La finale è diversa da quella che si pensava.

6-2 subito Brasile. Vissotto fa malissimo anche a loro e la tensione c’è anche per Cuba.
Avanti con equilibrio fino al 20-15, Cuba ci prova con il muro ma la superiorità avversaria si vede.
Il Brasile prende due muri, Bernardinho ha paura e chiama due time-out, ma il set finisce 25-22.

Il secondo comincia come il primo.
8-3 per il Brasile che fa tutti i punti possibili anche con azioni lunghe. La squadra verdeoro ha ancora fame e lo dimostra. Non casca un pallone e anche gli scambi più lunghi, che potevano cambiare il volto del set, se li aggiudicano i campioni del mondo. I Cubani sbagliano anche due schiacciate e una battuta.
Si arriva al 13-9 Brasile con cuba che deve fare gli straordinari per metterla a terra.
Altro break e 19-11.
Il secondo set è un dominio sudamericano. Finisce 25-14, con 45 battute verdeoro effettuate, 3 soli errori e 2 ace. Numeri mostruosi.
Cuba con il 36% in attacco, Brasile solo col 42, ma che sembra decisamente di più dalle immagini.

Si va al terzo set con poche speranze di una partita lunga.

Inizia 8-7 per il Brasile ma almeno Cuba lotta su ogni palla. Leon, il talento 17enne, da spettacolo e dimostra di avere una tecnica e una potenza incredibili.
Avanti punto a punto, poi 14-12 su ricezione sbagliata di Cuba. Leal non c’è, sbaglia tutto il possibili. E’ la fotografia di Cuba che non trova la giornata storica, che ha paura di un avversario più forte. O forse che subisce una squadra che non fa giocare l’avversario.
20-16 poi si sveglia Simon alla battuta e si va aul 20-18.
Ma il Brasile vuole chiuderla qui. 24-19 con due muri splendidi, poi 24-20. Cuba si arrende difficile e con un muro e un grande Hernandez alla battuta si porta a 22. Poi il Brasile chiude il match e vince il terzo mondiale consecutivo.

Alla fine, quando conta, escono fuori i migliori, dimostrando di essere i più forti senza appello. Dimostrando che potevano fare a meno dei calcoli e della sconfitta volontaria contro la Bulgaria. Dimostrando che il ciclo non è concluso.
E’ il mondiale di Murilo, Mvp del torneo, ma è anche quello di Giba, che mette da parte i panni di fenomeno ma non quelli di simbolo della squadra. E non deve essere facile, per uno che ha dominato per dieci anni, farsi da parte e dare consigli alla squadra. Ma i campioni sono anche questo, e lui è il collante di questo Brasile che è squadra prima di tutto.
E Bernardinho, che sembra sempre antipatico e altezzoso, nel dopopartita si mostra anche simpatico. Si mostra come il grande allenatore che è. Capace e sicuro di se. Ma anche conoscitore della storia e delle nostre vittorie a cui si è ispirato.
Purtroppo superano i record dell’Italia, squadra dello scorso secolo. Non solo vincono tre mondiali di fila come avevamo fatto noi con la “generazione di fenomeni”, ma nel mezzo ci mettono anche l’oro Olimpico che noi abbiamo solo sfiorato con due argenti. Senza contare le 8 World League in dieci anni. Noi ne vincemmo 8 in 11.

Numeri che parlano di un dominio decennale come quello dell’Italia che fu.
Chapeau alla squadra più forte.

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