Atletica



Quello che non sembrava possibile è accaduto. Che non fosse quello degli scorsi mondiali si vedeva bene.
Che potesse perdere la finale lo pensavo possibile due mesi fa, ma con Powell, Gay e tutti gli altri. Non in una gara priva delle prime sei prestazioni stagionali.

Il primatista mondiale Usain Bolt ha perso la finale mondiale dei 100m, punto e basta.
L’ha persa per errori suoi, prima in allenamento, secondo me, poi in gara con il suo modo di essere sbruffone al limite del sopportabile.

In allenamento perché ha messo quei chili di potenza in più che, a conti fatti, gli hanno fatto perdere due tre decimi.
In gara per la sua volontà di dimostrare, prima di ancora di correre, di non soffrire mai nessuno, di non sentire la pressione come gli altri, perché lui è il più forte senza discussioni.
Quest’anno non è stato così, mai durante i meeting, nemmeno nella prova mondiale.
La pressione l’ha sentita eccome, la pressione la si vedeva bene. Ad un primo turno in cui sembrava tornato quello di due anni fa era seguita una semifinale contratta e poco sciolta, in cui aveva dimostrato di avere dei limiti, di non poter scendere sotto i 9″80.
Intanto gli altri crescevano, più nella convinzione di poterlo battere che nella forma.

E in finale l’errore. Bolt appare sicuro come sempre, tranquillo ai limiti dell’impossibile. Poi parte prima dello sparo, molto prima.
Lo stadio si gela e lui si toglie la maglia in una smorfia di incredulità mista ad un’espressione della serie “che cosa ho fatto?”


Hai sbagliato caro Usain, chiaro e semplice. Hai sbagliato a fare lo sbruffone, hai sbagliato a credere di essere imbattibile, hai sbagliato a sottovalutare tutto e tutti, avversari e contesto.

 

Alla fine il personaggio dei mondiali sarà comunque lui, in un’immagine che rimarrà nella storia dell’atletica e sarà quella più rappresentativa di questi mondiali.
Perché gli occhi sono stati puntati più su di lui che sul vincitore, perché fa più sorpresa lui che perde di Blake che vince.
Adesso rimane da vedere quanto pagherà la sconfitta nella gara dei 200m. Certo è che il ricordo se lo porterà dietro e che la cosa brucerà ancora per molto tempo, ma l’occasione di rifarsi c’è subito.
La mia sensazione è che non si sentisse sicuro, che sapesse di non essere imbattibile e non in grado di fare il record del mondo. Ha deciso di provarci comunque, ha azzardato e ha sbagliato per provare a fare un tempo che secondo me non avrebbe mai potuto fare e che molto probabilmente non farà più in futuro.

Yohan Blake comunque è un gran bel talento e il più giovane vincitore dei 100 m ai mondiali. Un 9″92 che vale molto di più visto il metro e più di vento contro. Fa i tempi che Bolt faceva alla sua età, non ancora 22 anni, e chissà cosa potrà fare in futuro.

Secondo il semprepresente Walter Dix (10″08), altra importante medaglia nell’occasione che conta. Dopo due bronzi olimpici a Pechino, qui arriva l’argento mondiale.

Terzo l’incredibile Kim Collins (10″09), 35 anni ed ex campione mondiale di Parigi 2003. E mi fa incredibilmente piacere. Vedere uno che appartiene ad una nazione con meno abitanti delle persone presenti allo stadio in cui gareggia fa simpatia, vederlo competere al vertice per più di dieci anni fa molto piacere. Vederlo vincere medaglie con meno mezzi di quelli che hanno i suoi avversari ti fa capire quanto conti la testa . Lui parte sempre bene, cala nel lanciato per evidenti limitazioni fisiche, ma lotta fino in fondo e alla fine ottiene risultati insperati. E questo mi piace terribilmente.

Chi ha perso l’occasione della vita è il francese Lemaitre, quarto di giornata che non sfrutta una gara difficilmente ripetibile, senza molti dei migliori al mondo. La sua delusione a fine gara si vede, per un podio che credeva possibile, soprattutto dopo l’errore del numero uno al mondo. Ma i turni per lui si fanno sentire, la fatica di dover correre sempre al massimo rimane nelle gambe e in finale qualcosa è mancato.

Ma è stata anche al giornata della sconfitta imprevista di Mo Farah. L’inglese era favoritissimo dopo le vittorie conquistate con estrema autorevolezza nei meeting di quest’anno. Nei 10.000 maschili fa la sua gara e sceglie la sua tattica, ritmo non troppo veloce per sfruttare la sua incredibile volata. Bekele, al rientro dopo due anni si stacca e si ritira subito, lasciando l’amaro in bocca a tutti per quanto ci si aspettava da lui.


