olimpiadi invernali



I bilanci delle Olimpiadi sono difficili da fare.
Pensi ai nostri pochi allori o all’atmosfera che si respirava dalla tv? Agli errori di prorammazione o al maltempo?
A chi purtroppo non c’è più o agli infortuni?
E allora cadiamo nel banale, facciamo un calderone con un po’ di tutto.

Le Olimpiadi sono partite male, subito la morte del Georgiano Nodar Kumaritashvili nello slittino. I giorni seguenti si vedrà una gara accorciata di pochi metri, nel tentativo di limitare la velocità da 150 km/h. Non ci riusciranno, i pichi di velocità saranno sui 144 km/h. OPoca la differenza se non fosse per una paratia che copre i piloni fatali a Nodar. Ci voleva tanto a metterli prima.

Ma lo spettaolo deve andare avanti, e così fa. A costo di tutto. Questa non è assolutamente una critica, cred veramente che dovesse andare avanti. Non doveva cominciare così ma doveva proseguire.
E prosegue con pioggia, caldo e altri errori. A partire da altre coperture mancate, come nella curva sulla quale si schianta Petra Majdic fratturandosi 4 costole e provocandosi il distacco della pleura. Poi prenderà il bronzo ma a questo arriverò dopo.
Errori che si vedono anche nelle gare di sci, voli su cunette a pochi metri dal traguardo e pecche nelle gare di gigante, sia maschili che femminili. Sia per traciato che per tempi di partenza, per non parlare di Vonn e Mancuso.

Ma forse le più grandi incertezze olimpiche – tralasciando la prima che è imperdonabile – si vedono nelle riprese internazionali. Imbarazzanti e che riportano ad anni fa. Almeno 12 perché Salt Lake City e Torino sono state praticamente perfette da quel punto di vista. Qui si sono viste immagini lontane dalle gare quando non nella competizione c’erano azioni imporanti e scelte di inquadrature discutibili. Chiedere a Franco Bragagna sull’argomento.

Altro da dire per quel che riguarda la squadra, e le squadre italiane.
Sembra tutto un falimento, e lo è sotto moltissimi punti di vista, soprattutto organizzativi secondo me.
Va detto che non abbiamo molte squadre competitive. Le nostre speranze a livello di squadra e, quindi, movimento sportivo, erano da attribuire soprattutto a sci di fond e sci alpino, dove la tradizione ancora ci supporta.
Per quanto riguarda gli altri sport viviamo di personaggi, fenomeni estemporanei che tutte le volte speriamo possano tirare un movimento che in realtà non nasce mai. Basta guardare al pattinaggio velocità, a quello di figura o allo slittino.
Finiti i vari Zoeggeler, Fabris, e Kostner, se mai è cominciata, chi rimane alle loro spalle?

E quindi vale la pena ripensare a dove si sono spesi tutti i soldi del Coni, se ea giusto puntare solo 30 mila euro annui sulla combinata nordica o non so quanti su altre discipline.

A parte questo punte ne avevamo, abbastanza da ripetere i risultati di Torino, quantomeno nel numero di medaglie. E invece abbiamo fallito tutto il fallibile. Fabris è entrato in forma a dicembre sbagliando le due settimane olimpiche, Piller Cotrer e Di Centa hanno la loro età, e hanno fatto veramente il possibile, non certo favoriti da un tempo atmosferico che non li favoriva.
E alla fine ci sta anche di non prendere una medaglia in staffetta dopo 18 anni, prima o poi doveva succedere ed è successo.

Belle le sorprese di Pittin e di Arianna Fontana, decisamente in lotta con la federazione che forse dovrebbe tutelara un po’ di più.
Alla fine si salva lo sci alpino, non solo per l’unico nostro oro venuto da quel personaggio che è Giuliano Razzoli, Emiliano doc e veramente un bel personaggio, ma anche per prestazioni di squadra buone, perlomeno nella velocità maschile, dove abbiamo perzo medaglie per alcuni centesimi.
Male nei giganti, dove avevamo le migliori squadre al mondo in entrambi i sessi. Ma anche qui il tempo non ci ha favorito, e non sono scuse. Uno sciatore difficilemnte sa sciare in tutti i terreni, basta pensare a Janka e alle sue difficoltà di Kitzbuhel una settimana dopo la vittoria di Wengen. Però va anche detto che il fenomeno vince comunque, basta pensare sempre a Janka, l’anno scorso campione del mondo in Val d’Isère con pista molto ripida, porte ravvicinate e ghiaccio vivo e quest’anno campione olimpico su terreno opposto.

