Nuoto


castagnetti

Alberto Castagnetti,  si è spento all’età di sessantasei anni Verona, dopo essersi sottoposto lo scorso 8 settembre a un delicato intervento al cuore.

Era l’allenatore della nazionale italiana di nuoto, il ct che ha consacrato Federica Pellegrini, per molti il mago, il miglior allenatore di nuoto italiano.

In passato anche atleta di spessore,  stileliberista e staffettista, ha partecipato ai Giochi Olimpici di Monaco 1972 e ai Mondiali di Belgrado 1973.

Questi i suoi risultati da ct della nazionale, così come li riporta il sito “it.eurosport.yahoo.com”

Commissario tecnico della Nazionale Italiana di Nuoto ininterrottamente dal 1987, allena campioni come di Giorgio Lamberti, Roberto Gleria, Marcello Guarducci e Domenico Fioravanti. Grazie a lui l’Italia del Nuoto arricchisce il medagliere olimpico con 4 ori, 2 argenti e 7 bronzi, diventando così una delle più rilevanti potenze mondiali. Nel quadriennio che porta alle Olimpiadi di Pechino 2008 cresce la striscia di risultati importanti sotto la sua direzione tecnica: dal primo storico oro olimpico al femminile di Federica Pellegrini nei 200 sl al doppio titolo mondiale di Filippo Magnini nei 100 sl; dai record mondiali della Pellegrini nei 200 sl e 400 sl, al primo oro europeo donne a Budapest 2006 nei 400 misti di Alessia Filippi, che stabilisce anche il record europeo nei 1500 sl: dalle 60 medaglie internazionali (4 alle Olimpiadi, 5 ai Mondiali, 10 ai Mondiali in vasca corta, 21 agli Europei e 20 agli Europei in vasca corta) di Massimiliano Rosolino al prestigioso primato continentale della 4×200 sl ‘rosa’. Il post-Giochi Olimpici 2008 riparte con altre grandi soddisfazioni per Castagnetti, il ct più vincente del nuoto italiano. Il 2009, l’anno del Mondiale di Roma, prosegue con i successi di Federica Pellegrini e Alessia Filippi.

E se tutti gli atleti lo ricordano come un amico, un motivo ci sarà…

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roma2009_18

Terminati i mondiali romani è tempo di bilanci.

Bilanci positivi se si guarda alla cornice di pubblico, al successo mediatico e all’andamento della squadra italiana.

Usciamo dalla rassegna iridata con 10 medaglie, una in più di Melbourne 2007, ma ben 4 ori a fronte di 1 soltanto del mondiale australiano.

Una bella crescita dunque, dovuta soprattuto all’esplosione di due vere campionesse della vasca, Federica Pellegrini e Alessia Filippi. Le due si sono contese copertine e interviste per tutta la rassegna, e anche se la diva delle due è sicuramente l’atleta veneta, niente ha da invidiare la collega romana.

Sul fronte maschile però i bilanci non sono così positivi, una sola medaglia (l’oro di Cleri nella 25km) e un bronzo sfiorato con i fratelli Marconi che no bastano per ben altre ambizioni, soprattutto per quanto riguarda un movimento sempre in crescita da Sidney 2000.

BIlanci positivi, come detto, sul fronte mediatico, sia per quanto riguarda gli ascolti, sia per la nascita  o la conferma dei personaggi di questo sport. Basti pensare ai vari Cesar Cielo Filho ( oro nei 50 e 100 sl), Britta Steffen (oro nei 50 e 100 sl), Paul Biedermann (oro nei 400m e 200m sl, argento nella staffetta 4x100m misti, Federica Pellegrini (oro nei 200 e 400 sl, Alessia Filippi (oro 800sl e argento 1500 sl), Oussama Mellouli (argento nei 400m sl e 800m sl, oro nei 1500 sl) e ovviamente il garnde Michael Phelps (oro nei 100m e 200m farfalla e nelle staffette 4x100m sl, 4x200m sl e 4x100m misti, argento nei 200m sl) che merita un discorso a parte.

Mostratosi per la prima volta più umano, ha fatto vedere in acqua una grinta non comune, degna solo più grandi campioni, come sicuramente lui è, e ala fine si è portato a casa altri 5 ori (arrivando al suo 22esimo mondiale) e quella che secondo me è stata la più bella gara del mondiale, la sfida dei 100 farfalla con il serbo Cavic.

In fin dei conti quindi gran bel mondiale, sotto quasi tutti gli aspetti. Dimostriamo ancora una volta che quando abbiamo la responsabilità di qualcosa di importante tutto fila per il verso giusto, come già visto per Torino 2006.

Un discorso a parte lo meriterebbero le voci di magagne, mafie e quant’altro che circolano sull’organizzazione, sia strutturale (infrastrutture), sia politica, ma non sono la persona adatta a giudicare cose di cui non so niente e di cui non mi permetto di sapere niente, nè questa mi sembra la sede giusta.

Arrivederci a Shangai 2011.

