Il giorno dopo ancora non ci credi. Ripensi a tutto e ancora non sembra vero.

Proprio come tutto sembrava labile da farti male, surreale, il giorno precedente, tanto ti pare tutto vero il giorno successivo. E il problema è proprio questo, è vero e non puoi farci niente.

Nelle prime ore di ieri le tue reazioni sono scostanti, disparate. Passi dal non crederci ad andare a cercare tutte le notizie possibili. Scrivi un articolo su quello che provi e  ti rendi conto che lo devi salutare, m ancora è tutto surreale.
Quella sensazione non ti abbandona per tutta la giornata. Quella sofferenza che non capisci, incapace di accettare il fatto per quello che è. La verità ti colpisce la sera, quando sei a letto, quando tutto ti appare chiaro.

È lì che rivedi le immagini del giorno, lì che realizzi che non lo vedrai alla prossima gara, lì che comprendi che il 58 non sarà più sul cupolino della sua Honda.
Ed è ancora lì che non sai come reagire. Si perché non sei uno di famiglia, non sei un suo amico e neanche uno che ci stava a contatto tutte le settimane per lavoro. Non lo conoscevi nemmeno in realtà. Ti senti un po’ fuoriposto, come se non avessi il diritto di piangerlo.
Ma la sua visibilità, il suo modo di fare, la tua passione per il suo sport, per la sua passione, ti avvicinavano a lui molto più di tante altre cose, almeno ideologicamente.

Ci pensi e realizzi perché stai soffrendo. Perché aveva 24 anni, uno meno di te. Perché sognava come te. Perché ti faceva divertire, dentro e fuori dalle corse. Perché era spontaneo e genuino, ed in lui potevi credere quando diceva qualcosa, in qualunque modo la dicesse.

Perché alla fine non lo vedrai più e tutto questo ti mancherà, anche a te che non lo conoscevi, figurarsi agli altri, a chi con lui ha condiviso una vita.

Sarà retorica, sarà quello che volete, ma è un boccone duro da mandare giù, soprattutto se la tua passione è lo sport.

Ti risuonano in testale parole del padre: <<Non se lo meritava>>

Nel senso che era veramente un bravo ragazzo, nel senso che davvero era così come lo vedevi. Le capisci e rifletti ancora di più, anche se non puoi fare niente.

Rimani lì, solo, a non saper come reagire.

Solo nel vero senso della parola, a pensare a tutto e niente, straniato da una giornata che ti ha portato via il sorriso.

Poi ci pensi, capisci che lui non lo avrebbe voluto, sorridi e chiudi gli occhi.

Ciao Marco, Grazie di tutto.

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