Comunque i processi sono stati fatti, e lo sport italiano è messo male, veramente male. E qui siamo messi bene. Se pensiamo alle difficoltà che abbiamo in atletica possiamo ridere d’inverno.
Ma forse è solo ciò che ci meritiamo, vogliamo solo il calcio e solo quello abbiamo. Il problema è che poi ci lamentiamo se in altre occasioni non vinciamo niente, ma ce ne ricordiamo solo ogni 4 anni. Dispiace per tutte le persone che adorano i cosiddetti “altri sport” e che come me, seguono solo quelli, come se fossero pochi…

Chiudo con tre momenti che rimarranno indelebili. Le tre medaglie della manifestazione, facciamo quattro. Le metto in ordine, dalla “peggiore” alla migliore, secondo me ovviamente.

– Oro per Justina Kowalczyc, la grande fondista Polacca che alla fine porta a casa l’oro olimpico. Dopo 30 km di gara batte in volata Marit Bjoergen, che a Vancouver ha conquistato 3 ori, un argento e un bronzo. Bella la cattiveria delle due atlete, che lottano fino all’arrivo per un oro olimpico. E bellissimi i complimenti della Bjoergen fatti alla rivale che era a terra stanchissima dopo la vittoria. Beli perchè la stessa norvegese era stata accusata di doping, appena 24 ore prima, da chi l’aveva appena preceduta sul traguardo. Viene ancora da pensare ad altri sport, ma sembrerei ripetitivo e sorvolo…

– Oro nella finale più attesa dai Canadesi. Nella finale di Hockey i padroni di casa battono gli USA per 3-2 con un gol all’overtime. Dopo essere stati in vantaggio per 2-0 subiscono la rimonta americana che si realizza a 25 secondi dalla fine del match. Poi il trionfo nel supplementare con il gol di quello che è considerato l’erede di Gretzky. Un sogno per tutto il Canada.

– Bronzo per la fondista Petra Majdic nella sprint a tecnica classica. Dopo l’infortunio di cui ho già detto sopra, la Slovena riesce a conquistare un bronzo che vale più di un oro, per cattiveria aonistica e sofferenza in gara.

– Bronzo per Joannie Rochette. L’atleta di casa vince una medaglia olimpica a due giorni dalla morte della madre nella gara che vede fallire totalmente la nostra Carolina Kostner.
Anche qui vale il discorso di poche righe fa, cattiveria agonistica e capacità di soffrire.

Alla fine comunque bei giochi olimpici, e bella la passione Canadese, che c’è stata veramente, che si è vista veramente, che ha reso tuto più bello, molto più bello.

Appunto finale per la Rai. Ma dare un po’ più di gare? Non dico di fare 5 canali olimpici come Sky, ma dedicare un po’ più di tempo a quello che dovrebbe essere l’evento sportivo dell’anno? Mondiale di calcio a parte s’intende – sono ironico per chi non lo capisse.
Mi vengono in mente due momenti. La 50 km maschile, con Giorgio di Centa perfettamente in lotta per una medaglia e campione olimpico in carica. a 5 km dalla fine, più o meno 12 minuti, collegamento staccato per passare al tg2. Se fosse stata, non dico una partita del mondiale di calcio, ma un preliminare olimpico, sarebbe successo?
Risultato? collegamento che riprende solo dopo la fine della gara, con replay dell’ultimo km. Assurdo ch Bragagna si debba scusare per questo.
Ma non finisce qui, pochi minuti dopo fine delle trasmissioni, per riprenderle alle una di notte italiane per la cerimonia di chiusura. E la finale si Hockey? Niente, tocca guardarla da altri su Sky, che io non ho.
Assurdo, era la gara delle Olimpiadi, l’evento Canadese per eccellenza, e noi niente. Non pubblicizziamo troppo altri sport che secondo me sono stupendi…

I giudizi sono finiti, tutti fuori dai coglioni…

Fra quattro anni Sochi, Russia…

Oggi penultimo giorno di Olimpiade Canadese. Speriamo in uno slalom maschile che presenta due candidati a medaglia, Moellg e Razzoli.
Personalmente credo più nel secondo che nel primo, vuoi per lo stato di forma dimostrato fino ad adesso da Manfred, vuoi per la pista simil Zagabria (anche se non nella neve), dove Razzoli ha sempre fatto bene.

