Rugby


 

 

Volevo scrivere da tempo le mia impressioni personali sul mondiale di rugby in corso. Volevo scrivere prima, dopo il primo match dell’Italia e ripetermi nei giorni successivi, Non ho avuto tempo, voglia, o magari cose da dire.
Mi ritrovo a parlare ora, ad analizzare quello che è stato e quello che sarà.

L’Italia di Mallett è al punto di svolta della gestione dell’allenatore sudafricano. Punto di svolta relativo poi per lui, che comunque vada lascerà la guida del nostro movimento.

Una decisione, quella della federazione, tipica dell’italiano medio a mio modo di vedere. Perché se passerà bene, avremmo raggiunto il massimo dalla sua gestione e sarà giusto rinnovare, se non supererà il turno allora avremmo deciso per tempo di cambiare ad un fallimento annunciato.
Un mettere le mani avanti che non apprezzo e che non capisco. Una mancanza di rispetto verso una persona che ha dato molto al nostro movimento e che credo dovremmo ringraziare a prescindere, invece che trattare come un uomo inutile prima di vedere i risultati delle sue scelte.

Scelte discutibili. A me non piace Orquera come n.10, avrei preferito di gran lunga il Burton visto solo due volte con la maglia azzurra negli ultimi tempi, ma il risultato si vedrà Domenica prossima contro i verdi d’Irlanda.

La mia sensazione personale è che l’Italia sia cresciuta molto. Magari non sarà al livello delle grandi squadre internazionali quando ci gioca contro, ma credo che rispetto alle piccole realtà, come sono gli USA che affronteremo domani mattina, siamo nettamente migliorati. Quattro anni fa patimmo contro Romania e Portogallo. Ora abbiamo vinto nettamente contro la Russia e credo che lo faremmo anche domani contro gli statunitensi. Sono impressioni personali e niente di più, ma vedo automatismi diversi e una mentalità nettamente evoluta grazie all’ingresso in quella Celtic League di cui è autore proprio Nick Mallett, più ancora del presidente Dondi, più ancora della federazione.

Domani vedremo se avrò ragione, ma la mia sensazione è che possiamo farcela, che per la prima volta l’obiettivo sia alla nostra portata, che per lo meno loteremo con i denti e con cognizione di causa contro un’Irlanda molto più forte di quella che fu la Scozia 4 anni fa. Un’Irlanda che ha battuto l’Australia che dovrebbe contendere la Web Ellis Cup agli All Blacks.
Se sarà come dico io non mi sembra cosa da poco. Se non sarà così la federazione ha già messo le mani avanti, alla faccia di Mallett e di tutto il suo lavoro…

Erano undici anni che aspettavo questo momento.
Vedere l’Italia che batte la Francia nel Sei Nazioni è una di quelle cose che possono cambiare la storia di una squadra.
Quando undici anni fa vincemmo, a Grenoble e contro una Francia che ci snobbava, andammo a bussare direttamente alla porta d’ingresso del Sei Nazioni.
E dopo un decennio le cose non erano cambiate.
Noi avevmo vinto solo contro la Scozia e Galles – poche volte per la verità – e i galletti ci snobbavano ancora, sempre convinti di essere la squadra che al mondiale casalingo del 2007 avevano battuto la Nuova Zelanda. Sempre convinti che il rugby champagne fosse solo loro. La solita vecchia storia Francese in cui loro, comunque vadano le cose, sono meglio di noi.

E allora mi piace per una volta vedere che così non è, che per una volta siamo stai noi a giocare meglio. Se leggi le formazioni la Francia fa paura – quasi a chiunque – noi un po’ meno. Loro sono una squadra capace di vincere con chiunque, noi no.

Ma sabato scorso qualcosa è cambiato.
L’Italia ha domato la Francia, e lo ha fatto con una partita da grande squadra. Per la prima volta abbiamo giocato da grande squadra, consapevole di poter vincere con chiunque. Per la prima volta contro una squadra più forte di noi, siamo entrati in campo per vincere e non per difenderci e limitare i danni, non per fare bella figura.

