggio alle semifinali.

Il primo set ci ha messo in crisi, con gli Statunitensi che ci dominano in ogni pallone e con Stanley e Priddy che sembrano di un altro pianeta. Finisce 25-14 e di botto ti ricordi come mai, loro, sono campioni olimpici e come mai la Francia ci abbia perduto così nettamente. Poi qualcosa è cambiato, soprattutto nella nostra testa. Abbiamo cominciato a pensare che potevamo batterli se lottavamo punto a punto, e la musica è cambiata.

In un Palalottomatica quasi pieno, abbiamo vinto il secondo set per 25-23, con un Sala che confermava la grande intuizione di coach Anastasi di metterlo in campo. I punti decisivi a fine set sono stati i suoi, importantissimi punti a muro.
La terza frazione comincia bene. Prendiamo anche un vantaggio di cinque punti, ma lo dilapidiamo nel corso del set. Alla fine serviranno i vantaggi per decidere il 28-26 finale, in nostro favore.

Con una squadra convinta di potercela fare comincia il quarto set, che vinciamo per 25-22, portando a casa una vittoria difficile e meritata. Mettendo il primo mattone per il passaggio del turno alle semifinali di Roma, dove avremo molte chance se giocheremo così.

Certo, ancora non abbiamo passato il turno, stasera ci attende la Francia che sicuramente venderà cara la pelle e che ci costringerà a giocare in modo totalmente diverso, ma abbiamo dimostrato di poterci essere in quelle finali da cui manchiamo da troppo tempo. Abbiamo dimostrato che il movimento è vivo, che i grandi campioni non sono finiti e che la grinta e la voglia di vincere sono più nostre che degli altri. Dobbiamo solo ricordarcelo anche nelle prossime partite.

In un match stellare hanno brillato le stelle di Vermiglio, Mastrangelo e Cernic. Il primo capace di servire i compagni come il miglior palleggiatore della competizione. Sempre attento agli spostamenti del muro avversario, sempre incisivo e capace di alzate veloci che smarcassero a turno i nostri schiacciatori. Una grinta da capitano che mette in ogni recupero di palla e in ogni situazione difficile. Il Mastro ha dimostrato di essere ancora lui, quello che nei momenti che contano è sempre lì, o con un primo tempo vincente o con un muro inventato leggendo l’azione avversaria a meraviglia.
Cernic è sempre lui, giocatore di tecnica sopraffina che sa fare praticamente tutto. Gli Americani si sono ostinati a servire su di lui, uno dei nostri ricevitori migliori, e il risultato è stato lampante. Poche palle messe a terra da loro, e molte rigiocate vincenti nostre. Senza contare l’apporto in attacco. Non so come mai, ma quando schiaccia lui il muro avversario è amico e non respinge quasi mai sul nostro campo, ci sarò un motivo.

Non vanno dimenticati Parodi, autore di una buonissima prestazione in ogni fondamentale, Sala, decisivo in molte palle importanti e probabilmente una delle chiavi di questa partita, una delle chiavi della tattica perfetta di Anastasi. E naturalmente Fei, che sta entrando in forma nel momento che conta, che tira fuori gli attributi nella partita in cui ci volevano. ANcora sbaglia troppi palloni, ma la crescita è notevole, e con un fenomeno come lui in più…

Stasera Francia, poi, spero, semifinali di Roma. Io ci credo, veramente, lui anche

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