Ieri intanto siamo rimasti là, in quel limbo di incompiuti che contraddistingue la nostra olimpiade. Troppe volte a poco dal podio ma senza piazzare la zampata, lo scatto che ti ci porta, fra le medaglie.
Nicole Gius era a 3 decimi dopo una bella prima manche, ma la seconda è stata altra storia, mai in gara e mai pericolosa, anche se ha tentato di attaccare.
Gran manche invece per Marlies Schild, che si prende una medaglia meritata dopo il grosso infortunio dello scorso anno. Alla fine poteva essere un oro per la prova che ha fatto, sembrava di veder scendere uno dei suoi colleghi maschi, anziché una donna. Ma la neve Canadese non l’ha favorita, portando sul gradino più alto del podio Maria Riesch, più brava a sfruttare il fondo trattato con additivi chimici e a far correre i propri sci anche sembrando più lenta nell’azione.
Terza di giornata quella Sarka Zahrobska che si esalta nei grandi appuntamenti. Dopo tre medaglie mondiali consecutive in slalom – bronzo 2005, oro 2007 e argento 2009 – centra anche la medaglia olimpica, dimostrandosi una che, quando la posta in gioco è alta, ragiona più di altre.

Male invece nel pattinaggio velocità. Nella prova a squadre l’Italia, campionessa Olimpica di quattro anni fa, abdica al primo turno contro i Canadesi. E lo fa non entrando mai in gara, con atleti che sembrano la brutta copia di quelli che avevano raggiunto ben altre posizioni durante la coppa del mondo. Forse è la fine di un’era per il attinaggio Italiano, anche se, alla fine, l’era è stata breve, troppo…

Grna Canada invece per quanto riguarda il medagliere. Con i due ori di ieri si è portata in testa, ben due medaglie di vantaggio su USAia e Norveg e una sulla Germania. I giochi sono quasi finiti e la squadra di casa può chiudere il discorso con il Curling maschile, anche se, in caso gli Stati Uniti vincessero nel bob a quattro, il discorso sarebbe probabilmente rimandato allo scontro dell’ultimo giorno. FInale di Hockey maschile Canada – USA. Sembra un film, ma per i Canadesi sarebbe un sogno…

E anche il gigante femminile se n’è andato.
Niente medaglia per la gara vinta dalla tedesca Rebensburg, 20 anni e nessuna vittoria in coppa del mondo, un po’ come la nostra Brignone.

Il problema è che altri sfruttano occasioni che potevano essere nostre. La Rebensburg è scesa solo due numeri dopo la nostra Moellg, quindi con stesse condizioni meteo. Solo che lei ha vinto e Manuela è arrivata 11esima.
L’occasione c’era, in una seconda manche troppo simile alla prima. Anche ieri nebbia alta che non faceva vedere niente, l’Italiana scende in uno dei momenti migliori, ma non sfrutta l’occasione della vita.
Dopo di loro fanno tutte fatica, tanto che la Maze chiude seconda e la Goergl, prima dopo la manche di mercoledì, chiude in terza posizione.

Gara comunque imbarazzante, ricca di errori di gestione e di organizzazione che la penalizzano a livello quasi dilettantistico piuttosto che olimpico. Il caso maggiore è quello famoso di Vonn e Mancuso, che senza motivo stanno cercando di caricare di astio fra le due. Anche se, ad onor del vero, pare che la Mancuso abbia offeso la compagna di squadra sulla pista. Lindsey in realtà si è rotta un dito, che doveva fare, non cadere? Grazie al…

Altra gara altro legno? Certo! nella staffetta femminile 4x5km di fondo la squadra italiana fa anche più del dovuto, portando Sabina Valbusa a giocarsela per le medaglie. Al momento dell’ultimo cambio eravamo secondi in fuga assiema alla Norvegia, solo che loro come ultima frazionista avevano Marit Bjoergen, noi Sabina, incapace di reggere il ritmo della Norvegese che con questo è al terzo oro olimpico.