E’ questo che mi piace di Mallett, il temperamento e la mentalità da sud del mondo, da emisfero Australe, dove il rugby si vive all’attacco e solo per vincere.
Il lavoro del coah sudafricano va avanti da quattro anni. Un lavoro difficile quello di far crescere l’Italia rugbystica, con un buon movimento in crescita alle spalle ma lontana anni luce dalle potenze mondiali.

In un Sei Nazioni cominciato bene per il gioco, male per il risultato, ci siamo ritrovati ancora una volta a lottare per non portare a casa il cucchiaio di legno, a cercare di non perderle tutte.
Sembrava il torneo degli incompiuti. Tralasciando la partita al Twickenham abbiamo giocato bene e no abbiamo raccolto niente. Sfiorando la vittoria, o meglio buttandola via, nelle sfide contro Irlanda e Galles.
Adesso tutto è cambiato. La partita contro i cugini ci da qualcosa che no avevamo mai provato nel torneo europeo. La vittoria contro i galletti ci da forza e convinzione. Ci da la suggestiva possibilità di tornare a due vittorie vncendo oggi contro la Scozia. Ci da la consapevolezza di poter vincere con chiunque, perché se loro lo possono fare, adesso anche noi lo posssiamo fare.

Soprattutto per il modo in cui abbiamo trovato la vittoria. Una prima linea tornata fra le migliori d’Europa. Molte touche conquistate. Soprattutto una difesa che sale ad affrontare l’avversario, che lo fa arretrare quando dovrebbe avanzae. Un sostegno sempre presente in attacco. una meta veloce, con un gioco largo e in corsa, non arrivata dallo sfondamento centrale, della linea avversaria. Il solito, vecchio dritto per dritto, per capirci.
Una meta da rugby australe, quel rugby champagne che fino a sabato era dei Francesi e che, per una volta, è anche nostro.
E un calciatore che è stato decisivo, grazie al lavoro di Mirco che è migliorato molto. Non sarà Wilkinson ma è affidabile e ci può portare quei punti che in altre occasioni ci sono mancati.
Ma la squadra è migliorata in tutte le zone del campo. Abbiamo trovato un mediano di mischia che tira fuori la palla bene velocemente, quel Semenzato candidato a miglior giocatore del torneo. Abbiamo un mediano di mischia come Burton che ha nelle corde dei buoni calci di spostamento e un buon gioco alla mano. Una seconda linea di livelli altissimi e con più di un ricambio. Insomma è tutto il pacchetto che ha cambiato marcia.

E allora grazie Nick, per tutto il lavoro che hai fatto.
Grazie per l’urlo che mi hai fatto fare nonostante abbia visto la partita in differita e con il commento – dire che non mi piace è limitativo – di LA7.
Grazie per la sofferenza degli ultimi minuti. Grazie per le lacrime dopo le vittorie. Grazie per il gioco che hai cercato sempre di raggiungere.
Grazie per tutto, anche per non aver polemizzato sulle notizie che ti davano lontano da noi l’anno prossimo. Quelle voci che volevano un altro allenatore alla guida della nostra nazionale addirittura dopo questo Sei Nazioni in caso di fallimento.
Grazie per il 22-21 finale, un solo punto di vantaggio
che aumenta a dismisura il mio tasso di godimento…

Adesso provate a sostituirlo, se vi riesce e se lo ritenete giusto…

 

Il Sei Nazioni va avanti, noi no. La sconfitta contro l’Inghilterra è stata di quelle che fanno male. Non si può dire che nn me lo aspettassi. Dopo la sconfitta contro i verdi d’Irlanda pensavo di trovare una squadra giù di corda e di morale, e così è stato. Speravo però che una reazione ci fosse, quantomeno nel primo tempo. Speravo che reggessimo un po’, e invece niente.