Il finale invece è bellissimo. Ai 600m finali parte da solo Farah che stacca tutti e sembra in grado di vincere facile. L’unico che non ci sta è Ibrahim Jeilan, etiope che si trova staccato di almeno 5 metri. Sembra tutto fatto ma Jeilan fa una volata incredibile, rimonta fino alla fine e sul rettilineo finale ci crede ancora, nonostante i due tre metri di distacco. Farah reagisce, sembra farcela ma viene superato sulla linea del traguardo. La sua delusione è chiara e palese, la gara di Jeilan è spaventosa, con un ultimo giro sotto i 53″, forse sotto i 52″.
Terzo l’altro Etiope Imane Merga (27’19″14), staccato di 5 secondi da Farah (27’14″07) e Jeilan (27’13″81).

Gran gara e gran giornata di spettacolo, con due sorprese che nessuno si aspettava.

La maratona femminile è la gara che apre i mondiali Koreani, quella che apre la giornata del trionfo Keniano. Tre medaglie per la nazione Africana, alle quali si aggiungeranno poche ore dopo le tre medaglie nei 10.000 femminili.

Il primo giorno di Daegu è di quelli che si possono definire storici per l’Africa. 6 medaglie su 6 al Kenia è roba assurda, roba da statistici che spulciano le passate edizioni per vedere se una giornata era mai andata ad appannaggio di una sola nazione.

Nella prova più lunga del mondiale a vincere è Edna Kiplagat (2h28:43) che precede le connazionali Priscah Jeptoo (2h29:00) e Sharon Cherop (2h29:14).
Senza storia già dal settimo km quando le prime tre scremano il gruppo e se ne vanno senza lasciare niente alle avversarie.

I 10.000 femminili sembrano la fotocopia della maratona, Keniane che fanno il ritmo e che dominano una finale senza storia. Alla fine saranno quattro atlete della stessa nazione a dominare la gara, con Vivian Cheruiyot che vince (30’48″98) davanti a Sally Kipyego (30’50″04) e Linet Masai (30’53’59), quarta Priscah Cherono.

Meseret Defar non regge il ritmo di testa fin da subito, lasciando alla connazionale Etiope Meselech Melkamu l’onere di fermare il dominio Keniano. Alla fine chiuderà quinta.

Niente più finali nella prima giornata ma belle gare e alcune sorprese. Prima su tutte l’eliminazione dell’Australiano Campione Mondiale e Olimpico di salto con l’Asta. Steven Hooker era arrivato in Korea in condizioni non perfette, se ne va subito con tre nulli a 5.50 m, lontanissimo dal suo livello e dalle sue possibilità. Finale che sembra adesso scontata con Lavillenie netto favorito.

Bene Vizzoni per in nostri colori. Il capitano della nostra nazionale raggiunge la finale del martello con un lancio non proprio esaltante dopo le misure lanciate quest’anno. Riesce comunque ad entrare nuovamente fra i primi 12 del mondo a 38 anni e all’ottavo mondiale.

Ma gli occhi di tutti erano puntati sui 100 metri maschili e ovviamente su Usain Bolt. Il Giamaicano ha trionfato in una batteria facile dimostrando però una condizione molto buona e capace di portarlo quantomeno a tentare di battere il suo record del mondo.
Bene, benissimo Lemaitre, che sembra avere una fase lanciata bellissima e che non sbaglia più un colpo. Belle anche le prove di Blake e Carter, compagni di squadra di Bolt e possibili medagliati per una tripletta Giamaica che sembra molto probabile.

Discorso diverso invece per quanto riguarda la seconda giornata i gare. Bolt è apparso sottotono, vincendo agevolmente la sua batteria, ma non dimostrando una brillantezza che lo possa far scendere sotto i 9″70, secondo me nemmeno sotto i 9″80. È vero che il Giamaicano si è un po’ tenuto coperto, ma è anche vero che in alcune fasi della gara ha spinto davvero. Il tempo finale di 10″05 no impressiona per come è arrivato. Faticherà più del previsto in una finale senza Gay e Powell che per la prima volta avrebbero potuto batterlo in un evento importante. Bene Lemaitre che svolge il suo compito e raggiunge al finale, anche lui impressionando meno di ieri. Chi invece piace molto è Blake, capace di correre in 9″95 con discreta facilità. Lotterà con Bolt per l’oro, anche se il primatista mondiale sembra avere pochi avversari nonostante la forma non all’altezza di due anni fa.

Bellissima prova per Kim Collins, capace di tornare in una finale mondiale a 35 anni suonati e dopo essere rientrato dal ritiro. L’atleta di Saint Kitts e Nevis, campione mondiale del 2003 è uno che sbaglia poche volte nel momento in cui non deve sbagliare, a anche a Daegu centra una finale che potrebbe anche dargli qualcosa di importante in caso di gara perfetta.

