sci di fondo



I bilanci delle Olimpiadi sono difficili da fare.
Pensi ai nostri pochi allori o all’atmosfera che si respirava dalla tv? Agli errori di prorammazione o al maltempo?
A chi purtroppo non c’è più o agli infortuni?
E allora cadiamo nel banale, facciamo un calderone con un po’ di tutto.

Le Olimpiadi sono partite male, subito la morte del Georgiano Nodar Kumaritashvili nello slittino. I giorni seguenti si vedrà una gara accorciata di pochi metri, nel tentativo di limitare la velocità da 150 km/h. Non ci riusciranno, i pichi di velocità saranno sui 144 km/h. OPoca la differenza se non fosse per una paratia che copre i piloni fatali a Nodar. Ci voleva tanto a metterli prima.

Ma lo spettaolo deve andare avanti, e così fa. A costo di tutto. Questa non è assolutamente una critica, cred veramente che dovesse andare avanti. Non doveva cominciare così ma doveva proseguire.
E prosegue con pioggia, caldo e altri errori. A partire da altre coperture mancate, come nella curva sulla quale si schianta Petra Majdic fratturandosi 4 costole e provocandosi il distacco della pleura. Poi prenderà il bronzo ma a questo arriverò dopo.
Errori che si vedono anche nelle gare di sci, voli su cunette a pochi metri dal traguardo e pecche nelle gare di gigante, sia maschili che femminili. Sia per traciato che per tempi di partenza, per non parlare di Vonn e Mancuso.

Ma forse le più grandi incertezze olimpiche – tralasciando la prima che è imperdonabile – si vedono nelle riprese internazionali. Imbarazzanti e che riportano ad anni fa. Almeno 12 perché Salt Lake City e Torino sono state praticamente perfette da quel punto di vista. Qui si sono viste immagini lontane dalle gare quando non nella competizione c’erano azioni imporanti e scelte di inquadrature discutibili. Chiedere a Franco Bragagna sull’argomento.

Altro da dire per quel che riguarda la squadra, e le squadre italiane.
Sembra tutto un falimento, e lo è sotto moltissimi punti di vista, soprattutto organizzativi secondo me.
Va detto che non abbiamo molte squadre competitive. Le nostre speranze a livello di squadra e, quindi, movimento sportivo, erano da attribuire soprattutto a sci di fond e sci alpino, dove la tradizione ancora ci supporta.
Per quanto riguarda gli altri sport viviamo di personaggi, fenomeni estemporanei che tutte le volte speriamo possano tirare un movimento che in realtà non nasce mai. Basta guardare al pattinaggio velocità, a quello di figura o allo slittino.
Finiti i vari Zoeggeler, Fabris, e Kostner, se mai è cominciata, chi rimane alle loro spalle?

E quindi vale la pena ripensare a dove si sono spesi tutti i soldi del Coni, se ea giusto puntare solo 30 mila euro annui sulla combinata nordica o non so quanti su altre discipline.

A parte questo punte ne avevamo, abbastanza da ripetere i risultati di Torino, quantomeno nel numero di medaglie. E invece abbiamo fallito tutto il fallibile. Fabris è entrato in forma a dicembre sbagliando le due settimane olimpiche, Piller Cotrer e Di Centa hanno la loro età, e hanno fatto veramente il possibile, non certo favoriti da un tempo atmosferico che non li favoriva.
E alla fine ci sta anche di non prendere una medaglia in staffetta dopo 18 anni, prima o poi doveva succedere ed è successo.

Belle le sorprese di Pittin e di Arianna Fontana, decisamente in lotta con la federazione che forse dovrebbe tutelara un po’ di più.
Alla fine si salva lo sci alpino, non solo per l’unico nostro oro venuto da quel personaggio che è Giuliano Razzoli, Emiliano doc e veramente un bel personaggio, ma anche per prestazioni di squadra buone, perlomeno nella velocità maschile, dove abbiamo perzo medaglie per alcuni centesimi.
Male nei giganti, dove avevamo le migliori squadre al mondo in entrambi i sessi. Ma anche qui il tempo non ci ha favorito, e non sono scuse. Uno sciatore difficilemnte sa sciare in tutti i terreni, basta pensare a Janka e alle sue difficoltà di Kitzbuhel una settimana dopo la vittoria di Wengen. Però va anche detto che il fenomeno vince comunque, basta pensare sempre a Janka, l’anno scorso campione del mondo in Val d’Isère con pista molto ripida, porte ravvicinate e ghiaccio vivo e quest’anno campione olimpico su terreno opposto.