Abbiamo sofferto dall’inizio alla fine, in tutte le zone del campo, specialmente in touche, dove sembravamo dei principianti totali. Non si possono perdere 8 rimesse su nove contro la squadra Inglese, no si possono perdere con nessuno in realtà. Non siamo mai riusciti a fare un attacco decente, non avevamo una piattaforma di partenza e non abbiamo giocato a rugby, mai.
Sembravamo la squadra di dieci anni fa.

Unica nota decente l’esordio di Semenzato, che non ha giocato poi così male, per lo meno si è difeso, anche se a me non ha fatto impazzire. Va detto però che esordire al Twickenham no è facile, soprattutto per chi deve dettare il gioco.
Alla fine il risultato è di quelli che annichiliscono, un 59-13 che ti lascia troppi interrogativi ai quali non solo non riesci a rispondere, ma ai quali non puoi rispondere. Devi solo lasciare perdere tutto, credere ed essere convinto di essere la squadra che ha quasi battuto l’Irlanda, e andare aventi. Considerare la disfatta come una parentesi negativa e basta, in cui niente ti è riuscito e quello che poteva andare storto lo ha fatto.

Adesso ci sono i dragoni Gallesi, ancora arrabbiati per la sconfitta all’esordio contro gli Inglesi e rinfrancati per la bella vittoria contro gli Scozzesi. Adesso ci sono quei Gallesi che devono dimostrare di essere tornati a livelli di qualche anno fa, livelli che, secondo me, non hanno ripreso con continuità. Alternano grandi prestazioni ad altre più anonime. Starà a noi renderli sterili, soprattutto attaccabili. Se gli lasci il gioco sei finito, se li attacchi diventa possibile.

Negli altri campi intanto sorprende la Francia, capace di vincere soffrendo con la Scozia e di dimostrare la sua forza contro l’Irlanda, battuta per 25-22 a Dublino.

Ci sono delle volte in cui vincere ti cambia, e molto. Delle volte in cui non conta solo giocare bene o andarci vicino. Delle volte in cui sfiori la svolta ma non ci arrivi.
Sabato scorso è stata una di quelle volte.
L’Italia ha domato l’Irlanda, e l’ha fatto, davvero. La partita che ti aspetti da tre o quattro anni era là sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo lottato, con la tattica giusta. Abbiamo retto i verdi di Dublino sotto l’aspetto tattico, sotto quello fisico e mentale. Abbiamo preso le nostre touche e vinto le mischie che dovevamo. Persino recuperato ad un errore che in altre circostanze ci avrebbe distrutto la partita. Parlo della meta concessa ai nostri avversari. Un posizionamento errato della nostra difesa lascia spazio al solito O’Driscoll che ci punisce.
Noi reagiamo, recuperiamo e andiamo in vantaggio a 4 minuti dalla fine. A quel punto dovevamo solo prendere la rimessa in gioco avversaria e reggere. Reggere di forza, di cuore, di testa, in tutti i modi ma reggere. E invece perdiamo subito la palla, diamo troppo spazio a quell’O’Gara che ci punisce in tutti gli incontri e gli lasciamo fare il drop che ci riporta indietro di due punti, nonostante fossimo in superiorità di un uomo.

A quel punto c’è poco da fare, se non cercare un fallo che ci permetta di battere un piazzato vincente. SPrechiamo tutto con un drop improbabile di Orquera, che prima del calcio sapevamo già non poter riuscire. Perché lui non è O’Gara – e non me ne voglia – ed era troppo lontano dai pali. Finisce 13-11 per loro.

Perdiamo, con onore ma perdiamo.
Accarezziamo il sogno ma perdiamo.