Delusione invece per la marcia maschile. Nella 20 km di stanotte a trionfare è stato il Russo Valeriy Borchin (1h19’56”) davanti al connazionale Kanaykin ed il colombiano Lopez, fuori dal podio l’altro favorito, il cinese Wang.
Protagonista il nostroGiorgio Rubino che se ne va dopo le prime battute insieme al giapponese Suzuki guadagnando un buon margine. L’azzurro però non ascolta il coach Damilano che gli consigliava di stare in gruppo ed evitare troppa visibilità e proposte di squalifica. Marcia davvero male e si ritrova con due proposte di squalifica a metà gara, da li la decisione di rallentare per farsi riprendere dal gruppo, ma è troppo tardi e a breve arriva la definitiva squalifica. È vero che se ne hai devi andare, che nel finale avrebbe avuto ben poche possibilità contro il russo vincitore, ma forse un po’ più di acume tattico era necessario.
Belle però le sue parole, almeno secondo me. Sentire uno sportivo quasi in lacrime per la delusione che si scusa con tutti (federazione, amici, parenti, allenatore) per come ha gareggiato non è roba da tutti i giorni. Bello soprattutto per uno che fatica tutto l’anno e che non vede quasi mai la sua famiglia per la scelta di allenarsi con il gruppo cinese, di cui fa parte anche Wang. Sentire poi che un atleta del gruppo attacca altri atleti ex dopati mi fa ancora più piacere. Non perché si deve accusare qualcuno, ma per il concetto espresso. Nelle dichiarazioni a caldo Rubino ha detto a chiare lettere che sperava nella vittoria dell’amico Wang, sperando nella sconfitta di Borchin, ex dopato rientrato dalla squalifica. Il concetto dell’Italiano è semplice. La Russia schiera tre atleti su quattro trovati posotivi in passato. Secondo lui (e anche secondo me), esiste solo la squalifica a vita. “Chi si droga fa male a se stesso, ed è sbagliato. Ma chi fa uso di sostanze dopanti fa male a se stesso e a chi lavora onestamente”. Queste le sue parole che condivido a pieno.

Personale delusione per Alex Schwazer, nono e soddisfatto del piazzamento in una gara non sua, ma ancora lontano dalla forma che un talento come lui può raggiungere.

Fra poco finale dei 100 m e e dei 10.000 m maschili, con un rientrante Bekele che vuole sorprendere.

Questa volta il riferimento è personale.

Finalmente, dopo quasi tre anni di corse, sono riuscito a vincerne una, di gare.

Il post non è assolutamente autocelebrazione o racconto della gara o quanto e come sono bravo.
E’ solo perché comunque, quando per una volta ti riesce di fare quello che vuoi da tempo, sei felice, molto felice.

La sera pensavo a cosa si prova quando si vince qualcosa di importante, olimpiadi o mondiali per intenderci. Ero soddisfatto io, pur consapevole che si trattasse di una gara amatoriale. Credo che se fossi in grado di vincere un titolo del genere, non dormirei per un mese di fila, sarei così onorato di aver raggiunto il traguardo della vita da non riuscire a pensare ad altro.

Per la verità la vittoria è arrivata in modo strano, quasi decisa a tavolino. Dopo qualche anno che corri intrecci rapporti con gli altri che faticano con te, e qualcuno è anche di amicizia. E allora accade che quello più esperto del gruppo, almeno uno dei più esperti, faccia per te in un giorno in cui poteva comunque essere lui a vincere, quantomeno a lottare per vincere. Mi piace pensare che mi abbia voluto far capire che posso e devo dare di più, che con questa non vuol dire niente, che posso vincere anche da solo e a ritmi decisamente maggiori.

Forse ce l’avrei fatta anche da solo, forse no. Certo è che sul traguardo eravamo solo io e lui e per primo sono passato io. Un po’ come tappa a te e maglia a me. Lui ne ha vinte altre più belle di quella, io spero sia la prima di alcune buone prestazioni, la prima di una svolta, sempre a livello amatoriale, s’intende.

Intanto mi godo quella che comunque è una vittoria, come dice lui, “a vincere sono stato io, “l’importante è quello, lascia che gli altri vedano il tuo nome primo”. E allora diciamo che ho vinto io. Alla fine nella classifica il primo nome è il mio…

Splendida ultima giornata a Barcelona, undici finali per un ultimo giorno di fuoco.

