Quello che non sembrava possibile è accaduto. Che non fosse quello degli scorsi mondiali si vedeva bene.
Che potesse perdere la finale lo pensavo possibile due mesi fa, ma con Powell, Gay e tutti gli altri. Non in una gara priva delle prime sei prestazioni stagionali.

Il primatista mondiale Usain Bolt ha perso la finale mondiale dei 100m, punto e basta.
L’ha persa per errori suoi, prima in allenamento, secondo me, poi in gara con il suo modo di essere sbruffone al limite del sopportabile.

In allenamento perché ha messo quei chili di potenza in più che, a conti fatti, gli hanno fatto perdere due tre decimi.
In gara per la sua volontà di dimostrare, prima di ancora di correre, di non soffrire mai nessuno, di non sentire la pressione come gli altri, perché lui è il più forte senza discussioni.
Quest’anno non è stato così, mai durante i meeting, nemmeno nella prova mondiale.
La pressione l’ha sentita eccome, la pressione la si vedeva bene. Ad un primo turno in cui sembrava tornato quello di due anni fa era seguita una semifinale contratta e poco sciolta, in cui aveva dimostrato di avere dei limiti, di non poter scendere sotto i 9″80.
Intanto gli altri crescevano, più nella convinzione di poterlo battere che nella forma.

E in finale l’errore. Bolt appare sicuro come sempre, tranquillo ai limiti dell’impossibile. Poi parte prima dello sparo, molto prima.
Lo stadio si gela e lui si toglie la maglia in una smorfia di incredulità mista ad un’espressione della serie “che cosa ho fatto?”


Hai sbagliato caro Usain, chiaro e semplice. Hai sbagliato a fare lo sbruffone, hai sbagliato a credere di essere imbattibile, hai sbagliato a sottovalutare tutto e tutti, avversari e contesto.

 

Alla fine il personaggio dei mondiali sarà comunque lui, in un’immagine che rimarrà nella storia dell’atletica e sarà quella più rappresentativa di questi mondiali.
Perché gli occhi sono stati puntati più su di lui che sul vincitore, perché fa più sorpresa lui che perde di Blake che vince.
Adesso rimane da vedere quanto pagherà la sconfitta nella gara dei 200m. Certo è che il ricordo se lo porterà dietro e che la cosa brucerà ancora per molto tempo, ma l’occasione di rifarsi c’è subito.
La mia sensazione è che non si sentisse sicuro, che sapesse di non essere imbattibile e non in grado di fare il record del mondo. Ha deciso di provarci comunque, ha azzardato e ha sbagliato per provare a fare un tempo che secondo me non avrebbe mai potuto fare e che molto probabilmente non farà più in futuro.

Yohan Blake comunque è un gran bel talento e il più giovane vincitore dei 100 m ai mondiali. Un 9″92 che vale molto di più visto il metro e più di vento contro. Fa i tempi che Bolt faceva alla sua età, non ancora 22 anni, e chissà cosa potrà fare in futuro.

Secondo il semprepresente Walter Dix (10″08), altra importante medaglia nell’occasione che conta. Dopo due bronzi olimpici a Pechino, qui arriva l’argento mondiale.

Terzo l’incredibile Kim Collins (10″09), 35 anni ed ex campione mondiale di Parigi 2003. E mi fa incredibilmente piacere. Vedere uno che appartiene ad una nazione con meno abitanti delle persone presenti allo stadio in cui gareggia fa simpatia, vederlo competere al vertice per più di dieci anni fa molto piacere. Vederlo vincere medaglie con meno mezzi di quelli che hanno i suoi avversari ti fa capire quanto conti la testa . Lui parte sempre bene, cala nel lanciato per evidenti limitazioni fisiche, ma lotta fino in fondo e alla fine ottiene risultati insperati. E questo mi piace terribilmente.

Chi ha perso l’occasione della vita è il francese Lemaitre, quarto di giornata che non sfrutta una gara difficilmente ripetibile, senza molti dei migliori al mondo. La sua delusione a fine gara si vede, per un podio che credeva possibile, soprattutto dopo l’errore del numero uno al mondo. Ma i turni per lui si fanno sentire, la fatica di dover correre sempre al massimo rimane nelle gambe e in finale qualcosa è mancato.

Ma è stata anche al giornata della sconfitta imprevista di Mo Farah. L’inglese era favoritissimo dopo le vittorie conquistate con estrema autorevolezza nei meeting di quest’anno. Nei 10.000 maschili fa la sua gara e sceglie la sua tattica, ritmo non troppo veloce per sfruttare la sua incredibile volata. Bekele, al rientro dopo due anni si stacca e si ritira subito, lasciando l’amaro in bocca a tutti per quanto ci si aspettava da lui.


Il finale invece è bellissimo. Ai 600m finali parte da solo Farah che stacca tutti e sembra in grado di vincere facile. L’unico che non ci sta è Ibrahim Jeilan, etiope che si trova staccato di almeno 5 metri. Sembra tutto fatto ma Jeilan fa una volata incredibile, rimonta fino alla fine e sul rettilineo finale ci crede ancora, nonostante i due tre metri di distacco. Farah reagisce, sembra farcela ma viene superato sulla linea del traguardo. La sua delusione è chiara e palese, la gara di Jeilan è spaventosa, con un ultimo giro sotto i 53″, forse sotto i 52″.
Terzo l’altro Etiope Imane Merga (27’19″14), staccato di 5 secondi da Farah (27’14″07) e Jeilan (27’13″81).

Gran gara e gran giornata di spettacolo, con due sorprese che nessuno si aspettava.

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