Diciamo addio a quell’inizio di Sei Nazioni che dobbiamo fare se vogliamo sperare in una svolta. Adesso ci aspetta l’Inghilterra al Twickenham. Probabilmente ne usciremo con le ossa rotte. Potevamo andare a Londra senza l’affanno di dover dimostrare ancora qualcosa, con due punti in tasca contro una delle avversarie più forti al mondo. Potevamo toglierci il fantasma dell’Irlanda che ritroveremo al mondiale. Potevamo andarci con il morale alle stelle consapevoli di poterci vincere. Adesso ci andiamo impauriti di perdere, consapevoli che se torniamo a mani vuote siamo di nuovo con l’acqua alla gola, con la paura di quel cucchiaio di legno che ogni anno ci troviamo a dover scongiurare, a dover schivare.
Potevamo fare di più e, secondo me, dovevamo.

Non è una critica assoluta, l’Italia mi è piaciuta e so che hanno fatto una partita come forse non abbiamo mai visto, ma gli episodi e nostro favore c’erano. Loro non avevano chiuso il match quando potevano ed avevano preso un giallo in un momento chiave. Ne dovevamo approfittare e basta, in qualunque modo. Non lo abbiamo fatto e basta. L’amaro in bocca è ancora più forte.

Spero che non sia così, spero che i ragazzi di Mallett vadano a giocare contro quelli di Sua Maestà consapevoli di poter vincere, lo hanno abbiamo dimostrato, ora devono farlo.


Il Sei Nazioni sta cominciando. Fra poco l’esordio dell’Italia in campo a Roma contro l’Irlanda. Quell’Irlanda che dovremo battere anche al mondiale di settembre per passare il turno.
In un anno che deve essere quello della svolta però non mi piace quello che sta succedendo attorno al CT Mallett. Quel che si dice è che il sostituto di Mallett sia già pronto. SI fa il nome di Jacques Brunel, il francese allenatore del Perpignan.
Non mi piace perché sarà l’anno decisivo per il nostro movimento. Nell’anno dell’ingresso nella Celtic League che deve dare la svolta al nostro movimento, coronando la crescita nel mondiale in cui dobbiamo, per la prima volta nella nostra storia, passare il turno.
Non mi piace perché destabilizza il lavoro di un allenatore che in 4 anni ci ha dato molto, moltissimo. Ha contribuito a rinnovare, o meglio, a cercare di far crescere definitivamente un movimento che di fatto ancora ha bisogno di molto. Ha conribuito all’idea Celtic League, ha cercato mediani e ali, ha portato Mirco Bergamasco a calciare trovando un piede affidabile dove nessuno l’avrebbe cercato.
Certo, i risultati non sono stati troppo positivi. In quattro anni è sempre mancata la grande affermazione, quella che ci avrebbe dato qualcosa in più.
Sono però arrivate belle prestazioni con Australia Nuova Zelanda l’anno passato e qualche altra cosa. Anche sconfitte importanti come quella con i Pacific Islanders o le due contro l’Argentina in due anni, ma ci può anche stare, a mio modo di vedere.

Mallett ci ha sempre messo la faccia e il coraggio di provare a giocare come una squadra dell’emisfero sud. Annunciare, o quasi, il suo sostituto prima di un Sei Nazioni decisivo, e prima di un mondiale ancora più importante, non credo sia la scelta giusta, sia per i risultati che devono arrivare, sia per il rispetto che Nick merita.

Senza pensare poi ad un allenatore che dovrebbe di nuovo cambiare tutto l’impianto di gioco, non essendo uno della parte bassa del mondo, ma un “cugino” Francese.

Mallett non sembra averla presa bene, soprattutto sembra teso, come se dovesse dimostrare qualcosa che secondo me deve si dimostrare, ma soprattutto al mondiale e nel prossimo Sei Nazioni, quello del 2012. L’impressione è che i ciclo sia considerato finito, più dalla federazione che dal CT azzurro, che molte idee ha in testa secondo me, soprattutto per il dopo 2011, per l’addio o avvicendamento necessario di molte nostre colonne, vedi Mauro Bergamasco, Perugini o Lo Cicero, Gower, più molti altri che hanno qualche anno in più, forse non quattro anni in più.