Si parte la mattina con la maratona maschile.
La gara che ne esce è di quelle mediocri, veramente mediocri. Il ritmo è lento, ben oltre i 3′ al km e nessuno attacca.
Poi esce lo svizzero Rothlin, che allunga e se ne va tutto solo. E qui la gara acquista valore. Lo Svizzero neo campione d’Europa è uno di queli che nella vita può dirsi miracolato. Nella scorsa primavera, causa un lungo viaggio in aereo, si ritrovò vittima di due embolie polmonari e una trombosi, andando molto vicino alla morte e alla fine della carriera. E’ stato fermo per tutto il 2009, è rientrato e si è infortunato al tallone. Dopo l’operazione è tornato di nuovo, si è allenato e ora ha vinto l’Europeo. Bella storia per uno che non si arrende, veramente bella storia. Alla fina conclude i 42km e 195 metri in 02h15’31”00. Secondo lo Spagnolo Martinez in 02h17’50”00 e terzo il Russo Safronov in 02h18’16”00, Peccato, veramente peccato, per Ruggero Pertile, che arriva quarto ma va vicino, vicinissimo ad una medaglia. L’italiano fa una gran gara, sempre in progressione fino al 35km, quando era secondo assieme allo Spagnolo e dimostrava di poter prendere anche l’Elvetico in prima posizione. Poi i crampi in una gara caldissima e umidissima lo tolgono dal podio in quella che poteva essere la gara della vita. CI ha provato e va bene così, purtroppo.
Male Stefano Baldini, che lascia la maratona e chiude la carriera con un ritiro. Come lui stesso ha detto, aveva sottovalutato la gara, pensando di essere più preparato e più forte, ma alla fine l’età è quella che è, e 39 anni si sentono.
Grazie lo stesso ad un campione vero, assoluto, enorme. Capace di vincere un’olimpiade, due europei e un bronzo mondiale. Capace di battere i keniani e gli Africani in genere. Capace di cambiare il mondo della maratona, dimostrando che anche un bianco può, e lui ha potuto. Grazie Stefano, davvero.

La giornata è proseguita con le staffette. E qui arriva l’ultima soddisfazione per l’atletica Italiana. Nella 4×100 uomini,Donati, Collio, Di Gregorio e Checcucci corrono perfetti. Grandi cambi e bei lanciati per una staffetta che batte, dopo quasi 30 anni, il record Italiano con un fantastico 38″17. Chiude seconda alle spalle della Francia di Lemaitre e Mbandjock che ci supera solo sul rettilineo finale correndo in 38″11. Terza la Germania con 38″44.
L’Italia corona un bel progetto, creato per questo e per fare squadra. Per ritornare a quella scuola italianadel passato, quella che ci vedeva competere per altre medaglie. Se gli altri, viene da pensare a Jamaica e USA, ma anche ai Britannici, corressero come noi, sarebbero imprendibili. Loro favoriscono grosse individualità a scapito della squadra, senza capire che la staffetta è altro. Fortuna loro che hanno nomi importanti e che li possono portare alla vittoria e ai record mondiali, ma molto potrebbero imparare.

Nell’altra staffetta veloce, la 4×100 donne, vittoria di una bellissima Ucraina con un tempo competitivo anche a livelli mondiali. Le vincitrici chiudono con 42″29, di fronte a Francia (42″45) e Polonia (42″68).
Bellissima la prova delle bionde del nord, che battono la favorita Francia e una stupenda Polonia che dimostra, come l’Italia nei maschile, quanto conti la squadra.

Ci si aspettava qualcosa in più invece dalla finale dei 3000 siepi maschili. Che i due Francesi fossero i più forti in gara lo sapevano tutti, ma che se ne andassero da subito a fare gara solitaria è ben altra cosa.
Alla fine la spunta il meno quotato Mekhissi Benabbad con un buon 08’07”87, di fronte al compagno di nazionale Tahri (08’09”28). lìLa volata è senza storia e offre poche emozioni, praticamente un affondo senza risposta e la doppietta Francese è servita.
Terzo lo Spagnolo Blanco staccato di più di 10″ dal vincitore (08’19”15).

Bella finale invece quella del disco uomini. Come nel giavellotto, sono in due a giocarsela, il Polacco Malachowski e il Tedesco Harting.
Una gara con lanci molto buoni, non stellare come la finale del giorno precedente ma comunque di altissimo livello. Quando Harting, al secondo lancio pensava di aver già vinto, ecco che esce il Polacco che con 68,87 mt supera il Tedesco campione del Mondo (68,47 mt) e l’Ungherese Fazekas (66,43 mt).

Nei 5.000 donne la spunta la Turca Bekele (14’52”20) di fronte alla connazionale Abeylegesse (14’54”44) e alla portoghese Moreira (14’57”71)
Gara corsa a ritmo altissimo e dominata dalla naturalizzata etiope che doma la compagna di squadra, anch’essa naturalizzata.
Bella prova per Elena Romagnolo, che chiude sesta molto vicino al suo personale, incapace di reggere un ritmo troppo alto per le atlete bianche.
Se la gara fosse stata un po’ più lenta forse si sarebbe potuta attaccare al treno giusto e magari battere il record Italiano, ci ha provato lo stesso senza fortuna. Ma è difficile che qualche Europea possa correre a certi ritmi.

1500 donne che vede trionfare la Spagna. Fernandez (04’00”20) prende l’oro, seconda la Francese Dehiba Chahyd (04’01”17), bronzo ancora alla Spagna con Rodriguez (04’01”30). Gara magari non velocissima ma bella nella volata finale. Sorprende tutti la vincitrice, meno accreditata della più quotata Rodriguez che invece si spegne proprio nel rettilineo finale. Grande fair play però, lascia spazio a chi viene da dietro, senza tentare di ostacolare nessuna atleta in curva. Fortuna vuole che a vincere sia la sua compagna di squadra.