Comunque i processi sono stati fatti, e lo sport italiano è messo male, veramente male. E qui siamo messi bene. Se pensiamo alle difficoltà che abbiamo in atletica possiamo ridere d’inverno.
Ma forse è solo ciò che ci meritiamo, vogliamo solo il calcio e solo quello abbiamo. Il problema è che poi ci lamentiamo se in altre occasioni non vinciamo niente, ma ce ne ricordiamo solo ogni 4 anni. Dispiace per tutte le persone che adorano i cosiddetti “altri sport” e che come me, seguono solo quelli, come se fossero pochi…

Chiudo con tre momenti che rimarranno indelebili. Le tre medaglie della manifestazione, facciamo quattro. Le metto in ordine, dalla “peggiore” alla migliore, secondo me ovviamente.

– Oro per Justina Kowalczyc, la grande fondista Polacca che alla fine porta a casa l’oro olimpico. Dopo 30 km di gara batte in volata Marit Bjoergen, che a Vancouver ha conquistato 3 ori, un argento e un bronzo. Bella la cattiveria delle due atlete, che lottano fino all’arrivo per un oro olimpico. E bellissimi i complimenti della Bjoergen fatti alla rivale che era a terra stanchissima dopo la vittoria. Beli perchè la stessa norvegese era stata accusata di doping, appena 24 ore prima, da chi l’aveva appena preceduta sul traguardo. Viene ancora da pensare ad altri sport, ma sembrerei ripetitivo e sorvolo…

– Oro nella finale più attesa dai Canadesi. Nella finale di Hockey i padroni di casa battono gli USA per 3-2 con un gol all’overtime. Dopo essere stati in vantaggio per 2-0 subiscono la rimonta americana che si realizza a 25 secondi dalla fine del match. Poi il trionfo nel supplementare con il gol di quello che è considerato l’erede di Gretzky. Un sogno per tutto il Canada.

– Bronzo per la fondista Petra Majdic nella sprint a tecnica classica. Dopo l’infortunio di cui ho già detto sopra, la Slovena riesce a conquistare un bronzo che vale più di un oro, per cattiveria aonistica e sofferenza in gara.

– Bronzo per Joannie Rochette. L’atleta di casa vince una medaglia olimpica a due giorni dalla morte della madre nella gara che vede fallire totalmente la nostra Carolina Kostner.
Anche qui vale il discorso di poche righe fa, cattiveria agonistica e capacità di soffrire.

Alla fine comunque bei giochi olimpici, e bella la passione Canadese, che c’è stata veramente, che si è vista veramente, che ha reso tuto più bello, molto più bello.

Appunto finale per la Rai. Ma dare un po’ più di gare? Non dico di fare 5 canali olimpici come Sky, ma dedicare un po’ più di tempo a quello che dovrebbe essere l’evento sportivo dell’anno? Mondiale di calcio a parte s’intende – sono ironico per chi non lo capisse.
Mi vengono in mente due momenti. La 50 km maschile, con Giorgio di Centa perfettamente in lotta per una medaglia e campione olimpico in carica. a 5 km dalla fine, più o meno 12 minuti, collegamento staccato per passare al tg2. Se fosse stata, non dico una partita del mondiale di calcio, ma un preliminare olimpico, sarebbe successo?
Risultato? collegamento che riprende solo dopo la fine della gara, con replay dell’ultimo km. Assurdo ch Bragagna si debba scusare per questo.
Ma non finisce qui, pochi minuti dopo fine delle trasmissioni, per riprenderle alle una di notte italiane per la cerimonia di chiusura. E la finale si Hockey? Niente, tocca guardarla da altri su Sky, che io non ho.
Assurdo, era la gara delle Olimpiadi, l’evento Canadese per eccellenza, e noi niente. Non pubblicizziamo troppo altri sport che secondo me sono stupendi…

I giudizi sono finiti, tutti fuori dai coglioni…

Fra quattro anni Sochi, Russia…

E anche il gigante femminile se n’è andato.
Niente medaglia per la gara vinta dalla tedesca Rebensburg, 20 anni e nessuna vittoria in coppa del mondo, un po’ come la nostra Brignone.

Il problema è che altri sfruttano occasioni che potevano essere nostre. La Rebensburg è scesa solo due numeri dopo la nostra Moellg, quindi con stesse condizioni meteo. Solo che lei ha vinto e Manuela è arrivata 11esima.
L’occasione c’era, in una seconda manche troppo simile alla prima. Anche ieri nebbia alta che non faceva vedere niente, l’Italiana scende in uno dei momenti migliori, ma non sfrutta l’occasione della vita.
Dopo di loro fanno tutte fatica, tanto che la Maze chiude seconda e la Goergl, prima dopo la manche di mercoledì, chiude in terza posizione.

