Le parole di Claudio Ravetto, direttore agonistico della nazionale di sci, erano chiare.
L’esperienza olimpica ci aveva lasciato un grande Razzoli e molta amarezza per le medaglie perse. Come l’inizio di questo anno, del resto, che ci ha visto mancare podi per pochi centesimi in più di un’occasione.


Eppure partiamo male, la gara di Super G femminile non va come speravamo, il risultato d’insieme è buono, ma non c’è l’acuto di Merighetti o Fanchini. A ben figurare è Elena Curtoni, sesta a 83 centesimi di secondo dalla vincitrice Goergl, che ha fatto tutto in maniera perfetta. L’Italiana, fresca campionessa mondiale junior della specialità, sorprende per le doti mostrate, per le curve da funambolo che ha fatto e per la grinta e la freddezza con cui ha interpretato la pista. Bello stile e gran futuro, almeno secondo me.
Delude la Vonn che, infastidita da cadute in allenamento e da botte alla testa arriva solo settima, impaurita dal ghiaccio e mai in grado di sciare come sa. La sua amica Riesch se la cava con un terzo posto ottimo in una gara in cui aveva solo da perdere. Seconda una Mancuso che nei grandi appuntamenti difficilmente delude.

Ma al mondiale dovevamo fare di più. Nell’anno del dominio di Kostelic il Super G appariva comel grande occasione. Nessun vero favorito, molti outsider e gara difficile. Poi arriva il ghiaccio, quello verde come direbbe De Chiesa, quello che rende la pista tedesca una lastra da domare e da interpretare, soprattutto in due passaggi.

Nei punti chiave molti sbagliano. Miller sembra fare tutto bene, ma abbatte una porta, ci perde un bastoncino, e continua come se niente fosse, dando spettacolo fino all’errore decisivo che gli toglie le speranze mondiali. Poi arriva Reichelt, perfetto da inizio alla fine. Nella gara di Hinterstoder aveva fatto vedere di essere tornato quello di qualche anno fa, a Garmish lo ha confermato.

Sembra dura da battere, Innerhofer ci prova lo stesso. In fondo, “questa gara è ogni due anni, prova il tutto per tutto e poi vedi”.

E così fa, interpreta alla perfezione una pista bellissima, tecnica e ben tracciata che, per una volta in un Mondiale o un’Olimpiade, non fa rimpiangere Kitzbuhel.
Arriva al traguardo con sei decimi di vantaggio su Reichelt e subito capisce di aver fatto la gara della vita. Nessuno lo supererà, né Cuche né uno Svindal molto opaco, né un Kostelic mostruosoche, ancora una volta, sorprende e si porta a casa un bronzo nel Super G mondiale.
Non siamo pirla…

Ieri la supercombinata femminile, vinta dall’austriaca Anna Fenninger davanti ad una rediviva Maze e ad una Paerson che si prende un’altra medaglia mondiale. Deludono Merighetti e Schnarf.

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