Altre due staffette mancano nel quadro delle finali, sono le 4x400mt, sia maschile che femminile.
La seconda delle due va alla Russia (3’21″26), di fronte alla Germania (3’24″07) e alla Gran Bretagna (3’24″32).
Le Russe erano imbattibili e corrono la miglior prestazione annuale, in fuga fin dai primi metri.
Le altre due squadre si giocano l’argento in volata.
Bravissime le azzurre, che corrono il primato italiano e arrivano purtroppo solo quarte. Belle però le frazioni delle nostre, capace di correre ai loro massimi livelli, purtroppo non basta per una medaglia che, a ben vedere, non ci poteva stare.

La staffetta maschile invece stava per riservare la sorpresa, proprio dai nostri.
Fino all’ultimo cambio siamo in testa. La squadra, composta da Vistalli-Galletti-Licciardello-Barberis, rimane prima fino all’ultimo giro, con una frazione superba di Licciardello che tiene di forza la Francia dietro nella curva finale, poi passa il testimone a Barberis solo in quinta posizione. Chiudiamo ottavi, ma ci abbiamo provato, era durissima, quasi impossibile.
Oro alla Russia (03’02”14), argento alla Gran Bretagna (03’02”25) e bronzo al Belgio (03’02”60) che sperava nell’oro e al maggior apporto dei fratelli Borlée.

Molto bella l’ultima gara, il lungo maschile. Speravamo in un ritorno di Adrew Howe per l’oro che ci mancava. Il Reatino chiude solo quinto, ma davvero più di così non poteva. La testa c’era, come lui stesso ha detto, il fisico no. Fino a Settembre camminava a malapena dopo l’operazione al tendine d’Achille. Fin a una settimana fa prendeva gli antidolorifici tutti i giorni. Le caviglie ancora non ci sono. la caviglia per la verità, e anche quella di stacco.
Per adesso va bene così, alla fine ha fatto la migliore gara della stagione. Anche lui ci ha provato, come tutta la squadra azzurra.
Chiudiamo con 4 argenti e 2 bronzi. Diciassettesimi nel medagliere, ottavi se guardiamo la quantità di piazzamenti nei primi otto di ogni gara.
Stiamo cercando di far rinascere un movimento che era dura tirare su. Qualcosa si vede, non molto ma qualcosa si.

E anche per quest’anno è finita, 2011 mondiali, 2012 olimpiadi e Europei pre-olimpici. Si cambia formula, adesso saranno ogni due anni.

Bella, bellissima, la quinta giornata di gare. Molte finali fatte e molte le sorprese e le belle prestazioni, ma andiamo con ordine:

Nella maratona donne è subito una soddisfazione azzurra. La gara la fa la Lituana Balciunaite, che vince con 2h 31′ 14″. Vince staccando la Russa Yulamanova di un minuto e spiccioli, ma la sorpresa la fa la Siciliana Anna Incerti, che si prende un bronzo bellissimo per la propria carriera. La gara della vita per l’Italiana che regala una medaglia insperata nel fondo.
33″ la dividono dal secondo posto, ma alla fine va bene così…

Gran gara quella del peso maschile. Alla fine la vittoria va al Bielorusso Mikhnevich con 21,01mt. Un solo centimetro sopra i 21 mtri, ma un centimetro fondamentale. Secondo infatti chiude il campione del olimpico Majewski che lancia l’attrezzo a 21,00mt. Un solo centimetro in meno, un solo centimetro dalla medaglia più prestigiosa. Gara splendida anche per la presenza del tedesco Bartels, uomo da tenere d’occhio fino all’ultimo lancio. Già in passato aveva vinto con l’ultima misura, e così ha fatto anche ieri. Con 20,93 mt chiude il podio sfiorando anche la vittoria.

Gara non da grandi contenuti quella 800mt uomini, vinta dal Polacco Lewandowski (01’47”07) di fronte al Britannico Rimmer (01’47”17) e all’altro Polacco Kszczot (01’47”22). Il bello della gara è la volata finale, ma negli 800 è difficile che non finisca in questo modo.

Poco da dire anche per l’Eptathlon femminile. La gara delle tante gare è stata vinta dalla britannica Ennis che, dopo l’oro mondiale dello scorso anno, doppia con il titolo Europeo. La gara finale sono, come sempre, gli 800 femminili. Poche speranze prima del via per la seconda in classifica, la Russa Dobrynska. La britannica riesce infatti ad imporsi anche nell’ultima gara, legittimando alla grande il proprio successo. Terza la Tedesca Oeser.