Gara comunque imbarazzante, ricca di errori di gestione e di organizzazione che la penalizzano a livello quasi dilettantistico piuttosto che olimpico. Il caso maggiore è quello famoso di Vonn e Mancuso, che senza motivo stanno cercando di caricare di astio fra le due. Anche se, ad onor del vero, pare che la Mancuso abbia offeso la compagna di squadra sulla pista. Lindsey in realtà si è rotta un dito, che doveva fare, non cadere? Grazie al…

Altra gara altro legno? Certo! nella staffetta femminile 4x5km di fondo la squadra italiana fa anche più del dovuto, portando Sabina Valbusa a giocarsela per le medaglie. Al momento dell’ultimo cambio eravamo secondi in fuga assiema alla Norvegia, solo che loro come ultima frazionista avevano Marit Bjoergen, noi Sabina, incapace di reggere il ritmo della Norvegese che con questo è al terzo oro olimpico.

Alla fine ci riprendono anche Germania e Finlandia, che ci staccano e completano il podio.
Altra delusione ma a dire la verità prima della gara il quarto posto era insperato. Però lì eravamo e non siamo riusciti a prendere niente.

Ore dopo toccava a Carolina Kostner e, anche se la medaglia era lontana e praticamente irraggiungibile, la figura poteva essere molto meglio.
La nostra pattinatrice sbaglia praticamente tutto, cade ancora e chiude al 16esimo posto, con un punteggio ridicolo per chi diceva di poter arrivare a medaglia.
Ora, lo ammetto, CArolina non mi sta molto simpatica. Spero comunque che possa riprendersi e migliorare il proprio valore, come lei stessa ha dichiarato nel dopogara. Terribilmente afflitta ma sempre in grado di dire che ha la stoffa per farcela e che non si arrende. Il carattere per parlare l’ha sempre mostrato, la voglia e l’impegno anche. Negli appuntamenti importanti ha poi sempre fallito, ma anche io sono convinto che il talento ci sia.
Alla fine però sono contento per il terzo posto della Canadese Rochette che, dopo la perdita della madre pochi giorni fa, si strameritava una medaglia, a qualunque costo. Ha dimostrato di essere una campionessa e di avere un gran carattere, portando a termine probabilmente la più bella impresa delle olimpiadi, sul lato umano sicuramente.

Bene Pittin e Runggaldier nella combinata nordica con trampolino lungo, gara che ha visto trionfare gli americani Demong  e Spillane davanti all’austriaco Gruber. Sopratutto Pittin, che ha chiuso la gara settimo, ha dimostrato, dopo il bronzo di una settimana fa, di avere il futuro dalla sua.

L’unica parola è Spettacolo!

Questo è il Tour de Ski.
Otto prove in dieci giorni con l’arrampicata finale sul Cermis, 29° di pendenza.

In barba agli altri sport, soprattutto uno, in cui si lamentano per due partite in tre giorni o per giocare a 0°. Qui si fatica, si arriva a fine tappa con le gambe che sembrano prendere fuoco e non lasciano scelta agli ateti se non quella di sdraiarsi sulla neve un metro dopo la riga del traguardo. Qui si vedono gli atleti con la bava alla bocca, e non in senso metaforico, ma realmente, congelata sul mento di chi non ce la fa neanche a passarsi i guanti sulla bocca.
Ma nonostante tutto, quando si arriva, si aspetta l’avversario per congratularsi, perché lui ha faticato almeno quanto te che hai vinto, probabilmente anche di più.

Ed è quello che ha fatto Lukas Bauer, capace di battere un Peter Northug che non sembrava avere rivali, almeno fino al penultimo giorno. Capace di aspettare il Norvegese sul traguardo, anche se in gara si erano guardati negli occhi non tanto simpaticamente, ma l’agonismo è agonismo, lo sportività altro.

Terzo fra gli uomini Dario Cologna.

E spettacolo anche fra le donne, con un copione simile a quello maschile, con Justyna Kowalczyk che insegue fino alla salita del Cermis Petra Majdic, poi la supera in salita e si porta a casa il Tour.
Terza l’azzurra Arianna Follis, in crescita per Vancouver.

Alla fine un grande spettacolo, con 20.000 persone sul tracciato finale, in barba a chi dice che lo sport di massa è uno solo, in barba agli interessi che vanno sempre da altre parti.

Qui tutti danno tutto, soprattutto in una salita ai limiti dello sci alpinismo, dove anche loro, per salire, praticamente camminano senza far scivolare lo sci. E alla fine i risultati sono questi…