ottobre 2011


Il giorno dopo ancora non ci credi. Ripensi a tutto e ancora non sembra vero.

Proprio come tutto sembrava labile da farti male, surreale, il giorno precedente, tanto ti pare tutto vero il giorno successivo. E il problema è proprio questo, è vero e non puoi farci niente.

Nelle prime ore di ieri le tue reazioni sono scostanti, disparate. Passi dal non crederci ad andare a cercare tutte le notizie possibili. Scrivi un articolo su quello che provi e  ti rendi conto che lo devi salutare, m ancora è tutto surreale.
Quella sensazione non ti abbandona per tutta la giornata. Quella sofferenza che non capisci, incapace di accettare il fatto per quello che è. La verità ti colpisce la sera, quando sei a letto, quando tutto ti appare chiaro.

È lì che rivedi le immagini del giorno, lì che realizzi che non lo vedrai alla prossima gara, lì che comprendi che il 58 non sarà più sul cupolino della sua Honda.
Ed è ancora lì che non sai come reagire. Si perché non sei uno di famiglia, non sei un suo amico e neanche uno che ci stava a contatto tutte le settimane per lavoro. Non lo conoscevi nemmeno in realtà. Ti senti un po’ fuoriposto, come se non avessi il diritto di piangerlo.
Ma la sua visibilità, il suo modo di fare, la tua passione per il suo sport, per la sua passione, ti avvicinavano a lui molto più di tante altre cose, almeno ideologicamente.

Ci pensi e realizzi perché stai soffrendo. Perché aveva 24 anni, uno meno di te. Perché sognava come te. Perché ti faceva divertire, dentro e fuori dalle corse. Perché era spontaneo e genuino, ed in lui potevi credere quando diceva qualcosa, in qualunque modo la dicesse.

Perché alla fine non lo vedrai più e tutto questo ti mancherà, anche a te che non lo conoscevi, figurarsi agli altri, a chi con lui ha condiviso una vita.

Sarà retorica, sarà quello che volete, ma è un boccone duro da mandare giù, soprattutto se la tua passione è lo sport.

Ti risuonano in testale parole del padre: <<Non se lo meritava>>

Nel senso che era veramente un bravo ragazzo, nel senso che davvero era così come lo vedevi. Le capisci e rifletti ancora di più, anche se non puoi fare niente.

Rimani lì, solo, a non saper come reagire.

Solo nel vero senso della parola, a pensare a tutto e niente, straniato da una giornata che ti ha portato via il sorriso.

Poi ci pensi, capisci che lui non lo avrebbe voluto, sorridi e chiudi gli occhi.

Ciao Marco, Grazie di tutto.

Cambi canale e ti accorgi subito che qualcosa non va. Cambi canale e percepisci che qualcosa di grosso è accaduto.

Guardi in alto sullo schermo e noti la scritta: “Race Cancelled”. Cazzo pensi, non succede mai.
Allora ti ritrovi ad osservare l’asfalto, e noti che non è bagnato, la pioggia non è il motivo.
Osservi meglio, il team è quello Repsol, tutti a testa china e sguardo cupo, tutti sull’orlo di una crisi di pianto.
In piedi vedi subito Pedrosa, poi un amico ti fa notare anche Dovizioso. Allora pensi che manca Stoner, e ti metti sull’attenti.
Sull’altro canale la finale del mondiale di Rugby sta cominciando di nuovo dopo la pausa del primo tempo, ma non ti importa niente, adesso devi capire come mai hai quel groppo in gola, come mai hai quella sensazione di qualcosa di grosso che non va.

Aspetti in silenzio, cercando di interpretare gli sguardi degli inquadrati, secondi interminabili in cui nessuno dice niente, nemmeno i telecronisti. Dentro di te ripeti le stesse cose:

– “Che cazzo è sucesso?”
“La gara non la annullano mai, al massimo la interrompono…Che cazzo è successo?”
“A chi è successo?2

Cominci ad avere paura, come quando toccò a Shoya, come auando toccò a Fabrizio, come ad Ayrton, a Franco, o a Wouter…

non capisci più niente, sai solo che non quadra qualcosa. Poi vedi beltramo, il suo volto rigato di lacrime e il dolore stampato sulla faccia ligia dalla sofferenza. Poi senti le parole di Meda. Ascolti tutto con il cuore in gola. Capisci che manca molto poco e ti scordi del Rugby, dell’avvenimento che aspettavi da un mese e mezzo. Ti scordi di tutto e aspetti la parola fine. Perché anche se la mente non lo vuole ammettere sai che finrà così. Lo hai già visto altre volte, lo hai già evvertito e lo sai già.

Poi rivedi le immagini e capisci tutto. Speri solo che non sia Valentino ad averlo preso. Non perché hai sempre tifato per lui, non perché lo adori o per patriottismo, solo per umanità. Sai che erano tremendamente amici e non vorresti che toccasse a lui, proprio a lui. Tu non sapresti come fare ad andare avanti.

Riguardi tutto e vedi quello che non avresti voluto vedere. Nessuno lo dice ma sai che c’è anche lui di mezzo.

Poi torni ad ascoltare e a soffrire, a sperare anche se non credi. Pochi attimi dopo arriva ciò che non volevi. Lo capisci dai volti del padre, di Pernat e di tutto il paddock. Non c’è bisogno che nessuno parli.

Ti emozioni ancora di più proprio per questo, perché il silenzio di tutti è emblematico di cosa stiano provando, perché lo sguardo di Beltramo ti fa male, molto male, troppo male. Perché anche se non sei dove loro, anche se non ci sei a contatto ogni settimana com loro, soffri anche te, empaticamente.

Ritorni alla realtà, è tutto vero, non ci credi ma è vero.

Ciao Marco, grazie di tutto

P.S. Alla fine è giusto che siano loro a salutarlo. Spero che nessuno osi criticare, né le loro parole (per le quali si può discutere ma rimangono comunque personali), né i loro sentimenti, che credo siano assolutamente autentici.

“Ho deciso che ti ricorderò con un sorriso, con quel sorriso che avevi sempre. Ti ricorderò con quell’esclamazione che ho avuto oggi quando ti ho visto prima di partire con quel coso giallo in testa e gli occhiali da sole, ho detto “minchia sic, fortuna che sei simpatico, perchè sei proprio brutto”.
Ti ricorderò come quello che a Monza, quando ti ho visto è sceso dalla macchina ha tolto il casco e incazzato come una iena se n’è andato a piedi dopo aver perso.
Ti ricorderò come “quel bastardo di Sic” che stava diventando un mostro.
Ti ricorderò come l’amico pazzo di Vale, quello del primo mondiale 125 cc, quello che a inizio stagione lo volevano mettere nei casini perchè “era violento”.
TI RICORDERO’ COME IL CAMPIONE CHE SEI SEMPRE STATO…
SEI UN GRANDE E TI PORTERO’ PER SEMPRE NEL MIO CUORE.”


Valentino Rossi

 

“Con te credo sia rimasto un pezzo di me, un pezzo di vita, un pezzo di cuore. Tutte le nostre avventure, battaglie sin da quando eravamo bimbi, bimbi con un sogno. Sono convinto che te ne sei andato facendo quello che amavi, ma questo non serve a riempire il vuoto che ci hai lasciato. Sto riflettendo se realmente ne vale la pena, fare sacrifici, rischiare la pelle, dedicare tutta la vita per rimanere un ricordo. Sappi però che se andrò avanti per inseguire quel sogno, lo farò per te”.

Mattia Pasini