Bellissima invece la finale dei 200m femminili. La favorita erano la Russa Fedoriva assieme alla Frances Mang.
E per la verità la Russa parte bene e rimane in testa fino ai 50 metri finali, quando dall’ottava corsia esce di gran carriera la Francese Soumaré, che beffa tutte e si prende l’oro.
Gran risultato per la transalpina che, con 22″32 batte il primato personale di sette decimi. Un miglioramento incredibile che la porta ad un’esultanza bellissima, fatta di urla e salti, fatta di adrenalina e una gioia di vincere meravigliosa. Si ripeterà poi sul podio, ballando e tirando fuori tutta la sua simpatia.
Argento all’Ucraina Bryzhina che con 22”44 beffa la Fedoriva al fotofinish strappandole anche la medaglia d’argento.

Si passa così ai 400 ostacoli maschili e i 100 ostacoli femminili, altre due gare che hanno tenuto col fiato sospeso.
Nella prima prova gran prestazione dell’Inglese Greene che, con 48”12 si avvicina a tempi di grande livello, battendo anche il record britannico. Secondo l’altro atleta di Sua Maestà Williams con 48″96, terzo il giovane Ucraino Melnykov che, con un mediocre 49”09 si porta comunque a casa una medaglia di bronzo.
I tempi Europei sono ben lontani da quelli di Fabrizio Mori o di Diagana, quando i due si contendevano le medaglie mondiali al di sotto dei 48″, ma un grande passo avanti è stato fatto.

Nell’altra gara, i 100 ostacoli femminili, grande prova della Turca Yanit che, con un grande 12”63 migliora per la quarta l’ennesimo turno il record nazionale e personale, portandosi a casa la medaglia più prestigiosa. Tutto il podio racchiuso in un respiro, con l’argento all’irlandese O’Rourke (12″65), autrice di una splendida rimonta finale e il bronzo alla Tedesca Nytra (12”68), accreditata del miglior personale fra le partecipanti in gara, ma incapace di esprimersi ai suoi massimi livelli.

Molto molto belli anche i 5.000 uomini. Mo Farah, il britannico che aveva già vinto i 10.000, doppia e si prende l’oro anche nella distanza più corta.
Bellissima la gara con una partenza corsa a ritmi blandi, poi l’accelerazione e l’ultimo km corso a 2’25”. Una velocità e uno sprint che può mettere in difficoltà anche a livello Mondiale, Bekele è un fulmine, ma…
Secondo l’atleta di casa che di cognome fa proprio Espana, quasi fosse un predestinato. Terzo l’Azero Ibrahimov.
Alla fine esce un tempo blando, 13’31″18, ma il finale è da urlo, e Farah sembra avere più ritmo nelle gambe, in grado di crescere ancora in vista di Londra 2012.
Meucci, bronzo nei 10.000, ci prova e tenta di rimanere attaccato al gruppo che conta, ma il finale è assurdo per un bianco, per giunta se stanco dopo le prove dei giorni scorsi. Ci ha provato e va bene così, torna a casa con un Europeo meraviglioso e il futuro dalla sua…

Ma le gare più belle della giornata devono ancora arrivare.
Prima di tutte la finale del lancio del giavellotto. una gara stellare, giocata lancio su lancio fra il tedesco De Zordo e il fenomeno Norvegese Andreas Thorkildsen. Il tedesco apre con misure subito sopra gli 86 metri. Poi lo supera di una decina di cm il campione mondiale Norvegese. Ancora il tedesco sopra agli 87mt, prima del capolavoro del nordico che chiude il discorso a 88,37mt. Alla fine ne esce una gara stellare, con misure di livello assoluto e più, con due campioni meravigliosi, anzi tre, perché anche il mito Finlandese Tero Pitkamaki non se ne sta a guardare e tira fuori la misura negli ultimi due lanci. Chiuderà terzo con 86,67mt, a 87,81 il secondo posto, ma la gara è stata stupenda.

Nel frattempo arriva la sorpresa, e sorpresa più gradita non ci poteva essere. Simona La Mantia, dopo anni di sacrifici e infortuni torna sui suoi passi, sui suoi salti. Al primo tentativo, nella finale del triplo femminile, fa una gran misura, 14,56 mt che vogliono dire tanto. Alla fine si scioglie di fronte al microfono come una bambina che sa quanto è stata dura. Si scioglie dopo che aveva pensato forse anche a smettere, per lo meno a soffrire molto, perché si doveva tirare su da sfortune e infortuni multipli.
Perde solo da un 14,81 della favoritissima Ucraina Saladuha. Terza la Belga Bolshakova a 14,55 mt.

Meravigliosa l’ultima gara, almeno per ordine di conclusione. Quel salto con l’asta che vedeva in gara anche un certo Giuseppe Gibilisco.
Il campione del mondo di Parigi 2003 torna grande per una sera, entra in gara a 5,65 mt. superandoli al primo tentativo, salta i 5,70 per provare direttamente i 5,75 che salta alla seconda prova, purtroppo, perché poteva essere bronzo. Poi prova direttamente i 5,85 e per poco, pochissimo, non li salta.
Un campione ritrovato anche negli atteggiamenti e nelle dichiarazioni post gara, i prossimi due anni può fare molto.
Sul podio ci vanno il favorito Francese Lavillenie che supera agevolmente i 5,85, secondo l’Ucraino Mazuryk con 5,80. Terzo che trova il jolly il Polacco Czerwinski con un 5,75 superato alla prima prova dopo i due errori alla misura inferiore dopo i quali aveva deciso di passare.

