Erano undici anni che aspettavo questo momento.
Vedere l’Italia che batte la Francia nel Sei Nazioni è una di quelle cose che possono cambiare la storia di una squadra.
Quando undici anni fa vincemmo, a Grenoble e contro una Francia che ci snobbava, andammo a bussare direttamente alla porta d’ingresso del Sei Nazioni.
E dopo un decennio le cose non erano cambiate.
Noi avevmo vinto solo contro la Scozia e Galles – poche volte per la verità – e i galletti ci snobbavano ancora, sempre convinti di essere la squadra che al mondiale casalingo del 2007 avevano battuto la Nuova Zelanda. Sempre convinti che il rugby champagne fosse solo loro. La solita vecchia storia Francese in cui loro, comunque vadano le cose, sono meglio di noi.

E allora mi piace per una volta vedere che così non è, che per una volta siamo stai noi a giocare meglio. Se leggi le formazioni la Francia fa paura – quasi a chiunque – noi un po’ meno. Loro sono una squadra capace di vincere con chiunque, noi no.

Ma sabato scorso qualcosa è cambiato.
L’Italia ha domato la Francia, e lo ha fatto con una partita da grande squadra. Per la prima volta abbiamo giocato da grande squadra, consapevole di poter vincere con chiunque. Per la prima volta contro una squadra più forte di noi, siamo entrati in campo per vincere e non per difenderci e limitare i danni, non per fare bella figura.

E’ questo che mi piace di Mallett, il temperamento e la mentalità da sud del mondo, da emisfero Australe, dove il rugby si vive all’attacco e solo per vincere.
Il lavoro del coah sudafricano va avanti da quattro anni. Un lavoro difficile quello di far crescere l’Italia rugbystica, con un buon movimento in crescita alle spalle ma lontana anni luce dalle potenze mondiali.

In un Sei Nazioni cominciato bene per il gioco, male per il risultato, ci siamo ritrovati ancora una volta a lottare per non portare a casa il cucchiaio di legno, a cercare di non perderle tutte.
Sembrava il torneo degli incompiuti. Tralasciando la partita al Twickenham abbiamo giocato bene e no abbiamo raccolto niente. Sfiorando la vittoria, o meglio buttandola via, nelle sfide contro Irlanda e Galles.
Adesso tutto è cambiato. La partita contro i cugini ci da qualcosa che no avevamo mai provato nel torneo europeo. La vittoria contro i galletti ci da forza e convinzione. Ci da la suggestiva possibilità di tornare a due vittorie vncendo oggi contro la Scozia. Ci da la consapevolezza di poter vincere con chiunque, perché se loro lo possono fare, adesso anche noi lo posssiamo fare.

Soprattutto per il modo in cui abbiamo trovato la vittoria. Una prima linea tornata fra le migliori d’Europa. Molte touche conquistate. Soprattutto una difesa che sale ad affrontare l’avversario, che lo fa arretrare quando dovrebbe avanzae. Un sostegno sempre presente in attacco. una meta veloce, con un gioco largo e in corsa, non arrivata dallo sfondamento centrale, della linea avversaria. Il solito, vecchio dritto per dritto, per capirci.
Una meta da rugby australe, quel rugby champagne che fino a sabato era dei Francesi e che, per una volta, è anche nostro.
E un calciatore che è stato decisivo, grazie al lavoro di Mirco che è migliorato molto. Non sarà Wilkinson ma è affidabile e ci può portare quei punti che in altre occasioni ci sono mancati.
Ma la squadra è migliorata in tutte le zone del campo. Abbiamo trovato un mediano di mischia che tira fuori la palla bene velocemente, quel Semenzato candidato a miglior giocatore del torneo. Abbiamo un mediano di mischia come Burton che ha nelle corde dei buoni calci di spostamento e un buon gioco alla mano. Una seconda linea di livelli altissimi e con più di un ricambio. Insomma è tutto il pacchetto che ha cambiato marcia.

E allora grazie Nick, per tutto il lavoro che hai fatto.
Grazie per l’urlo che mi hai fatto fare nonostante abbia visto la partita in differita e con il commento – dire che non mi piace è limitativo – di LA7.
Grazie per la sofferenza degli ultimi minuti. Grazie per le lacrime dopo le vittorie. Grazie per il gioco che hai cercato sempre di raggiungere.
Grazie per tutto, anche per non aver polemizzato sulle notizie che ti davano lontano da noi l’anno prossimo. Quelle voci che volevano un altro allenatore alla guida della nostra nazionale addirittura dopo questo Sei Nazioni in caso di fallimento.
Grazie per il 22-21 finale, un solo punto di vantaggio
che aumenta a dismisura il mio tasso di godimento…

Adesso provate a sostituirlo, se vi riesce e se lo ritenete giusto…