Alla fine ci riprendono anche Germania e Finlandia, che ci staccano e completano il podio.
Altra delusione ma a dire la verità prima della gara il quarto posto era insperato. Però lì eravamo e non siamo riusciti a prendere niente.

Ore dopo toccava a Carolina Kostner e, anche se la medaglia era lontana e praticamente irraggiungibile, la figura poteva essere molto meglio.
La nostra pattinatrice sbaglia praticamente tutto, cade ancora e chiude al 16esimo posto, con un punteggio ridicolo per chi diceva di poter arrivare a medaglia.
Ora, lo ammetto, CArolina non mi sta molto simpatica. Spero comunque che possa riprendersi e migliorare il proprio valore, come lei stessa ha dichiarato nel dopogara. Terribilmente afflitta ma sempre in grado di dire che ha la stoffa per farcela e che non si arrende. Il carattere per parlare l’ha sempre mostrato, la voglia e l’impegno anche. Negli appuntamenti importanti ha poi sempre fallito, ma anche io sono convinto che il talento ci sia.
Alla fine però sono contento per il terzo posto della Canadese Rochette che, dopo la perdita della madre pochi giorni fa, si strameritava una medaglia, a qualunque costo. Ha dimostrato di essere una campionessa e di avere un gran carattere, portando a termine probabilmente la più bella impresa delle olimpiadi, sul lato umano sicuramente.

Bene Pittin e Runggaldier nella combinata nordica con trampolino lungo, gara che ha visto trionfare gli americani Demong  e Spillane davanti all’austriaco Gruber. Sopratutto Pittin, che ha chiuso la gara settimo, ha dimostrato, dopo il bronzo di una settimana fa, di avere il futuro dalla sua.


I rimpianti sono tutti italiani. Per un’Olimpiade che non va.
Un’Olimpiade che ci lascia a quattro medaglie e tanti pugni di mosche.
Altre delusioni, tremende delusioni.

La prima arriva ancora dallo sci alpino. Da quel gigante maschile che ci vede, a mio modesto avviso, con la più forte squadra al mondo. I nostri che sarebbero da medaglia sono almeno 3, Blardone, Simoncelli e Moellg, poi per Ploner non si sa mai.

E invece niente. Moellg e Ploner mai in gara, così come Simoncelli, che almeno ha la scusa delle infiltrazioni per l’infortunio subito al ginocchio due giorni prima della gara. Ma si sa, è uno degli uomini più sfigati – e non me ne voglia – del circo bianco. Fra lamine rotte per dei sassi, gare annullate quando era primo e mal di schiena, le ha viste tutte. Mancava solo l’infortunio olimpico quando era in gran forma, ed eccolo qua a Vancouver.
Probabilmente non sarebbe stato da podio in una pista molto lontana dal genere che lui ama.
Un gigante brutto, a tratti quasi da Coppa Europa per la velocità degli atleti. Un pendio regolare ma mai ripido, porte lontane e non angolate nelle prima manche e una neve imbarazzante, praticamente acqua un po’ più fredda dello 0°.
Niente ghiaccio e niente pendio rendono i nostri sciatori come altri.
E alla fine niente podio.
La prima manche ci lascia l’appiglio Blardone, quarto a due decimi dal Janka in testa, e a 4 centesimi da Svindal terzo, terzo di manche con una grande prestazione, di nuovo.

La seconda poi è da mani nei capelli. Nonostante la traccuatura del tecnico italiano, che cerca di far curvare di più il tracciato per favorire i nostri e migliorare lo spettacolo, Blardone sbaglia subito e si allontana fin dalle prime porte dal podio. Chiuderà 11esimo, staccato di 9 decimi dal podio e di 1,52 secondi dal primo.

Si conferma medaglia d’oro, dopo il mondiale dello scorso anno, un Carlo Janka strepitoso, che dimostra come sia possibile vincere sia sul ghiaccio e porte ravvicinate della Val d’Isère, sia sulla pappa e porte larghe di Vancouver.
Secondo un grande Kjetil Jansrud, autore del miglior tempo di manche e in grande rimonta dopo il nono posto nella prima frazione. Terzo, ancora Aksel Lund Svindal, che esce dalle olimpiadi con uno stato di forma mostruoso e tre medaglie, una per ogni colore.