A volte ce la fai, altre no, ma è un legno che vale più di altri. Gibilisco è tornato e può dire la sua nei prossimi anni.

La giornata si chiude così, con l’Italia alle due medaglie giornaliere, niente male per un movimento che, piano piano, tenta di ritornare a livelli più alti.

Le ferite sono per lui, le ferite sono per chi lavora con lui, le ferite sono per chi lo ascolta.
Fa male sentire uno con questa classe dichiarare che la voglia di soffrire e faticare sta passando. Fa male sentire uno così sentire che il problema è di testa, che vorrebbe più palcoscenici, che non sa cosa succede e che non sa cosa dire.
Tutte cose vere, ma strane.

Quello così, quello che parla, è Alex Schwazer. Uno che ha vinto un’olimpiade da mostro della specialità.
Quello che parla così è uno che, come dichiarato dal suo allenatore, un certo Sandro Damilano, è un campione assoluto. Traduzione? Non uno dei tanti, che poi i tanti lì sono comunque fenomeni, ma uno dei pochi, dei 2-3 al mondo.

E sono convinto che sia così, convintissimo. Alex, secondo me, è un autentico fenomeno, capace di vincere sempre e comunque. E forse sta proprio qui il problema, come lui stesso ha detto.
Quando vai alle gare e tutto è già scritto, cioè se non vinci fallisci, è dura avere stimoli.
Quello che fa paura è che lo dice un personaggio quasi assurdo nello sport di oggi. Uno che ama marciare e quello che fa. Uno che letteralmente si fa un culo così, che lavora alla grande e che non si tira mai indietro, di solito. E do solito lo fa con il sorriso sulle labbra, sinonimo di grande passione e voglia di allenarsi. Di solito o fa con autoironia, sinonimo di intelligenza e fiducia estrema nelle proprie capacità.
Una fiducia che forse lo ha portato a perdere tutto questo.
Secondo me, Schwazer sa quello che vale, e pretende da se stesso anche di più. Come vincere 20km 50km a distanza di pochi giorni, come dominare sempre tutte e gare, come voler dimostrare, ad ogni occasione, che è il migliore. Dimostrarlo a se stesso prima che agli altri credo.

E quando non ce la fa, come ogni tanto può accadere, soprattutto nel grande appuntamento, sono delusioni scottanti.
Lo ha fatto vedere chiaramente a Berlino l’anno scorso, quando chiese scusa a tutti per il fallimento ma mostrò volontà di reagire. Lo ha fatto vedere a Barcellona ieri, quando però è sembrato stanco, senza la grinta che uno come lui deve avere, per cercare di vincere sempre.
Non per farcela sempre però.
Come gli ha detto Bragagna non deve dimostrare niente a nessuno, lui è il campione olimpico, ed è vero.

E allora speriamo che Damilano, che ancora vuole vincere molto da allenatore, gli faccia ritrovare la grinta che ha sempre avuto, gli faccia mantenere la consapevolezza di essere uno dei pochissimi, senza scordare che ogni tanto si può perdere, che non si può sempre vincere e che proprio le sconfitte ti insegnano a vincere. Il sale dello sport, soprattutto di quelli di fatica e di fondo, è questo.
Spero e so che lo capirà, è uno dei pochi anche per questo…


Si inizia subito con la delusione Schwazer, grande, enorme delusione per il marciatore azzurro, partito per vincere a mani basse e costretto al ritiro per problemi fisici dalle immagini, ma più mentali come lui stesso ha dichiarato nell’intervista. L’oro va al Francese Diniz, autore di una grande prova, partito primo e in fuga fin dal primo metro. Si conferma campione Europeo di fronte al polacco Sudol e al Russo Bakulin.

Più o meno alla stessa ora, delusione anche per la gara di Antonietta di Martino, incapace di qualificarsi per la finale del salto in alto, incapace di superare la misura di 1,92mt.
Quest’anno aveva saltato 2,01mt, ma nella gara dell’anno fallisce una qualificazione ampiamente alla sua portata. Peccato, veramente peccato. Antonietta è una grande atleta, che di solito da il meglio in queste occasioni, dispiace veramente vederla uscire così, con tre salti brutti e nemmeno vicini alle sue potenzialità.

La giornata va avanti con molte medaglie molte finali. Partiamo dalle femminili.
Il salto con l’asta donne va alla russa Feofanova, tornata ad alti buoni con un 4,75mt di tutto rispetto. Argento e bronzo per la Germania con Spiegelburg e Ryzih che superano entrambe i 4,65 mt.
La Russia non rimpiange quindi l’anno sabbatico della zarina Isinbayeva e, anche senza di lei, vince l’oro europeo.