Classifica
Country
Paese

Oro

Argento

Bronzo

Totali
1. CHN – R.P. CINESE 11 7 10 28
2. USA – STATI UNITI 9 9 7 25
3. RUS – RUSSIA 7 8 4 19
4. GER – GERMANIA 6 3 1 10
5. AUS – AUSTRALIA 4 5 6 15
6. ITA – ITALIA 4 1 5 10
7. GBR – GRAN BRETAGNIA 3 3 2 8
8. SRB – SERBIA 3 1 0 4
9. BRA – BRASILE 2 1 1 4
10. ESP – SPAGNA 1 7 3 11
11. HUN – UNGHERIA 1 1 2 4
12. JPN – GIAPPONE 1 1 1 3
13. DEN – DANIMARCA 1 1 0 2
14. RSA – SUD AFRICA 1 0 2 3
15. ZIM – ZIMBABWE 1 0 0 1
NED – OLANDA 1 0 0 1
SWE – SVEZIA 1 0 0 1
MEX – MESSICO 1 0 0 1
19. CAN – CANADA 0 3 5 8
20. FRA – FRANCIA 0 3 3 6
21. TUN – TUNISIA 0 2 0 2
22. GRE – GRECIA 0 1 0 1
POL – POLONIA 0 1 0 1
24. CUB – CUBA 0 0 1 1
AUT – AUSTRIA 0 0 1 1
LTU – LITUANIA 0 0 1 1
CRO – CROAZIA 0 0 1 1
MAS – MALESIA 0 0 1 1
ROU – ROMANIA 0 0 1 1
NOR – NORVEGIA 0 0 1 1
TOTALE 58 58 59 175

Prima questo a Pechino 2008:

phelps-touching-cavic-not

Poi questo a Roma 2009:

phelps01g

Lo squalo di Baltimora vince altri 5 ori anche ai mondiali romani, ma quello più bello lo conquista nei 100 farfalla distruggendo di nuovo (dopo l’oro olimpico) un grandissimo Cavic. E questa volta il serbo sembrava imbattibile. Arrivava infatti da uno stupendo record del mondo (tolto proprio a Phelps) in semifinale, dove sembrava aver nuotato con margine, non dando tutto quello che aveva.

Arrivava quindi in finale con i favori del pronostico e con un Phelps lontano, almeno nelle previsioni. Cavic era dunque pronto a rifarsi della finae persa a Pechino, dove fu battuto dall’americano solo al fotofinish, per un tocco arrivato un centesimo in ritardo sul blocco di arrivo e che ha lasciato molte polemiche nell’ambiente. Senza quella vittoria il grande Michael non avrebbe potuto battere il record di Michael Spitz stabilito alle olimpiadi del ’72.

Ma otto ori in una sola edizione olimpica non si vincono per caso, e lo squalo lo dimostra ancora. Una cattiveria agonistica degna di uno dei più grandi atleti della storia, di ogni sport possibile. Parte piano e nella seconda vasca mangia letteralmente il serbo, che da canto suo pur partendo forte non molla nei secondi 50 metri, arrivando di nuovo al record mondiale. Peccato che davanti ha di nuovo l’americano, e stavolta nettamente.

E allora cosa dire? con uno così c’è poco da fare, è il migliore e va riconosciuto, come lui stesso ha fatto quando nei 200 stile è stato letteralmente dominato dal tedescone Biedermann.

Bel momento di sport, veramente un bel momento.

cesar cielo filho

Ancora Cesar Cielo Filho. Dopo i 100 stile vince dominando anche i suoi 50 stile, già vinti a Pechino.

Complimenti a uno dei veri protagonisti del mondiale romano, assiema a Biedermann, Phelps, Pellegrini e Britta Steffen.

Gran tempo (21″08) e di nuovo battuto il francese Bousquets, primatista mondiale con 20″94  e il suo connazionale Leveaux.

cesar cielo filho

Il brasiliano che vola stavolta è in piscina, come accadde a Pechino, solo che là, in oriente, erano i 50 stile, ed era una sorpresa. Qui, a Roma, era la gara principe, con accanto il favorito d’obbligo, il francese Bernard già sceso sotto i 47″ con costume poi non omologato.

Stavolta però sotto i 47″ ci va  lui, Cesar Cielo Filho, un atleta in grado di dare il meglio di sè proprio nelle gare importanti, un ragazzo che scende in piscina voglioso di gareggiare, e vincere, quando possibile.

Oggi era difficile, possibile solo con un’impresa, basti pensare che il gigante francese ha percorso i 100 metri mondiali con un tempo che è il suo migliore, a parte il record annullato ovviamente.

Terzo un grande Bousquet, uomo delle sorprese, qualificatosi in finale  per il rotto della cuffia come al solito e poi splendido terzo al traguardo.

E allora onore al vincente, veloce come non mai, con un 46,91 che stupisce, che impressiona, un tempo bello come le lacrime sul podio più alto.

Delusione invece per il campione uscente Filippo Magnini, arrivato a Roma con tanti buoni propositi, ma che se ne andrà dalla capitale con molti dubbi riguardo al proprio futuro, per lo meno di quello ad altissimi livelli.

Quando a vincere è uno così non se lo fila nessuno, per fortuna che questa volta è in un appuntamento che conta. E allora complimenti a Valerio Cleri, 25 km di fatica immensa per conquistre la vittoria più bella della carriera. Sarebbe l’ora di cominciare a parlare un po’ di più di questa gente…