Alla fine brutta gara, soprattutto per i contenuti tecnici della pista, galvanizzata solo dal fatto che, dopo la prima manche, erano in 15 compresi in 1,71 secondi.
Lo spettacolo è venuto solo da lì, per il resto poco o niente.

Altra delusione per quella che quattro anni fa fu trionfo. La staffetta 4×10 km di sci di fondo maschile non conferma l’oro di Torino, ma neanche va a medaglia.
E d’altra parte i nostri non hanno più poco più di trent’anni, ma vanno più per i quaranta. Di Centa 38, Zorzi 37 e Piller Cottrer 38, tutti ancora da compiere. Solo Valerio Checchi si salva con un 29 che fa tanto giovincello in mezzo agli altri.
Non voglio assolutamente sputare sopra ad atleti che adoro, però l’evidenza è questa. Quattro anni fa erano nel pieno della maturità agonistica, oggi sono in fase calante, anche se uno spunto ci può sempre stare, la classe c’è e rimane.

Ma lo spunto no c’è stato ieri, in quella che è stata una gara meravigliosa. Quattro nazioni i fuga, Svezia, Repubblica Ceca, Francia e Germania. La seconda e la terza a sorprendere nettamente.
L’Italia si stacca subito, anche se di poco con Checchi, un po’ di più con Di Centa, prova la rimonta con Piller Cottrer che poi mantiene lo svantaggio ereditato in seconda frazione calando nel finale della sua prova, e alla fine si arrende con Zorzi che non fa neanche la volata per il settimo posto.

Davanti intanto fuga della Svezia che vince in solitario, diventando la nazione di questi giochi per quanto riguarda il fondo con 3 ori, 2 argenti e 1 bronzo. E dietro gli svedesi grande rimonta di Petter Northug, che porta la sua Norvegia al secondo posto, scavalcando la molto soprendente Repubblica Ceca che alla fine batte la Francia in volata.
Northug era venuto per dominare i giochi, non è stato così ma si porta a casa comunque 1 oro nella sprint a squadre, questo argento e 1 bronzo nella sprint individuale.

Alla fine si scopriranno le concause. Di Centa che dichiara di aver abagliato gli sci, scegliendo sciolina a non “il pelo”, che ha aiutato gli altri a non far attaccare la neve sotto i proprio scie  scivolare meglio au un mato caldo e difficile da percorrere. Ma alla fine le scelte migliori arrivano quado sei in forma, non so perché ma quando deve andare male va male, spesso e volentieri. Scendiamo dal podio della staffetta dopo 18 anni, a partire da quel ’92 di Albertville, pasando per l’oro di Lillehammer e Torino.

Adesso ci manca a staffetta femminile, ma ci deve andare bene per sperare in medaglia, la 30 km femminile e la 50 km maschile. Nell’ultima siamo campioni olimpici in carica con Di Centa. Difficile ripetersi, speriamo in medaglia, più che altro con Piller che la forma ce l’ha.

E la vergogna?
Prima di tutto per la Rai, che si collega su rai due solo durante i replay della gara, replay sull’arrivo, non sull’inizio.
Si colega a gara terminata dunque, costringendo Bragagna a scusarsi con gli spettatori, che si sono persi una gara meravigliosa.
Non dico di non fare vedere Inter – Chelsea, ma sulla seconda o terza rete si poteva fare di più. Così mi sembra veramente una vergogna, uno scandalo per una televisione che dovrebbe fare del servizio pubblico il suo credo.
Ma forse è quello che ci meritiamo se guardiamo solo uno sport. Il problema è che c’è chi ne vorrebbe vedere altri…

Altra vergogna, anche in questo caso grande, nel gigante femminile.
In una gara in cui a malapena si vedeva una porta per la nebbia, quando il regolamento dice che gli atleti ne dovrebbero poter vedere tre, si decide di spingere comunque le sciatrici fuori dal cancelletto di partenza.
Il risultato?
Da casa non si vedeva una discesa bene, e la gara è stata veramente insulsa, senza una parvenza, neanche minima, di regolarità agonistica.
Tralasciando il fatto che a perderci siamo stati ancora noi Italiani, con una squadra fortissima e costretta a sperare nel podio della sola Manuela Moellg, date le defezioni di Brignone, Karbon e Gius, lo spettacolo è stato veramente assurdo.
Il massimo lo si è raggiunto quando, dopo che Lindsey Vonn era caduta e ancora in terra e con i soccorsi che valutavano e sue condizioni a pochi metri dalle porte, hanno dato comunque il via a Julia Mancuso, costringendola ovviamente a fermarsi dopo una trentina di secondi.
Gran rabbia dell’Americana che si è vista costretta a salire su una motoslitta e ripartire dal cancelletto come 31esima anzichè 18esima, con tutti gli svantaggi del caso.