Si prosegue con i 400m donne, dominati ancora dalla Russia con una tripletta corsa a ritmi altissimi. Firova prima con 49″89 e un ritmo velocissimo fin dai primi metri, seconda K. Ustalova con 49”92 e terza Krivoshapka con 50″10. Peccato per Libania Grenot, che poteva sperare in un podio, che ha corso sui livelli del suo personale record Italiano (50″30) e che purtroppo ha chiuso in quarta posizione con 50″43.
Brava, bravissima, anche Marta Milani, settima con 51″87, suo nuovo primato personale.

Nessuna sorpresa nel lancio del martello donne, vinto dalla tedesca Heidler con la misura di 76,38mt. L’atleta teutonica si aggiudica così, dopo il mondiale dello scorso anno, anche il titolo continentale, mettendo a segno una doppietta memorabile. Chiudono il podio la russa Lysenko e la polacca Wlodarczyk.

Bellissima la finale dei 3000 siepi femminile. In gara Marta Dominguez, idolo di casa e campionessa del mondo in carica. Gara corsa a ritmi piuttosto alti, che porta in volata finale proprio la Spagnola assieme alla Russa Zarudneva. Alla fine la spunta la seconda, prendendosi pochi metri di vantaggio in ogni ostacolo. La Russa è veramente dotata di grande classe nel superamento delle barriere che le permettono di guadagnare quei due tre passi di vantaggio rispetto alla propria avversaria, evitando di perdere una volata che, sulla carta, era ad appannaggio della Spagnola.

Russia che domina anche nella 400 ostacoli femminile, vinta per distacco dalla Antyukh con 52″92, tempo di altissimo livello anche a ritmi mondiali. Seconda la bulgara Stambolova con 53”82, terza la Britannica Shakes Drayton con 54″18.

Meravigliosa invece la finale degli 800 donne vinta, tanto per cambiare, dalla Russa Savinova (01’58”22), seguita a sorpresa dall’Olandese Hak (01’58”85) e dall’Inglese Meadows (01’59”39). Britannica prima fino all’ultimo rettilineo dove sembrava in grado di andarsene, da dietro però arrivano le sue due rivali che la superano di gran carriera. La Meadows alla fine rischia anche il terzo posto, che riesce a mantenere sulla lonea del traguardo con difficoltà.

E ora le gare maschili.

Si parte con la più attesa, i 200 mt maschili. Sembrava tutto scritto, con Lemaitre in grado di vincere sottogamba la finale grazie alla sua fase lanciata che non vede rivali in Europa. Si pensava addirittura a un tempo vicino se non sotto i 20″ netti. Invece tutta altra storia.
Il Francese parte male, fa una curva orribile come in semifinale e fa una fatica enorme per mettere in moto il suo lanciato. Alla fine si affida, tutto scomposto e claudicante, alle sue caviglie. Sul traguardo è lui il primo (20″37), con un centesimo di vantaggio sul redivivo Britannico Malcolm e quindici centesimi sul connazionale Mbandjock.
Francia che si prende altre due medaglie, ma il bianco più veloce del mondo non ha brillato, è sembrato molto stanco, e non molto a posto tecnicamente. Certo è che, se vince correndo così male, sia tecnicamente che tatticamente, viene da pensare a cosa potrebbe fare in futuro, quando sicuramente gli meteranno addosso qualche chilo in più nel busto e gli insegneranno a correre anche in curva.

Molto bella anche la finale dei 110 ostacoli. Per la vittoria sembrava avvantaggiato il ceco Svoboda, che parte primo e ci rimane fino a tre ostacoli dalla fine. Poi sbaglia, non supera bene la barriera e perde il passo, lasciando la gara all’atleta Britannico Turner, davanti al Francese Darien e all’Ungherese Kiss.

Bellissime, veramente stupende, anche le ultime due gare di giornata, i 1500 e i 400 uomini.

La prima gara vedeva favoriti gli Spagnolo Casado e il grande Reyes Estevez. La gara parte lenta, il ritmo lo fa proprio lo Spagnolo più famoso, fino alla fine, quando il ritmo si alza e lui non riesce a tenere i primi della serata. La spunta comunque uno Spagnolo, Casado vince con un tempo relativamente alto, 3’42″74 di fronte alla sorpresa tedesca Schlangen e al connazionale Olmedo.
Spagnoli in delirio e che conquistano, finalmente, una medaglia d’oro nelle loro specialità, quel mezzofondo una volta caro anche ai nostri colori.

E sorpresa è stata anche nella finale dei 400 mt. Erano attesi il Francese Djone, l’Inglese Bingham e il Belga Jonathan Borlée. Nel rettilineo finale però spunta fuori il fratello gemello del Belga, Kevin, che supera tutti e va a vincere una finale bellissima per lui. I due fratelli si guardano e si abbracciano subito, l’uno consapevole della grande gara che ha fatto, l’altro dell’occasione persa. Il podio è completato da Bingham e l’altro Britannico Rooney.

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