Il Sei Nazioni sta cominciando. Fra poco l’esordio dell’Italia in campo a Roma contro l’Irlanda. Quell’Irlanda che dovremo battere anche al mondiale di settembre per passare il turno.
In un anno che deve essere quello della svolta però non mi piace quello che sta succedendo attorno al CT Mallett. Quel che si dice è che il sostituto di Mallett sia già pronto. SI fa il nome di Jacques Brunel, il francese allenatore del Perpignan.
Non mi piace perché sarà l’anno decisivo per il nostro movimento. Nell’anno dell’ingresso nella Celtic League che deve dare la svolta al nostro movimento, coronando la crescita nel mondiale in cui dobbiamo, per la prima volta nella nostra storia, passare il turno.
Non mi piace perché destabilizza il lavoro di un allenatore che in 4 anni ci ha dato molto, moltissimo. Ha contribuito a rinnovare, o meglio, a cercare di far crescere definitivamente un movimento che di fatto ancora ha bisogno di molto. Ha conribuito all’idea Celtic League, ha cercato mediani e ali, ha portato Mirco Bergamasco a calciare trovando un piede affidabile dove nessuno l’avrebbe cercato.
Certo, i risultati non sono stati troppo positivi. In quattro anni è sempre mancata la grande affermazione, quella che ci avrebbe dato qualcosa in più.
Sono però arrivate belle prestazioni con Australia Nuova Zelanda l’anno passato e qualche altra cosa. Anche sconfitte importanti come quella con i Pacific Islanders o le due contro l’Argentina in due anni, ma ci può anche stare, a mio modo di vedere.

Mallett ci ha sempre messo la faccia e il coraggio di provare a giocare come una squadra dell’emisfero sud. Annunciare, o quasi, il suo sostituto prima di un Sei Nazioni decisivo, e prima di un mondiale ancora più importante, non credo sia la scelta giusta, sia per i risultati che devono arrivare, sia per il rispetto che Nick merita.

Senza pensare poi ad un allenatore che dovrebbe di nuovo cambiare tutto l’impianto di gioco, non essendo uno della parte bassa del mondo, ma un “cugino” Francese.

Mallett non sembra averla presa bene, soprattutto sembra teso, come se dovesse dimostrare qualcosa che secondo me deve si dimostrare, ma soprattutto al mondiale e nel prossimo Sei Nazioni, quello del 2012. L’impressione è che i ciclo sia considerato finito, più dalla federazione che dal CT azzurro, che molte idee ha in testa secondo me, soprattutto per il dopo 2011, per l’addio o avvicendamento necessario di molte nostre colonne, vedi Mauro Bergamasco, Perugini o Lo Cicero, Gower, più molti altri che hanno qualche anno in più, forse non quattro anni in più.

Fatto sta che queste sono le voci che, ribadisco, non mi piacciono.
Il Sei Nazioni comincia, e noi abbiamo contro i verdi Irlandesi. Vediamo come vanno a finire questi due mesi, poi tiriamo le somme.

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