Assurdo continuare in una gara falsata e per giunta neanche televisiva, dato che per riuscire ad arrivare alla fine della manche prima del peggioramento meteo, le ragazze sono state spinte fuori con tempi, fra l’una e l’altra atleta, ancora più ridotti del normale.
Un comportamento assurdo da parte di federazione internazionale e comitato olimpico.
Peggio ancora poche ore dopo, quando si è tentato di far partire una seconda manche dove non si vedeva nemmeno la prima delle porte che le atlete dovevano affrontare. E ci si è provato in tutti i modi, addirittura abbassando la partenza di circa dieci porte, mossa che praticamente avrebbe distrutto il significato di un gigante olimpico portandolo a livello di uno dilettantistico. Tralasciando i discorsi su una neve simile a quella del gigante maschile, non capisco come si possa ritenere valida una prova del genere.

Per la cronaca, poi la seconda manche è stata annullata, ma non la prima, che viene considerata valida a tutti gli effetti. Oggi seconda manche di un gigante che ormai non sa più di nulla, oltre ad essere, palesemente, senza significato e regolarità sportiva. Ieri prima la Goergl, seconda la Barioz, terza la Zettel.

Questo ci tocca, rimpiangendo Torino 2006…

L’Italia rischia di non prendere altre medaglie in queste olimpiadi, dato l’andazzo che sa tanto di maledizione.

Già non abbiamo grandi squadre competitive, più che altro molte squadre.
I settori in cui possiamo lottare sono pochi. Sci alpino in praticamente tutte le specialità, sci di fondo anche, poi poco più, inseriamo giusto lo short track femminile.

Le altre speranze sono legate ad atleti singoli più che a tradizioni o squadre competitive. Si pensi a Zoeggeler, Kostner, Pittin (che di fatto è stata grande sorpresa), Fabris e non molto altro.

Le occasioni da medaglie ci sono state, ma le abbiamo fallite molte, alcune anche con grandi fallimenti.
Il problema è che non puoi neanche recriminare. Le olimpiadi sono queste ed è giusto che siano così. Se non arrivi in forma, o non sei uno da grande appuntamento, difficilmente te la cavi.

Succede allora di vedere una squadra sprint femminile di sci di fondo arrivare quarta quando tutti la davano per favorita. Follis e Genuin non erano i forma, perlomeno non come le altre. La preparazione è andata bene, ma soprattutto Arianna non era quella di Liberec dell’anno scorso, quella che ieri ci avrebbe portato a medaglia, e probabilmente a quella d’oro.
Ma così va lo sport, soprattutto lo sci di fondo, soprattutto la sprint. La gara non gira, la condizione non è quella che speravi, e i sogni svaniscono.

Nella srpint a squadre maschile avevamo solo le speranze, non i favoritismi dei pronostici, ma anche qui ci stacchiamo, anche troppo presto, e niente da fare.
Zorzi non è più quello di anni fa, Pasini neanche, e anche la speranza se ne va.
Il problema è che non azzecchiamo mai una sorpresa, mai ci dice bene, soprattutto a Vancouver.

Tre podi sfumati per centesimi nello sci alpino, quarti nella sprint di fondo e così via.
Sinceramente pensavo che si potesse eguagliare il medagliere di Torino, magari non negli ori, ma nelle medaglie generali.
Se non altro perché là le medaglie vennero molto dal fondo (3), dal pattinaggio velocità (3). Dopo la bella partenza con Fontana, Piller Cottrer, Pittin e Zoeggeler speravo in qualche sorpresa e in se non molte, qualche conferma. A Torino le medaglie furono 11, qui siamo fermi a quattro e domenica finiscono le olimpiadi.