Fatto sta che queste sono le voci che, ribadisco, non mi piacciono.
Il Sei Nazioni comincia, e noi abbiamo contro i verdi Irlandesi. Vediamo come vanno a finire questi due mesi, poi tiriamo le somme.


Ed eccoci ai test match di novembre. Ed eccoci al via di un trittico di partite che diranno la verità. Nell’anno d’ingresso nella Magners League delle due franchigie, qualcosa deve cambiare.

Mallett vuole due vittorie, io ci credo, ma dobbiamo cominciare da oggi. L’argentina è tosta, molto. Lo sappiamo e lo abbiamo visto a nostre spese. Qualche mese fa hanno letteralmente asfaltato la Francia del grande slam nello scorso Six Nations.
Noi dobbiamo dimostrare che le tre vittorie del Benetton in Celtic League non sono casuali. Che l’ingresso nel campionato europeo, tanto voluto da Mallett, ha cambiato e potrà ancora cambiare le sorti del nostro movimento.
Nell’ultimo anno molto è stato fatto, ed è un dato di fatto che il Ct azzurro si trovi a disposizione molti più giocatori capaci di giocare a livelli molto più alti degli anni passati. Anche se i mesi di Celtic sono pochi, qualcosa di buono si è già visto.
La Benetton come detto ha vinto tre match, lottando quasi tutte le partite, Heineen Cup compresa. Gli AIroni hanno sofferto molto di più, lottando alla prima contro il Munster testa a testa, per poi prendere alcune batoste.
La vittoria arriverà e l’esperienza servirà molto, soprattutto in vista del prossimo mondiale.
Anche perché siamo costretti a crescere solo con i risultati, visto il vergognoso comportamento dei media.
“Mamma Rai” si è addirittura permessa di rifiutare l’offerta della Federazione che le aveva offerto le partite della Celtic League. Solo La7, come al solito, riesce a far sopravvivere il rugby in chiaro attraverso i test match.
Per il resto tocca pagare, e credo sia vergognoso.
Lo sport è cultura e una televisione pubblica ha il dovere di accrescerla e di fare un servizio pubblico, cosa che puntualmente non avviene.

In un periodo in cui l’emisfero nord sembra avvicinarsi al sud, in cui l’Inghilterra lotta alla pari contro gli All Blacks del grande slam al Tri Nations. In un momento in cui il Galles non sfigura contro l’Australia e in cui l’Irlanda perde solo di 2 punti contro il Sud Africa, spero solo che Mallett abbia ragione, che riesca a dare la sua sicurezza ad una nazionale che ha un tremendo bisogno di vittorie, per crescere e fare l’impresa nel prossimo mondiale.

L’argentina è battibile, tosta ma battibile, noi dobbiamo crederci, poi penseremo all’Australia di sabato prossimo.

Intanto lottiamo contro i Pumas…


La partita di sabato pomeriggio era il secondo test match in Sud Africa della squadra Italiana di rugby.

Una squadra cambiata come dal giorno alla notte ha offerto comunque mostrato elementi di gioco interessanti.
Quello che mi piace della squadra di Mallett è che giocano, con chiunque come avversario e anche con le seconde linee.
Se poi perdi 55-11 poco importa.
Quello che conta è fare gioco, allargare, sostegno e buone touche, finalmente.

Se poi lo fai contro il Sud Africa campione del mondo allora c’è qualcosa di nuovo d’importante.

SI vedono volti nuovi come Cittadini o Sepe, che tra le altre cose firma la meta azzurra con un’azione spettacolare.
Bella costruzione della piattaforma di partenza con una mischia in attacco, allargamento del gioco e palla per l’ala che deve solo appoggiare in meta.
Chi sa giocare fa così, ora lo facciamo anche noi.

Il problema sono i risultati, quelli veri.
E così possono arrivare. Se poi ci metti che anche il capitano è molto più che riarruolato, che Mirco Bergamasco migliora sempre di più dalla piazzola, che Gower ha prestazioni sempre migliori in mezzo al campo, le note positive sono molte.
Aspettiamo la musica…

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