Adesso mancano giganti e speciali maschile e femminile, Kostner, Fondo con staffette e 30 km femminile e 50 km maschili, la staffetta ad inseguimeto a squadre nel pattinaggio velocità,e la staffetta femminile di short track.
Alla fine spazio per le medaglie ce n’è, speriamo e guardiamo…

Svindal è decisamente incredibile.
In una stagione che non è andata come voleva, mai o quasi mai ai massimi livelli, per colpa di molte influenze e qualche acciacco, si riprende tutto ciò che ha lasciato durante la coppa.

Che sarebbe arrivato in forma all’appuntamento lo pensavano tutti viste le ultime uscite in Europa, ma vincere poi è sempre difficile. Lo dimostra la discesa, dove è partito non benissimo, ha poi fatto un intermedio mostruoso e ha chiuso davanti a Miller per soli due centesimi. Peccato per lui che Didier Defago si sia svegliato bene. L’atleta svizzero, che quando sta bene è difficilmente battibile, lo ha superato di 7 centesimi.
Bello, bellissimo anche il ritorno alla medaglia di Miller, che molti davano per finito e che invece dimostra come il funambolo americano sappia ancora fare la differenza, e soprattutto quanto serva un personaggio come lui al circo bianco.

Ieri Super G maschile. Svindal parte bene, ma è nella seconda frazione della gara che fa il capolavoro, e questa volta non ce n’è per nessuno. Terzo oro olimpico consecutivo per la Norvegia in super G, due del grande Aamodt e questo di Svindal.
Se fosse un ciclista sarebbe uno alla Freire, uno che, nel giorno in cui conta solo il risultato, tira fuori qualcosa di più, qualcosa che gli altri non hanno, quella grinta e cattiveria agonistica che ha tirato fuori sia ai mondiali di tre anni fa, sia nelle finali di coppa del mondo in cui ha vinto la classifica generale, sia sulla Birds of Prey, al ritorno sul salto che gli è costato un infortunio mostruoso.

Peccato, veramente peccato, per Heel e Innerhofer, entrambi a pochi centesimi dal podio olimpico. Grande prova della squadra di velocità azzurra ma purtroppo i centesimi ci tolgono dal podio.
Peccato in fondo anche per Miller, che forse un oro se lo meriterebbe…

Peccato soprattutto per Patrick Jaerbyn, il grande discesista Svedese che ormai scia più per passione che per protagonismo e speranze di vincere. Uno che a 41 anni continua a sciare a questi livelli non si meritava certo di cadere così, nella discesa olimpica, quella che sarebbe stata comunque la sua ultima e quinta olimpiade. Adesso probabilmente sarà la sua ultima gara. L’importante è che alla fine l’emergenza sembra rientrata. La botta c’è stata, la commozione cerebrale anche, ma forse la schiena ha retto meglio di quel che si pensava.

E cambiando sport peccato anche per Marianna Longa e Arianna Follis, purtroppo non al meglio della condizione nell’appuntamento che conta. Ieri sera, nella 7,5 + 7,5 km femminile di sci di fondo, la prima frazione a tecnica classica poi libera, hanno chiuso settima e nona, lontane dal podio che era possibile.
Grande oro per Marit Bjoergen, al secondo di queste olimpiadi senza contare il bronzo nella gara d’esordio.

Chiudo correggendomi sul giudizio di ieri riguardo Petra Majdic. Secondo me non è stata incredibile, ma immensa. Pensavo si fosse rotta due costole, invece se ne è rotta 4 con in aggiunta il distaccamento della pleura. Tutte cose che, in uno sport in cui si spinge moltissimo di braccia, e in una gara in cui si fanno quattro prove eliminatorie più la finale a tutta velocità, non servono molto.
Veramente un mostro. Adesso è ricoverata all’ospedale di Vancouver, le sue olimpiadi sono finite qui. Le rimane un bronzo che vale più di un oro, un bronzo che brucia perché sarebbe stato facilmente oro, ma che, per certi versi, vale molto di più della prima posizione.


L’Olimpiade di Vancouver è cominciata fra problemi enormi.
Prima il tempo praticamente primaverile che non si vedeva da quarant’anni – Come confermare le leggi di murphy se non riproponendo sole e 8° in un periodo in cui si dovrebbe essere sempre sotto lo 0° in quel di Vancouver? – poi l’incicente mortale.

E’ proseguita con problemi logistici nella cerimonia d’apertura, uno dei quattro bracci della fiaccola olimpica che non si alza dopo che lo aveva sempre fatto nelle mille proveeffettuate – ennesimo rimando alla legge sopracitata – che mi fa venire in mente quei messaggi di un noto sistema operativo quando chiede se sia o no il caso di avviare l’applicazione, magari qualcuno non ha cliccato su “ok”.

Alla fine le gare sono cominciate. Ma gli errori non sono finiti. A partire da una regia internazionale a dir poco imbarazzante, che tanto fa incazzare Bragagna e che ci ricorda ancora una volta quanto sono state belle le nostre di olimpiadi. Per arrivare poi a gravi problemi organizzativi.

Non bastava il pilone lasciato assurdamente scoperto nella pista di slittino. Ci volevano cunette non spianate da un semplice passaggio di un gatto delle nevi vicino alla linea del traguardo della discesa libera femminile, che fanno volare in aria la povera Dominique Gisin. Ci voleva una cura ghiacciata che porta fuori strada petra Majdic, facendola cadere in un fossato di due metri e molto vicino ad un tubo di cemento per lo scolo delle acque. Un fossato incredibilmente senza reti di protezione.

Insomma, troppe lacune che fanno pensare…

Nonostante tutto è sempre un ‘Olimpiade, e le cose belle inevitabilmente ci sono.

A partire dallo spirito canadese, tutti molto felici e festanti per quella che è una festa in casa, a parte qualcuno che non capisco perché protesta contro quello che per me è sacro.
Per continuare con le medaglie azzurre, prima Pittin con una grande gara in una specialità che vanta a malapena 60 tesserati in Italia – i soliti calciofili… – poi Piller Cottrer che spero apara la strada ad una serie di allori nello sci di fondo, dove obiettivamente abbiamo grande squadra sia in campo femminile che maschile. Poi Zoeggeler, alla quinta medaglia olimpica che inevitabilmente, come avevo già detto tempo fa, scontenterà i più, che lo conoscono solo dall’oro di Torino e che credono che il suo sia uno sport in cui la competizione è a livelli talmente bassi da sopportare solo la vittoria. Chiedere ai tedeschi se è così…

Per finire con la medaflia di quella Arianna Fontana, che già a sedici anni gareggiava in nazionale, nello short track.

Le cose belle ci sono eccome, e come al solito sono dovute a chi per le olimpiadi lavora quattro anni consecutivi, a chi le prepara come obiettivo principe di una carriera, di una vita.
Basta pensare a Anja Paerson, che dopo il mostruoso volo in discesa libera si prende il bronzo in combinata. Un volo in cui non è stata brava, ma assurdamente perfetta. Si perché prima si è arretrata in curva, poi ha capito di poter volare come Daniel Albrecht a Kitzbuhel, e allora si è tirata su quando ormai era già in aria, è atterrata incredibilmente dritta dopo sessanta metri di salto e non è ovviamente riuscita a rimanere in piedi, sbattendo contro il palo della porta.
Sembrava un infortunio serio al ginocchio e invece il giorno dopo ha preso il bronzo in combinata.
Peccato che la stessa sorte non sia toccata ad altre due atlete, una cilena e una romena infortunatesi nel proseguio della discesa libera.

Ma il gesto più bello dell’olimpiade per ora va a Petra Majdic, che mi ha veramente stupito e molto, ma molto, impressionato.
Dopo il volo che le ha procurato l’incrinazione di due costole all’ultimo giro del riscaldamento – ancora murphy? – è partita per ultima, si è qualificata per la finale accasciandosi al suolo alla fine di ognuna delle prove eliminatorie, distrutta dal dolore e senza fiato.
Poi è partita l’ultima prova, ha lottato per rimanere là con le prime e ha vinto il bronzo in una finale che la vedeva fra le favorite senza l’infortunio.
Una prova di carattere mostruosa. Dopo il traguardo, una volta passata l’adrenalina e a concentrazione, è praticamente svenuta, costringendo i medici a portarla via a braccia.

Per adesso l’immagine più bella di quello spirito olimpico che adoro…